Ornamento decorativo - Nepal - Conchiglie rituali e argento





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Conchiglia rituale montata in argento (dungkar) dal Nepal, periodo stimato 1950–1960, 19 cm di lunghezza e 9 cm di larghezza, peso 540 g, in buono stato con usure e patina del tempo.
Descrizione del venditore
Conca rituale montata in argento (dungkar), Tibet o Himalaya
Questa conchiglia marina naturale, probabilmente un gasteropode del genere Turbinella o Charonia, ha entrambe le estremità rivestite da una montatura in argento sbalzato e cesellato. Il pavillon ampio della conchiglia è circondato da una fascia d'argento ornata da un motivo floreale fitto, mentre la punta affusolata, interamente rivestita d'argento, è lavorata con registri successivi che alternano motivi geometrici in greca, fregi di petali di loto e figure stilizzate. Un piccolo foro praticato sulla sommità permette il passaggio del respiro, trasformando la conchiglia in strumento a vento.
Questo oggetto appartiene alla tradizione delle conche rituali buddhiste tibetane e himalayane, note in tibetano con il nome dungkar e in sanscrito con shankha. La conchiglia figura tra gli otto simboli auspicidi, ashtamangala, del Buddhismo, dove rappresenta il suono profondo e universale del Dharma, l'insegnamento del Buddha destinato ad illuminare gli esseri dall'ignoranza e a propagarsi in tutte le direzioni come il suono dello strumento stesso. Le conchiglie a enrolllement dextrogyro, più rare in natura rispetto a quelle sinistrogyro, sono particolarmente venerate e considerate come presagi di buon augurio.
Funzionalmente, la conca montata serviva da strumento a vento liturgico, soffiato durante le cerimonie monastiche per segnare l'inizio e la fine dei riti, accompagnare le processioni o annunciare certi momenti della liturgia collettiva. In un uso più domestico, poteva anche servire da recipiente per l'acqua lustrale, impiegata per le aspersioni purificatorie. La montatura in argento non è solo decorativa: protegge la conchiglia naturale, ne esalta il carattere prezioso e la iscrive nel registro degli oggetti rituali riccamente parati che si trovano sugli altari tibetani, accanto a campane, vajra e tamburi damaru.
Sul piano della storia delle arti himalayane, questo tipo di montatura, spesso realizzata da artigiani newar della valle di Katmandu rinomati per la loro maestria nell'oreficeria su argento, illustra la porosità costante tra buddhismo tibetano e induismo nepalesi, due tradizioni religiose che condividono numerosi simboli e officine.
19 cm di lunghezza x 9 cm al massimo. Peso dell'insieme: 540 g. Patina del tempo sull'argento e sulla conchiglia.
Conca rituale montata in argento (dungkar), Tibet o Himalaya
Questa conchiglia marina naturale, probabilmente un gasteropode del genere Turbinella o Charonia, ha entrambe le estremità rivestite da una montatura in argento sbalzato e cesellato. Il pavillon ampio della conchiglia è circondato da una fascia d'argento ornata da un motivo floreale fitto, mentre la punta affusolata, interamente rivestita d'argento, è lavorata con registri successivi che alternano motivi geometrici in greca, fregi di petali di loto e figure stilizzate. Un piccolo foro praticato sulla sommità permette il passaggio del respiro, trasformando la conchiglia in strumento a vento.
Questo oggetto appartiene alla tradizione delle conche rituali buddhiste tibetane e himalayane, note in tibetano con il nome dungkar e in sanscrito con shankha. La conchiglia figura tra gli otto simboli auspicidi, ashtamangala, del Buddhismo, dove rappresenta il suono profondo e universale del Dharma, l'insegnamento del Buddha destinato ad illuminare gli esseri dall'ignoranza e a propagarsi in tutte le direzioni come il suono dello strumento stesso. Le conchiglie a enrolllement dextrogyro, più rare in natura rispetto a quelle sinistrogyro, sono particolarmente venerate e considerate come presagi di buon augurio.
Funzionalmente, la conca montata serviva da strumento a vento liturgico, soffiato durante le cerimonie monastiche per segnare l'inizio e la fine dei riti, accompagnare le processioni o annunciare certi momenti della liturgia collettiva. In un uso più domestico, poteva anche servire da recipiente per l'acqua lustrale, impiegata per le aspersioni purificatorie. La montatura in argento non è solo decorativa: protegge la conchiglia naturale, ne esalta il carattere prezioso e la iscrive nel registro degli oggetti rituali riccamente parati che si trovano sugli altari tibetani, accanto a campane, vajra e tamburi damaru.
Sul piano della storia delle arti himalayane, questo tipo di montatura, spesso realizzata da artigiani newar della valle di Katmandu rinomati per la loro maestria nell'oreficeria su argento, illustra la porosità costante tra buddhismo tibetano e induismo nepalesi, due tradizioni religiose che condividono numerosi simboli e officine.
19 cm di lunghezza x 9 cm al massimo. Peso dell'insieme: 540 g. Patina del tempo sull'argento e sulla conchiglia.

