Un recipiente di bronzo - Benin - Nigeria






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Una vasa in bronzo della cultura Benin (Edo) Nigeria, con maschere antropomorfe, coccodrillo e testa di ariete; altezza 17 cm, profondità 14 cm, peso 1,8 kg, in condizioni accettabili.
Descrizione del venditore
Vaso in bronzo del Benin con maschere antropomorfe, testa di coccodrillo e ariete
Cultura: Edo, Regno di Benin, odierna Edo State, Nigeria – attribuzione stilistica
Materiale: Lega di rame, probabilmente ottone, fuse e cesellate
Tecnica: Presumibilmente fusione a cera persa (cire perdue)
Data: Indeterminata; produzione storica o successiva
Nessuna relazione di test scientifico è fornita per questo pezzo. La sua età e origine geografica non sono quindi verificate.
Dimensioni: Altezza: 17 cm, Dimensione 14 cm,
Peso: 1,8 kg, senza piedistallo
Inv. n. MAZ30900a
Questo vaso metallico, elaboratamente ornamentato, si distingue per il corpo quasi sferico, leggermente compresso, spalle dolcemente inclinate e collo cilindrico corto che si allarga all’esterno. La bocca è bordata da un prominente motivo a intreccio di corda, mentre il collo è circondato da una fascia continua intrecciata composta da ampie strisce sovrapposte contro uno sfondo finemente punteggiato. La superficie mostra una patinatura di colore marrone scuro fino a verdognolo-nerastro, con zone di metallo esposto di tonalità più calde e tracce sparse di ossidazione. Particolarmente impressionante è l’integrazione di rilievi figuralmente modellati all’interno di un prototipo ornato altrimenti continuo. Su due lati opposti dominano volti antropomorfi proiettati, le cui caratteristiche sono rese con notevole enfasi scultorea. Occhi grandi e circolari, definiti da contorni rialzati concentrici, conferiscono ai volti un’espressione intensamente animata, mentre nasi prominenti, labbra piene e dettagli facciali accuratamente articulate contribuiscono al loro aspetto distintivo. Elementi curves si estendono dagli angoli delle bocche verso le guance e le tempie, possibly representing stylised facial hair, ceremonial adornments or other conventionalised attributes. I frontini e le coiffures sono contraddistinti da righe parallele ravvicinate, introducendo una ulteriore dimensione di raffinamento tattile. Tra i volti antropomorfi compaiono due rappresentazioni zoomorfe contrastanti. Da un lato emerge una creatura simile a un coccodrillo con corpo allungato e segmentato, quattro arti spalati e una coda lunga e riccioluta. La superficie dorsale testurizzata, eminenti protuberanze e la testa allungata rafforzano l’identificazione come coccodrillo. Sull’altro lato, una testa animale protesa con corna fortemente curve e rigate è probabilmente interpretata come un ariete. Le aree intermedie del vaso sono densamente ornate con piccoli motivi a trefoglie o a foglia, ciascuno definito da contorni incisi e interni finemente punteggiati. Questi motivi si estendono sulle spalle e sul corpo tondo, creando una continuità ritmica tra le principali composizioni figurative. Il gioco tra rilievo, texture e ornamento conferisce al vaso una presenza scultorea riccamente articolata, invitando l’esame da ogni angolo.
Contesto storico-artistico
La giustapposizione di immagini antropomorfe e zoomorfe su superfici meticolosamente ornate è caratteristica di importanti filoni delle tradizioni della lavorazione dei metalli associate al Regno di Benin. A partire almeno dal XV secolo, gli operatori del bronzo Edo hanno sviluppato un vocabolario artistico sofisticato in cui figure umane, animali, regalia e dispositivi ornamentali potevano articolare concetti di regalità, gerarchia sociale, autorità degli antenati e potere spirituale. In questa tradizione visiva più ampia, il presente vaso è notevole per la sua sintesi tra una forma compatta, bilanciata architettonicamente, e un programma di decorazione scultorea insolitamente animato. Le maschere e gli animali proiettati interrompono la continuità della superficie rotonda senza compromettere la sua simmetria di fondo, mentre i motivi fogliati ripetuti creano un campo ornamentale unificante. Tale approccio trova parallelismi nelle opere metalliche storiche di Benin, dove composizioni figurate sollevate sono spesso giustapposte a sfondi accuratamente lavorati. Tuttavia, l’ornamento della vasa è sufficientemente individuale da richiedere cautela nell’attribuirlo a un periodo o laboratorio specifico. Sebbene il suo vocabolario formale sia coerente con l’ampia tradizione artistica Edo, le affinità stilistiche da sole non possono stabilire una produzione all’interno della corte reale storica né dimostrare una data precedente alla conquista britannica di Benin nel 1897. La fusione di ottone ispirata al Benin proseguì durante i periodi coloniali e post-coloniali, con laboratori che preservavano, adattavano e ricombinavano forme e convenzioni iconografiche consolidate. Una valutazione cronologica più precisa richiederebbe un’esame ravvicinato della struttura di fusione, della composizione dell’alliage, delle superfici interne, della patinazione e della storia della collezione documentata.
