Sebastian Bieniek (1975) - Doublefaced No. 45 (3/9)





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Sebastian Bieniek (nato nel 1975 in Polonia) è famoso per opere legate al tema della dualità e dell’ambivalenza, che dal 2013 sono diventate virali più volte e sono state pubblicate dalle maggiori riviste in tutto il mondo. Secondo la rivista spagnola VOGUE, persino Madonna lo contattò nel 2016 per realizzare la copertina del suo nuovo album, ma l’artista eccentrico, come spesso accade, rifiutò e preferì restare da solo.
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In vendita:
Original Fotografie (stampa Fine Art di alta qualità) della serie Doublefaced di Sebastian Bieniek.
Ci sono solo 9 originali numerati e firmati di questa opera (Doublefaced No. 45). Ecco la 3/9
La maggior parte degli originali si trovano ormai in collezioni importanti in tutto il mondo. Tra questi USA, Svizzera, Italia, Paesi Bassi, Austria, Germania, Spagna, Bahrain, Regno Unito, Giappone e Hong Kong.
Questa opera sarà una delle poche rimaste vendute direttamente dall’artista.
Il vincitore dell’asta riceverà un certificato di autenticità rilasciato a proprio nome dall’artista.
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Dettagli sull’opera:
- Titolo: Doublefaced No. 45 (3/9)
- Anno: 2014
- Dimensioni: 58 x 42 cm. (Esiste una bordatura bianca di 5 cm intorno alla foto. Le misure includono la bordatura bianca)
- Descrizione: Fotografia (non montata né incorniciata)
- Carta: Baryta Canson
- Metodo di produzione: C-Print
- Firmato: Sì, più volte. In alto a destra in alto c’è una firma rapida. In basso a sinistra nuovamente firmato, numerato e intitolato. In basso a destra è presente un timbro dell’artista. Sul retro nuovamente firmato e intitolato.
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Stato:
Buono.
Sul retro è presente una macchia coperta da nastro adesivo. Questo è lo stato comune a tutte le stampe esposte nel 2016 a PUCE (Pontificia Universidad Católica del Ecuador) Quito/Ecuador, dove Sebastian Bieniek ha tenuto un incarico di insegnamento. Il nastro adesivo serviva a coprire la firma e deoriginalizzare temporaneamente la foto, per poterla reoriginalizzare (nuova firma e descrizione) dopo l’esposizione. Il motivo era che l’artista non era sicuro che le opere provenienti dall’America del Sud sarebbero ritornate in sicurezza, e non voleva correre il rischio di perdere degli “originali”. Tuttavia sono tornate tutte bene.
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Spedizione:
La foto sarà spedita arrotolata.
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Sulla Doublefaced Serie:
La serie Doublefaced del artista berlinese Sebastian Bieniek è indiscutibilmente considerata una delle serie fotografiche più importanti e influenti dell’era di Internet. Rappresenta l’esempio perfetto di arte contemporanea che non solo comprende lo zeitgeist, ma lo riflette nella sua forma più pura. In un’epoca segnata dall’auto-rappresentazione digitale, dalla costante reinvenzione dell’ego e dalla frammentazione dell’identità sui social media, Bieniek ha colto un nucleo nervoso della società con le sue opere. Le sue opere hanno catturato il profondo bisogno umano di essere simultaneamente mascherato e visibile nel rumore digitale, rendendo concreta la dualità della nostra esistenza moderna.
Il concetto minimalista ma profondamente scioccante – volti secondari disegnati con eyeliner e rossetto sulle guance delle modelle – si diffuse virale negli anni 2010 e influenzò in modo duraturo la scena globale della moda e della cultura pop. Quanto fortemente questo impulso artistico toccò il polso dei tempi è evidente dalla sua enorme influenza su icone di fama mondiale. La “Queen of Pop” Madonna fu così affascinata dal linguaggio visivo ipnotico da scegliere una foto della serie come copertina del suo album Madame X. Anche nella musica e nella cultura pop restò una traccia profonda: nel video ufficiale del successo Marilyn Monroe di Pharrell Williams fu copiata l’idea iconica della illusione a due facce e mostrata a milioni di spettatori.
