Guido Guidi (1901-1998) - Fiori





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Fiori, pittura ad olio italiana del periodo 1960–1970.
Descrizione del venditore
Importante opera del pittore labronico Guido Guidi, caratterizzata da una raffinata qualità pittorica e da una materica stesura del colore.
La composizione, dedicata alla natura morta, presenta un armonioso equilibrio tra oggetti, forme e cromie, con una particolare attenzione ai rapporti tonali, di notevole interesse è la lavorazione del fondo, ottenuta attraverso una ricca stratificazione della materia pittorica, che conferisce alla superficie un marcato effetto materico e contribuisce alla profondità della scena.
La tavolozza, giocata su tonalità calde e terrose accostate a verdi e rossi più intensi, evidenzia una sapiente ricerca dell’armonia cromatica, l’opera testimonia la solida padronanza della tecnica ad olio e la sensibilità compositiva del Maestro Guidi.
DECRIZIONE
Vecchio dipinto originale del pittore Guido Guidi ( Livorno 1901-1998 )
Completo di certificazione a norma di legge timbrata e firmata
Condizioni : la superficie pittorica anteriore risulta ben conservata, il retro della tela presenta alcune tracce e piccole alterazioni superficiali compatibili con la datazione ( vedi foto ), non si evidenziano particolari problematiche , il dipinto non necessita di restauro ed è classificato in buone condizioni.
Tecnica : olio su tela
Titolo o soggetto : " Composizione con brocche e frutta - Natura morta " 1960/1970
Misure del dipinto : 50 x 70 cm - cornice non inclusa
Il dipinto verrà lucidato con vernice protettiva "DAMAR" per dare nuova vita e brillantezza ai colori ad olio
Provenienza ed archiviazione : Modì Arte - Livorno ( Italia )
Spedizione tramite Fedex, UPS, TNT, SDA express dall'Italia con numero di tracciamento
NOTA BENE: è importante per noi informarvi che il nostro servizio clienti post-vendita è sempre attivo ed al vostro servizio per assistenza o semplici informazioni
Wikipedia : https://it.wikipedia.org/wiki/Guido_Guidi_(pittore)
BIOGRAFIA
Guido Guidi (1901-1998) nacque a Livorno, città generalmente indicata come anello di congiunzione tra i grandi Macchiaioli e le generazioni successive. Fin da piccolo dimostrò una certa predisposizione per il disegno, attraverso il quale sviluppò le proprie osservazioni su forme e colori, dimostrando anche una certa abilità manuale. Dopo aver completato gli studi elementari, nel 1912 si iscrisse all'Istituto d'Arti e Mestieri, che frequentò solo per un breve periodo, essendo presto richiamato al lavoro di calzolaio dalle gravi condizioni economiche della famiglia. In seguito a questa esperienza, decise di aprire una propria bottega nel 1916, nel pieno della Prima Guerra Mondiale, e, infatti, fu chiamato alle armi con il III Reggimento di Cavalleria a Ferrara già nel 1919. Nonostante gli sforzi per migliorare le proprie condizioni economiche e quelle dei familiari, continuò a coltivare la sua passione per il disegno attraverso gli studi dal vero. Nemmeno gli eventi bellici fermarono la sua voglia di sperimentare e di questi anni rimasero alcune scene di vita militare, che poi ritornarono anche nella sua pittura, a testimoniare come l'artista visse intensamente questo periodo e come certi eventi rimasero impressi nella sua memoria.
Nel 1924 espose per la prima volta i suoi dipinti in pubblico in una collettiva intitolata al Cenacolo degli Illustri nei pressi di Firenze, mentre nel 1927, anno del suo matrimonio, espose alla Bottega d'Arte di Livorno con la sua prima personale e legò per qualche tempo la sua arte al cognato Galliano Masini, già affermato tenore, che da illuminato mecenate ne acquistò l'intera produzione, alleviando così anche le sofferenze psicologiche dell'artista. Purtroppo, nonostante alcuni successi espositivi e riconoscimenti, come l'acquisto di un suo dipinto da parte della Real Casa nel 1936, l'artista non fu mai abbandonato da una certa malattia mentale, dovuta anche alla fine del sodalizio con Masini, che lo costrinse a frequenti ricoveri ospedalieri a Volterra e Pisa. Questa condizione di instabilità economica e soprattutto interiore lo portò ad allontanarsi dalla pittura, in coincidenza proprio con la Seconda Guerra Mondiale.
Riprese con entusiasmo l'attività alla fine degli anni Quaranta e il 1955 segnò il suo grande ritorno con una mostra per la Rassegna di Arte Popolare di Roma, seguita da un'altra mostra alla Bottega d'Arte di Livorno, nel 1956, replicata nel 1959. Nel 1961 fu presente anche a Firenze alla Galleria Cancelli, come membro del Gruppo Labronico. Dopo diversi anni trascorsi praticamente in isolamento, a stretto contatto solo con la propria tavolozza, l'artista si trovò rapidamente in lizza tra i più importanti galleristi e collezionisti italiani che, colpiti dal suo personalissimo modo di dipingere, invasero il suo studio.
