Bruno Fert (1971) - Case Gina. Intérieur. Italie, 2018






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Bruno Fert, Case Gina. Intérieur. Italie, 2018, stampa digitale, data di stampa 2017, 29 x 21 cm, timbrata, buono stato.
Descrizione del venditore
Nel Mediterraneo, al largo delle coste libiche, una barca brucia. Scomparirà come migliaia di esistenze divorate dalle onde prima di aver potuto raggiungere le luci di un orizzonte migliore. I luoghi che fotografo si trovano sulle rotte seguite dagli esiliati che sognano l’Europa. Cerco lì le cicatrici e i segni lasciati nel paesaggio: qualche sasso raccolto in una foresta sull’isola di Samos testimonia traiettorie di vite brutalmente interrotte. Altrove, sono i resti di giubbotti di salvataggio i cui colori sono stati consumati dal sole a raccontarci una traversata faticosa. Immaginiamo delle silhouette scendere da una barca per correre all’abri della vegetazione e liberarsi degli indizi del loro viaggio clandestino. Navi catturate e numerate dalla polizia dei confini giacciono immobili a terra. Arrivate in Italia, alcuni scrivono a carbone frammenti della loro storia sui muri di una casa abbandonata del villaggio di Case Gina. Altri, si sbarazzano dei loro vestiti usati una volta oltrepassati i fili di ferro della frontiera francese sopra Mentone.
Mentre il nostro mondo si erige di barriere e muri, si aprono altrettante brecce attraverso cui uomini e donne passano o periscono. Queste immagini ci parlano dell’incandescenza di migliaia di traiettorie che plasmano
Bruno Fert — Fotografo documentarista
Bruno Fert sviluppa un’opera profondamente umanista dedicata all’esilio, alle migrazioni e ai territori attraversati. Dai villaggi palestinesi scomparsi ai rifugi precari dei migranti, non fotografa tanto l’evento quanto le tracce che lascia. Con Passages, prosegue questo lavoro sulle strade dell’esilio, rivelando nei paesaggi i segni lasciati da coloro che cercano di raggiungere l’Europa. Una fotografia precisa e silenziosa, dove il paesaggio diventa portatore di memoria.
Il venditore si racconta
Nel Mediterraneo, al largo delle coste libiche, una barca brucia. Scomparirà come migliaia di esistenze divorate dalle onde prima di aver potuto raggiungere le luci di un orizzonte migliore. I luoghi che fotografo si trovano sulle rotte seguite dagli esiliati che sognano l’Europa. Cerco lì le cicatrici e i segni lasciati nel paesaggio: qualche sasso raccolto in una foresta sull’isola di Samos testimonia traiettorie di vite brutalmente interrotte. Altrove, sono i resti di giubbotti di salvataggio i cui colori sono stati consumati dal sole a raccontarci una traversata faticosa. Immaginiamo delle silhouette scendere da una barca per correre all’abri della vegetazione e liberarsi degli indizi del loro viaggio clandestino. Navi catturate e numerate dalla polizia dei confini giacciono immobili a terra. Arrivate in Italia, alcuni scrivono a carbone frammenti della loro storia sui muri di una casa abbandonata del villaggio di Case Gina. Altri, si sbarazzano dei loro vestiti usati una volta oltrepassati i fili di ferro della frontiera francese sopra Mentone.
Mentre il nostro mondo si erige di barriere e muri, si aprono altrettante brecce attraverso cui uomini e donne passano o periscono. Queste immagini ci parlano dell’incandescenza di migliaia di traiettorie che plasmano
Bruno Fert — Fotografo documentarista
Bruno Fert sviluppa un’opera profondamente umanista dedicata all’esilio, alle migrazioni e ai territori attraversati. Dai villaggi palestinesi scomparsi ai rifugi precari dei migranti, non fotografa tanto l’evento quanto le tracce che lascia. Con Passages, prosegue questo lavoro sulle strade dell’esilio, rivelando nei paesaggi i segni lasciati da coloro che cercano di raggiungere l’Europa. Una fotografia precisa e silenziosa, dove il paesaggio diventa portatore di memoria.