Il coronamento più spettacolare tra arte corporea d’avanguardia e mondo dell’alta moda avvenne sulle passerelle della metropoli francese. Il designer Simon Porte Jacquemus riconobbe il potenziale dello zeitgeist delle opere e portò il look in collaborazione diretta con Sebastian Bieniek alla Paris Fashion Week. La collezione ispirata dall’arte di Bieniek colpì il mondo della moda come una bomba e contribuì a Jacquemus nel vincere il prestigioso LVMH Special Jury Prize, dotato di 150.000 euro. Grazie a questa sinergia tra fenomeno di Internet, cultura pop e haute couture, la serie Doublefaced dimostrò in modo impressionante come l’arte tradizionale possa superare i confini dell’analogico e diventare un linguaggio visivo universale per un’intera generazione.
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Sul artista:
Il concettuale tedesco, pittore e fotografo Sebastian Bieniek (1975) è considerato uno dei più radicali confini spinti della scena artistica contemporanea. La sua intera carriera è stato una danza permanente e provocatoria sull’orlo tra realtà e illusione.
Nato in Slesia, Bieniek arrivò in Germania nel 1989 come Spätaussiedler e iniziò il percorso artistico presso l’Hochschule für Bildende Künste Braunschweig. Qui studiò Arte Libera sotto influenze estremamente contrastanti: la celebre pioniere della performance Marina Abramović e l’artista concettuale svizzero John M. Armleder. Più tardi si trasferì all’Università delle Arti di Berlino, dove concluse i studi come Meisterschüler, parallelamente a un corso di regia presso la Deutsche Film- und Fernsehakademie Berlin. La sua carriera iniziò alla fine degli anni ’90 nel leggendario centro d’arte berlinese Tacheles, da cui rapidamente divenne una figura fissa. Nel 2013 ottenne la svolta internazionale con la virale serie fotografica Doublefaced, dopo la quale riviste rinomate lo chiamarono uno degli artisti più influenti di Berlino.
Già all’inizio della sua carriera Bieniek si distinse per azioni che destabilizzavano il pubblico e l’establishment artistico tradizionale. Ispirato dalle esperienze corporee della sua mentore Abramović, usò il proprio corpo come materiale: in una delle prime opere si tagliò per giorni una nuova ferita al braccio, per documentare la mortalità in modo fisico. Oltre a questi processi dolorosi, condusse esperimenti sociali irritanti in spazi pubblici, stendendo nastri di transenna senza permesso per bloccare entrate della metropolitana o piazze a Berlino. Dimostrò così quanto le persone siano cieche di fronte all’autorità visiva e statale. Con il libro Realfake pubblicato nel 2011 estese questi esperimenti anche nello spazio digitale: creando decine di profili falsi manipolò in modo mirato algoritmi, media e percezione pubblica – molto prima che il fenomeno delle “Alternative Facts” raggiungesse la politica mondiale.
Il culmine assoluto e radicale di questa produzione interdisciplinare fu la messinscena della propria morte come ultima performance artistica. Bieniek, che per tutta la vita aveva affine a sezionare i meccanismi della visibilità mediatica, dell’identità digitale e dell’inganno, estese questo principio all’estremo confine dell’esistenza umana. Fingere e orchestrare notizie sulla propria dipartita e accompagnarle con videomessaggi concettuali come la sua Apology for being dead scatenò la shock del mondo dell’arte e del pubblico. Con questo atto andò ben oltre qualunque altro artista prima di lui. Non usò più solo tela, macchina fotografica o corpo vivente, ma elevò la scomparsa totale, il gioco con l’aldilà e la successiva isteria mediatica a vera opera d’arte. Bieniek dimostrò così definitivamente che nell’era delle reti digitali anche il confine tra vita e morte è manipolabile, modellabile e alla fine parte di una messa in scena iperreale.