Esempi comparativi e Benin digitale
Una comparazione tipologica particolarmente rilevante è un vaso di bronzo sferico conservato al British Museum, Londra, numero di inventario Af1949,46.159, attribuito alla cultura Edo e datato approssimativamente tra XVI e XIX secolo. Misura circa 27 cm di altezza, anche l’esempio del British Museum presenta un corpo compatto e rotondo, un collo corto e un elaborato programma decorativo che combina immagini zoomorfe con ornamenti intrecciati e punteggiati. La sua decorazione include leopardi, rane e altri motivi disposti sulla superficie curva del vaso. I parallels sono particolarmente evidenti nella concezione d’insieme del contenitore come un campo scenico continuo, in cui l’immaginario figurativo e la schematicità geometrica sono integrati in una composizione unificata. L’esempio presente, tuttavia, si differenzia per una maggiore enfasi su un numero limitato di elementi antropomorfi e zoomorfici proiettanti in modo prominente. Ulteriori materiali comparativi si trovano nella pioneristica pubblicazione di Augustus Henry Lane-Fox Pitt-Rivers Antique Works of Art from Benin (1900), che illustra una varietà di vasi metallici riccamente decorati che incorporano figure umane, creature serpiginose e altri forme animali. Questi primi documenti sono particolarmente preziosi nel dimostrare la presenza storica di programmi figural complessi su contenitori in metallo fuso associati a Benin. Tradizioni comparabili sono presenti anche tra vasi metallici storici di Benin conservati in collezioni nigeriane, sebbene esempi individuali variino notevolmente in forma, costruzione e organizzazione funzionale. La piattaforma di ricerca Digital Benin fornisce un quadro essenziale per collocare tali opere all’interno del corpus più ampio di oggetti dispersi nelle collezioni museali internazionali. Riunendo registri istituzionali, classificazioni storiche e informazioni sulla provenienza, il database facilita un confronto sistematico tra forme di vaso, convenzioni ornamentali ed elementi iconografici. Attualmente, però, nessun oggetto debitamente documentato nei registri disponibili di Digital Benin può essere identificato come contrappunto formale e iconografico esatto del presente vaso. Gli esempi citati dovrebbero dunque essere intesi come evidenza comparativa per una tradizione artistica piuttosto che come modelli diretti o indicatori definitivi di d
Iconografia e Simbolismo
La combinazione di immagini umane e animali invita a un’interpretazione all’interno delle tradizioni simboliche della corte di Benin, dove rappresentazioni di creature particolari potevano veicolare idee di autorità, protezione soprannaturale e la relazione tra regno terrestre e dominio spirituale. I coccodrilli e altri animali acquatici occupano una posizione significativa all’interno della cultura visiva di Benin, in particolare per associazioni con l’acqua, la potenza spirituale e il dominio di Olokun, la divinità legata al mare, alla ricchezza e alla prosperità. In questo contesto, il coccodrillo raffigurato sul vaso può evocare concetti che vanno oltre la sua identità naturalistica, sebbene non sia possibile stabilire una funzione simbolica specifica con certezza. I volti umani proiettati sono anch’essi aperti a diverse interpretazioni. I loro occhi marcati, le acconciature attentamente articulate e i distintivi ornamenti facciali possono suggerire figure investite di significato sociale o spirituale, ma l’assenza di attributi identificativi non equivoci esclude l’associazione con un particolare sovrano, antenato o divinità. La testa dell’ariete introduce un ulteriore elemento nella composizione iconografica. Sebbene l’ariete possa essere interpretato in termini di vigore, forza ed energia assertiva, il suo significato preciso all’interno di questo gruppo rimane incerto. Allo stesso modo, i motivi a trepetti ripetuti, pur richiamando visivamente forme vegetali, non dovrebbero automaticamente essere attribuiti a un preciso significato religioso o legato alla fertilità. La loro funzione primaria è ornamentale: ordinano la superficie del vaso, media tra i grandi elementi scultorei e contribuiscono alla coerenza complessiva della composizione. Considerando tutto insieme, l’immaginario suggerisce un interesse per l’interrelazione tra autorità umana, potenza animale e mondo naturale, senza permettere una ricostruzione definitiva del programma simbolico previsto per il vaso.
