Tidiani Shitou (1933–2000) - Toi et moi (1975)






Ha oltre dieci anni di esperienza nel campo dell'arte, specializzandosi in fotografia del dopoguerra e arte contemporanea.
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Descrizione del venditore
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Attraverso i nomi di Seydou Keita o di Malik Sidibé, si è diffusa in Occidente una fotografia africana in cui la figura umana è preminente e che mette in risalto la popolarità degli studi fotografici dagli anni ’60 agli anni ’90. Ma una moltitudine di altri fotografi, anch'essi attivi in studio, resta da scoprire. E questa è la prima volta, a Lione, che una galleria d’arte e di fotografia ne offre la possibilità. Le sorprendenti immagini del sosia dell’artista maliano Tidiani Shitou (1933-2000) attingono al specificità artistiche e culturali dell’Africa Occidentale. Specificità formali: pensiamo a simmetrie, all’ufficialità ieratica e all’energia contenuta della statua, e a specificità simboliche. I suoi doppi ritratti, ritratti di genitori, di amici/e, lontani dall’essere ridotti alla figura di un sentimento di amore fraterno badenya (nati dalla stessa madre), traducono altri tipi di rapporti affettivi tra individui. Sottolineano il legame profondo che unisce due persone. L’arte del fotografo consiste nel tradurre questo legame attraverso una somiglianza simbolica, esacerbando la similitudine tra loro grazie alla posa, agli abiti (talvolta prestati), agli accessori, alla simmetria della composizione, fino a creare l’illusione di un’identificazione totale, di uno stesso duplicato. I suoi ritratti celebrano allora una relazione pur rappresentandola, facendo uso di simboli: immagini gemellari stereotipate che si ritrovano anche nella scultura e in molti altri oggetti del quotidiano in Africa occidentale. Non sono l’immagine immediata e realistica degli individui, ma la messa in luce della dualità della persona e del modello ideale che costituisce la coppia gemellare fondatrice nei miti originari. Protetti dagli dei, i gemelli, sebbene a volte percepiti come malefici, portano fortuna e simboleggiano l’accordo e l’equità. Essi sono una reminiscenza delle origini del mondo e nutrono un immaginario molto fecondo nell’Africa subsahariana. L’idea che ciascuno sia alla ricerca del proprio alter ego, della propria anima-sorella complementare – del proprio gemello – costituisce il tema molto popolare in Africa Occidentale del ritratto doppio spesso assimilato a un ritratto gemellare. Un ritratto in cui l’individuo non scompare a favore del doppio ma, al contrario, cresce con il suo duplicazione. Tidiani Shitou dimostra, in ritratti di grande valore storico, etnologico e artistico, che un’estetica decisamente contemporanea può essere messa al servizio di un pensiero tradizionale. Mostra anche che, grazie alla fotografia, i clienti hanno potuto riappropriarsi della loro immagine, o addirittura crearla di nuovo, giocando con le diverse stratificazioni delle loro realtà e inventando la propria modernità e la propria storia. Un discorso anima questo “creatore d’immagini” intermedio tra il visibile e l’invisibile: riuscire, mediante la padronanza di un medium adeguato, a fissare l’immagine mentale di una dualità radicale della persona. C. Angelo Micheli El Hadj Tidiani SHITOU (1933 - 2000) Studio Photo Kodak Olore, Mopti, Mali Tidiani Shitou, considerato per lungo tempo il miglior fotografo della sua regione, ha prodotto dagli anni ’70 fino al 2000, nel suo Studio Photo Gangal a Mopti, un’opera considerevole. Si compone di ritratti ma anche di immagini di feste e cerimonie realizzate in bianco e nero poi a colori. Yoruba nato in Nigeria, inizialmente fu sarto e commerciante. In Mali già alla fine degli anni ’50, si ferma a Gao nel 1962 dove fu formato dal fotografo nigeriano Mahamane Awani, poi a Bamako dove si lega a Malick Sidibé, prima di arrivare a Mopti. Qui prosegue la sua formazione accanto al fotografo maliano Bosco Maïga e apre il suo studio nel 1971. Ma curioso di tutto, non ha mai smesso di percorrere l’Africa subsahariana per assorbire nuove idee a contatto con fotografi e artisti. Il suo sguardo vivace, tenero e divertito si è posato sui suoi concittadini in una grande varietà di ritratti. I Peul, i Bozo, i Dogon, i Sarakole, i Bella e gli Yoruba sono venuti allo Studio Photo Kodak di Mopti (città molto commerciale al crocevia delle vie per Djenné, Timbuctù e il paese Dogon) per la varietà di pose, i numerosi accessori messi a loro disposizione e la qualità delle immagini. All’incontro tra modelli derivanti dalla fotografia di studio occidentale e un retaggio tradizionale locale, ha diffuso le sue conoscenze in Mali. È certamente uno dei grandi propagatori del ritratto Ibeji, un ritratto doppiato in sovrapposizione messo a punto dagli Yoruba nel quadro del culto dei gemelli. Ha usato fotocamere 6x6 poi un reflex per la colore. Se i suoi ritratti testimoniano oggi delle eleganze e della fantasia di un’epoca, se sono documenti storici e antropologici ricchi sulle culture, sono soprattutto lo specchio di un lavoro artistico legato ai sogni dei modelli che aspiravano a un’altra realtà ideale. Alcune fotografie di Shitou sono entrate in collezioni private e al Museo Sokkelund di Copenaghen. Sono state presentate alle Rencontres de la photographie di Bamako nel 2001 e all’Indiana University Art Museum nell’aprile 2007. C. Angelo Micheli
