baptiste laurent - "Feu à la pinède", XL acrylic on canvas, 2019





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Descrizione del venditore
“Fuoco nella pineta”, XL, 89x105cm, acrilico su tela, 2019
Firmato sul retro. Venduto senza cornice, spedito arrotolato.
“Este lote contiene visualizaciones realizadas con IA. Consulta las fotografías originales para comprobar el estado real de la obra.”
Bio artista/
Baptiste Laurent (1980, Nantes) è un artista visivo che vive e lavora a Madrid e Parigi.
Ha esposto in varie istituzioni artistiche e culturali, tra cui l’Institut français de Madrid, Le Palais de Tokyo, Galeria La Caja, Esquina Nua, Espacio Seara, Gazzambo Gallery, Alliance française, Museo Nacional de Antropología, Galeria FL.
Il suo mezzo tradizionale è la pittura, ma lavora anche in scultura e sviluppa progetti con una forte componente letteraria, sociale e antropologica.
Nelle sue ultime pubblicazioni ed esposizioni, “Conversaciones y puñetazos”, “Mauvaises Tournures”, “Bajo el Mismo Mar” e “Exit”, ha più volte sperimentato un lavoro creativo collaborativo con altri artisti visivi e autori letterari.
In quanto artista antiaccademico ed eclettico, gli piace sincretizzare stili pittorici, oscillando tra narrativa neo-figurativa, pittura grafica e astrazione espressionista.
Fondatore dello studio condiviso 'Latolier' nel quartiere Usera di Madrid, guida una dinamica comunità di artisti visivi spagnoli ed internazionali
(En) Trópicos, 2019/2021
Dalla mia finestra non riesco a vedere l’orizzonte. Il sole tramonta e io non lo riconosco. La luna trema sul vetro di fronte a me. I giorni si ripetono. Qualche mese fa abbiamo vissuto un momento atipico. Il tempo striato, organizzato e pieno si allontana. Il nostro spazio si restringe. La mancanza di tempo ci sovrastava, ora l’eccesso ci stupisce.
Il paesaggio quotidiano è ristretto alla geometria delle nostre finestre. È lì che entra la luce, ma, in poco tempo, le sue tracce e le ombre svaniscono. Vivere in uno spazio-tempo dilatato ha richiesto un esercizio di calma e reinvenzione. i rumori della strada hanno conservato ampio spazio al silenzio. Un gesto introspettivo, un nuovo orizzonte, dove ci siamo avvicinati alla nostra immaginazione. La perplessità del cambiamento, una voce mai sentita ci chiedeva: “e ora?”. Camminare in spazi ristretti per, poco per volta, intravedere nuovi scenari.
Baptiste usa questo panorama distopico per creare un’altra alba, una nuova aurora. La costruzione di queste pitture nasce dal bisogno di rinnovare il paesaggio, da un desiderio di natura dimenticata. Andare al suo reincontro, riabitarlo. Vedere i colori del prisma dell’acqua penetrata dal sole. È lì che, come nell’ideale di Leon Battista Alberti, in De Pictura (1436), si aprono le finestre di Baptiste su un mondo accessibile solo allora. Nuove prospettive che puntano verso un viaggio, una ricerca.
Baptiste trovò lo stimolo per questa simbiosi con la natura nella storia dell’antropologo Claude Lévi-Strauss.
Nel 1935, Lévi-Strauss partì in cerca di un Brasile autentico, puro, dotato di una energia ‘selvatica’, una natura singolare. In Tristes Trópico, mosso da un sentimento di libertà, salpa su una nave per una crociera di 19 giorni. Descrive con bellezza meticolosa il tramonto, le coste brasiliane, l’irrequietezza del suo compagno di viaggio: lo surrealista André Breton. Entra nella Baia di Guanabara a Rio de Janeiro, ma non è sorpreso. Nella musica Estrangeiro, Caetano Veloso ricorda l’episodio.
Tornato a San Paolo, dove fu invitato a insegnare all’Università (USP), Lévi-Strauss rimase scioccato dalle dinamiche della città. Con la sua crescita vertiginosa che, data la vastità del suo paese, non mostrava più segni di una popolazione indigena.