Possibile funzione e significato culturale
Il vasetto, con la decorazione elaborata e la manifattura tecnicamente impegnativa, sembra sia stato concepito come oggetto di notevole significato visivo e possibilmente sociale. I vasi di metallo storici di Benin hanno svolto una gamma di funzioni, tra cui contenimento, presentazione e maneggiamento cerimoniale di liquidi o altre sostanze, mentre alcune forme erano associate a ambienti elitari o reali. Le celebri aquamanili in metallo fuso di Benin, tra cui l’Aquamanile Leopardo al Metropolitan Museum of Art, dimostrano l’importanza di contenitori concepiti scultoricamente all’interno del repertorio artistico e cerimoniale degli Edo. Tuttavia, la funzione specifica del presente vaso non può essere stabilita dall’aspetto esterno. Il collo corto, relativamente aperto, e il corpo rotondo sono compatibili con un contenitore destinato a contenere o presentare contenuti, ma non esistono prove sufficienti per determinare se questo abbia servito uno scopo domestico, prestigioso o rituale. Né la sua iconografia elaborata, isolata, può dimostrare un’associazione con un particolare santuario o una cerimonia di corte. La possibilità di un uso cerimoniale resta plausibile, ma va intesa come ipotesi e non come fatto documentato.
Apprezzamento storico-artistico
Il vaso deve gran parte della sua distinta estetica dalla sofisticata relazione tra un corpo intensamente rotondo e gli elementi scultorei che si proiettano dalla sua superficie. La sua sagoma compatta fornisce un quadro formale contenuto per un programma decorativo animato in cui maschere antropomorfe, immagini animali e motivi ornamentali finemente lavorati sono portati in un dialogo visivo ravvicinato. Le scale contrastanti delle figure principali e i motivi a trefoglie ripetuti creano un ritmo coinvolgente, mentre l’interazione tra superfici lisce patinate e rilievo testurato contribuisce alla ricchezza scultorea dell’oggetto. Particolarmente efficace è la concezione del vaso come una composizione tridimensionale: invece di privilegiare una singola visuale frontale, la decorazione si sviluppa lungo la circonferenza, rivelando successive figure figurative man mano che l’oggetto viene ruotato. Questa integrazione di forma, ornamento e immaginario collega l’opera ai principi estetici più ampi della lavorazione dei metalli Edo e delle tradizioni artistiche associate al Regno di Benin. La sua datazione e il luogo di produzione precisi restano da stabilire, e l’evidenza fotografica disponibile non giustifica l’attribuzione a una specifica bottega reale storica. Tuttavia, il vaso rappresenta una riuscita interpretazione del vocabolario formale e iconografico della fusione del bronzo di Benin, distinto dall’espressivo modellamento dei rilievi figurativi, dalla densità dell’ornamentazione e dall’armoniosa relazione tra proiezione scultorea e forma geometrica di base.
Letteratura e oggetti comparativi
Augustus Henry Lane-Fox Pitt-Rivers: Antique Works of Art from Benin, Londra, 1900, in particolare le Tavole VIII e XXIV.
Barbara Plankensteiner (ed.): Benin: Kings and Rituals. Court Arts from Nigeria, Ghent, 2007.
Kathryn Wysocki Gunsch: The Benin Plaques: A 16th Century Imperial Monument, London/New York, 2018.
British Museum, Londra, Inventario n. Af1949,46.159, Vaso di bronzo sferico, Edo, Benin, XVI-XIX secolo.
Metropolitan Museum of Art, New York, Accession No. 1991.17.58a, b, Aquamanile Leopardo, Edo, Benin, XVI-XIX secolo.
Digital Benin: piattaforma di ricerca digitale internazionale e database di collezione che documenta l’arte storica e il patrimonio culturale del Regno di Benin. www.digitalbenin.org
Copyright e_DOCUMENTAZIONE SCIENTIFICA
Alcune delle informazioni e fotografie sono state generate con l’assistenza dell’intelligenza artificiale e si basano su fonti pubblicate in etnografia, archeologia e storia dell’arte. I testi originali e le fotografie possono essere protetti da copyright. Tutti i diritti detenuti dai titolari dei diritti corrispondenti sono riservati.