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Attraverso i nomi di Seydou Keita o di Malik Sidibé, si è diffusa in Occidente una fotografia africana in cui la figura umana è preminente e che mette in risalto la popolarità degli studi fotografici dagli anni ’60 agli anni ’90. Ma una moltitudine di altri fotografi, anch'essi attivi in studio, resta da scoprire. E questa è la prima volta, a Lione, che una galleria d’arte e di fotografia ne offre la possibilità. Le sorprendenti immagini del sosia dell’artista maliano Tidiani Shitou (1933-2000) attingono al specificità artistiche e culturali dell’Africa Occidentale. Specificità formali: pensiamo a simmetrie, all’ufficialità ieratica e all’energia contenuta della statua, e a specificità simboliche. I suoi doppi ritratti, ritratti di genitori, di amici/e, lontani dall’essere ridotti alla figura di un sentimento di amore fraterno badenya (nati dalla stessa madre), traducono altri tipi di rapporti affettivi tra individui. Sottolineano il legame profondo che unisce due persone. L’arte del fotografo consiste nel tradurre questo legame attraverso una somiglianza simbolica, esacerbando la similitudine tra loro grazie alla posa, agli abiti (talvolta prestati), agli accessori, alla simmetria della composizione, fino a creare l’illusione di un’identificazione totale, di uno stesso duplicato. I suoi ritratti celebrano allora una relazione pur rappresentandola, facendo uso di simboli: immagini gemellari stereotipate che si ritrovano anche nella scultura e in molti altri oggetti del quotidiano in Africa occidentale. Non sono l’immagine immediata e realistica degli individui, ma la messa in luce della dualità della persona e del modello ideale che costituisce la coppia gemellare fondatrice nei miti originari. Protetti dagli dei, i gemelli, sebbene a volte percepiti come malefici, portano fortuna e simboleggiano l’accordo e l’equità. Essi sono una reminiscenza delle origini del mondo e nutrono un immaginario molto fecondo nell’Africa subsahariana. L’idea che ciascuno sia alla ricerca del proprio alter ego, della propria anima-sorella complementare – del proprio gemello – costituisce il tema molto popolare in Africa Occidentale del ritratto doppio spesso assimilato a un ritratto gemellare. Un ritratto in cui l’individuo non scompare a favore del doppio ma, al contrario, cresce con il suo duplicazione. Tidiani Shitou dimostra, in ritratti di grande valore storico, etnologico e artistico, che un’estetica decisamente contemporanea può essere messa al servizio di un pensiero tradizionale. Mostra anche che, grazie alla fotografia, i clienti hanno potuto riappropriarsi della loro immagine, o addirittura crearla di nuovo, giocando con le diverse stratificazioni delle loro realtà e inventando la propria modernità e la propria storia. Un discorso anima questo “creatore d’immagini” intermedio tra il visibile e l’invisibile: riuscire, mediante la padronanza di un medium adeguato, a fissare l’immagine mentale di una dualità radicale della persona. C. Angelo Micheli El Hadj Tidiani SHITOU (1933 - 2000) Studio Photo Kodak Olore, Mopti, Mali Tidiani Shitou, considerato per lungo tempo il miglior fotografo della sua regione, ha prodotto dagli anni ’70 fino al 2000, nel suo Studio Photo Gangal a Mopti, un’opera considerevole. Si compone di ritratti ma anche di immagini di feste e cerimonie realizzate in bianco e nero poi a colori. Yoruba nato in Nigeria, inizialmente fu sarto e commerciante. In Mali già alla fine degli anni ’50, si ferma a Gao nel 1962 dove fu formato dal fotografo nigeriano Mahamane Awani, poi a Bamako dove si lega a Malick Sidibé, prima di arrivare a Mopti. Qui prosegue la sua formazione accanto al fotografo maliano Bosco Maïga e apre il suo studio nel 1971. Ma curioso di tutto, non ha mai smesso di percorrere l’Africa subsahariana per assorbire nuove idee a contatto con fotografi e artisti. Il suo sguardo vivace, tenero e divertito si è posato sui suoi concittadini in una grande varietà di ritratti. I Peul, i Bozo, i Dogon, i Sarakole, i Bella e gli Yoruba sono venuti allo Studio Photo Kodak di Mopti (città molto commerciale al crocevia delle vie per Djenné, Timbuctù e il paese Dogon) per la varietà di pose, i numerosi accessori messi a loro disposizione e la qualità delle immagini. All’incontro tra modelli derivanti dalla fotografia di studio occidentale e un retaggio tradizionale locale, ha diffuso le sue conoscenze in Mali. È certamente uno dei grandi propagatori del ritratto Ibeji, un ritratto doppiato in sovrapposizione messo a punto dagli Yoruba nel quadro del culto dei gemelli. Ha usato fotocamere 6x6 poi un reflex per la colore. Se i suoi ritratti testimoniano oggi delle eleganze e della fantasia di un’epoca, se sono documenti storici e antropologici ricchi sulle culture, sono soprattutto lo specchio di un lavoro artistico legato ai sogni dei modelli che aspiravano a un’altra realtà ideale. Alcune fotografie di Shitou sono entrate in collezioni private e al Museo Sokkelund di Copenaghen. Sono state presentate alle Rencontres de la photographie di Bamako nel 2001 e all’Indiana University Art Museum nell’aprile 2007. C. Angelo Micheli
