Jitka Hanzlova - Silences - 2019





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Silences di Jitka Hanzlová è un monografia fotografica rilegata in inglese, 1ª edizione, 220 pagine, pubblicata nel 2019 da Národní Galerie, Praga, altezza 28 cm, larghezza 21,5 cm, in condizioni come nuova.
Descrizione del venditore
Meglio conosciuta per i suoi libri di fotografia Bewohner, Hier e Rokytnik (indicato in Martin Parr e Gerry Badger, The Photobook: A History, Volume 2, p.85), questo raro libro esplora tre decenni del lavoro della rinomata fotografa ceca Jitka Hanzlová.
La mostra “Silences” è la prima ampia presentazione in assoluto del lavoro di Jitka Hanzlová nel suo paese natale, che copre tre decenni della sua pratica artistica e include una nuova serie di fotografie, concepite appositamente per la mostra alla Galleria Nazionale di Praga. Nata nel 1958 a Náchod e cresciuta a Rokytník nell’Est Boemia (ex Cecoslovacchia), Hanzlová lasciò il suo paese natale nel 1982 per Essen, in Germania, dove studiò fotografia presso il Dipartimento di Comunicazione Visiva dell’Università di Essen.
Diventata espressione di due culture e sistemi politici differenti, la sua produzione fotografica, al tempo stesso veritiera e poetica, riflette le trasformazioni storiche recenti ed elabora la formazione identitaria di un soggetto emancipato in un mondo post-Guerra Fredda. Da “Rokytnik” (1990–94) verso “Water” (2013-19), passando per “Bewohner” (1994-96) e “Vanitas” (2008-12) (passaggio del tempo e sparizione), l’alchimia del silenzio di Hanzlová lavora sul mondo di un’intimità critica che mette in primo piano il senso sociale, culturale e politico di appartenenza del soggetto. L’opera di Jitka Hanzlová porta con sé un silenzio; ogni immagine sembra un veicolo di silenzio. Propone una quiete; non la quiete del mezzo fotografico però, poiché le immagini di Hanzlová sono momenti messi in movimento; li ritroviamo, li seguiamo, passo dopo passo, fotogramma dopo fotogramma, luogo dopo luogo. Da una persona all’altra, una raccolta di volti e gesti si dispiega in una sequenza quasi cinematografica di sguardi in sospeso e corpi in immobilità.
“Tonga” (1993) e “Brixton” (2002) catturano l’Altro attraverso l’obiettivo dell’Altro. “Female” (1997–2000) prosegue l’interpretazione dell’artista della vulnerabilità, esposta ma non svelata, in cerca di emancipazione e autoefficacia. Le inquadrature di Hanzlová sono relazionali, dentro di esse e tra esse; costruiscono un’architettura di scambio, un passaggio ininterrotto, che concede un’immersione reciproca della persona ritratta e dello sfondo, così come di colui o colei che segue nell’un ciclo di gesti fotografici e apparizioni. “Hier” (1998–2010) mappa gli strati dell’identità in una vertigine psicologica di luoghi e personaggi, stagioni e geografie. Differenza e ripetizione, una prova di ruolo, testimonianze di presenza – tales è l’incessante ricerca di una biografia personale in un mondo nuovo.
“Forest“ (2000-05) è un paesaggio di immobilità, il mistero della natura, il suo sé silenzioso. Immagini notturne celano e rivelano simultaneamente, mantenendo la suspense di un inquietante stato onirico. Everything is nature in Hanzlová’s ocean of tranquillity; un essere umano, un fiore, un cavallo, un campo aperto, un sito urbano, un pesce. Ma anche – una memoria, una storia, il tempo e il presente sono una natura simile, condizionata e intrecciata dalla natura, in una silenziosa cospirazione, inevitabilmente. “Horse” (2007–14) è una celebrazione della natura; un laboratorio pittorico di intimità, l’estremo delirio poetico di un soggetto adorato. “Vanitas” e “There Is Something I Don’t Know” (2000–12) sono i ritratti di timelessness e immortalità. Il silenzio è il rito di passaggio di Hanzlová. Riempie la cornice mentre fissiamo l’abisso del tempo, riflettendo l’evanescenza e la ricorrenza. Le grandi narrazioni di vita e morte incorniciano il discorso sul silenzio di Hanzlová, e il passare del tempo. La sua serie più recente, “Water” crowna questa ricerca, ampliandola sia verso i territori astratti della rappresentazione sia verso la preoccupazione attuale riguardo la condizione umana. Letto nel contesto di tutta la sua opera fino ad oggi, “Water” è un climax e una chiusura simbolica di un viaggio verso la comprensione dell’essenza della natura, umana e non-umana.
