Tilly Moes (1899-1979) - Stilleven

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Dipinto a olio di natura morta di Tilly Moes (1899–1979), 40 × 30 cm, 4 kg, Paesi Bassi, periodo 1930–1940, originale, firmato a mano, venduto con cornice.

Riepilogo creato con l’aiuto dell’IA

Descrizione del venditore

Sofia Theodora van Driel nacque a Düsseldorf il 25-9-1899, figlia di Johannes Gerardus van Driel e Sophia Adriana van Lammeren. Visse con i genitori a L’Aia fino al suo matrimonio (1927), dove frequentò l’Accademia di Disegno. Nel periodo pre-matrimoniale (fino al 1927) dipinse nature morte “antiche”: pezzi elaborati e dall’aspetto cupo, con molta frutta e fiori, sotto lo pseudonimo Tilly Moes. Inoltre aveva però un impiego d’ufficio per potersi mantenere.

Si sposò a L’Aia il 1 settembre 1927 con il pittore Nico Bruijnenstein, che aveva incontrato all’Accademia, e si trasferì poco dopo con lui nel Gooi. Nel periodo 1939 si spostarono spesso. Principalmente vivevano nel Gooi e dintorni (Blaricum, Laren, Eemnes, Vreeland, Kortenhoef), ma soggiornarono anche a Driebergen, Overveen, Oisterwijk, Anversa e Ploiești (Romania).

Dopo il loro matrimonio era impensabile che non ci fosse pane per tutto il linguine, soprattutto quando nel dicembre 1931 nacque il loro unico figlio. Erano fieri del fatto che ciò fosse possibile solo con la pittura e che riuscirono a superare il periodo di crisi degli anni ’30 senza dover chiedere aiuto allo Stato. In gran parte fu Fia a fornire il reddito con il suo lavoro. Ancora con il vecchio pseudonimo Tilly Moes (riteneva che quel lavoro considerato “pane comune” avesse meno qualità per poterlo firmare con il proprio nome), dipingeva una after another still life di fiori. Le girasole e le papaveri erano particolarmente redditizie. Nico viaggiava in treno e tram con grandi pacchi di dipinti per venderli.

Ad L’Aia la serie di Tilly-Moezen descritta poco sopra ottenne una penetrazione completa. Come cliente abituale è nota soprattutto la casa d’arte Veenendaal ad Amsterdam. Probabilmente in quel periodo ad Aia Fia sperimentò anche la pittura con il coltello. Il risultato però non le piacque.

La sistemazione non fu benedetta. Già dopo tre anni dovettero lasciare l’appartamento perché l’occupante tedesco voleva demolire una parte di L’Aia in vista del costruzione della Atlantikwall. Diventarono di nuovo ospiti in pensione e affittuari come prima, questa volta a Zeist.

Il percorso di successo delle Tilly Moezen continuò inesorabilmente. Il miglior cliente fu ora Gazendam a Deventer, seguito da Spitzers a L’Aia. Durante una visita ai familiari a L’Aia, Fia spedì suo figlio alla Fa. Spitzers per consegnare un pacco. Rientrato, poté riferire che in vetrina da Spitzers non c’erano solo le sue Tilly-Moezen, ma anche dipinti con le stesse immagini firmati da una firma diversa. Fia aveva già riconosciuto questo fenomeno: non sapendo come rispondere alla domanda, lasciò ad altri la possibilità di intervenire. Ho visto in seguito imitazioni (per lo più brutte, a volte caricaturali) di vario tipo con firme diverse.

Il nome Tilly Moes veniva talvolta usato anche per altre produzioni. Una certa H. Bellaard firmava disegni a pastello con Tilly Moes, e ho trovato anche quel nome sotto una linoleografia di un artista sconosciuto. Fia non ha mai impiegato queste tecniche.

Naturalmente la vita a L’Aia e a Zeist non poteva riguardare solo le Tilly-Moezen. Fia realizzò anche, a piccole dosi, nature morte floreali migliori sotto il proprio nome Fia van Driel.

