Tijs Dragtsma (1992) - Claws of Foam Devour the Dark






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Un’opera originale su supporte misto del 2026 firmata dall’artista olandese Tijs Dragtsma intitolata Claws of Foam Devour the Dark, 51 × 51 cm, bianco e nero, Contemporaneo, venduta con cornice, direttamente dall’artista, in ottime condizioni.
Descrizione del venditore
Una singola artigliata di schiuma pende nell’aria sopra le barche, catturata nell’istante prima che cada, e quell’istante è dentro al quale Claws of Foam Devour the Dark ti invita a stare.
Questo è dopo la Grande onda di Kanagawa, la xilografia che Hokusai fece verso il 1831 come parte dei suoi Trenta Sei Vedute del Monte Fuji, un’immagine così spesso riprodotta da essere diventata uno schema concettuale per il mare stesso.
Ciò per cui la stampa è amata a colori, il blu piatto della risacca, la velatura pallida del cielo, il tono caldo della carta sotto di essa, è stato qui ceduto al nero. Il colore non manca, è semplicemente stato consegnato all’oscurità, come il mare stesso riprende tutto ciò che gli è gettato dentro.
Il resto è formato da un campo di segni individuali, graffi controllati tenuti in superficie al vetro acrilico piuttosto che stesi su di esso. La cresta a spirale e le sue artigli di schiuma raccolgono la maggior luce dell’intera opera, erigendosi come una singola forma pallida contro l’acqua nera. Il Monte Fuji mantiene il suo silenzio, un piccolo triangolo luminoso basso sull’orizzonte, intatto di fronte alla violenza che passa davanti ad esso. Le tre barche sopravvivono solo come linee deboli e accalcate, quasi perse sotto la cresta che stava sempre per chiuderle.
La luce non crea questa immagine. La rafforza. Vista frontalmente, la voce della onda si legge come un grande respiro raccolto. Prendila da un’angolazione e la schiuma si approfondisce, ogni artiglio si separa dal successivo, la spruzzata di polvere fine tra cresta e montagna tremola come qualcosa colto a metà caduta.
Claws of Foam Devour the Dark appartiene a After the Masters, una serie all’interno di Art with Scratch di Tijs Dragtsma in cui l’immaginario è costruito attraverso danni controllati della superficie piuttosto che tramite pigmento o stampa, e in cui quel medesimo danno diventa un modo di chiedersi quanto possa essere spogliata di colore un’immagine prima che l’occhio continui a chiamarla mare. Un linguaggio visivo in cui il danno non è distruzione, ma struttura.
"La onda che non finisce mai di cadere."
Riguardo a Art with Scratch
Art with Scratch è un corpo di opere in cui l’immagine non è disegnata, ma liberata. Intagliata riga per riga in una superficie nera profonda, ogni opera emerge attraverso innumerevoli graffi precisi che catturano la luce e portano la forma dall’oscurità.
A distanza, l’immagine appare quasi fotografica. Potente, riconoscibile e piena di presenza. Eppure da vicino l’opera si dissolve in un campo denso di segni individuali. Fine, fragile e quasi priva di peso. Ciò che sembrava solido si rivela come una delicata rete di linee, ciascuna gesto deliberato, ciascuna essenziale per il tutto.
La luce non crea l’immagine. La rafforza. Il fondo nero assorbe, mentre le linee graffiate riflettono. Man mano che la luce si sposta sulla superficie, l’immagine respira. Da un’angolazione la figura risulta chiara e definita. Da un’altra si ammorbidisce e torna alla staticità da cui era venuta, senza mai scomparire. Sotto un riflettore focalizzato, il contrasto si approfondisce e l’immagine assume una qualità quasi scultorea, luminosa.
Ciò che rende questo mezzo così coinvolgente è la sua quieta tensione. L’atto di graffiare è diretto e irreversibile. Ogni linea è una decisione che non può essere annullata. Eppure il risultato non è aspro. È intimo, atmosferico e vivo di movimento. La durezza si trasforma in morbidezza. La distruzione diventa creazione. L’assenza diventa presenza.