Sebastian Bieniek (nato nel 1975 in Polonia) è famoso per opere legate al tema della dualità e dell’ambivalenza, che dal 2013 sono diventate virali più volte e sono state pubblicate dalle maggiori riviste in tutto il mondo. Secondo la rivista spagnola VOGUE, persino Madonna lo contattò nel 2016 per realizzare la copertina del suo nuovo album, ma l’artista eccentrico, come spesso accade, rifiutò e preferì restare da solo.
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In vendita:
Original Fotografie (stampa Fine Art di alta qualità) della serie Doublefaced di Sebastian Bieniek.
Ci sono solo 9 originali numerati e firmati di questa opera (Doublefaced No. 45). Ecco la 3/9
La maggior parte degli originali si trovano ormai in collezioni importanti in tutto il mondo. Tra questi USA, Svizzera, Italia, Paesi Bassi, Austria, Germania, Spagna, Bahrain, Regno Unito, Giappone e Hong Kong.
Questa opera sarà una delle poche rimaste vendute direttamente dall’artista.
Il vincitore dell’asta riceverà un certificato di autenticità rilasciato a proprio nome dall’artista.
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Dettagli sull’opera:
- Titolo: Doublefaced No. 45 (3/9)
- Anno: 2014
- Dimensioni: 58 x 42 cm. (Esiste una bordatura bianca di 5 cm intorno alla foto. Le misure includono la bordatura bianca)
- Descrizione: Fotografia (non montata né incorniciata)
- Carta: Baryta Canson
- Metodo di produzione: C-Print
- Firmato: Sì, più volte. In alto a destra in alto c’è una firma rapida. In basso a sinistra nuovamente firmato, numerato e intitolato. In basso a destra è presente un timbro dell’artista. Sul retro nuovamente firmato e intitolato.
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Stato:
Buono.
Sul retro è presente una macchia coperta da nastro adesivo. Questo è lo stato comune a tutte le stampe esposte nel 2016 a PUCE (Pontificia Universidad Católica del Ecuador) Quito/Ecuador, dove Sebastian Bieniek ha tenuto un incarico di insegnamento. Il nastro adesivo serviva a coprire la firma e deoriginalizzare temporaneamente la foto, per poterla reoriginalizzare (nuova firma e descrizione) dopo l’esposizione. Il motivo era che l’artista non era sicuro che le opere provenienti dall’America del Sud sarebbero ritornate in sicurezza, e non voleva correre il rischio di perdere degli “originali”. Tuttavia sono tornate tutte bene.
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Spedizione:
La foto sarà spedita arrotolata.
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Sulla Doublefaced Serie:
La serie Doublefaced del artista berlinese Sebastian Bieniek è indiscutibilmente considerata una delle serie fotografiche più importanti e influenti dell’era di Internet. Rappresenta l’esempio perfetto di arte contemporanea che non solo comprende lo zeitgeist, ma lo riflette nella sua forma più pura. In un’epoca segnata dall’auto-rappresentazione digitale, dalla costante reinvenzione dell’ego e dalla frammentazione dell’identità sui social media, Bieniek ha colto un nucleo nervoso della società con le sue opere. Le sue opere hanno catturato il profondo bisogno umano di essere simultaneamente mascherato e visibile nel rumore digitale, rendendo concreta la dualità della nostra esistenza moderna.
Il concetto minimalista ma profondamente scioccante – volti secondari disegnati con eyeliner e rossetto sulle guance delle modelle – si diffuse virale negli anni 2010 e influenzò in modo duraturo la scena globale della moda e della cultura pop. Quanto fortemente questo impulso artistico toccò il polso dei tempi è evidente dalla sua enorme influenza su icone di fama mondiale. La “Queen of Pop” Madonna fu così affascinata dal linguaggio visivo ipnotico da scegliere una foto della serie come copertina del suo album Madame X. Anche nella musica e nella cultura pop restò una traccia profonda: nel video ufficiale del successo Marilyn Monroe di Pharrell Williams fu copiata l’idea iconica della illusione a due facce e mostrata a milioni di spettatori.