Dopo la morte di Nico nel 1950, Fia dovette occuparsi da sola di sussistere. Sebbene suo figlio (che fu scolaro, militare e studente a turno) si occupò degli affari amministrativi, sembrava che ora le Tilly Moezen per Gazendam e Spitzers (che d’ora in avanti venivano spedite per posta o tramite corriere) sarebbero state l’unica fonte di reddito.

Invece andò diversamente: Fia non era tipo da viaggiare dai commercianti d’arte per cercare clienti, come aveva fatto Nico. Ma i clienti si presentarono da soli. Probabilmente grazie al crescere del benessere generale, vecchi clienti, a volte dal passato remoto, la contattarono, spesso senza conoscere la morte di Nico. Willemsen a ’s-Gravenhage, registrato da Nico poco prima della sua morte come nuovo cliente, divenne per un tempo un importante acquirente.

L’estate del 1950 avvenne un incontro insolito: alla stazione tranviaria di Zeist Fia incontrò Heiman Rothschild. Questo mercante d’arte olandese era sopravvissuto all’Olocausto emigando in tempo negli Stati Uniti. Durante una visita nei Paesi Bassi, aveva seguito la pista di Nico e, senza conoscere esattamente l’indirizzo, era arrivato per caso a Zeist. Per un anno e mezzo fu un buon cliente, ma i suoi piani irrealizzabili (voleva il monopolio e voleva far trasferire Fia a San Francisco) non andarono a buon fine. Improvvisamente scomparve. Anni dopo riapparve dal Sud America e comprò ancora alcuni dipinti come campione per un nuovo progetto destinato al fallimento.

Alla fine del 1951 tornò in scena Outhuyse. Inizialmente Fia per lui cercò di realizzare nel modo migliore le stesse vedute urbane che Nico aveva fornito (ma firmate solo Bruynesteyn o S. Bruynesteyn); in seguito divenne invece cliente del suo lavoro regolare.

Anche alla fine del 1951 il cognato Fons Antheunissen divenne un buon cliente. Aveva un negozio a bordo della Willem Ruys, la nave ammiraglia della Rotterdamsche Lloyd, e allestiva (fino al 1960) le pitture nella sua vetrina. Si trattava principalmente di piccoli dipinti firmati con S.B.

Mentre Fia non aveva problemi di vendita, e suo figlio aveva una borsa di studio, la vita non fu mai una vita facile. La causa apparente fu che, per paura di perdere i clienti, non osava aumentare i prezzi e li lasciò quasi ai livelli prebellici. In una listina prezzi del 1955 i prezzi variavano tra 4 e 25, con una eccezione di 35. Le categorie elencate erano: nature morte floreali; Fiori antichi; Paesaggi urbani; Paesaggi; paesaggio italiano; Interni rurali; Interni olandesi antichi; Interni di chiese.

Negli anni successivi la clientela cambiò: Gazendam, il vecchio cliente, scomparve a fine 1953, Spitzers uscì dal registro contabile all’inizio del 1958. Gazendam rientrò per un breve periodo intorno al 1963. D’altro canto ne emersero due importanti clienti: Jacques Aa, mercante d’arte ebreo di Amsterdam, sopravvissuto al campo di concentramento e, dopo la guerra, emigrato in America; aveva cambiato nome in Jack Alden e aveva aperto un’attività d’arte a New York (dal 1968 a New Orleans). Anche lui aveva seguito la pista di Nico e trovato l’indirizzo giusto a Zeist. L’altro fu la Lijstenfabriek Verno (H.J. van den Noord) a Zwanenburg, che agiva da intermediario per un acquirente australiano. Alden dal maggio 1958, insieme a Verno dal gennaio 1960, stabilirono l’immagine completa del lavoro di Fia.

Il fatto che la maggioranza assoluta delle sue opere, dopo la morte di Nico, sia finita all’estero, fa sì che sul mercato olandese non se ne trovi nulla. Non so nulla delle rappresentazioni (a parte vaghe indicazioni sul su citato listino prezzi) o delle firme usate.

