David Seltzer - Knowledge of the Raw - 2015





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Knowledge of the Raw è una selezione di fotografie che Seltzer ha scattato nel corso della sua vita in uno stile quasi diario. Spesso grafiche, personali, da vicino; le immagini trattano temi e domande che attraversano la mente cosciente o inconscia, seppur solo fugacemente. Il lavoro di Seltzer è più flusso di coscienza che documentario.
Il più delle volte, passano anni prima che Seltzer completi un’immagine. Con il passare del tempo arriva una prospettiva più fresca, e frequentemente più complicata, su ciò che l’immagine iniziale può aver fatto nascere. A questo punto, un’immagine che potrebbe essere rimasta dormiente per anni viene riattivata da un ricordo fugace, da un sogno, da un suono, da un odore, o dal battere della pioggia su una strada cittadina. Quando l’immagine torna in cima al mucchio attivo, viene rielaborata per incorporare la prospettiva appena trovata. Questa rielaborazione consiste nel graffiare, scrivere, incidere il negativo stesso, o nell’uso di una varietà di supporti applicati alla stampa; toners applicati a mano, vernice, inchiostro, vino, caffè, matite, carbone.
Nel prologo di Eric Fischl per questo libro, Fischl conclude; Come promesso nel titolo Knowledge of the Raw, Seltzer non addolcisce i colpi. Si sente tutto il peso dei drammi della sua vita, afferrarlo, coglierlo, trattenersi e poi, purtroppo, lasciarlo andare. L’effetto di questa scivolata è la rottura del cuore. Questi lavori potenti sono il risultato di una lunga conversazione che ha avuto con se stesso su donne, su Dio, sull’inflessione e la rottura dell’anima, sulla solitudine e l’isolamento dell’età che avanza, e sul tempo meteorologico.
Miles Barth, il curatore fondatore al The International Center for Photography, si riferisce al modus operandi di Seltzer: Seltzer tiene la macchina fotografica sulla propria vita come potrebbe puntare una pistola alla propria testa qualcuno che sta tentando di togliersi la vita... Seltzer non ha paura di esporre un nervo scoperto. Le situazioni nelle sue fotografie si soffermano su emozioni non spesso registrate e ricordi non spesso conservati. Sono in parte documentario, in parte il commento non così sottile dell’autore. Dalla catalogazione della mostra, Slipping Man (Cygnet Foundation), il professor John Fergus Jean espande sul lavoro di Seltzer: le immagini di Seltzer sono come visioni periferiche dall’alta funambolata. Raccontano della gravità—l’attrazione costante dei corpi nello spazio, confronti spontanei nella sua vita, equilibrio e sopravvivenza. In questo senso, come nell’elettricità, la differenza tra polarità determina l’energia potenziale; e nel lavoro di Seltzer la distanza psichica tra scivolare e desolazione è enorme.
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Knowledge of the Raw è una selezione di fotografie che Seltzer ha scattato nel corso della sua vita in uno stile quasi diario. Spesso grafiche, personali, da vicino; le immagini trattano temi e domande che attraversano la mente cosciente o inconscia, seppur solo fugacemente. Il lavoro di Seltzer è più flusso di coscienza che documentario.
Il più delle volte, passano anni prima che Seltzer completi un’immagine. Con il passare del tempo arriva una prospettiva più fresca, e frequentemente più complicata, su ciò che l’immagine iniziale può aver fatto nascere. A questo punto, un’immagine che potrebbe essere rimasta dormiente per anni viene riattivata da un ricordo fugace, da un sogno, da un suono, da un odore, o dal battere della pioggia su una strada cittadina. Quando l’immagine torna in cima al mucchio attivo, viene rielaborata per incorporare la prospettiva appena trovata. Questa rielaborazione consiste nel graffiare, scrivere, incidere il negativo stesso, o nell’uso di una varietà di supporti applicati alla stampa; toners applicati a mano, vernice, inchiostro, vino, caffè, matite, carbone.
Nel prologo di Eric Fischl per questo libro, Fischl conclude; Come promesso nel titolo Knowledge of the Raw, Seltzer non addolcisce i colpi. Si sente tutto il peso dei drammi della sua vita, afferrarlo, coglierlo, trattenersi e poi, purtroppo, lasciarlo andare. L’effetto di questa scivolata è la rottura del cuore. Questi lavori potenti sono il risultato di una lunga conversazione che ha avuto con se stesso su donne, su Dio, sull’inflessione e la rottura dell’anima, sulla solitudine e l’isolamento dell’età che avanza, e sul tempo meteorologico.
Miles Barth, il curatore fondatore al The International Center for Photography, si riferisce al modus operandi di Seltzer: Seltzer tiene la macchina fotografica sulla propria vita come potrebbe puntare una pistola alla propria testa qualcuno che sta tentando di togliersi la vita... Seltzer non ha paura di esporre un nervo scoperto. Le situazioni nelle sue fotografie si soffermano su emozioni non spesso registrate e ricordi non spesso conservati. Sono in parte documentario, in parte il commento non così sottile dell’autore. Dalla catalogazione della mostra, Slipping Man (Cygnet Foundation), il professor John Fergus Jean espande sul lavoro di Seltzer: le immagini di Seltzer sono come visioni periferiche dall’alta funambolata. Raccontano della gravità—l’attrazione costante dei corpi nello spazio, confronti spontanei nella sua vita, equilibrio e sopravvivenza. In questo senso, come nell’elettricità, la differenza tra polarità determina l’energia potenziale; e nel lavoro di Seltzer la distanza psichica tra scivolare e desolazione è enorme.

