J. Collin de Plancy - Dictionnaire Infernal - 1863






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Dictionnaire Infernal di J. Collin de Plancy, edizione francese illustrata del 1863, legatura in demi-cuir, pubblicata a Parigi da Henri Plon, con 720 pagine e fine a pagina 720 (mancano le pagine 721–723).
Descrizione del venditore
Dizionario infernale – Inventario universale degli esseri, dei personaggi, dei libri, dei fatti e delle cose che hanno a che fare con gli spiriti, i demoni, i maghi, il commercio dell’inferno, le divinazioni, i malefici, la cabala e le altre scienze occulte, i prodigi, le imposture, le superstizioni diverse e i pronostici, i fatti attuali dello spiritismo, e in genere a tutte le false credenze meravigliose, sorprendenti, misteriose e soprannaturali
di Jacques Collin de Plancy
Sesta edizione, arricchita di 800 nuovi articoli e illustrata da 550 incisioni, tra cui i ritratti di 72 demoni, disegnati da M. L. Breton, secondo documenti formali.
Pubblicato per la prima volta nel 1818, il Dizionario infernale è diventato nel corso delle sue riedizioni una delle grandi somme francesi dedicate alla demonologia e alle credenze soprannaturali. Raccoglie in ordine alfabetico i demoni, i maghi, gli grimori, le apparizioni, le divinazioni e le superstizioni popolari. Il testo, inizialmente diviso in due volumi, fu rimaneggiato molte volte: sei edizioni si susseguirono fino al 1863, ciascuna corretta e potenziata. La sesta, stampata presso Henri Plon, è la più celebre. La sua pagina del titolo annuncia ottocento articoli nuovi e cinquecentocinquanta incisioni, tra cui i ritratti di settantadue demoni disegnati da Louis Breton. Queste figure, a volte grottesche, a volte stranamente moderne, hanno conosciuto un’enorme posterità visiva: sono servite a illustrare innumerevoli libri di esoterismo e demonologia, fino alle edizioni contemporanee, ma hanno anche ispirato numerosi artisti, tra cui i surrealisti. L’opera conserva così una doppia valenza, di documento sulle paure e le credenze del XIX secolo, e di tappa nella storia dell’immaginario del diavolo.
Jacques Albin Simon Collin de Plancy (1793-1881) fu inizialmente uno spirito voltairiano, scettico nei confronti delle superstizioni che collezionava con ironia. Convertitosi al cattolicesimo negli anni successivi, in parte disconobbe i suoi scritti precedenti e revisionò il Dizionario infernale per allinearlo alla teologia cattolica, affermando ora la realtà del diavolo. Autore prolifico, pubblicò anche opere sulle reliquie, le leggende e i prodigi, così come Il Diavolo dipinto da sè nel 1825. Louis Breton, incisore dell’edizione del 1863, aveva ricevuto una formazione medica e si era appassionato alle scene di mare; le sue incisioni di demoni restano la sua opera più conosciuta.
Parigi, Henri Plon, 1863, in-4 (18 x 27 cm), 720 pagine (su 723). Rilegatura in pelle mezzo-bordeaux, dorso a cinque nervi finti, titolo e autore dorati. Rilegatura usurata, il bordo superiore del piatto posteriore è scisso per 5 cm. Mancanze sui bordi della pagina di guardia anteriore, che mostra un timbro sul verso. Il medesimo timbro si trova sulla pagina del falso titolo. Parziale distacco di alcune pagine. Strappo (senza mancanza) di 19 cm sulla pagina 582. Mancanza nell’angolo inferiore delle due ultime pagine. Il libro si ferma alla pagina 720. Mancano quindi le tre ultime pagine: 721, 722 e 723.
Dizionario infernale – Inventario universale degli esseri, dei personaggi, dei libri, dei fatti e delle cose che hanno a che fare con gli spiriti, i demoni, i maghi, il commercio dell’inferno, le divinazioni, i malefici, la cabala e le altre scienze occulte, i prodigi, le imposture, le superstizioni diverse e i pronostici, i fatti attuali dello spiritismo, e in genere a tutte le false credenze meravigliose, sorprendenti, misteriose e soprannaturali
di Jacques Collin de Plancy
Sesta edizione, arricchita di 800 nuovi articoli e illustrata da 550 incisioni, tra cui i ritratti di 72 demoni, disegnati da M. L. Breton, secondo documenti formali.
Pubblicato per la prima volta nel 1818, il Dizionario infernale è diventato nel corso delle sue riedizioni una delle grandi somme francesi dedicate alla demonologia e alle credenze soprannaturali. Raccoglie in ordine alfabetico i demoni, i maghi, gli grimori, le apparizioni, le divinazioni e le superstizioni popolari. Il testo, inizialmente diviso in due volumi, fu rimaneggiato molte volte: sei edizioni si susseguirono fino al 1863, ciascuna corretta e potenziata. La sesta, stampata presso Henri Plon, è la più celebre. La sua pagina del titolo annuncia ottocento articoli nuovi e cinquecentocinquanta incisioni, tra cui i ritratti di settantadue demoni disegnati da Louis Breton. Queste figure, a volte grottesche, a volte stranamente moderne, hanno conosciuto un’enorme posterità visiva: sono servite a illustrare innumerevoli libri di esoterismo e demonologia, fino alle edizioni contemporanee, ma hanno anche ispirato numerosi artisti, tra cui i surrealisti. L’opera conserva così una doppia valenza, di documento sulle paure e le credenze del XIX secolo, e di tappa nella storia dell’immaginario del diavolo.
Jacques Albin Simon Collin de Plancy (1793-1881) fu inizialmente uno spirito voltairiano, scettico nei confronti delle superstizioni che collezionava con ironia. Convertitosi al cattolicesimo negli anni successivi, in parte disconobbe i suoi scritti precedenti e revisionò il Dizionario infernale per allinearlo alla teologia cattolica, affermando ora la realtà del diavolo. Autore prolifico, pubblicò anche opere sulle reliquie, le leggende e i prodigi, così come Il Diavolo dipinto da sè nel 1825. Louis Breton, incisore dell’edizione del 1863, aveva ricevuto una formazione medica e si era appassionato alle scene di mare; le sue incisioni di demoni restano la sua opera più conosciuta.
Parigi, Henri Plon, 1863, in-4 (18 x 27 cm), 720 pagine (su 723). Rilegatura in pelle mezzo-bordeaux, dorso a cinque nervi finti, titolo e autore dorati. Rilegatura usurata, il bordo superiore del piatto posteriore è scisso per 5 cm. Mancanze sui bordi della pagina di guardia anteriore, che mostra un timbro sul verso. Il medesimo timbro si trova sulla pagina del falso titolo. Parziale distacco di alcune pagine. Strappo (senza mancanza) di 19 cm sulla pagina 582. Mancanza nell’angolo inferiore delle due ultime pagine. Il libro si ferma alla pagina 720. Mancano quindi le tre ultime pagine: 721, 722 e 723.