Una eccezione è costituita dalle opere consegnate ad Alden, sia perché è stata conservata tutta la corrispondenza con Alden, sia perché alcune tele sono tornate. Per evitare una rendita monomandataria, Alden chiedeva per ogni soggetto un altro pseudonimo.
In tutto 1369 dipinti in 12½ anni. A questi vanno sommate una produzione ancora circa la metà per Verno; una impresa notevole. I prezzi erano più alti di prima e variavano tra 8 e 50 fiorini.

Nel periodo 1950-1970 naturalmente dipinse anche per uso privato. Da menzionare: due ritratti di Nico, un interno di chiesa per uso proprio, un panorama marino e una natura morta floreale per il matrimonio di sua sorella Bertha, tre nature morte floreali come regali in diverse occasioni, due scudi d’arma della famiglia.

Quando suo figlio terminò i suoi studi nel 1962 e assunse una funzione a Arnhem, si trasferì con lei ad Arnhem. Dopo il suo matrimonio nel 1971, insieme a sua sorella Nel si trasferì in una casa di riposo nella stessa città.

Ad agosto 1970 smise di dipingere, anche perché i suoi occhi la tradivano. Dopo un intervento chirurgico a entrambi gli occhi nel 1972 fu così lieta di aver riacquistato la vista che dipinse ancora una buona tela, per suo figlio.

Poco dopo il 80° compleanno, il 7 ottobre 1979, morì all’ospedale municipale di Arnhem.

Dopo la morte di Jack Alden l’attività del suo commerciante d’arte fu assorbita dal figlio Michael e successivamente venduta. Tuttavia nel 1972 a New Orleans fondò una propria attività similare: Michael Alden Associates, Inc.

Sofia Theodora van Driel nacque a Düsseldorf il 25-9-1899, figlia di Johannes Gerardus van Driel e Sophia Adriana van Lammeren. Visse con i genitori a L’Aia fino al suo matrimonio (1927), dove frequentò l’Accademia di Disegno. Nel periodo pre-matrimoniale (fino al 1927) dipinse nature morte “antiche”: pezzi elaborati e dall’aspetto cupo, con molta frutta e fiori, sotto lo pseudonimo Tilly Moes. Inoltre aveva però un impiego d’ufficio per potersi mantenere.

Si sposò a L’Aia il 1 settembre 1927 con il pittore Nico Bruijnenstein, che aveva incontrato all’Accademia, e si trasferì poco dopo con lui nel Gooi. Nel periodo 1939 si spostarono spesso. Principalmente vivevano nel Gooi e dintorni (Blaricum, Laren, Eemnes, Vreeland, Kortenhoef), ma soggiornarono anche a Driebergen, Overveen, Oisterwijk, Anversa e Ploiești (Romania).

Dopo il loro matrimonio era impensabile che non ci fosse pane per tutto il linguine, soprattutto quando nel dicembre 1931 nacque il loro unico figlio. Erano fieri del fatto che ciò fosse possibile solo con la pittura e che riuscirono a superare il periodo di crisi degli anni ’30 senza dover chiedere aiuto allo Stato. In gran parte fu Fia a fornire il reddito con il suo lavoro. Ancora con il vecchio pseudonimo Tilly Moes (riteneva che quel lavoro considerato “pane comune” avesse meno qualità per poterlo firmare con il proprio nome), dipingeva una after another still life di fiori. Le girasole e le papaveri erano particolarmente redditizie. Nico viaggiava in treno e tram con grandi pacchi di dipinti per venderli.

Ad L’Aia la serie di Tilly-Moezen descritta poco sopra ottenne una penetrazione completa. Come cliente abituale è nota soprattutto la casa d’arte Veenendaal ad Amsterdam. Probabilmente in quel periodo ad Aia Fia sperimentò anche la pittura con il coltello. Il risultato però non le piacque.

