Feticcio splendido - Bakongo - Repubblica Democratica del Congo (Senza prezzo di riserva)





Tutela degli acquirenti Catawiki
Il tuo pagamento è al sicuro con noi finché non ricevi il tuo oggetto.Mostra dettagli
Trustpilot 4.4 | 142947 recensioni
Valutato Eccellente su Trustpilot.
Descrizione del venditore
Fetiche Nkisi Nkonde - Kongo / Yombe - RDC Zaire - Nkisi Nkonde
Le Minkisi (plurale di Nkisi) costituiscono veramente l’incarnazione di un’entità spirituale che si sottomette a un controllo umano attraverso riti. Vengono utilizzati per risolvere ogni tipo di problema (malattia, sterilità, conflitti...)
Le Minkisi erano anche i depositari della memoria collettiva del clan e potevano anche servire, talvolta, a vendicare gli innocenti infliggendo al colpevole una malattia improvvisa o uccidendolo.
Si tratta generalmente di statue antropomorfe alte 15 a 30 cm, dotate di una cavità ventrale in cui è posta la carica magica: il bilongo.
Essa è composta da varie sostanze vegetali e animali poste nella cavità chiusa da una stura resinosa ornata di conchiglie o di specchio. Lo specchio permetteva al indovino di rilevare l’approssimarsi di stregoni provenienti da ciascuna delle quattro direzioni.
L’atto di richiudere questo receptacolo non è innocuo, poiché indica che le potenze invocate possono essere controllate.
È l’indovino, il Nganga, che durante una cerimonia pone la carica e, di conseguenza, attiva i poteri della statua con molteplici tocchi ritmici.
In seguito, poiché è l’intermediario tra la persona che va a consultarlo e il Nkisi, il Nganga lecca un chiodo o un elemento metallico e lo conficca nel corpo della statua. Questo rituale è talvolta riprodotto anche in scultura, alcuni Nkisi hanno la lingua pendente. Secondo le fonti, va notato che talvolta era proprio il cliente a leccare il chiodo prima di conficcarlo nella statua (Trésors d’afrique - Tervuren pagina 288).
Leccando il chiodo, l’indovino e/o il cliente “risvegliano” così lo spirito del Nkisi che può ora essere invocato.
Poi tutto si gioca nello sguardo. C’era lo sguardo del Nkisi che, attraverso i suoi occhi di metallo o di specchio lucente, sembrava fissare colui che presta giuramento.
E viceversa, lo sguardo del cliente che non riusciva a distogliere lo sguardo dal pezzo di specchio presente sul ventre della statua dove erano nascoste le sostanze magiche.
Il volto era trattato con cura poiché doveva apparire aggressivo. La bocca era sempre aperta, raffigurante il grido di colui che presta giuramento.
Secondo le regioni e le attribuzioni della statua, i Nkisi (più spesso antropomorfi) avevano atteggiamenti fisici differenti. Quelli che stringevano un’arma con il braccio destro alzato erano i più dinamici, i più efficaci. Quelli che avevano una bocca aperta ricevevano offerte di cibo nello stesso momento in cui veniva chiesto di “mangiare” il criminale sconosciuto contro cui era attivato. (Trésors d’afrique - Tervuren pagina 288)
Di altri Minkisi, senza chiodi ma con una carica ventrale, sono mostrati inginocchiati, spesso bi-colori, la testa voltata a sinistra e le costole ben marcate (esempio la copertina del libro "Le geste Kongo" Editions Dapper).
Si suggerisce che questa enfatizzazione delle costole possa forse riferirsi alla malattia che i Kongo chiamano Lubanzi (le costole) e che designa la polmonite nonché altre patologie respiratorie.
La lingua sporgente indica allora che è opportuno lecare i medicamenti durante il rito.
Fetiche Nkisi Nkonde - Kongo / Yombe - RDC Zaire - Nkisi Nkonde
Le Minkisi (plurale di Nkisi) costituiscono veramente l’incarnazione di un’entità spirituale che si sottomette a un controllo umano attraverso riti. Vengono utilizzati per risolvere ogni tipo di problema (malattia, sterilità, conflitti...)
Le Minkisi erano anche i depositari della memoria collettiva del clan e potevano anche servire, talvolta, a vendicare gli innocenti infliggendo al colpevole una malattia improvvisa o uccidendolo.
Si tratta generalmente di statue antropomorfe alte 15 a 30 cm, dotate di una cavità ventrale in cui è posta la carica magica: il bilongo.
Essa è composta da varie sostanze vegetali e animali poste nella cavità chiusa da una stura resinosa ornata di conchiglie o di specchio. Lo specchio permetteva al indovino di rilevare l’approssimarsi di stregoni provenienti da ciascuna delle quattro direzioni.
L’atto di richiudere questo receptacolo non è innocuo, poiché indica che le potenze invocate possono essere controllate.
È l’indovino, il Nganga, che durante una cerimonia pone la carica e, di conseguenza, attiva i poteri della statua con molteplici tocchi ritmici.
In seguito, poiché è l’intermediario tra la persona che va a consultarlo e il Nkisi, il Nganga lecca un chiodo o un elemento metallico e lo conficca nel corpo della statua. Questo rituale è talvolta riprodotto anche in scultura, alcuni Nkisi hanno la lingua pendente. Secondo le fonti, va notato che talvolta era proprio il cliente a leccare il chiodo prima di conficcarlo nella statua (Trésors d’afrique - Tervuren pagina 288).
Leccando il chiodo, l’indovino e/o il cliente “risvegliano” così lo spirito del Nkisi che può ora essere invocato.
Poi tutto si gioca nello sguardo. C’era lo sguardo del Nkisi che, attraverso i suoi occhi di metallo o di specchio lucente, sembrava fissare colui che presta giuramento.
E viceversa, lo sguardo del cliente che non riusciva a distogliere lo sguardo dal pezzo di specchio presente sul ventre della statua dove erano nascoste le sostanze magiche.
Il volto era trattato con cura poiché doveva apparire aggressivo. La bocca era sempre aperta, raffigurante il grido di colui che presta giuramento.
Secondo le regioni e le attribuzioni della statua, i Nkisi (più spesso antropomorfi) avevano atteggiamenti fisici differenti. Quelli che stringevano un’arma con il braccio destro alzato erano i più dinamici, i più efficaci. Quelli che avevano una bocca aperta ricevevano offerte di cibo nello stesso momento in cui veniva chiesto di “mangiare” il criminale sconosciuto contro cui era attivato. (Trésors d’afrique - Tervuren pagina 288)
Di altri Minkisi, senza chiodi ma con una carica ventrale, sono mostrati inginocchiati, spesso bi-colori, la testa voltata a sinistra e le costole ben marcate (esempio la copertina del libro "Le geste Kongo" Editions Dapper).
Si suggerisce che questa enfatizzazione delle costole possa forse riferirsi alla malattia che i Kongo chiamano Lubanzi (le costole) e che designa la polmonite nonché altre patologie respiratorie.
La lingua sporgente indica allora che è opportuno lecare i medicamenti durante il rito.

