Sebastian Bieniek (1975) - Doublefaced No. 6 (8/9)






Ha oltre dieci anni di esperienza nel campo dell'arte, specializzandosi in fotografia del dopoguerra e arte contemporanea.
Tutela degli acquirenti Catawiki
Il tuo pagamento è al sicuro con noi finché non ricevi il tuo oggetto.Mostra dettagli
Trustpilot 4.4 | 141366 recensioni
Valutato Eccellente su Trustpilot.
Descrizione del venditore
Sebastian Bieniek (nato nel 1975 in Polonia) è famoso per opere nel contesto della dualità e dell’ambivalenza che dal 2013 sono diventate virali più volte e sono state pubblicate dalle più importanti riviste di tutto il mondo. Secondo la rivista spagnola VOGUE persino Madonna gli chiese nel 2016 di realizzare la copertina del suo nuovo album, ma l’artista eccentrico, come spesso accade, rifiutò e preferì restare per conto suo.
____
In vendita:
Original Fotografia (alta qualità Fine Art Print) della serie Doublefaced di Sebastian Bieniek.
Esistono solo 9 originali numerati e firmati singolarmente di questa opera (Doublefaced n. 6). Qui l’8/9.
7 degli originali si trovano in collezioni importanti in tutto il mondo. Tra questi USA, Svizzera, Italia, Paesi Bassi, Austria, Germania, Spagna, Bahrain, Regno Unito, Giappone e Hong Kong.
Questa opera viene venduta direttamente dall’artista (come penultimo rimasto).
Il vincitore dell’asta riceverà un certificato di autenticità emesso a nome dell’artista.
_____
Dettagli sull’opera:
- Titolo: Doublefaced No. 6 (8/9)
- Anno: 2013
- Dimensioni: 58 x 42 cm. (C’è un bordo bianco di 5 cm. attorno all’immagine. Le dimensioni includono il bordo bianco)
- Condizioni: Foto (non montata su supporto e non incorniciata)
- Carta: Baryta Canson
- Metodo di realizzazione: C-Print
- Firmata: Sì, più volte. In alto a sinistra c’è una firma veloce. In basso a destra un timbro dell’artista. In basso a sinistra il titolo e la firma. Sul retro nuovamente intitolata e firmata.
_____
Condizioni:
In basso a sinistra (vedi foto n. 6) è presente una piccola chiazza rossa sul bordo bianco. Appena si è a conoscenza della presenza, è poco visibile e non rilevante e lo stato è quindi buono. Si prega di guardare la foto n. 6 per sapere cosa si sta ricevendo. Lì la chiazza è visibile in alto a sinistra. Non è larga più di 1 mm.
Sul retro è presente inoltre una zona coperta con nastro adesivo. Questo è presente su tutte le foto che, come questa, sono state esposte nel 2016 presso PUCE (Pontificia Universidad Católica del Ecuador) Quito/Ecuador, dove Sebastian Bieniek teneva un incarico di docente. Con l’adesivo la firma è stata coperta e la foto de-originalizzata per poi essere re-originalizzata (nuova firma e descrizione) dopo la mostra. Il motivo era che l’artista non era sicuro che le opere provenienti dall’America del Sud sarebbero tornate in sicurezza e non voleva rischiare la perdita di “originali”. Tuttavia sono tornate sane.
_____
Spedizione:
La foto verrà spedita arrotolata.
_______
Sulla serie Doublefaced:
La serie di foto Doublefaced del artista berlinese Sebastian Bieniek è considerata indubbiamente una delle più importanti e influenti della fotografia nell’era di Internet. Rappresenta l’esempio perfetto di arte contemporanea che non solo comprende lo spirito del tempo, ma lo riflette nella sua forma più pura. In un’epoca guidata dall’auto-presentazione digitale, dalla continua reinvenzione dell’ego e dalla frammentazione dell’identità sui social media, Bieniek ha colto un nucleo nervoso della società con le sue opere. Le sue opere hanno catturato il profondo bisogno umano di essere contemporaneamente mascherati e visibili nel rumore digitale, rendendo visivamente tangibile la dualità della nostra esistenza moderna.
