Various authors - Institutiones Philosophicae - 1664






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Institutiones Philosophicae è un manoscritto filosofico latino di 393 pagine, di vari autori e rilegato in pergamena.
Descrizione del venditore
# INSTITUTIONES PHILOSOPHICÆ
### In Regio Eporediensi Lycæo Traditæ
**Manoscritto filosofico e scientifico latino del XVIII secolo, datato 1764**
Un'importante testimonianza manoscritta della cultura filosofica e scientifica del Settecento, espressione di quella tradizione accademica nella quale la logica, la metafisica, la geometria e lo studio della natura costituivano i fondamenti imprescindibili della formazione intellettuale.
L'opera, intitolata *Institutiones Philosophicæ in Regio Eporediensi Lycæo Traditæ*, si presenta come un articolato compendio di insegnamenti filosofici impartiti presso il Regio Liceo di Ivrea, l'antica *Eporedia* romana, centro culturale e amministrativo dei territori sabaudi.
La data MDCCLXIV, corrispondente al 1764, leggibile nella parte inferiore del frontespizio, colloca il manoscritto in un momento particolarmente significativo della storia europea: il pieno secolo dei Lumi, quando le conquiste della rivoluzione scientifica e le nuove correnti del pensiero razionalista stavano progressivamente trasformando l'insegnamento della filosofia, senza tuttavia cancellare l'influenza della grande tradizione aristotelica e scolastica.
Il manoscritto costituisce pertanto una preziosa testimonianza del mondo intellettuale settecentesco, nel quale la conoscenza veniva ancora concepita come un sistema unitario, capace di comprendere tanto i principi astratti dell'essere quanto le leggi matematiche che regolano l'universo.
## Il contesto storico: il Piemonte sabaudo nell'età dell'Illuminismo
La redazione del manoscritto si inserisce nel quadro della vita culturale del Regno di Sardegna durante il regno di Carlo Emanuele III di Savoia, sovrano dal 1730 al 1773.
Il Piemonte settecentesco attraversava allora una stagione di consolidamento istituzionale, amministrativo e culturale, proseguendo il processo di riorganizzazione dello Stato avviato da Vittorio Amedeo II.
Particolare importanza rivestiva l'istruzione, considerata uno strumento fondamentale per la formazione del clero, dei funzionari pubblici e delle classi dirigenti. La filosofia occupava una posizione centrale nei percorsi di studio superiori e costituiva il necessario fondamento per l'approfondimento della teologia, della giurisprudenza, della medicina e delle scienze matematiche.
È in questo ambiente che si collocano le *Institutiones Philosophicæ*, il cui titolo richiama esplicitamente l'attività didattica del Regio Liceo eporediese.
L'espressione latina *in Regio Eporediensi Lycæo Traditæ*, traducibile come «insegnate nel Regio Liceo di Ivrea», conferisce al manoscritto un'identità istituzionale particolarmente interessante: non una semplice raccolta privata di riflessioni filosofiche, bensì un testo direttamente collegato alla trasmissione del sapere all'interno di un ambiente scolastico riconosciuto.
La presenza di una struttura espositiva ordinata, di proposizioni, dimostrazioni e figure geometriche suggerisce infatti una destinazione didattica, verosimilmente quale raccolta di lezioni, trascrizione di un corso oppure compendio destinato allo studio.
L'identità del docente e quella dell'eventuale copista non risultano tuttavia accertabili dalle pagine esaminate.
## La struttura dell'opera: dalla geometria alla metafisica
Uno degli aspetti più significativi del manoscritto risiede nell'ampiezza delle discipline affrontate.
Le fotografie mostrano una successione di pagine dedicate alla geometria euclidea, con numerose costruzioni grafiche, seguite dalla conclusione di una sezione metafisica.
Tale compresenza testimonia un'impostazione del sapere profondamente radicata nella tradizione filosofica europea, nella quale la matematica non rappresentava una disciplina isolata, ma uno strumento essenziale per educare la mente al ragionamento rigoroso.
Le pagine geometriche presentano problemi relativi alla costruzione di triangoli, all'intersezione di circonferenze, alle proprietà degli angoli, alle rette e ai parallelogrammi.
Il procedimento espositivo appare organizzato secondo il modello classico della geometria dimostrativa: formulazione del problema, costruzione della figura, risoluzione e dimostrazione.
