Camillo Gannelli - Braciere






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Camillo Gannelli presenta Braciere, opera originale in tecnica mista su tela 50x50 cm con pittura acrilica, firmata a mano, del 2026, palette rossa, arancione, gialla e turchese, venduta direttamente dall’artista, in eccellenti condizioni.
Descrizione del venditore
BRACIERE
C'è un quadro che non si guarda, si sente sulla pelle.
Tutto parte dal basso: un rosso profondo, denso, materico, quasi lavico. Non è un rosso piatto, è un impasto di spatola, di strati, di solchi. Sembra terra bruciata, ferro arroventato, un campo dopo il fuoco. Più sali verso l'alto e il rosso si schiarisce, si ossida, diventa ocra, ambra, un giallo zolfo fumoso, come se il calore stesse evaporando.
La pittura è tutta gesto. Si vedono i movimenti circolari, ampi, come falci di luna disegnate con la mano. Cerchi interrotti che affiorano e si cancellano, tracce di un vortice lento. Non c'è una figura, c'è un movimento di aria calda.
E poi il colpo di genio che tiene insieme tutto: quattro piccoli squarci di turchese. Un azzurro freddo, quasi elettrico, minuscolo rispetto alla massa incandescente. Non sono decorazione, sono respiro. Sono gocce d'acqua che sfrigolano sulla brace, spiragli di cielo in un giorno di scirocco.
È per questo che l'opera funziona. Senza quel blu sarebbe solo potenza. Con quel blu diventa equilibrio. Caldo e freddo. Materia e luce. Terra e aria.
È un astratto che ricorda l'Informale italiano più nobile, ma con una temperatura tutta sua. Non è drammatico, è vitale. Ti mette addosso una sensazione di calore domestico e ancestrale insieme, come stare davanti a un forno, a un tramonto d'agosto, a un braciere acceso nella notte.
Un'opera su tela 50x50 cm nel formato, monumentale nella sensazione.
Le foto sono allestimenti per dare un esempio di come possa apparire.
BRACIERE
C'è un quadro che non si guarda, si sente sulla pelle.
Tutto parte dal basso: un rosso profondo, denso, materico, quasi lavico. Non è un rosso piatto, è un impasto di spatola, di strati, di solchi. Sembra terra bruciata, ferro arroventato, un campo dopo il fuoco. Più sali verso l'alto e il rosso si schiarisce, si ossida, diventa ocra, ambra, un giallo zolfo fumoso, come se il calore stesse evaporando.
La pittura è tutta gesto. Si vedono i movimenti circolari, ampi, come falci di luna disegnate con la mano. Cerchi interrotti che affiorano e si cancellano, tracce di un vortice lento. Non c'è una figura, c'è un movimento di aria calda.
E poi il colpo di genio che tiene insieme tutto: quattro piccoli squarci di turchese. Un azzurro freddo, quasi elettrico, minuscolo rispetto alla massa incandescente. Non sono decorazione, sono respiro. Sono gocce d'acqua che sfrigolano sulla brace, spiragli di cielo in un giorno di scirocco.
È per questo che l'opera funziona. Senza quel blu sarebbe solo potenza. Con quel blu diventa equilibrio. Caldo e freddo. Materia e luce. Terra e aria.
È un astratto che ricorda l'Informale italiano più nobile, ma con una temperatura tutta sua. Non è drammatico, è vitale. Ti mette addosso una sensazione di calore domestico e ancestrale insieme, come stare davanti a un forno, a un tramonto d'agosto, a un braciere acceso nella notte.
Un'opera su tela 50x50 cm nel formato, monumentale nella sensazione.
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