Iniziò così per Guidi un periodo di intensa attività espositiva, che lo portò a visitare tutte le più importanti città italiane, attraverso i maggiori eventi artistici del dopoguerra italiano.
Una tappa ricorrente fu per l'artista a Livorno, dove, nel 1966, tenne una mostra antologica organizzata dal Comune presso la Casa della Cultura, che lo consacrò tra i maggiori pittori labroniani del Novecento, dando un definitivo riconoscimento alla sua arte.
Negli anni Settanta continuarono le sue partecipazioni, sia a grandi eventi internazionali, come la Biennale d'Arte Contemporanea Europea, tenutasi ad Atene nel 1972, sia nelle più importanti gallerie italiane.
Nel 1984, a ulteriore conferma della popolarità e del successo ottenuti, fu pubblicata una monografia dalla Matteoni Editori di Lucca, curata da Piero Caprile, Elio Mercuri e Adolfo Tucci. Le ultime mostre si sono tenute alla Galleria Athena di Livorno, nel 1996, e al Giardino dell'Arte di Montenero, nel 1997. Guidi è scomparso nel 1998 e la sua memoria è stata subito celebrata attraverso una serie di retrospettive dedicate alla persona e all'artista.
L'arte di Guidi nasce da una sua esigenza personale, spontanea, che parte dalla sua interiorità. Fa parte di quel gruppo di artisti cresciuti da autodidatta, vivendo un po' ai margini, ma questo non deve essere visto come qualcosa di riduttivo per l'artista, anzi, se non avesse vissuto un'esperienza di questo tipo la sua arte avrebbe avuto certamente sviluppi diversi e forse non sarebbe stata libera da condizionamenti esterni come lo è stata. Ha saputo dare libero sfogo alla propria interiorità, al proprio sentire, senza utilizzare linguaggi già usati da altri. Guidi costruisce le forme e le figure attraverso pennellate rapide, quasi sommarie, sfumando i contorni dei soggetti rappresentati. Il colore, sempre acceso e vivace, domina, ma non arriva mai a cancellare le figure ritratte. La sua pittura è spontanea, libera, non segue un percorso evolutivo prestabilito, trae ispirazione dalla quotidianità, le forme e le situazioni sono riconoscibili da tutti. Attraverso le sue tele riesce a calare l'osservatore in uno spazio che sembra trasportarlo in una dimensione quasi onirica, forse proprio grazie alle sue pennellate, ai suoi colori, alla luminosità diffusa, che resta però legata a contesti e spazi che sono quelli tipici della realtà conosciuta e riconoscibile da tutti, che qui però appare in una dimensione inaspettata.
Importante opera del pittore labronico Guido Guidi, caratterizzata da una raffinata qualità pittorica e da una materica stesura del colore.
La composizione, dedicata alla natura morta, presenta un armonioso equilibrio tra oggetti, forme e cromie, con una particolare attenzione ai rapporti tonali, di notevole interesse è la lavorazione del fondo, ottenuta attraverso una ricca stratificazione della materia pittorica, che conferisce alla superficie un marcato effetto materico e contribuisce alla profondità della scena.
La tavolozza, giocata su tonalità calde e terrose accostate a verdi e rossi più intensi, evidenzia una sapiente ricerca dell’armonia cromatica, l’opera testimonia la solida padronanza della tecnica ad olio e la sensibilità compositiva del Maestro Guidi.
DECRIZIONE
Vecchio dipinto originale del pittore Guido Guidi ( Livorno 1901-1998 )
Completo di certificazione a norma di legge timbrata e firmata
Condizioni : la superficie pittorica anteriore risulta ben conservata, il retro della tela presenta alcune tracce e piccole alterazioni superficiali compatibili con la datazione ( vedi foto ), non si evidenziano particolari problematiche , il dipinto non necessita di restauro ed è classificato in buone condizioni.
Tecnica : olio su tela
Titolo o soggetto : " Composizione con brocche e frutta - Natura morta " 1960/1970
Misure del dipinto : 50 x 70 cm - cornice non inclusa
Il dipinto verrà lucidato con vernice protettiva "DAMAR" per dare nuova vita e brillantezza ai colori ad olio
Provenienza ed archiviazione : Modì Arte - Livorno ( Italia )
Spedizione tramite Fedex, UPS, TNT, SDA express dall'Italia con numero di tracciamento
NOTA BENE: è importante per noi informarvi che il nostro servizio clienti post-vendita è sempre attivo ed al vostro servizio per assistenza o semplici informazioni
Wikipedia : https://it.wikipedia.org/wiki/Guido_Guidi_(pittore)
BIOGRAFIA
Guido Guidi (1901-1998) nacque a Livorno, città generalmente indicata come anello di congiunzione tra i grandi Macchiaioli e le generazioni successive. Fin da piccolo dimostrò una certa predisposizione per il disegno, attraverso il quale sviluppò le proprie osservazioni su forme e colori, dimostrando anche una certa abilità manuale. Dopo aver completato gli studi elementari, nel 1912 si iscrisse all'Istituto d'Arti e Mestieri, che frequentò solo per un breve periodo, essendo presto richiamato al lavoro di calzolaio dalle gravi condizioni economiche della famiglia. In seguito a questa esperienza, decise di aprire una propria bottega nel 1916, nel pieno della Prima Guerra Mondiale, e, infatti, fu chiamato alle armi con il III Reggimento di Cavalleria a Ferrara già nel 1919. Nonostante gli sforzi per migliorare le proprie condizioni economiche e quelle dei familiari, continuò a coltivare la sua passione per il disegno attraverso gli studi dal vero. Nemmeno gli eventi bellici fermarono la sua voglia di sperimentare e di questi anni rimasero alcune scene di vita militare, che poi ritornarono anche nella sua pittura, a testimoniare come l'artista visse intensamente questo periodo e come certi eventi rimasero impressi nella sua memoria.