Il venditore si racconta
Vaso in bronzo del Benin con maschere antropomorfe, testa di coccodrillo e ariete
Cultura: Edo, Regno di Benin, odierna Edo State, Nigeria – attribuzione stilistica
Materiale: Lega di rame, probabilmente ottone, fuse e cesellate
Tecnica: Presumibilmente fusione a cera persa (cire perdue)
Data: Indeterminata; produzione storica o successiva
Nessuna relazione di test scientifico è fornita per questo pezzo. La sua età e origine geografica non sono quindi verificate.
Dimensioni: Altezza: 17 cm, Dimensione 14 cm,
Peso: 1,8 kg, senza piedistallo
Inv. n. MAZ30900a
Questo vaso metallico, elaboratamente ornamentato, si distingue per il corpo quasi sferico, leggermente compresso, spalle dolcemente inclinate e collo cilindrico corto che si allarga all’esterno. La bocca è bordata da un prominente motivo a intreccio di corda, mentre il collo è circondato da una fascia continua intrecciata composta da ampie strisce sovrapposte contro uno sfondo finemente punteggiato. La superficie mostra una patinatura di colore marrone scuro fino a verdognolo-nerastro, con zone di metallo esposto di tonalità più calde e tracce sparse di ossidazione. Particolarmente impressionante è l’integrazione di rilievi figuralmente modellati all’interno di un prototipo ornato altrimenti continuo. Su due lati opposti dominano volti antropomorfi proiettati, le cui caratteristiche sono rese con notevole enfasi scultorea. Occhi grandi e circolari, definiti da contorni rialzati concentrici, conferiscono ai volti un’espressione intensamente animata, mentre nasi prominenti, labbra piene e dettagli facciali accuratamente articulate contribuiscono al loro aspetto distintivo. Elementi curves si estendono dagli angoli delle bocche verso le guance e le tempie, possibly representing stylised facial hair, ceremonial adornments or other conventionalised attributes. I frontini e le coiffures sono contraddistinti da righe parallele ravvicinate, introducendo una ulteriore dimensione di raffinamento tattile. Tra i volti antropomorfi compaiono due rappresentazioni zoomorfe contrastanti. Da un lato emerge una creatura simile a un coccodrillo con corpo allungato e segmentato, quattro arti spalati e una coda lunga e riccioluta. La superficie dorsale testurizzata, eminenti protuberanze e la testa allungata rafforzano l’identificazione come coccodrillo. Sull’altro lato, una testa animale protesa con corna fortemente curve e rigate è probabilmente interpretata come un ariete. Le aree intermedie del vaso sono densamente ornate con piccoli motivi a trefoglie o a foglia, ciascuno definito da contorni incisi e interni finemente punteggiati. Questi motivi si estendono sulle spalle e sul corpo tondo, creando una continuità ritmica tra le principali composizioni figurative. Il gioco tra rilievo, texture e ornamento conferisce al vaso una presenza scultorea riccamente articolata, invitando l’esame da ogni angolo.
Contesto storico-artistico
La giustapposizione di immagini antropomorfe e zoomorfe su superfici meticolosamente ornate è caratteristica di importanti filoni delle tradizioni della lavorazione dei metalli associate al Regno di Benin. A partire almeno dal XV secolo, gli operatori del bronzo Edo hanno sviluppato un vocabolario artistico sofisticato in cui figure umane, animali, regalia e dispositivi ornamentali potevano articolare concetti di regalità, gerarchia sociale, autorità degli antenati e potere spirituale. In questa tradizione visiva più ampia, il presente vaso è notevole per la sua sintesi tra una forma compatta, bilanciata architettonicamente, e un programma di decorazione scultorea insolitamente animato. Le maschere e gli animali proiettati interrompono la continuità della superficie rotonda senza compromettere la sua simmetria di fondo, mentre i motivi fogliati ripetuti creano un campo ornamentale unificante. Tale approccio trova parallelismi nelle opere metalliche storiche di Benin, dove composizioni figurate sollevate sono spesso giustapposte a sfondi accuratamente lavorati. Tuttavia, l’ornamento della vasa è sufficientemente individuale da richiedere cautela nell’attribuirlo a un periodo o laboratorio specifico. Sebbene il suo vocabolario formale sia coerente con l’ampia tradizione artistica Edo, le affinità stilistiche da sole non possono stabilire una produzione all’interno della corte reale storica né dimostrare una data precedente alla conquista britannica di Benin nel 1897. La fusione di ottone ispirata al Benin proseguì durante i periodi coloniali e post-coloniali, con laboratori che preservavano, adattavano e ricombinavano forme e convenzioni iconografiche consolidate. Una valutazione cronologica più precisa richiederebbe un’esame ravvicinato della struttura di fusione, della composizione dell’alliage, delle superfici interne, della patinazione e della storia della collezione documentata.