La sistemazione non fu benedetta. Già dopo tre anni dovettero lasciare l’appartamento perché l’occupante tedesco voleva demolire una parte di L’Aia in vista del costruzione della Atlantikwall. Diventarono di nuovo ospiti in pensione e affittuari come prima, questa volta a Zeist.

Il percorso di successo delle Tilly Moezen continuò inesorabilmente. Il miglior cliente fu ora Gazendam a Deventer, seguito da Spitzers a L’Aia. Durante una visita ai familiari a L’Aia, Fia spedì suo figlio alla Fa. Spitzers per consegnare un pacco. Rientrato, poté riferire che in vetrina da Spitzers non c’erano solo le sue Tilly-Moezen, ma anche dipinti con le stesse immagini firmati da una firma diversa. Fia aveva già riconosciuto questo fenomeno: non sapendo come rispondere alla domanda, lasciò ad altri la possibilità di intervenire. Ho visto in seguito imitazioni (per lo più brutte, a volte caricaturali) di vario tipo con firme diverse.

Il nome Tilly Moes veniva talvolta usato anche per altre produzioni. Una certa H. Bellaard firmava disegni a pastello con Tilly Moes, e ho trovato anche quel nome sotto una linoleografia di un artista sconosciuto. Fia non ha mai impiegato queste tecniche.

Naturalmente la vita a L’Aia e a Zeist non poteva riguardare solo le Tilly-Moezen. Fia realizzò anche, a piccole dosi, nature morte floreali migliori sotto il proprio nome Fia van Driel.

Dopo la morte di Nico nel 1950, Fia dovette occuparsi da sola di sussistere. Sebbene suo figlio (che fu scolaro, militare e studente a turno) si occupò degli affari amministrativi, sembrava che ora le Tilly Moezen per Gazendam e Spitzers (che d’ora in avanti venivano spedite per posta o tramite corriere) sarebbero state l’unica fonte di reddito.

Invece andò diversamente: Fia non era tipo da viaggiare dai commercianti d’arte per cercare clienti, come aveva fatto Nico. Ma i clienti si presentarono da soli. Probabilmente grazie al crescere del benessere generale, vecchi clienti, a volte dal passato remoto, la contattarono, spesso senza conoscere la morte di Nico. Willemsen a ’s-Gravenhage, registrato da Nico poco prima della sua morte come nuovo cliente, divenne per un tempo un importante acquirente.

L’estate del 1950 avvenne un incontro insolito: alla stazione tranviaria di Zeist Fia incontrò Heiman Rothschild. Questo mercante d’arte olandese era sopravvissuto all’Olocausto emigando in tempo negli Stati Uniti. Durante una visita nei Paesi Bassi, aveva seguito la pista di Nico e, senza conoscere esattamente l’indirizzo, era arrivato per caso a Zeist. Per un anno e mezzo fu un buon cliente, ma i suoi piani irrealizzabili (voleva il monopolio e voleva far trasferire Fia a San Francisco) non andarono a buon fine. Improvvisamente scomparve. Anni dopo riapparve dal Sud America e comprò ancora alcuni dipinti come campione per un nuovo progetto destinato al fallimento.

Alla fine del 1951 tornò in scena Outhuyse. Inizialmente Fia per lui cercò di realizzare nel modo migliore le stesse vedute urbane che Nico aveva fornito (ma firmate solo Bruynesteyn o S. Bruynesteyn); in seguito divenne invece cliente del suo lavoro regolare.

Anche alla fine del 1951 il cognato Fons Antheunissen divenne un buon cliente. Aveva un negozio a bordo della Willem Ruys, la nave ammiraglia della Rotterdamsche Lloyd, e allestiva (fino al 1960) le pitture nella sua vetrina. Si trattava principalmente di piccoli dipinti firmati con S.B.