In opere come questo ritratto, la figura non è mai completamente fissa. Attraverso l’interazione di linea, luce e ombra, l’immagine cambia con la prospettiva e l’atmosfera. In certi momenti, l’argomento sembra avanzare dal buio. In altri, si riaccosta allo stato di quiete. È in quel movimento, tra nitidezza e calma, che l’opera prende vita.
Come tutti i materiali toccati dal tempo, anche la superficie porta una sua quieta vita. Ogni graffio trattiene un momento, un respiro, un gesto. Insieme formano non solo un’immagine, ma una presenza, una presenza che continua a rivelarsi ad ogni cambio di luce.
Riguardo all’Artista
Mi chiamo Tijs Dragtsma, fondatore di TD Fine Art Studio.
Come artista, sono guidato dal costante desiderio di esplorare nuovi linguaggi visivi. Non vedo l’arte come uno stile fisso, ma come un campo di scoperta in evoluzione dove materiale, struttura, luce ed emozione si incontrano.
Il mio lavoro spesso inizia con una domanda semplice. Come può un materiale parlare in modo nuovo. Come può la durezza diventare intimità. Come può la precisione creare emozione. Quella ricerca è al cuore di tutto ciò che creo.
All’interno di TD Fine Art Studio, ogni corpo di lavoro viene affrontato come se fosse un proprio mondo, con la propria logica, atmosfera e identità visiva. Alcune opere sono costruite attraverso ritmo, ripetizione e struttura. Altre emergono attraverso l’assenza, l’ombra, la riflessione o la tensione. Ciò che le collega è un impegno condiviso per originalità, chiarezza e presenza emozionale.
Sono affascinato dal contrasto. Tra forza e fragilità. Tra controllo e sentimento. Tra ciò che è visibile e ciò che resta aperto all’interpretazione. Il mio obiettivo non è semplicemente creare un’immagine, ma creare un’opera che tenga l’attenzione, inviti alla riflessione e continui a rivelarsi nel tempo.
TD Fine Art Studio è lo spazio in cui converge questa esplorazione. Non è solo uno studio, ma un universo artistico in evoluzione plasmato dalla curiosità, dalla precisione e dall’ambizione di creare opere che sembrino distinte, intenzionali e vive.
Una singola artigliata di schiuma pende nell’aria sopra le barche, catturata nell’istante prima che cada, e quell’istante è dentro al quale Claws of Foam Devour the Dark ti invita a stare.
Questo è dopo la Grande onda di Kanagawa, la xilografia che Hokusai fece verso il 1831 come parte dei suoi Trenta Sei Vedute del Monte Fuji, un’immagine così spesso riprodotta da essere diventata uno schema concettuale per il mare stesso.
Ciò per cui la stampa è amata a colori, il blu piatto della risacca, la velatura pallida del cielo, il tono caldo della carta sotto di essa, è stato qui ceduto al nero. Il colore non manca, è semplicemente stato consegnato all’oscurità, come il mare stesso riprende tutto ciò che gli è gettato dentro.
Il resto è formato da un campo di segni individuali, graffi controllati tenuti in superficie al vetro acrilico piuttosto che stesi su di esso. La cresta a spirale e le sue artigli di schiuma raccolgono la maggior luce dell’intera opera, erigendosi come una singola forma pallida contro l’acqua nera. Il Monte Fuji mantiene il suo silenzio, un piccolo triangolo luminoso basso sull’orizzonte, intatto di fronte alla violenza che passa davanti ad esso. Le tre barche sopravvivono solo come linee deboli e accalcate, quasi perse sotto la cresta che stava sempre per chiuderle.
La luce non crea questa immagine. La rafforza. Vista frontalmente, la voce della onda si legge come un grande respiro raccolto. Prendila da un’angolazione e la schiuma si approfondisce, ogni artiglio si separa dal successivo, la spruzzata di polvere fine tra cresta e montagna tremola come qualcosa colto a metà caduta.