Compaiono infatti termini quali *Propositio*, *Problema*, *Resolutio* e *Demonstratio*, che richiamano direttamente il linguaggio metodologico della tradizione euclidea.
Particolarmente eloquente è la presenza di costruzioni con due circonferenze intersecanti, impiegate nella risoluzione di problemi geometrici fondamentali, fra i quali la costruzione del triangolo equilatero.
Si tratta di un procedimento riconducibile alla prima proposizione del primo libro degli *Elementi* di Euclide, una delle opere più influenti dell'intera storia della matematica.
Per oltre duemila anni, infatti, gli *Elementi* rappresentarono il modello per eccellenza del ragionamento deduttivo: un sistema nel quale ogni conclusione doveva discendere logicamente da definizioni, postulati e proposizioni precedentemente dimostrate.
Il manoscritto testimonia dunque la straordinaria continuità di una tradizione scientifica nata nell'antichità greca e ancora pienamente operante nelle istituzioni educative del XVIII secolo.
## L'apparato iconografico: le figure geometriche manoscritte
Di particolare interesse è l'apparato grafico che accompagna il testo.
Le pagine conservano numerose figure geometriche tracciate a mano, costituite da circonferenze, triangoli, segmenti, rette e parallelogrammi, corredate da lettere alfabetiche destinate a identificare i diversi punti delle costruzioni.
Queste illustrazioni non svolgono una funzione ornamentale, ma rappresentano una componente essenziale dell'esposizione scientifica.
Ogni figura costituisce infatti la traduzione visiva di un ragionamento matematico, permettendo al lettore di seguire la successione delle operazioni e verificare la validità delle dimostrazioni.
L'esecuzione manoscritta conferisce a tali diagrammi un fascino particolare. Le linee, talvolta leggere e appena percepibili, conservano le irregolarità proprie del disegno manuale, mentre le lettere di riferimento sono integrate direttamente nelle costruzioni.
Non si tratta di tavole calcografiche o xilografiche prodotte da uno stampatore, ma di disegni realizzati nell'ambito della compilazione del manoscritto.
Non è possibile stabilire con certezza se siano opera dello stesso copista responsabile del testo oppure di un'altra mano.
La loro presenza, tuttavia, accresce sensibilmente l'interesse storico e documentario del volume, rendendolo una testimonianza concreta delle pratiche di insegnamento e apprendimento della matematica nel Settecento.
## La metafisica e la tradizione filosofica europea
Un altro elemento di notevole rilievo emerge dalla pagina numerata 393, nella quale compare, in posizione centrale, la formula conclusiva:
**«Finis Metaphysicæ»**
Queste parole, ossia «Fine della Metafisica», attestano la conclusione di una sezione dedicata a una delle discipline fondamentali della filosofia tradizionale.
La metafisica, nella sua accezione classica, indaga i principi primi della realtà, la natura dell'essere, le cause fondamentali delle cose e le condizioni della conoscenza.
Il suo insegnamento nel XVIII secolo si collocava all'interno di una lunga tradizione che, a partire da Aristotele, aveva attraversato la filosofia medievale, la scolastica e il razionalismo moderno.
Le riflessioni di san Tommaso d'Aquino, Francisco Suárez, René Descartes, Gottfried Wilhelm Leibniz e Christian Wolff avevano contribuito, in epoche e prospettive differenti, a definire il linguaggio e i problemi fondamentali della disciplina.
Particolarmente importante, per comprendere il contesto culturale del manoscritto, è la figura di Christian Wolff, filosofo tedesco che nella prima metà del Settecento aveva proposto una sistemazione razionale e rigorosa dell'intero sapere filosofico.
Il suo metodo, fondato su definizioni, proposizioni e dimostrazioni, esercitò una vasta influenza sulla cultura accademica europea.
Sarebbe tuttavia improprio attribuire direttamente il contenuto del manoscritto alla scuola wolffiana senza un confronto testuale approfondito.
Più prudentemente, si può osservare come l'opera appartenga a un ambiente intellettuale nel quale l'ordine sistematico e la dimostrazione razionale rivestivano un'importanza fondamentale.
La presenza della sezione metafisica, accanto alle trattazioni geometriche, restituisce così l'immagine di un sapere ancora profondamente unitario, nel quale la comprensione della realtà naturale e quella dei principi filosofici erano considerate parti complementari della medesima formazione.