Lévi-Strauss, accompagnato dalla moglie Dinah Dreyfus e dal poeta modernista Mário de Andrade, si fece strada all’interno del paese con un’indagine etnografica delle comunità indigene. L’antropologo, che raccontò con affetto e precisione ciò che vide, aveva una aspettativa del viaggio parzialmente soddisfatta. Esprime una certa angoscia in un frammento della storia che, con tracce di profezia, dice: ‘tra alcune centinaia di anni, in questo stesso posto, un altro viaggiatore disperato come me piangerà la scomparsa di ciò che avrei potuto vedere e non ho visto’.
Usare il viaggiatore come colui che traccia una linea immaginaria nel tempo, un percorso, un movimento. Ciò che attraversa e viene attraversato dagli incontri.
Il viaggio si paga anche con il corpo. Ci sono corpi che si lanciano in mare senza sapere se ritorneranno. L’immigrazione rivela un aspetto meno avventuroso e più un sacrificio per il diritto alla vita. Baptiste, nel suo percorso, simboleggia il viaggiatore che lotta, in condizioni precarie, per trovare un posto.
In questo senso, l’artista dirige lo sguardo come denuncia di una Europa disumanizzata, individualista, che abbandona questi altri corpi a vagare. La formazione di una società colonialista basata sulle sue politiche di indifferenza, che decide chi deve o non deve morire.
Disordine di un sistema, giro, cambiamento, trasformazione, energia, perdita, caos… La pluralità del concetto di entropia ci ricorda una disarmonia che incontra il nostro presente. Come diceva Lévi-Strauss negli anni Trenta, invece di antropologia dovremmo chiamare entropologia.
In (EN)TRÓPICOS, l’artista, come un viaggiatore, compie un viaggio per trovare un luogo vitale. Forse queste specie non esistono; forse questi paesaggi idilliaci non sono mai esistiti. Attraverso la finestra che Baptiste ci schiude, l’aria che non riusciamo a respirare oggi viene filtrata. Ci offre una utopia; ci regala con i suoi gesti un nuovo paradigma. Un’ecologia r(es)-inventata.
(Testo di Caio Cardial, curatore)
Il venditore si racconta
“Fuoco nella pineta”, XL, 89x105cm, acrilico su tela, 2019
Firmato sul retro. Venduto senza cornice, spedito arrotolato.
“Este lote contiene visualizaciones realizadas con IA. Consulta las fotografías originales para comprobar el estado real de la obra.”
Bio artista/
Baptiste Laurent (1980, Nantes) è un artista visivo che vive e lavora a Madrid e Parigi.
Ha esposto in varie istituzioni artistiche e culturali, tra cui l’Institut français de Madrid, Le Palais de Tokyo, Galeria La Caja, Esquina Nua, Espacio Seara, Gazzambo Gallery, Alliance française, Museo Nacional de Antropología, Galeria FL.
Il suo mezzo tradizionale è la pittura, ma lavora anche in scultura e sviluppa progetti con una forte componente letteraria, sociale e antropologica.
Nelle sue ultime pubblicazioni ed esposizioni, “Conversaciones y puñetazos”, “Mauvaises Tournures”, “Bajo el Mismo Mar” e “Exit”, ha più volte sperimentato un lavoro creativo collaborativo con altri artisti visivi e autori letterari.
In quanto artista antiaccademico ed eclettico, gli piace sincretizzare stili pittorici, oscillando tra narrativa neo-figurativa, pittura grafica e astrazione espressionista.
Fondatore dello studio condiviso 'Latolier' nel quartiere Usera di Madrid, guida una dinamica comunità di artisti visivi spagnoli ed internazionali
(En) Trópicos, 2019/2021
Dalla mia finestra non riesco a vedere l’orizzonte. Il sole tramonta e io non lo riconosco. La luna trema sul vetro di fronte a me. I giorni si ripetono. Qualche mese fa abbiamo vissuto un momento atipico. Il tempo striato, organizzato e pieno si allontana. Il nostro spazio si restringe. La mancanza di tempo ci sovrastava, ora l’eccesso ci stupisce.