Esempi comparativi e Benin digitale
Una comparazione tipologica particolarmente rilevante è un vaso di bronzo sferico conservato al British Museum, Londra, numero di inventario Af1949,46.159, attribuito alla cultura Edo e datato approssimativamente tra XVI e XIX secolo. Misura circa 27 cm di altezza, anche l’esempio del British Museum presenta un corpo compatto e rotondo, un collo corto e un elaborato programma decorativo che combina immagini zoomorfe con ornamenti intrecciati e punteggiati. La sua decorazione include leopardi, rane e altri motivi disposti sulla superficie curva del vaso. I parallels sono particolarmente evidenti nella concezione d’insieme del contenitore come un campo scenico continuo, in cui l’immaginario figurativo e la schematicità geometrica sono integrati in una composizione unificata. L’esempio presente, tuttavia, si differenzia per una maggiore enfasi su un numero limitato di elementi antropomorfi e zoomorfici proiettanti in modo prominente. Ulteriori materiali comparativi si trovano nella pioneristica pubblicazione di Augustus Henry Lane-Fox Pitt-Rivers Antique Works of Art from Benin (1900), che illustra una varietà di vasi metallici riccamente decorati che incorporano figure umane, creature serpiginose e altri forme animali. Questi primi documenti sono particolarmente preziosi nel dimostrare la presenza storica di programmi figural complessi su contenitori in metallo fuso associati a Benin. Tradizioni comparabili sono presenti anche tra vasi metallici storici di Benin conservati in collezioni nigeriane, sebbene esempi individuali variino notevolmente in forma, costruzione e organizzazione funzionale. La piattaforma di ricerca Digital Benin fornisce un quadro essenziale per collocare tali opere all’interno del corpus più ampio di oggetti dispersi nelle collezioni museali internazionali. Riunendo registri istituzionali, classificazioni storiche e informazioni sulla provenienza, il database facilita un confronto sistematico tra forme di vaso, convenzioni ornamentali ed elementi iconografici. Attualmente, però, nessun oggetto debitamente documentato nei registri disponibili di Digital Benin può essere identificato come contrappunto formale e iconografico esatto del presente vaso. Gli esempi citati dovrebbero dunque essere intesi come evidenza comparativa per una tradizione artistica piuttosto che come modelli diretti o indicatori definitivi di d
Iconografia e Simbolismo
La combinazione di immagini umane e animali invita a un’interpretazione all’interno delle tradizioni simboliche della corte di Benin, dove rappresentazioni di creature particolari potevano veicolare idee di autorità, protezione soprannaturale e la relazione tra regno terrestre e dominio spirituale. I coccodrilli e altri animali acquatici occupano una posizione significativa all’interno della cultura visiva di Benin, in particolare per associazioni con l’acqua, la potenza spirituale e il dominio di Olokun, la divinità legata al mare, alla ricchezza e alla prosperità. In questo contesto, il coccodrillo raffigurato sul vaso può evocare concetti che vanno oltre la sua identità naturalistica, sebbene non sia possibile stabilire una funzione simbolica specifica con certezza. I volti umani proiettati sono anch’essi aperti a diverse interpretazioni. I loro occhi marcati, le acconciature attentamente articulate e i distintivi ornamenti facciali possono suggerire figure investite di significato sociale o spirituale, ma l’assenza di attributi identificativi non equivoci esclude l’associazione con un particolare sovrano, antenato o divinità. La testa dell’ariete introduce un ulteriore elemento nella composizione iconografica. Sebbene l’ariete possa essere interpretato in termini di vigore, forza ed energia assertiva, il suo significato preciso all’interno di questo gruppo rimane incerto. Allo stesso modo, i motivi a trepetti ripetuti, pur richiamando visivamente forme vegetali, non dovrebbero automaticamente essere attribuiti a un preciso significato religioso o legato alla fertilità. La loro funzione primaria è ornamentale: ordinano la superficie del vaso, media tra i grandi elementi scultorei e contribuiscono alla coerenza complessiva della composizione. Considerando tutto insieme, l’immaginario suggerisce un interesse per l’interrelazione tra autorità umana, potenza animale e mondo naturale, senza permettere una ricostruzione definitiva del programma simbolico previsto per il vaso.