## Un manoscritto nell'Europa di Voltaire, Rousseau e dell'Encyclopédie
La data del 1764 conferisce all'opera un interesse storico particolarmente suggestivo.
Nello stesso anno, Voltaire pubblicava il celebre *Dictionnaire philosophique portatif*, destinato a diventare uno dei testi emblematici della critica illuministica alle autorità intellettuali e religiose tradizionali.
Erano inoltre trascorsi soltanto due anni dalla pubblicazione del *Contrat social* e dell'*Émile* di Jean-Jacques Rousseau, due opere che avevano profondamente scosso il dibattito europeo sulla società, sull'educazione e sulla natura dell'uomo.
Nel frattempo, a Parigi, proseguiva la grande impresa dell'*Encyclopédie* diretta da Denis Diderot e Jean le Rond d'Alembert, monumentale progetto editoriale volto a raccogliere e organizzare sistematicamente le conoscenze umane.
Il manoscritto eporediese nasce dunque in un'Europa attraversata da profondi mutamenti intellettuali.
Da un lato, l'Illuminismo proponeva nuove forme di indagine critica e una crescente fiducia nella ragione; dall'altro, le istituzioni scolastiche continuavano a trasmettere i fondamenti della filosofia tradizionale e della geometria classica.
Questi due mondi non erano necessariamente contrapposti.
La cultura settecentesca fu infatti caratterizzata da un complesso intreccio di continuità e innovazione, nel quale i metodi ereditati dall'antichità potevano convivere con le nuove aspirazioni scientifiche e razionalistiche.
Le *Institutiones Philosophicæ* costituiscono una testimonianza significativa di questo scenario: un documento che permette di osservare non soltanto le grandi trasformazioni del pensiero europeo, ma anche il modo in cui il sapere veniva concretamente trasmesso nelle istituzioni educative di una città piemontese.
## Le caratteristiche materiali e la testimonianza manoscritta
Dal punto di vista materiale, il volume si presenta in una legatura antica in pergamena, con dorso a nervi rilevati e tassello recante un titolo abbreviato relativo alle *Institutiones Philosophicæ*.
La pergamena mostra una naturale patina di antichità, con variazioni cromatiche, segni d'uso e tracce del trascorrere del tempo che ne testimoniano la lunga conservazione.
Il corpo del manoscritto è costituito da carte di tonalità avorio, vergate in inchiostro bruno con una grafia corsiva latina di aspetto settecentesco.
La scrittura appare generalmente ordinata, pur conservando le caratteristiche proprie di un testo compilato manualmente, con oscillazioni nel ductus, nelle dimensioni delle lettere e nella distribuzione degli spazi.
Le fotografie documentano una numerazione manoscritta che raggiunge almeno la pagina 393, circostanza che lascia riconoscere un'opera di considerevole estensione.
Il frontespizio, anch'esso manoscritto, presenta il titolo in caratteri maiuscoli di dimensioni maggiori, seguito dall'indicazione dell'istituzione scolastica e dalla datazione.
L'assenza di un'indicazione tipografica, unita alla natura interamente manoscritta delle pagine esaminate, conferma che non ci troviamo di fronte a un'edizione a stampa, ma a un documento prodotto attraverso la scrittura manuale.
Il valore di una simile testimonianza risiede proprio nella sua individualità materiale.
A differenza del libro stampato, destinato alla riproduzione di un testo in numerosi esemplari, il manoscritto conserva le caratteristiche particolari della propria redazione: la grafia, le scelte di impaginazione, le figure tracciate a mano e le eventuali peculiarità introdotte durante la trascrizione.
Ciascuno di questi elementi può contribuire alla ricostruzione della storia dell'insegnamento e della circolazione delle conoscenze.
## Il significato storico e collezionistico
L'interesse delle *Institutiones Philosophicæ* si sviluppa su più livelli.
Anzitutto, l'opera rappresenta una testimonianza della storia dell'istruzione nel Piemonte sabaudo, documentando un corso filosofico collegato al Regio Liceo di Ivrea.
In secondo luogo, offre una testimonianza materiale della cultura scientifica settecentesca, attraverso l'impiego di dimostrazioni geometriche e di un linguaggio matematico derivato dalla tradizione euclidea.
