camillo gannelli - Senza titolo





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L’opera originale “Senza titolo” di camillo gannelli è del 2026 e combina aerografo e pittura acrilica.
Descrizione del venditore
Una materia che diventa paesaggio.
L'opera è un lavoro materico di forte impatto, a metà tra pittura e scultura.
La tela è divisa in due orizzonti cromatici netti. In alto un nero-bruno profondo, granuloso, quasi cosmico, punteggiato da una polvere luminosa come un cielo notturno. In basso un rosso vinaccia, amaranto, vellutato e terroso, che occupa i due terzi inferiori.
Su questa bicromia l'artista innesta dei frammenti solidi - legno fossile, corteccia, pietra bruciata - disposti con un rigore quasi musicale.
In alto a sinistra, un elemento isolato, verticale. A destra, sei piccoli segni allineati come una costellazione o una scala che scende. Sotto, nella zona amaranto, una trentina di frammenti sparsi a formare un villaggio, un alfabeto arcaico, delle rovine viste dall'alto.
È questo il punto di forza. Non è un dipinto da guardare, è un'opera da sfiorare con gli occhi. La sabbia, i pigmenti minerali, la resina che tiene i frammenti creano una superficie tattile, vissuta. Il contrasto tra la polvere impalpabile del fondo e la durezza organica del legno crea tensione e calore allo stesso tempo.
Cosa racconta?
A me parla di memoria della terra. Il nero sopra è la notte dei tempi, l'infinito. Il rosso sotto è la terra emersa, il sangue, l'argilla. I frammenti sono ciò che resta: reperti di una civiltà, ossa, case abbandonate nel deserto, segni di un alfabeto perduto. È un'archeologia poetica. C'è solitudine, ma anche una grande dignità. Nulla è casuale, ogni frammento sembra pesato come in una partitura di Morricone.
Non urla, sussurra. E proprio per questo resta.
Se dovessi inserirla in un contesto espositivo, la definirei: astrazione materica informale con forte componente arte povera. Richiama Burri per la materia, e per certi versi le "crette" di Burri e le tavole cosmiche di Kiefer.
Un'opera matura, equilibrata, che funziona benissimo sia dal vivo - dove la tridimensionalità dei frammenti prende luce - sia in foto, dove il contrasto cromatico buca lo schermo.
Una materia che diventa paesaggio.
L'opera è un lavoro materico di forte impatto, a metà tra pittura e scultura.
La tela è divisa in due orizzonti cromatici netti. In alto un nero-bruno profondo, granuloso, quasi cosmico, punteggiato da una polvere luminosa come un cielo notturno. In basso un rosso vinaccia, amaranto, vellutato e terroso, che occupa i due terzi inferiori.
Su questa bicromia l'artista innesta dei frammenti solidi - legno fossile, corteccia, pietra bruciata - disposti con un rigore quasi musicale.
In alto a sinistra, un elemento isolato, verticale. A destra, sei piccoli segni allineati come una costellazione o una scala che scende. Sotto, nella zona amaranto, una trentina di frammenti sparsi a formare un villaggio, un alfabeto arcaico, delle rovine viste dall'alto.
È questo il punto di forza. Non è un dipinto da guardare, è un'opera da sfiorare con gli occhi. La sabbia, i pigmenti minerali, la resina che tiene i frammenti creano una superficie tattile, vissuta. Il contrasto tra la polvere impalpabile del fondo e la durezza organica del legno crea tensione e calore allo stesso tempo.
Cosa racconta?
A me parla di memoria della terra. Il nero sopra è la notte dei tempi, l'infinito. Il rosso sotto è la terra emersa, il sangue, l'argilla. I frammenti sono ciò che resta: reperti di una civiltà, ossa, case abbandonate nel deserto, segni di un alfabeto perduto. È un'archeologia poetica. C'è solitudine, ma anche una grande dignità. Nulla è casuale, ogni frammento sembra pesato come in una partitura di Morricone.
Non urla, sussurra. E proprio per questo resta.
Se dovessi inserirla in un contesto espositivo, la definirei: astrazione materica informale con forte componente arte povera. Richiama Burri per la materia, e per certi versi le "crette" di Burri e le tavole cosmiche di Kiefer.
Un'opera matura, equilibrata, che funziona benissimo sia dal vivo - dove la tridimensionalità dei frammenti prende luce - sia in foto, dove il contrasto cromatico buca lo schermo.