Il concetto minimalista ma profondamente inquietante – volti doppi disegnati con eyeliner e rossetto sulle guance delle modelle – si diffuse virale negli anni 2010 e plasmò in modo duraturo il mondo della moda e della pop culture. Quanto potentemente questo impulso artistico abbia colpito il polso dei tempi è evidente dalla sua incredibile risonanza su icone di fama mondiale. Così la “Queen of Pop” Madonna fu così affascinata dal linguaggio visivo ipnotico da scegliere una foto della serie per la copertina del suo album Madame X. Anche nella musica e nella cultura pop ha lasciato profonde tracce: nel video ufficiale del successo Marilyn Monroe di Pharrell Williams fu copiato l’idea iconica di un’illusione dalle due facce e presentata a un pubblico di milioni.
Il salto più spettacolare tra arte corporea d’avanguardia e il mondo dell’alta moda lo fece la serie sulle passerelle della capitale francese. Il designer Simon Porte Jacquemus riconobbe il potenziale dello zeitgeist e portò il look in stretta collaborazione con Sebastian Bieniek alla Paris Fashion Week. La collezione ispirata dall’arte di Bieniek esplose nel mondo della moda come una bomba e contribuì a Jacquemus a vincere il prestigioso LVMH Special Jury Prize, dotato di 150.000 euro. Grazie a questa sinergia tra fenomeno di Internet, cultura pop e haute couture, la serie Doublefaced dimostrò in modo convincente come l’arte tradizionale possa rompere i confini dell’analogico e diventare un linguaggio visivo universale per un’intera generazione.
_____
Sull’artista:
Il poeta tedesco, concettuale e fotografo Sebastian Bieniek (1975) è considerato uno dei confini più radicali della scena artistica contemporanea. La sua intera produzione è stata un costante e provocatorio girotondo sull’aspra linea di demarcazione tra realtà e illusioni.
Nato in Slesia, nel 1989 Bieniek arrivò in Germania come Spätaussiedler e iniziò il suo percorso artistico presso la Hochschule für Bildende Künste Braunschweig. Lì studiò Belle Arti sotto influenze estremamente contrastanti: la celebre pioniera della performance Marina Abramović e l’artista concettuale svizzero John M. Armleder. In seguito si trasferì all’Università delle Belle Arti di Berlino, dove terminò gli studi come Meisterschüler, parallellamente seguendo un corso di regia all’Deutsche Film- und Fernsehakademie Berlin. La sua carriera iniziò a fine anni ’90 nel leggendario Haus der Kunst Tacheles di Berlino, da cui rapidamente divenne una figura di riferimento. Nel 2013, con la serie fotografica virale Doublefaced, ottenne la risonanza internazionale, tanto che riviste rinomate lo decretarono tra gli artisti di maggiore influenza di Berlino.
Già molto giovane, Bieniek attirò l’attenzione con azioni che destabilizzavano il pubblico e il tradizionale sistema dell’arte. Ispirato dalle esperienze corporee della mentrice Abramović, utilizzò il proprio corpo come materiale e, in una delle prime opere, si tagliò ogni giorno, per giorni, una nuova ferita al braccio, per documentare la fragilità in forma fisica. Oltre a questi processi dolorosi, mise in scena esperimenti sociali nel spazio pubblico, ponendo senza permesso transenne in modo da chiudere entrate della metropolitana o piazze a Berlino. Dimostrò così quanto ciecamente le persone obbediscano all’autorità visiva e statale. Con il libro Realfake pubblicato nel 2011, estese questi esperimenti al mondo digitale: creando decine di profili finti manipolò sistematicamente algoritmi, media e la percezione pubblica – molto prima che il fenomeno delle “Alternative Facts” raggiungesse la politica mondiale.
Il culmine assoluto e radicale di questa attività interdisciplinare fu la messinscena della propria morte come ultima performance artistica. Bieniek, che per tutta la vita sezionò i meccanismi dell’efficacia mediatica, dell’identità digitale e dell’inganno, estese questo principio al limite estremo dell’esistenza umana. Falsificò e orchestrò notizie sulla sua morte e le accompagnò con video concettuali come Apology for being dead, Mandando in stato di choc il mondo dell’arte e l’opinione pubblica. Con questo atto andò molto oltre rispetto a qualsiasi altro artista prima di lui. Non usò più soltanto tela, macchina fotografica o corpo vivente, ma elevò la sparizione totale, il gioco con l’aldilà e la successiva isteria mediatica a vera opera d’arte. Bieniek dimostrò così una volta di più che nell’era delle reti digitali anche il confine tra vita e morte è manipolabile, modellabile e, in ultima analisi, parte di una messa in scena iperrealistica.