Di particolare rilievo è inoltre il rapporto fra scienze matematiche e discipline filosofiche, che permette di comprendere come il sapere venisse organizzato e trasmesso prima della definitiva specializzazione delle moderne discipline accademiche.
Infine, la natura manoscritta del volume conferisce all'esemplare un interesse specifico per la storia del libro, della scrittura e delle pratiche didattiche.
La sua importanza non dipende necessariamente dalla presenza di un autore celebre o di una teoria rivoluzionaria, ma dalla capacità di conservare una testimonianza diretta di un ambiente culturale e istituzionale del XVIII secolo.
In questo senso, il manoscritto appartiene a quella categoria di documenti che consentono allo storico di ricostruire la vita quotidiana del sapere: non soltanto ciò che i grandi filosofi pubblicavano, ma ciò che effettivamente veniva insegnato, studiato e trascritto.
## Conclusione
Le *Institutiones Philosophicæ in Regio Eporediensi Lycæo Traditæ*, datate 1764, costituiscono un'affascinante testimonianza della formazione filosofica e scientifica nell'Europa del Settecento.
Attraverso le sue pagine manoscritte, le costruzioni geometriche e le riflessioni metafisiche, l'opera restituisce il carattere di un'epoca nella quale il sapere era ancora concepito come una grande architettura intellettuale, fondata sulla ragione, sulla dimostrazione e sulla ricerca dei principi universali.
Il legame con il Regio Liceo di Ivrea ne accresce il valore documentario, collocandola entro una precisa realtà istituzionale del Piemonte sabaudo, mentre la datazione al 1764 la pone nel cuore di uno dei periodi più fecondi e complessi della storia del pensiero occidentale.
Conservato nella sua veste manoscritta e nella sua antica legatura in pergamena, il volume rappresenta non soltanto un documento di studio, ma una testimonianza tangibile della trasmissione della conoscenza attraverso i secoli.
**Un'opera che, nella silenziosa successione delle sue pagine, custodisce la memoria di un insegnamento filosofico settecentesco e di quella inesauribile aspirazione umana a comprendere, ordinare e spiegare il mondo attraverso la ragione.**
Collazione e stato di preservazione: Ottimo stato di preservazione, 393pp numerate
Spedizione express in sole 24h lavorative in UE per i paesi
# INSTITUTIONES PHILOSOPHICÆ
### In Regio Eporediensi Lycæo Traditæ
**Manoscritto filosofico e scientifico latino del XVIII secolo, datato 1764**
Un'importante testimonianza manoscritta della cultura filosofica e scientifica del Settecento, espressione di quella tradizione accademica nella quale la logica, la metafisica, la geometria e lo studio della natura costituivano i fondamenti imprescindibili della formazione intellettuale.
L'opera, intitolata *Institutiones Philosophicæ in Regio Eporediensi Lycæo Traditæ*, si presenta come un articolato compendio di insegnamenti filosofici impartiti presso il Regio Liceo di Ivrea, l'antica *Eporedia* romana, centro culturale e amministrativo dei territori sabaudi.
La data MDCCLXIV, corrispondente al 1764, leggibile nella parte inferiore del frontespizio, colloca il manoscritto in un momento particolarmente significativo della storia europea: il pieno secolo dei Lumi, quando le conquiste della rivoluzione scientifica e le nuove correnti del pensiero razionalista stavano progressivamente trasformando l'insegnamento della filosofia, senza tuttavia cancellare l'influenza della grande tradizione aristotelica e scolastica.
Il manoscritto costituisce pertanto una preziosa testimonianza del mondo intellettuale settecentesco, nel quale la conoscenza veniva ancora concepita come un sistema unitario, capace di comprendere tanto i principi astratti dell'essere quanto le leggi matematiche che regolano l'universo.
## Il contesto storico: il Piemonte sabaudo nell'età dell'Illuminismo
La redazione del manoscritto si inserisce nel quadro della vita culturale del Regno di Sardegna durante il regno di Carlo Emanuele III di Savoia, sovrano dal 1730 al 1773.
Il Piemonte settecentesco attraversava allora una stagione di consolidamento istituzionale, amministrativo e culturale, proseguendo il processo di riorganizzazione dello Stato avviato da Vittorio Amedeo II.