Claws of Foam Devour the Dark appartiene a After the Masters, una serie all’interno di Art with Scratch di Tijs Dragtsma in cui l’immaginario è costruito attraverso danni controllati della superficie piuttosto che tramite pigmento o stampa, e in cui quel medesimo danno diventa un modo di chiedersi quanto possa essere spogliata di colore un’immagine prima che l’occhio continui a chiamarla mare. Un linguaggio visivo in cui il danno non è distruzione, ma struttura.
"La onda che non finisce mai di cadere."
Riguardo a Art with Scratch
Art with Scratch è un corpo di opere in cui l’immagine non è disegnata, ma liberata. Intagliata riga per riga in una superficie nera profonda, ogni opera emerge attraverso innumerevoli graffi precisi che catturano la luce e portano la forma dall’oscurità.
A distanza, l’immagine appare quasi fotografica. Potente, riconoscibile e piena di presenza. Eppure da vicino l’opera si dissolve in un campo denso di segni individuali. Fine, fragile e quasi priva di peso. Ciò che sembrava solido si rivela come una delicata rete di linee, ciascuna gesto deliberato, ciascuna essenziale per il tutto.
La luce non crea l’immagine. La rafforza. Il fondo nero assorbe, mentre le linee graffiate riflettono. Man mano che la luce si sposta sulla superficie, l’immagine respira. Da un’angolazione la figura risulta chiara e definita. Da un’altra si ammorbidisce e torna alla staticità da cui era venuta, senza mai scomparire. Sotto un riflettore focalizzato, il contrasto si approfondisce e l’immagine assume una qualità quasi scultorea, luminosa.
Ciò che rende questo mezzo così coinvolgente è la sua quieta tensione. L’atto di graffiare è diretto e irreversibile. Ogni linea è una decisione che non può essere annullata. Eppure il risultato non è aspro. È intimo, atmosferico e vivo di movimento. La durezza si trasforma in morbidezza. La distruzione diventa creazione. L’assenza diventa presenza.
In opere come questo ritratto, la figura non è mai completamente fissa. Attraverso l’interazione di linea, luce e ombra, l’immagine cambia con la prospettiva e l’atmosfera. In certi momenti, l’argomento sembra avanzare dal buio. In altri, si riaccosta allo stato di quiete. È in quel movimento, tra nitidezza e calma, che l’opera prende vita.
Come tutti i materiali toccati dal tempo, anche la superficie porta una sua quieta vita. Ogni graffio trattiene un momento, un respiro, un gesto. Insieme formano non solo un’immagine, ma una presenza, una presenza che continua a rivelarsi ad ogni cambio di luce.
Riguardo all’Artista
Mi chiamo Tijs Dragtsma, fondatore di TD Fine Art Studio.
Come artista, sono guidato dal costante desiderio di esplorare nuovi linguaggi visivi. Non vedo l’arte come uno stile fisso, ma come un campo di scoperta in evoluzione dove materiale, struttura, luce ed emozione si incontrano.
Il mio lavoro spesso inizia con una domanda semplice. Come può un materiale parlare in modo nuovo. Come può la durezza diventare intimità. Come può la precisione creare emozione. Quella ricerca è al cuore di tutto ciò che creo.
All’interno di TD Fine Art Studio, ogni corpo di lavoro viene affrontato come se fosse un proprio mondo, con la propria logica, atmosfera e identità visiva. Alcune opere sono costruite attraverso ritmo, ripetizione e struttura. Altre emergono attraverso l’assenza, l’ombra, la riflessione o la tensione. Ciò che le collega è un impegno condiviso per originalità, chiarezza e presenza emozionale.
Sono affascinato dal contrasto. Tra forza e fragilità. Tra controllo e sentimento. Tra ciò che è visibile e ciò che resta aperto all’interpretazione. Il mio obiettivo non è semplicemente creare un’immagine, ma creare un’opera che tenga l’attenzione, inviti alla riflessione e continui a rivelarsi nel tempo.
TD Fine Art Studio è lo spazio in cui converge questa esplorazione. Non è solo uno studio, ma un universo artistico in evoluzione plasmato dalla curiosità, dalla precisione e dall’ambizione di creare opere che sembrino distinte, intenzionali e vive.