Il coronamento più spettacolare tra arte corporea d’avanguardia e mondo dell’alta moda avvenne sulle passerelle della metropoli francese. Il designer Simon Porte Jacquemus riconobbe il potenziale dello zeitgeist delle opere e portò il look in collaborazione diretta con Sebastian Bieniek alla Paris Fashion Week. La collezione ispirata dall’arte di Bieniek colpì il mondo della moda come una bomba e contribuì a Jacquemus nel vincere il prestigioso LVMH Special Jury Prize, dotato di 150.000 euro. Grazie a questa sinergia tra fenomeno di Internet, cultura pop e haute couture, la serie Doublefaced dimostrò in modo impressionante come l’arte tradizionale possa superare i confini dell’analogico e diventare un linguaggio visivo universale per un’intera generazione.
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Sul artista:
Il concettuale tedesco, pittore e fotografo Sebastian Bieniek (1975) è considerato uno dei più radicali confini spinti della scena artistica contemporanea. La sua intera carriera è stato una danza permanente e provocatoria sull’orlo tra realtà e illusione.
Nato in Slesia, Bieniek arrivò in Germania nel 1989 come Spätaussiedler e iniziò il percorso artistico presso l’Hochschule für Bildende Künste Braunschweig. Qui studiò Arte Libera sotto influenze estremamente contrastanti: la celebre pioniere della performance Marina Abramović e l’artista concettuale svizzero John M. Armleder. Più tardi si trasferì all’Università delle Arti di Berlino, dove concluse i studi come Meisterschüler, parallelamente a un corso di regia presso la Deutsche Film- und Fernsehakademie Berlin. La sua carriera iniziò alla fine degli anni ’90 nel leggendario centro d’arte berlinese Tacheles, da cui rapidamente divenne una figura fissa. Nel 2013 ottenne la svolta internazionale con la virale serie fotografica Doublefaced, dopo la quale riviste rinomate lo chiamarono uno degli artisti più influenti di Berlino.
Già all’inizio della sua carriera Bieniek si distinse per azioni che destabilizzavano il pubblico e l’establishment artistico tradizionale. Ispirato dalle esperienze corporee della sua mentore Abramović, usò il proprio corpo come materiale: in una delle prime opere si tagliò per giorni una nuova ferita al braccio, per documentare la mortalità in modo fisico. Oltre a questi processi dolorosi, condusse esperimenti sociali irritanti in spazi pubblici, stendendo nastri di transenna senza permesso per bloccare entrate della metropolitana o piazze a Berlino. Dimostrò così quanto le persone siano cieche di fronte all’autorità visiva e statale. Con il libro Realfake pubblicato nel 2011 estese questi esperimenti anche nello spazio digitale: creando decine di profili falsi manipolò in modo mirato algoritmi, media e percezione pubblica – molto prima che il fenomeno delle “Alternative Facts” raggiungesse la politica mondiale.
Il culmine assoluto e radicale di questa produzione interdisciplinare fu la messinscena della propria morte come ultima performance artistica. Bieniek, che per tutta la vita aveva affine a sezionare i meccanismi della visibilità mediatica, dell’identità digitale e dell’inganno, estese questo principio all’estremo confine dell’esistenza umana. Fingere e orchestrare notizie sulla propria dipartita e accompagnarle con videomessaggi concettuali come la sua Apology for being dead scatenò la shock del mondo dell’arte e del pubblico. Con questo atto andò ben oltre qualunque altro artista prima di lui. Non usò più solo tela, macchina fotografica o corpo vivente, ma elevò la scomparsa totale, il gioco con l’aldilà e la successiva isteria mediatica a vera opera d’arte. Bieniek dimostrò così definitivamente che nell’era delle reti digitali anche il confine tra vita e morte è manipolabile, modellabile e alla fine parte di una messa in scena iperreale.