Mentre Fia non aveva problemi di vendita, e suo figlio aveva una borsa di studio, la vita non fu mai una vita facile. La causa apparente fu che, per paura di perdere i clienti, non osava aumentare i prezzi e li lasciò quasi ai livelli prebellici. In una listina prezzi del 1955 i prezzi variavano tra 4 e 25, con una eccezione di 35. Le categorie elencate erano: nature morte floreali; Fiori antichi; Paesaggi urbani; Paesaggi; paesaggio italiano; Interni rurali; Interni olandesi antichi; Interni di chiese.

Negli anni successivi la clientela cambiò: Gazendam, il vecchio cliente, scomparve a fine 1953, Spitzers uscì dal registro contabile all’inizio del 1958. Gazendam rientrò per un breve periodo intorno al 1963. D’altro canto ne emersero due importanti clienti: Jacques Aa, mercante d’arte ebreo di Amsterdam, sopravvissuto al campo di concentramento e, dopo la guerra, emigrato in America; aveva cambiato nome in Jack Alden e aveva aperto un’attività d’arte a New York (dal 1968 a New Orleans). Anche lui aveva seguito la pista di Nico e trovato l’indirizzo giusto a Zeist. L’altro fu la Lijstenfabriek Verno (H.J. van den Noord) a Zwanenburg, che agiva da intermediario per un acquirente australiano. Alden dal maggio 1958, insieme a Verno dal gennaio 1960, stabilirono l’immagine completa del lavoro di Fia.

Il fatto che la maggioranza assoluta delle sue opere, dopo la morte di Nico, sia finita all’estero, fa sì che sul mercato olandese non se ne trovi nulla. Non so nulla delle rappresentazioni (a parte vaghe indicazioni sul su citato listino prezzi) o delle firme usate.

Una eccezione è costituita dalle opere consegnate ad Alden, sia perché è stata conservata tutta la corrispondenza con Alden, sia perché alcune tele sono tornate. Per evitare una rendita monomandataria, Alden chiedeva per ogni soggetto un altro pseudonimo.
In tutto 1369 dipinti in 12½ anni. A questi vanno sommate una produzione ancora circa la metà per Verno; una impresa notevole. I prezzi erano più alti di prima e variavano tra 8 e 50 fiorini.

Nel periodo 1950-1970 naturalmente dipinse anche per uso privato. Da menzionare: due ritratti di Nico, un interno di chiesa per uso proprio, un panorama marino e una natura morta floreale per il matrimonio di sua sorella Bertha, tre nature morte floreali come regali in diverse occasioni, due scudi d’arma della famiglia.

Quando suo figlio terminò i suoi studi nel 1962 e assunse una funzione a Arnhem, si trasferì con lei ad Arnhem. Dopo il suo matrimonio nel 1971, insieme a sua sorella Nel si trasferì in una casa di riposo nella stessa città.

Ad agosto 1970 smise di dipingere, anche perché i suoi occhi la tradivano. Dopo un intervento chirurgico a entrambi gli occhi nel 1972 fu così lieta di aver riacquistato la vista che dipinse ancora una buona tela, per suo figlio.

Poco dopo il 80° compleanno, il 7 ottobre 1979, morì all’ospedale municipale di Arnhem.

Dopo la morte di Jack Alden l’attività del suo commerciante d’arte fu assorbita dal figlio Michael e successivamente venduta. Tuttavia nel 1972 a New Orleans fondò una propria attività similare: Michael Alden Associates, Inc.

Dettagli

Venduto con cornice
Sì
Venduto da
Proprietario o rivenditore
Edizione
Originale
Artista
Tilly Moes (1899-1979)
Titolo dell'opera
Stilleven
Tecnica
Pittura a olio
Firma
Firmato a mano
Paese d’origine
Paesi Bassi
Condizione
Buone condizioni
Altezza
40 cm
Larghezza
30 cm
Peso
4 kg
Raffigurazione/Tematica
Natura morta
Stile
Impressionismo
Periodo
1930-1940
Venduto da
Paesi BassiVerificato
30
Oggetti venduti
Privato

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