Sebastian Bieniek (nato nel 1975 in Polonia) è famoso per opere nel contesto della dualità e dell’ambivalenza che dal 2013 sono diventate virali più volte e sono state pubblicate dalle più importanti riviste di tutto il mondo. Secondo la rivista spagnola VOGUE persino Madonna gli chiese nel 2016 di realizzare la copertina del suo nuovo album, ma l’artista eccentrico, come spesso accade, rifiutò e preferì restare per conto suo.
____
In vendita:
Original Fotografia (alta qualità Fine Art Print) della serie Doublefaced di Sebastian Bieniek.
Esistono solo 9 originali numerati e firmati singolarmente di questa opera (Doublefaced n. 6). Qui l’8/9.
7 degli originali si trovano in collezioni importanti in tutto il mondo. Tra questi USA, Svizzera, Italia, Paesi Bassi, Austria, Germania, Spagna, Bahrain, Regno Unito, Giappone e Hong Kong.
Questa opera viene venduta direttamente dall’artista (come penultimo rimasto).
Il vincitore dell’asta riceverà un certificato di autenticità emesso a nome dell’artista.
_____
Dettagli sull’opera:
- Titolo: Doublefaced No. 6 (8/9)
- Anno: 2013
- Dimensioni: 58 x 42 cm. (C’è un bordo bianco di 5 cm. attorno all’immagine. Le dimensioni includono il bordo bianco)
- Condizioni: Foto (non montata su supporto e non incorniciata)
- Carta: Baryta Canson
- Metodo di realizzazione: C-Print
- Firmata: Sì, più volte. In alto a sinistra c’è una firma veloce. In basso a destra un timbro dell’artista. In basso a sinistra il titolo e la firma. Sul retro nuovamente intitolata e firmata.
_____
Condizioni:
In basso a sinistra (vedi foto n. 6) è presente una piccola chiazza rossa sul bordo bianco. Appena si è a conoscenza della presenza, è poco visibile e non rilevante e lo stato è quindi buono. Si prega di guardare la foto n. 6 per sapere cosa si sta ricevendo. Lì la chiazza è visibile in alto a sinistra. Non è larga più di 1 mm.
Sul retro è presente inoltre una zona coperta con nastro adesivo. Questo è presente su tutte le foto che, come questa, sono state esposte nel 2016 presso PUCE (Pontificia Universidad Católica del Ecuador) Quito/Ecuador, dove Sebastian Bieniek teneva un incarico di docente. Con l’adesivo la firma è stata coperta e la foto de-originalizzata per poi essere re-originalizzata (nuova firma e descrizione) dopo la mostra. Il motivo era che l’artista non era sicuro che le opere provenienti dall’America del Sud sarebbero tornate in sicurezza e non voleva rischiare la perdita di “originali”. Tuttavia sono tornate sane.
_____
Spedizione:
La foto verrà spedita arrotolata.
_______
Sulla serie Doublefaced:
La serie di foto Doublefaced del artista berlinese Sebastian Bieniek è considerata indubbiamente una delle più importanti e influenti della fotografia nell’era di Internet. Rappresenta l’esempio perfetto di arte contemporanea che non solo comprende lo spirito del tempo, ma lo riflette nella sua forma più pura. In un’epoca guidata dall’auto-presentazione digitale, dalla continua reinvenzione dell’ego e dalla frammentazione dell’identità sui social media, Bieniek ha colto un nucleo nervoso della società con le sue opere. Le sue opere hanno catturato il profondo bisogno umano di essere contemporaneamente mascherati e visibili nel rumore digitale, rendendo visivamente tangibile la dualità della nostra esistenza moderna.
Il concetto minimalista ma profondamente inquietante – volti doppi disegnati con eyeliner e rossetto sulle guance delle modelle – si diffuse virale negli anni 2010 e plasmò in modo duraturo il mondo della moda e della pop culture. Quanto potentemente questo impulso artistico abbia colpito il polso dei tempi è evidente dalla sua incredibile risonanza su icone di fama mondiale. Così la “Queen of Pop” Madonna fu così affascinata dal linguaggio visivo ipnotico da scegliere una foto della serie per la copertina del suo album Madame X. Anche nella musica e nella cultura pop ha lasciato profonde tracce: nel video ufficiale del successo Marilyn Monroe di Pharrell Williams fu copiato l’idea iconica di un’illusione dalle due facce e presentata a un pubblico di milioni.
