Roberto Cafarotti - L’ingegnere





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Roberto Cafarotti, L’ingegnere, olio su tela 50 × 40 cm, 2026, originale, firmato a mano, scena d’interni contemporanea, peso 1 kg, bianco e nero.
Descrizione del venditore
Roberto Cafarotti ha vinto recentemente il Premio Fabrizio De André nella sezione pittura, arrivato alla venticinquesima edizione.
L’Ingegnere
Olio su tela, 50 × 40 cm, 2026
Roberto Cafarotti
Si chiama Sofia.
Ha ventisei anni e sta studiando ingegneria.
Sul petto, appena sotto la clavicola, porta tatuato Mir..
Non è un nome d’arte, non è un’idea astratta: sono le prime tre lettere di Mirella, sua figlia.
Sofia era seduta al tavolo con le braccia incrociate, la camicia aperta e lo sguardo dritto.
Non stava posando.
Stava semplicemente reggendo tutto: gli esami, i turni di studio notturni, le spese, le scadenze, e soprattutto quella piccola che dormiva nell’altra stanza.
Sofia non chiede compassione.
Non ha tempo per i discorsi sulla “difficoltà di essere donna”.
Lei studia, lavora, alza la figlia e porta avanti la famiglia con la stessa precisione con cui calcola le strutture: senza drammi, senza scuse, con una forza quieta e ostinata.
Quella sera, Sofia non ha sorriso.
Ha solo tenuto lo sguardo fisso, come fa sempre.
Perché le donne come lei non hanno bisogno di essere salvate.
Hanno già sulle spalle tutto ciò che conta.
E lo reggono.
Roberto Cafarotti ha vinto recentemente il Premio Fabrizio De André nella sezione pittura, arrivato alla venticinquesima edizione.
L’Ingegnere
Olio su tela, 50 × 40 cm, 2026
Roberto Cafarotti
Si chiama Sofia.
Ha ventisei anni e sta studiando ingegneria.
Sul petto, appena sotto la clavicola, porta tatuato Mir..
Non è un nome d’arte, non è un’idea astratta: sono le prime tre lettere di Mirella, sua figlia.
Sofia era seduta al tavolo con le braccia incrociate, la camicia aperta e lo sguardo dritto.
Non stava posando.
Stava semplicemente reggendo tutto: gli esami, i turni di studio notturni, le spese, le scadenze, e soprattutto quella piccola che dormiva nell’altra stanza.
Sofia non chiede compassione.
Non ha tempo per i discorsi sulla “difficoltà di essere donna”.
Lei studia, lavora, alza la figlia e porta avanti la famiglia con la stessa precisione con cui calcola le strutture: senza drammi, senza scuse, con una forza quieta e ostinata.
Quella sera, Sofia non ha sorriso.
Ha solo tenuto lo sguardo fisso, come fa sempre.
Perché le donne come lei non hanno bisogno di essere salvate.
Hanno già sulle spalle tutto ciò che conta.
E lo reggono.

