Antonio Bresciani (1720-1817) - Santo in preghiera






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Santo in preghiera, disegno a inchiostro del 1760 di Antonio Bresciani (Piacenza 1720–Parma 1817) dall'Italia, stile Barocco, soggetto Religione, firmato a mano, dimensioni 20 cm x 15,5 cm, peso 50 g.
Descrizione del venditore
Disegno originale a sanguigna di antonio bresciani, il disegno presente un piccolo strappo in basso vicino alla firma come da foto allegata.
Antonio Bresciani (Piacenza, 8 novembre 1720[1] – Parma, 31 ottobre 1817[1]) è stato un pittore e incisore italiano.
Antonio Bresciani nacque a Piacenza l'8 novembre 1720, da Angelo, soldato addetto alle munizioni nella cittadella cittadina; suo padre morì nel 1730.[1][2]
Antonio si formò nei primi anni sotto la guida di Carlo Antonio Bianchi e successivamente di Giovanni Battista Tagliasacchi, attivo in quegli anni nella città emiliana. Nel 1740 fu spinto dalla madre a trasferirsi a Bologna, ove lavorò presso la bottega di Donato Creti per alcuni anni. Rientrò stabilmente nel 1748 o 1749 nella città natia, ove già nel 1747 aveva realizzato due dipinti raffiguranti le Storie di sant'Ulderico per la chiesa di Sant'Ulderico, in seguito traslati nella basilica di San Giovanni in Canale.[1][2][3]
Accanto all'attività di pittore, intraprese anche quella di incisore, realizzando alcune opere già nel 1749, cui seguirono nel 1750 le prime riproduzioni degli affreschi del Guercino sulla cupola del duomo[N 1].[1]
Si trasferì poco dopo a Parma, ove fu nominato nel 1752 professore nell'accademia di belle arti, fondata nello stesso anno dal duca Filippo di Borbone, che successivamente lo nominò pittore di corte.[1][3]
Nonostante lo stile classicheggiante e molto tradizionalista, ispirato soprattutto nei primi anni alle pitture barocche venete e ai dipinti del bolognese Lorenzo Pasinelli, Antonio Bresciani ricevette nella sua lunga carriera numerosi e svariati incarichi, di committenza pubblica e privata, in tutto il territorio del ducato di Parma e Piacenza.[1][3][4] Seppur in misura minore, lavorò anche all'esterno dei confini dello Stato, eseguendo opere a Reggio, ad Asti, a Mantova e a Milano.[1]
Nel 1777 fu nominato accademico d'onore dell'Accademia Clementina di Bologna.[5]
Rimase in attività fino alla tarda età e realizzò anche numerosi disegni[N 2]; le sue ultime incisioni risalgono al 1815, pubblicate all'interno del suo Compendio delle vite de' Santi e Beati parmigiani.[1]
Visse a Parma fino alla morte, avvenuta il 31 ottobre 1817.[1]
Disegno originale a sanguigna di antonio bresciani, il disegno presente un piccolo strappo in basso vicino alla firma come da foto allegata.
Antonio Bresciani (Piacenza, 8 novembre 1720[1] – Parma, 31 ottobre 1817[1]) è stato un pittore e incisore italiano.
Antonio Bresciani nacque a Piacenza l'8 novembre 1720, da Angelo, soldato addetto alle munizioni nella cittadella cittadina; suo padre morì nel 1730.[1][2]
Antonio si formò nei primi anni sotto la guida di Carlo Antonio Bianchi e successivamente di Giovanni Battista Tagliasacchi, attivo in quegli anni nella città emiliana. Nel 1740 fu spinto dalla madre a trasferirsi a Bologna, ove lavorò presso la bottega di Donato Creti per alcuni anni. Rientrò stabilmente nel 1748 o 1749 nella città natia, ove già nel 1747 aveva realizzato due dipinti raffiguranti le Storie di sant'Ulderico per la chiesa di Sant'Ulderico, in seguito traslati nella basilica di San Giovanni in Canale.[1][2][3]
Accanto all'attività di pittore, intraprese anche quella di incisore, realizzando alcune opere già nel 1749, cui seguirono nel 1750 le prime riproduzioni degli affreschi del Guercino sulla cupola del duomo[N 1].[1]
Si trasferì poco dopo a Parma, ove fu nominato nel 1752 professore nell'accademia di belle arti, fondata nello stesso anno dal duca Filippo di Borbone, che successivamente lo nominò pittore di corte.[1][3]
Nonostante lo stile classicheggiante e molto tradizionalista, ispirato soprattutto nei primi anni alle pitture barocche venete e ai dipinti del bolognese Lorenzo Pasinelli, Antonio Bresciani ricevette nella sua lunga carriera numerosi e svariati incarichi, di committenza pubblica e privata, in tutto il territorio del ducato di Parma e Piacenza.[1][3][4] Seppur in misura minore, lavorò anche all'esterno dei confini dello Stato, eseguendo opere a Reggio, ad Asti, a Mantova e a Milano.[1]
Nel 1777 fu nominato accademico d'onore dell'Accademia Clementina di Bologna.[5]
Rimase in attività fino alla tarda età e realizzò anche numerosi disegni[N 2]; le sue ultime incisioni risalgono al 1815, pubblicate all'interno del suo Compendio delle vite de' Santi e Beati parmigiani.[1]
Visse a Parma fino alla morte, avvenuta il 31 ottobre 1817.[1]
