Stefanie Schneider - 10525 (Stranger than Paradise)






Oltre 35 anni di esperienza; ex proprietario di galleria e curatore al Museum Folkwang.
80 € | ||
|---|---|---|
76 € | ||
73 € | ||
Tutela degli acquirenti Catawiki
Il tuo pagamento è al sicuro con noi finché non ricevi il tuo oggetto.Mostra dettagli
Trustpilot 4.4 | 140562 recensioni
Valutato Eccellente su Trustpilot.
Descrizione del venditore
Original photograph by German photographer Stefanie Schneider (*1968), artist Inventory Nr. 338.
PROCESS: digital C-Print on RC photographic paper
AGE / period: 1999
DIMENSIONS: 20 x 20 cm ciascuna
CONDITION: in condizioni eccellenti
...Infine, un quintych intitolato 10525, dopo l’indirizzo presente sulla facciata di uno degli edifici, ritrae una donna e una vetrina. Alla sua destra c’è un uomo al telefono in una cabina; alla sua sinistra, una bandiera americana svolazzante. Cinque geroglifici emotivi in cerca di una sintassi. Non così cosmico come John Baldessari, ma nello stesso filone.
La vera storia di questa mostra è il gioco del tempo. Schneider inizialmente fotografa decine di immagini con pellicole Polaroid scadute, dunque ogni immagine che ingiallisce è macchiata da bruciature chimiche e esplosioni stellari e da un blu fosforescente. Infatti, nel primo pezzo menzionato, l’effetto ricorda i titoli di apertura di Bonanza quando la mappa della Ponderosa prende fuoco. L’artista quindi setaccia la sua raccolta di scatti per creare una storia a partire da poche immagini scelte, e poi ristampa queste micro-narrazioni come C-Print. È un processo che aumenta notevolmente la scala degli scatti altrimenti usa e getta, amplificando al contempo le imperfezioni della pellicola scaduta. (James Scarborough, Frieze Magazine)
Original photograph by German photographer Stefanie Schneider (*1968), artist Inventory Nr. 338.
PROCESS: digital C-Print on RC photographic paper
AGE / period: 1999
DIMENSIONS: 20 x 20 cm ciascuna
CONDITION: in condizioni eccellenti
...Infine, un quintych intitolato 10525, dopo l’indirizzo presente sulla facciata di uno degli edifici, ritrae una donna e una vetrina. Alla sua destra c’è un uomo al telefono in una cabina; alla sua sinistra, una bandiera americana svolazzante. Cinque geroglifici emotivi in cerca di una sintassi. Non così cosmico come John Baldessari, ma nello stesso filone.
La vera storia di questa mostra è il gioco del tempo. Schneider inizialmente fotografa decine di immagini con pellicole Polaroid scadute, dunque ogni immagine che ingiallisce è macchiata da bruciature chimiche e esplosioni stellari e da un blu fosforescente. Infatti, nel primo pezzo menzionato, l’effetto ricorda i titoli di apertura di Bonanza quando la mappa della Ponderosa prende fuoco. L’artista quindi setaccia la sua raccolta di scatti per creare una storia a partire da poche immagini scelte, e poi ristampa queste micro-narrazioni come C-Print. È un processo che aumenta notevolmente la scala degli scatti altrimenti usa e getta, amplificando al contempo le imperfezioni della pellicola scaduta. (James Scarborough, Frieze Magazine)