Particolare importanza rivestiva l'istruzione, considerata uno strumento fondamentale per la formazione del clero, dei funzionari pubblici e delle classi dirigenti. La filosofia occupava una posizione centrale nei percorsi di studio superiori e costituiva il necessario fondamento per l'approfondimento della teologia, della giurisprudenza, della medicina e delle scienze matematiche.
È in questo ambiente che si collocano le *Institutiones Philosophicæ*, il cui titolo richiama esplicitamente l'attività didattica del Regio Liceo eporediese.
L'espressione latina *in Regio Eporediensi Lycæo Traditæ*, traducibile come «insegnate nel Regio Liceo di Ivrea», conferisce al manoscritto un'identità istituzionale particolarmente interessante: non una semplice raccolta privata di riflessioni filosofiche, bensì un testo direttamente collegato alla trasmissione del sapere all'interno di un ambiente scolastico riconosciuto.
La presenza di una struttura espositiva ordinata, di proposizioni, dimostrazioni e figure geometriche suggerisce infatti una destinazione didattica, verosimilmente quale raccolta di lezioni, trascrizione di un corso oppure compendio destinato allo studio.
L'identità del docente e quella dell'eventuale copista non risultano tuttavia accertabili dalle pagine esaminate.
## La struttura dell'opera: dalla geometria alla metafisica
Uno degli aspetti più significativi del manoscritto risiede nell'ampiezza delle discipline affrontate.
Le fotografie mostrano una successione di pagine dedicate alla geometria euclidea, con numerose costruzioni grafiche, seguite dalla conclusione di una sezione metafisica.
Tale compresenza testimonia un'impostazione del sapere profondamente radicata nella tradizione filosofica europea, nella quale la matematica non rappresentava una disciplina isolata, ma uno strumento essenziale per educare la mente al ragionamento rigoroso.
Le pagine geometriche presentano problemi relativi alla costruzione di triangoli, all'intersezione di circonferenze, alle proprietà degli angoli, alle rette e ai parallelogrammi.
Il procedimento espositivo appare organizzato secondo il modello classico della geometria dimostrativa: formulazione del problema, costruzione della figura, risoluzione e dimostrazione.
Compaiono infatti termini quali *Propositio*, *Problema*, *Resolutio* e *Demonstratio*, che richiamano direttamente il linguaggio metodologico della tradizione euclidea.
Particolarmente eloquente è la presenza di costruzioni con due circonferenze intersecanti, impiegate nella risoluzione di problemi geometrici fondamentali, fra i quali la costruzione del triangolo equilatero.
Si tratta di un procedimento riconducibile alla prima proposizione del primo libro degli *Elementi* di Euclide, una delle opere più influenti dell'intera storia della matematica.
Per oltre duemila anni, infatti, gli *Elementi* rappresentarono il modello per eccellenza del ragionamento deduttivo: un sistema nel quale ogni conclusione doveva discendere logicamente da definizioni, postulati e proposizioni precedentemente dimostrate.
Il manoscritto testimonia dunque la straordinaria continuità di una tradizione scientifica nata nell'antichità greca e ancora pienamente operante nelle istituzioni educative del XVIII secolo.
## L'apparato iconografico: le figure geometriche manoscritte
Di particolare interesse è l'apparato grafico che accompagna il testo.
Le pagine conservano numerose figure geometriche tracciate a mano, costituite da circonferenze, triangoli, segmenti, rette e parallelogrammi, corredate da lettere alfabetiche destinate a identificare i diversi punti delle costruzioni.
Queste illustrazioni non svolgono una funzione ornamentale, ma rappresentano una componente essenziale dell'esposizione scientifica.
Ogni figura costituisce infatti la traduzione visiva di un ragionamento matematico, permettendo al lettore di seguire la successione delle operazioni e verificare la validità delle dimostrazioni.
L'esecuzione manoscritta conferisce a tali diagrammi un fascino particolare. Le linee, talvolta leggere e appena percepibili, conservano le irregolarità proprie del disegno manuale, mentre le lettere di riferimento sono integrate direttamente nelle costruzioni.
Non si tratta di tavole calcografiche o xilografiche prodotte da uno stampatore, ma di disegni realizzati nell'ambito della compilazione del manoscritto.
Non è possibile stabilire con certezza se siano opera dello stesso copista responsabile del testo oppure di un'altra mano.
