Bruno Barbey - Maroc - 2003





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Maroc di Bruno Barbey, 1ª edizione pubblicata da La Martinière nel 2003, libro fotografico cartononato di 182 pagine in francese, dimensioni 37 cm x 25 cm, lingua originale francese, esemplare singolo in buono stato, brucciatura leggera sulla pagina di guardia.
Descrizione del venditore
Libro esaurito in buone condizioni / lieve piega molto leggera sulla pagina di guardia: copertina e interno come nuovi
Bruno Barbey è nato in Marocco. Ha vissuto fino all’età di dodici anni tra Rabat, Marrakech e Tangeri. Più che un semplice elemento biografico, più che un primo indizio per penetrare nel mistero di un fotografo discreto, si tratta qui di una chiave. Ha conservato una fascinazione per questo paese che esprime attraverso trentacinque anni di fotografia, che sono altrettante testimonianze di ciò che lui chiama «un Marocco che perdura». «Il Marocco lo destò, lo permeò, lo inondò di luci, di colori, di contrasti. Abituò il suo sguardo a rossi, gialli, ori, ocra, fulvi, ombre e poi delle sabbie. Di quelli che sconvolsero i pittori, ipnotizzarono Delacroix, affascinarono Matisse, costretto, per sua stessa ammissione, a rivedere da fonda in su la sua tavolozza», scritto a suo proposito da Annick Cojean.
Le fotografie di Bruno Barbey offrono lo sguardo di un artista contemporaneo sulla realtà marocchina, che ha attraversato la storia mantenendo però la sua singolarità. Da qui nasce questa gioia nel girovagare per le città di Essaouira, Casablanca o Fez, nel lasciarsi conquistare dal piacere dei colori e delle sostanze, nel lasciarsi coinvolgere dai giochi di ombre e luci nel dedalo delle viuzze e delle architetture. Il suo occhio d’artista e la sua complicità con il paese e i suoi abitanti ne restituiscono un quadro senza tempo; testi di Jemia e J.-M.-G. Le Clézio, foto a colori.
Libro esaurito in buone condizioni / lieve piega molto leggera sulla pagina di guardia: copertina e interno come nuovi
Bruno Barbey è nato in Marocco. Ha vissuto fino all’età di dodici anni tra Rabat, Marrakech e Tangeri. Più che un semplice elemento biografico, più che un primo indizio per penetrare nel mistero di un fotografo discreto, si tratta qui di una chiave. Ha conservato una fascinazione per questo paese che esprime attraverso trentacinque anni di fotografia, che sono altrettante testimonianze di ciò che lui chiama «un Marocco che perdura». «Il Marocco lo destò, lo permeò, lo inondò di luci, di colori, di contrasti. Abituò il suo sguardo a rossi, gialli, ori, ocra, fulvi, ombre e poi delle sabbie. Di quelli che sconvolsero i pittori, ipnotizzarono Delacroix, affascinarono Matisse, costretto, per sua stessa ammissione, a rivedere da fonda in su la sua tavolozza», scritto a suo proposito da Annick Cojean.
Le fotografie di Bruno Barbey offrono lo sguardo di un artista contemporaneo sulla realtà marocchina, che ha attraversato la storia mantenendo però la sua singolarità. Da qui nasce questa gioia nel girovagare per le città di Essaouira, Casablanca o Fez, nel lasciarsi conquistare dal piacere dei colori e delle sostanze, nel lasciarsi coinvolgere dai giochi di ombre e luci nel dedalo delle viuzze e delle architetture. Il suo occhio d’artista e la sua complicità con il paese e i suoi abitanti ne restituiscono un quadro senza tempo; testi di Jemia e J.-M.-G. Le Clézio, foto a colori.