Possibile funzione e significato culturale
Il vasetto, con la decorazione elaborata e la manifattura tecnicamente impegnativa, sembra sia stato concepito come oggetto di notevole significato visivo e possibilmente sociale. I vasi di metallo storici di Benin hanno svolto una gamma di funzioni, tra cui contenimento, presentazione e maneggiamento cerimoniale di liquidi o altre sostanze, mentre alcune forme erano associate a ambienti elitari o reali. Le celebri aquamanili in metallo fuso di Benin, tra cui l’Aquamanile Leopardo al Metropolitan Museum of Art, dimostrano l’importanza di contenitori concepiti scultoricamente all’interno del repertorio artistico e cerimoniale degli Edo. Tuttavia, la funzione specifica del presente vaso non può essere stabilita dall’aspetto esterno. Il collo corto, relativamente aperto, e il corpo rotondo sono compatibili con un contenitore destinato a contenere o presentare contenuti, ma non esistono prove sufficienti per determinare se questo abbia servito uno scopo domestico, prestigioso o rituale. Né la sua iconografia elaborata, isolata, può dimostrare un’associazione con un particolare santuario o una cerimonia di corte. La possibilità di un uso cerimoniale resta plausibile, ma va intesa come ipotesi e non come fatto documentato.
Apprezzamento storico-artistico
Il vaso deve gran parte della sua distinta estetica dalla sofisticata relazione tra un corpo intensamente rotondo e gli elementi scultorei che si proiettano dalla sua superficie. La sua sagoma compatta fornisce un quadro formale contenuto per un programma decorativo animato in cui maschere antropomorfe, immagini animali e motivi ornamentali finemente lavorati sono portati in un dialogo visivo ravvicinato. Le scale contrastanti delle figure principali e i motivi a trefoglie ripetuti creano un ritmo coinvolgente, mentre l’interazione tra superfici lisce patinate e rilievo testurato contribuisce alla ricchezza scultorea dell’oggetto. Particolarmente efficace è la concezione del vaso come una composizione tridimensionale: invece di privilegiare una singola visuale frontale, la decorazione si sviluppa lungo la circonferenza, rivelando successive figure figurative man mano che l’oggetto viene ruotato. Questa integrazione di forma, ornamento e immaginario collega l’opera ai principi estetici più ampi della lavorazione dei metalli Edo e delle tradizioni artistiche associate al Regno di Benin. La sua datazione e il luogo di produzione precisi restano da stabilire, e l’evidenza fotografica disponibile non giustifica l’attribuzione a una specifica bottega reale storica. Tuttavia, il vaso rappresenta una riuscita interpretazione del vocabolario formale e iconografico della fusione del bronzo di Benin, distinto dall’espressivo modellamento dei rilievi figurativi, dalla densità dell’ornamentazione e dall’armoniosa relazione tra proiezione scultorea e forma geometrica di base.
Letteratura e oggetti comparativi
Augustus Henry Lane-Fox Pitt-Rivers: Antique Works of Art from Benin, Londra, 1900, in particolare le Tavole VIII e XXIV.
Barbara Plankensteiner (ed.): Benin: Kings and Rituals. Court Arts from Nigeria, Ghent, 2007.
Kathryn Wysocki Gunsch: The Benin Plaques: A 16th Century Imperial Monument, London/New York, 2018.
British Museum, Londra, Inventario n. Af1949,46.159, Vaso di bronzo sferico, Edo, Benin, XVI-XIX secolo.
Metropolitan Museum of Art, New York, Accession No. 1991.17.58a, b, Aquamanile Leopardo, Edo, Benin, XVI-XIX secolo.
Digital Benin: piattaforma di ricerca digitale internazionale e database di collezione che documenta l’arte storica e il patrimonio culturale del Regno di Benin. www.digitalbenin.org
Copyright e_DOCUMENTAZIONE SCIENTIFICA
Alcune delle informazioni e fotografie sono state generate con l’assistenza dell’intelligenza artificiale e si basano su fonti pubblicate in etnografia, archeologia e storia dell’arte. I testi originali e le fotografie possono essere protetti da copyright. Tutti i diritti detenuti dai titolari dei diritti corrispondenti sono riservati.
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