Il salto più spettacolare tra arte corporea d’avanguardia e il mondo dell’alta moda lo fece la serie sulle passerelle della capitale francese. Il designer Simon Porte Jacquemus riconobbe il potenziale dello zeitgeist e portò il look in stretta collaborazione con Sebastian Bieniek alla Paris Fashion Week. La collezione ispirata dall’arte di Bieniek esplose nel mondo della moda come una bomba e contribuì a Jacquemus a vincere il prestigioso LVMH Special Jury Prize, dotato di 150.000 euro. Grazie a questa sinergia tra fenomeno di Internet, cultura pop e haute couture, la serie Doublefaced dimostrò in modo convincente come l’arte tradizionale possa rompere i confini dell’analogico e diventare un linguaggio visivo universale per un’intera generazione.
_____
Sull’artista:
Il poeta tedesco, concettuale e fotografo Sebastian Bieniek (1975) è considerato uno dei confini più radicali della scena artistica contemporanea. La sua intera produzione è stata un costante e provocatorio girotondo sull’aspra linea di demarcazione tra realtà e illusioni.
Nato in Slesia, nel 1989 Bieniek arrivò in Germania come Spätaussiedler e iniziò il suo percorso artistico presso la Hochschule für Bildende Künste Braunschweig. Lì studiò Belle Arti sotto influenze estremamente contrastanti: la celebre pioniera della performance Marina Abramović e l’artista concettuale svizzero John M. Armleder. In seguito si trasferì all’Università delle Belle Arti di Berlino, dove terminò gli studi come Meisterschüler, parallellamente seguendo un corso di regia all’Deutsche Film- und Fernsehakademie Berlin. La sua carriera iniziò a fine anni ’90 nel leggendario Haus der Kunst Tacheles di Berlino, da cui rapidamente divenne una figura di riferimento. Nel 2013, con la serie fotografica virale Doublefaced, ottenne la risonanza internazionale, tanto che riviste rinomate lo decretarono tra gli artisti di maggiore influenza di Berlino.
Già molto giovane, Bieniek attirò l’attenzione con azioni che destabilizzavano il pubblico e il tradizionale sistema dell’arte. Ispirato dalle esperienze corporee della mentrice Abramović, utilizzò il proprio corpo come materiale e, in una delle prime opere, si tagliò ogni giorno, per giorni, una nuova ferita al braccio, per documentare la fragilità in forma fisica. Oltre a questi processi dolorosi, mise in scena esperimenti sociali nel spazio pubblico, ponendo senza permesso transenne in modo da chiudere entrate della metropolitana o piazze a Berlino. Dimostrò così quanto ciecamente le persone obbediscano all’autorità visiva e statale. Con il libro Realfake pubblicato nel 2011, estese questi esperimenti al mondo digitale: creando decine di profili finti manipolò sistematicamente algoritmi, media e la percezione pubblica – molto prima che il fenomeno delle “Alternative Facts” raggiungesse la politica mondiale.
Il culmine assoluto e radicale di questa attività interdisciplinare fu la messinscena della propria morte come ultima performance artistica. Bieniek, che per tutta la vita sezionò i meccanismi dell’efficacia mediatica, dell’identità digitale e dell’inganno, estese questo principio al limite estremo dell’esistenza umana. Falsificò e orchestrò notizie sulla sua morte e le accompagnò con video concettuali come Apology for being dead, Mandando in stato di choc il mondo dell’arte e l’opinione pubblica. Con questo atto andò molto oltre rispetto a qualsiasi altro artista prima di lui. Non usò più soltanto tela, macchina fotografica o corpo vivente, ma elevò la sparizione totale, il gioco con l’aldilà e la successiva isteria mediatica a vera opera d’arte. Bieniek dimostrò così una volta di più che nell’era delle reti digitali anche il confine tra vita e morte è manipolabile, modellabile e, in ultima analisi, parte di una messa in scena iperrealistica.