La loro presenza, tuttavia, accresce sensibilmente l'interesse storico e documentario del volume, rendendolo una testimonianza concreta delle pratiche di insegnamento e apprendimento della matematica nel Settecento.
## La metafisica e la tradizione filosofica europea
Un altro elemento di notevole rilievo emerge dalla pagina numerata 393, nella quale compare, in posizione centrale, la formula conclusiva:
**«Finis Metaphysicæ»**
Queste parole, ossia «Fine della Metafisica», attestano la conclusione di una sezione dedicata a una delle discipline fondamentali della filosofia tradizionale.
La metafisica, nella sua accezione classica, indaga i principi primi della realtà, la natura dell'essere, le cause fondamentali delle cose e le condizioni della conoscenza.
Il suo insegnamento nel XVIII secolo si collocava all'interno di una lunga tradizione che, a partire da Aristotele, aveva attraversato la filosofia medievale, la scolastica e il razionalismo moderno.
Le riflessioni di san Tommaso d'Aquino, Francisco Suárez, René Descartes, Gottfried Wilhelm Leibniz e Christian Wolff avevano contribuito, in epoche e prospettive differenti, a definire il linguaggio e i problemi fondamentali della disciplina.
Particolarmente importante, per comprendere il contesto culturale del manoscritto, è la figura di Christian Wolff, filosofo tedesco che nella prima metà del Settecento aveva proposto una sistemazione razionale e rigorosa dell'intero sapere filosofico.
Il suo metodo, fondato su definizioni, proposizioni e dimostrazioni, esercitò una vasta influenza sulla cultura accademica europea.
Sarebbe tuttavia improprio attribuire direttamente il contenuto del manoscritto alla scuola wolffiana senza un confronto testuale approfondito.
Più prudentemente, si può osservare come l'opera appartenga a un ambiente intellettuale nel quale l'ordine sistematico e la dimostrazione razionale rivestivano un'importanza fondamentale.
La presenza della sezione metafisica, accanto alle trattazioni geometriche, restituisce così l'immagine di un sapere ancora profondamente unitario, nel quale la comprensione della realtà naturale e quella dei principi filosofici erano considerate parti complementari della medesima formazione.
## Un manoscritto nell'Europa di Voltaire, Rousseau e dell'Encyclopédie
La data del 1764 conferisce all'opera un interesse storico particolarmente suggestivo.
Nello stesso anno, Voltaire pubblicava il celebre *Dictionnaire philosophique portatif*, destinato a diventare uno dei testi emblematici della critica illuministica alle autorità intellettuali e religiose tradizionali.
Erano inoltre trascorsi soltanto due anni dalla pubblicazione del *Contrat social* e dell'*Émile* di Jean-Jacques Rousseau, due opere che avevano profondamente scosso il dibattito europeo sulla società, sull'educazione e sulla natura dell'uomo.
Nel frattempo, a Parigi, proseguiva la grande impresa dell'*Encyclopédie* diretta da Denis Diderot e Jean le Rond d'Alembert, monumentale progetto editoriale volto a raccogliere e organizzare sistematicamente le conoscenze umane.
Il manoscritto eporediese nasce dunque in un'Europa attraversata da profondi mutamenti intellettuali.
Da un lato, l'Illuminismo proponeva nuove forme di indagine critica e una crescente fiducia nella ragione; dall'altro, le istituzioni scolastiche continuavano a trasmettere i fondamenti della filosofia tradizionale e della geometria classica.
Questi due mondi non erano necessariamente contrapposti.
La cultura settecentesca fu infatti caratterizzata da un complesso intreccio di continuità e innovazione, nel quale i metodi ereditati dall'antichità potevano convivere con le nuove aspirazioni scientifiche e razionalistiche.
Le *Institutiones Philosophicæ* costituiscono una testimonianza significativa di questo scenario: un documento che permette di osservare non soltanto le grandi trasformazioni del pensiero europeo, ma anche il modo in cui il sapere veniva concretamente trasmesso nelle istituzioni educative di una città piemontese.
## Le caratteristiche materiali e la testimonianza manoscritta
Dal punto di vista materiale, il volume si presenta in una legatura antica in pergamena, con dorso a nervi rilevati e tassello recante un titolo abbreviato relativo alle *Institutiones Philosophicæ*.
