Cesare Beccaria - Des délits et des peines - 1756





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Des délits et des peines, di Cesare Beccaria, edizione francese di 400 pagine, lingua originale francese, formato 17 × 10 cm, buono stato.
Descrizione del venditore
BECCARIA, Cesare
Traité des délits et des peines, tradotto dall'italiano secondo la terza edizione rivista, corretta e aumentata dall'Autore. Con aggiunte dell'Autore che non sono ancora apparse in italiano.
Filadelfia [ossia Parigi, presso diversi librai], M. DCC. LXVI. (1766).
Un volume in-12 di pelle piena marmorizzata d'epoca, dorso liscio ornato di medaglioni e motivi floreali dorati, bordi dorati e con margini rossi, guardie marmorizzate. Usure d'uso e mancanze agli angoli e alle fregi. Un'opera presentata nella patina originale, testimone dell'autenticità degli esemplari circolanti clandestinamente nel secolo dei Lumi.
Monumento assoluto della filosofia penale e dell'umanismo giuridico, questa edizione datata 1766 si impone come un punto di riferimento fondamental nella storia della giustizia moderna. Pubblicando questo trattato rivoluzionario, il marchese Cesare Beccaria fece per primo un atto d'accusa implacabile contro la tortura, la crudeltà dei supplizi e la pena di morte, ponendo le basi razionali e proporzionate della giustizia penale che l'Europa intera si strinse intorno.
L'esemplare è avvolto da un aneddoto di collezionismo affascinante e regale legato alla sua diffusione clandestina: riportando una menzione di pubblicazione fittizia « A Filadelfia » sulla pagina del titolo per sfuggire all'implacabile censura delle autorità reali francesi, quest'opera fu uno dei libri di consultazione più gelosamente nascosti dagli intellettuali dell'Antico Regime. Si racconta che Voltaire stesso, entusiasta di questo manifesto della ragione, ordinasse moltissime copie clandestine per distribuirle discretamente ai suoi corrispondenti influenti, consacrando l'opera come l'arma intellettuale suprema per civilizzare la giustizia delle nazioni europee.
BECCARIA, Cesare
Traité des délits et des peines, tradotto dall'italiano secondo la terza edizione rivista, corretta e aumentata dall'Autore. Con aggiunte dell'Autore che non sono ancora apparse in italiano.
Filadelfia [ossia Parigi, presso diversi librai], M. DCC. LXVI. (1766).
Un volume in-12 di pelle piena marmorizzata d'epoca, dorso liscio ornato di medaglioni e motivi floreali dorati, bordi dorati e con margini rossi, guardie marmorizzate. Usure d'uso e mancanze agli angoli e alle fregi. Un'opera presentata nella patina originale, testimone dell'autenticità degli esemplari circolanti clandestinamente nel secolo dei Lumi.
Monumento assoluto della filosofia penale e dell'umanismo giuridico, questa edizione datata 1766 si impone come un punto di riferimento fondamental nella storia della giustizia moderna. Pubblicando questo trattato rivoluzionario, il marchese Cesare Beccaria fece per primo un atto d'accusa implacabile contro la tortura, la crudeltà dei supplizi e la pena di morte, ponendo le basi razionali e proporzionate della giustizia penale che l'Europa intera si strinse intorno.
L'esemplare è avvolto da un aneddoto di collezionismo affascinante e regale legato alla sua diffusione clandestina: riportando una menzione di pubblicazione fittizia « A Filadelfia » sulla pagina del titolo per sfuggire all'implacabile censura delle autorità reali francesi, quest'opera fu uno dei libri di consultazione più gelosamente nascosti dagli intellettuali dell'Antico Regime. Si racconta che Voltaire stesso, entusiasta di questo manifesto della ragione, ordinasse moltissime copie clandestine per distribuirle discretamente ai suoi corrispondenti influenti, consacrando l'opera come l'arma intellettuale suprema per civilizzare la giustizia delle nazioni europee.