Il paesaggio quotidiano è ristretto alla geometria delle nostre finestre. È lì che entra la luce, ma, in poco tempo, le sue tracce e le ombre svaniscono. Vivere in uno spazio-tempo dilatato ha richiesto un esercizio di calma e reinvenzione. i rumori della strada hanno conservato ampio spazio al silenzio. Un gesto introspettivo, un nuovo orizzonte, dove ci siamo avvicinati alla nostra immaginazione. La perplessità del cambiamento, una voce mai sentita ci chiedeva: “e ora?”. Camminare in spazi ristretti per, poco per volta, intravedere nuovi scenari.
Baptiste usa questo panorama distopico per creare un’altra alba, una nuova aurora. La costruzione di queste pitture nasce dal bisogno di rinnovare il paesaggio, da un desiderio di natura dimenticata. Andare al suo reincontro, riabitarlo. Vedere i colori del prisma dell’acqua penetrata dal sole. È lì che, come nell’ideale di Leon Battista Alberti, in De Pictura (1436), si aprono le finestre di Baptiste su un mondo accessibile solo allora. Nuove prospettive che puntano verso un viaggio, una ricerca.
Baptiste trovò lo stimolo per questa simbiosi con la natura nella storia dell’antropologo Claude Lévi-Strauss.
Nel 1935, Lévi-Strauss partì in cerca di un Brasile autentico, puro, dotato di una energia ‘selvatica’, una natura singolare. In Tristes Trópico, mosso da un sentimento di libertà, salpa su una nave per una crociera di 19 giorni. Descrive con bellezza meticolosa il tramonto, le coste brasiliane, l’irrequietezza del suo compagno di viaggio: lo surrealista André Breton. Entra nella Baia di Guanabara a Rio de Janeiro, ma non è sorpreso. Nella musica Estrangeiro, Caetano Veloso ricorda l’episodio.
Tornato a San Paolo, dove fu invitato a insegnare all’Università (USP), Lévi-Strauss rimase scioccato dalle dinamiche della città. Con la sua crescita vertiginosa che, data la vastità del suo paese, non mostrava più segni di una popolazione indigena.
Lévi-Strauss, accompagnato dalla moglie Dinah Dreyfus e dal poeta modernista Mário de Andrade, si fece strada all’interno del paese con un’indagine etnografica delle comunità indigene. L’antropologo, che raccontò con affetto e precisione ciò che vide, aveva una aspettativa del viaggio parzialmente soddisfatta. Esprime una certa angoscia in un frammento della storia che, con tracce di profezia, dice: ‘tra alcune centinaia di anni, in questo stesso posto, un altro viaggiatore disperato come me piangerà la scomparsa di ciò che avrei potuto vedere e non ho visto’.
Usare il viaggiatore come colui che traccia una linea immaginaria nel tempo, un percorso, un movimento. Ciò che attraversa e viene attraversato dagli incontri.
Il viaggio si paga anche con il corpo. Ci sono corpi che si lanciano in mare senza sapere se ritorneranno. L’immigrazione rivela un aspetto meno avventuroso e più un sacrificio per il diritto alla vita. Baptiste, nel suo percorso, simboleggia il viaggiatore che lotta, in condizioni precarie, per trovare un posto.
In questo senso, l’artista dirige lo sguardo come denuncia di una Europa disumanizzata, individualista, che abbandona questi altri corpi a vagare. La formazione di una società colonialista basata sulle sue politiche di indifferenza, che decide chi deve o non deve morire.
Disordine di un sistema, giro, cambiamento, trasformazione, energia, perdita, caos… La pluralità del concetto di entropia ci ricorda una disarmonia che incontra il nostro presente. Come diceva Lévi-Strauss negli anni Trenta, invece di antropologia dovremmo chiamare entropologia.
In (EN)TRÓPICOS, l’artista, come un viaggiatore, compie un viaggio per trovare un luogo vitale. Forse queste specie non esistono; forse questi paesaggi idilliaci non sono mai esistiti. Attraverso la finestra che Baptiste ci schiude, l’aria che non riusciamo a respirare oggi viene filtrata. Ci offre una utopia; ci regala con i suoi gesti un nuovo paradigma. Un’ecologia r(es)-inventata.
(Testo di Caio Cardial, curatore)