La pergamena mostra una naturale patina di antichità, con variazioni cromatiche, segni d'uso e tracce del trascorrere del tempo che ne testimoniano la lunga conservazione.
Il corpo del manoscritto è costituito da carte di tonalità avorio, vergate in inchiostro bruno con una grafia corsiva latina di aspetto settecentesco.
La scrittura appare generalmente ordinata, pur conservando le caratteristiche proprie di un testo compilato manualmente, con oscillazioni nel ductus, nelle dimensioni delle lettere e nella distribuzione degli spazi.
Le fotografie documentano una numerazione manoscritta che raggiunge almeno la pagina 393, circostanza che lascia riconoscere un'opera di considerevole estensione.
Il frontespizio, anch'esso manoscritto, presenta il titolo in caratteri maiuscoli di dimensioni maggiori, seguito dall'indicazione dell'istituzione scolastica e dalla datazione.
L'assenza di un'indicazione tipografica, unita alla natura interamente manoscritta delle pagine esaminate, conferma che non ci troviamo di fronte a un'edizione a stampa, ma a un documento prodotto attraverso la scrittura manuale.
Il valore di una simile testimonianza risiede proprio nella sua individualità materiale.
A differenza del libro stampato, destinato alla riproduzione di un testo in numerosi esemplari, il manoscritto conserva le caratteristiche particolari della propria redazione: la grafia, le scelte di impaginazione, le figure tracciate a mano e le eventuali peculiarità introdotte durante la trascrizione.
Ciascuno di questi elementi può contribuire alla ricostruzione della storia dell'insegnamento e della circolazione delle conoscenze.
## Il significato storico e collezionistico
L'interesse delle *Institutiones Philosophicæ* si sviluppa su più livelli.
Anzitutto, l'opera rappresenta una testimonianza della storia dell'istruzione nel Piemonte sabaudo, documentando un corso filosofico collegato al Regio Liceo di Ivrea.
In secondo luogo, offre una testimonianza materiale della cultura scientifica settecentesca, attraverso l'impiego di dimostrazioni geometriche e di un linguaggio matematico derivato dalla tradizione euclidea.
Di particolare rilievo è inoltre il rapporto fra scienze matematiche e discipline filosofiche, che permette di comprendere come il sapere venisse organizzato e trasmesso prima della definitiva specializzazione delle moderne discipline accademiche.
Infine, la natura manoscritta del volume conferisce all'esemplare un interesse specifico per la storia del libro, della scrittura e delle pratiche didattiche.
La sua importanza non dipende necessariamente dalla presenza di un autore celebre o di una teoria rivoluzionaria, ma dalla capacità di conservare una testimonianza diretta di un ambiente culturale e istituzionale del XVIII secolo.
In questo senso, il manoscritto appartiene a quella categoria di documenti che consentono allo storico di ricostruire la vita quotidiana del sapere: non soltanto ciò che i grandi filosofi pubblicavano, ma ciò che effettivamente veniva insegnato, studiato e trascritto.
## Conclusione
Le *Institutiones Philosophicæ in Regio Eporediensi Lycæo Traditæ*, datate 1764, costituiscono un'affascinante testimonianza della formazione filosofica e scientifica nell'Europa del Settecento.
Attraverso le sue pagine manoscritte, le costruzioni geometriche e le riflessioni metafisiche, l'opera restituisce il carattere di un'epoca nella quale il sapere era ancora concepito come una grande architettura intellettuale, fondata sulla ragione, sulla dimostrazione e sulla ricerca dei principi universali.
Il legame con il Regio Liceo di Ivrea ne accresce il valore documentario, collocandola entro una precisa realtà istituzionale del Piemonte sabaudo, mentre la datazione al 1764 la pone nel cuore di uno dei periodi più fecondi e complessi della storia del pensiero occidentale.
Conservato nella sua veste manoscritta e nella sua antica legatura in pergamena, il volume rappresenta non soltanto un documento di studio, ma una testimonianza tangibile della trasmissione della conoscenza attraverso i secoli.
**Un'opera che, nella silenziosa successione delle sue pagine, custodisce la memoria di un insegnamento filosofico settecentesco e di quella inesauribile aspirazione umana a comprendere, ordinare e spiegare il mondo attraverso la ragione.**
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