Nel 1924 espose per la prima volta i suoi dipinti in pubblico in una collettiva intitolata al Cenacolo degli Illustri nei pressi di Firenze, mentre nel 1927, anno del suo matrimonio, espose alla Bottega d'Arte di Livorno con la sua prima personale e legò per qualche tempo la sua arte al cognato Galliano Masini, già affermato tenore, che da illuminato mecenate ne acquistò l'intera produzione, alleviando così anche le sofferenze psicologiche dell'artista. Purtroppo, nonostante alcuni successi espositivi e riconoscimenti, come l'acquisto di un suo dipinto da parte della Real Casa nel 1936, l'artista non fu mai abbandonato da una certa malattia mentale, dovuta anche alla fine del sodalizio con Masini, che lo costrinse a frequenti ricoveri ospedalieri a Volterra e Pisa. Questa condizione di instabilità economica e soprattutto interiore lo portò ad allontanarsi dalla pittura, in coincidenza proprio con la Seconda Guerra Mondiale.
Riprese con entusiasmo l'attività alla fine degli anni Quaranta e il 1955 segnò il suo grande ritorno con una mostra per la Rassegna di Arte Popolare di Roma, seguita da un'altra mostra alla Bottega d'Arte di Livorno, nel 1956, replicata nel 1959. Nel 1961 fu presente anche a Firenze alla Galleria Cancelli, come membro del Gruppo Labronico. Dopo diversi anni trascorsi praticamente in isolamento, a stretto contatto solo con la propria tavolozza, l'artista si trovò rapidamente in lizza tra i più importanti galleristi e collezionisti italiani che, colpiti dal suo personalissimo modo di dipingere, invasero il suo studio.
Iniziò così per Guidi un periodo di intensa attività espositiva, che lo portò a visitare tutte le più importanti città italiane, attraverso i maggiori eventi artistici del dopoguerra italiano.
Una tappa ricorrente fu per l'artista a Livorno, dove, nel 1966, tenne una mostra antologica organizzata dal Comune presso la Casa della Cultura, che lo consacrò tra i maggiori pittori labroniani del Novecento, dando un definitivo riconoscimento alla sua arte.
Negli anni Settanta continuarono le sue partecipazioni, sia a grandi eventi internazionali, come la Biennale d'Arte Contemporanea Europea, tenutasi ad Atene nel 1972, sia nelle più importanti gallerie italiane.
Nel 1984, a ulteriore conferma della popolarità e del successo ottenuti, fu pubblicata una monografia dalla Matteoni Editori di Lucca, curata da Piero Caprile, Elio Mercuri e Adolfo Tucci. Le ultime mostre si sono tenute alla Galleria Athena di Livorno, nel 1996, e al Giardino dell'Arte di Montenero, nel 1997. Guidi è scomparso nel 1998 e la sua memoria è stata subito celebrata attraverso una serie di retrospettive dedicate alla persona e all'artista.
L'arte di Guidi nasce da una sua esigenza personale, spontanea, che parte dalla sua interiorità. Fa parte di quel gruppo di artisti cresciuti da autodidatta, vivendo un po' ai margini, ma questo non deve essere visto come qualcosa di riduttivo per l'artista, anzi, se non avesse vissuto un'esperienza di questo tipo la sua arte avrebbe avuto certamente sviluppi diversi e forse non sarebbe stata libera da condizionamenti esterni come lo è stata. Ha saputo dare libero sfogo alla propria interiorità, al proprio sentire, senza utilizzare linguaggi già usati da altri. Guidi costruisce le forme e le figure attraverso pennellate rapide, quasi sommarie, sfumando i contorni dei soggetti rappresentati. Il colore, sempre acceso e vivace, domina, ma non arriva mai a cancellare le figure ritratte. La sua pittura è spontanea, libera, non segue un percorso evolutivo prestabilito, trae ispirazione dalla quotidianità, le forme e le situazioni sono riconoscibili da tutti. Attraverso le sue tele riesce a calare l'osservatore in uno spazio che sembra trasportarlo in una dimensione quasi onirica, forse proprio grazie alle sue pennellate, ai suoi colori, alla luminosità diffusa, che resta però legata a contesti e spazi che sono quelli tipici della realtà conosciuta e riconoscibile da tutti, che qui però appare in una dimensione inaspettata.

