[DIALETTI] - Dizionarietto dell’argot - 1900
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"La gente dell'alta società ama ricorrere all'argot, e coloro cui si può rinfacciare una certa cosa ostentano la propria disinvoltura nel parlarne." (Marcel Proust, 'La parte di Guermantes') In origine, con il termine argot s'indicavano le parlate della malavita o dei militari. In seguito si sono sviluppati argot anche in altri gruppi sociali e in ogni quartiere, quindi ogni ambiente possiede il suo argot. In pratica è un registro linguistico proprio di un gruppo sociale, il cui scopo è escludere gli estranei dalla comunicazione, criptando i messaggi scambiati. Il concetto appare in Francia nel XIII secolo, con il nome di jargon (cioè gergo). Una delle prime apparizioni dell'argot all'interno di un testo letterario risale al XV secolo, grazie a François Villon e alle sue ballate inserite nel Coquillards, che narravano di mascalzoni e del loro lessico gergale comprensibile solo grazie alla descrizione degli atti processuali subiti dai malviventi. La letteratura francese dei secoli successivi diffuse soprattutto l'argot parigino, attraverso le opere di Victor Hugo, Honoré de Balzac, Émile Zola e molti altri. L'argot parigino restò molto vivace nella capitale fino agli anni cinquanta; il romanziere Louis-Ferdinand Céline l'usò per i suoi testi fino al 1961, anno della sua morte.
Uniti, in omaggio: due numeri della rivista satirica "Il Male", Anno III n. 25 (30/6/1980) e Anno III n. 27 (14/7/1980).
Manoscritto cartaceo, in-8° (215×160 mm). 95 pagine (completo). Scrittura in chiara grafia su carta quadrettata. Rilegato in percallina rossa, appartenuto allo scrittore Paolo Valera (Como, 1850 – Milano, 1926).
Fine sec. XIX – inizio sec. XX.
"La gente dell'alta società ama ricorrere all'argot, e coloro cui si può rinfacciare una certa cosa ostentano la propria disinvoltura nel parlarne." (Marcel Proust, 'La parte di Guermantes') In origine, con il termine argot s'indicavano le parlate della malavita o dei militari. In seguito si sono sviluppati argot anche in altri gruppi sociali e in ogni quartiere, quindi ogni ambiente possiede il suo argot. In pratica è un registro linguistico proprio di un gruppo sociale, il cui scopo è escludere gli estranei dalla comunicazione, criptando i messaggi scambiati. Il concetto appare in Francia nel XIII secolo, con il nome di jargon (cioè gergo). Una delle prime apparizioni dell'argot all'interno di un testo letterario risale al XV secolo, grazie a François Villon e alle sue ballate inserite nel Coquillards, che narravano di mascalzoni e del loro lessico gergale comprensibile solo grazie alla descrizione degli atti processuali subiti dai malviventi. La letteratura francese dei secoli successivi diffuse soprattutto l'argot parigino, attraverso le opere di Victor Hugo, Honoré de Balzac, Émile Zola e molti altri. L'argot parigino restò molto vivace nella capitale fino agli anni cinquanta; il romanziere Louis-Ferdinand Céline l'usò per i suoi testi fino al 1961, anno della sua morte.
Uniti, in omaggio: due numeri della rivista satirica "Il Male", Anno III n. 25 (30/6/1980) e Anno III n. 27 (14/7/1980).
Manoscritto cartaceo, in-8° (215×160 mm). 95 pagine (completo). Scrittura in chiara grafia su carta quadrettata. Rilegato in percallina rossa, appartenuto allo scrittore Paolo Valera (Como, 1850 – Milano, 1926).
Fine sec. XIX – inizio sec. XX.