Condizione:
Prima edizione molto buona. Piccole macchie sulla copertina posteriore e sul dorso. Interni freschi e puliti. Si prega di esaminare attentamente le fotografie dell'inserzione.
Meglio conosciuta per i suoi libri di fotografia Bewohner, Hier e Rokytnik (indicato in Martin Parr e Gerry Badger, The Photobook: A History, Volume 2, p.85), questo raro libro esplora tre decenni del lavoro della rinomata fotografa ceca Jitka Hanzlová.
La mostra “Silences” è la prima ampia presentazione in assoluto del lavoro di Jitka Hanzlová nel suo paese natale, che copre tre decenni della sua pratica artistica e include una nuova serie di fotografie, concepite appositamente per la mostra alla Galleria Nazionale di Praga. Nata nel 1958 a Náchod e cresciuta a Rokytník nell’Est Boemia (ex Cecoslovacchia), Hanzlová lasciò il suo paese natale nel 1982 per Essen, in Germania, dove studiò fotografia presso il Dipartimento di Comunicazione Visiva dell’Università di Essen.
Diventata espressione di due culture e sistemi politici differenti, la sua produzione fotografica, al tempo stesso veritiera e poetica, riflette le trasformazioni storiche recenti ed elabora la formazione identitaria di un soggetto emancipato in un mondo post-Guerra Fredda. Da “Rokytnik” (1990–94) verso “Water” (2013-19), passando per “Bewohner” (1994-96) e “Vanitas” (2008-12) (passaggio del tempo e sparizione), l’alchimia del silenzio di Hanzlová lavora sul mondo di un’intimità critica che mette in primo piano il senso sociale, culturale e politico di appartenenza del soggetto. L’opera di Jitka Hanzlová porta con sé un silenzio; ogni immagine sembra un veicolo di silenzio. Propone una quiete; non la quiete del mezzo fotografico però, poiché le immagini di Hanzlová sono momenti messi in movimento; li ritroviamo, li seguiamo, passo dopo passo, fotogramma dopo fotogramma, luogo dopo luogo. Da una persona all’altra, una raccolta di volti e gesti si dispiega in una sequenza quasi cinematografica di sguardi in sospeso e corpi in immobilità.
“Tonga” (1993) e “Brixton” (2002) catturano l’Altro attraverso l’obiettivo dell’Altro. “Female” (1997–2000) prosegue l’interpretazione dell’artista della vulnerabilità, esposta ma non svelata, in cerca di emancipazione e autoefficacia. Le inquadrature di Hanzlová sono relazionali, dentro di esse e tra esse; costruiscono un’architettura di scambio, un passaggio ininterrotto, che concede un’immersione reciproca della persona ritratta e dello sfondo, così come di colui o colei che segue nell’un ciclo di gesti fotografici e apparizioni. “Hier” (1998–2010) mappa gli strati dell’identità in una vertigine psicologica di luoghi e personaggi, stagioni e geografie. Differenza e ripetizione, una prova di ruolo, testimonianze di presenza – tales è l’incessante ricerca di una biografia personale in un mondo nuovo.
“Forest“ (2000-05) è un paesaggio di immobilità, il mistero della natura, il suo sé silenzioso. Immagini notturne celano e rivelano simultaneamente, mantenendo la suspense di un inquietante stato onirico. Everything is nature in Hanzlová’s ocean of tranquillity; un essere umano, un fiore, un cavallo, un campo aperto, un sito urbano, un pesce. Ma anche – una memoria, una storia, il tempo e il presente sono una natura simile, condizionata e intrecciata dalla natura, in una silenziosa cospirazione, inevitabilmente. “Horse” (2007–14) è una celebrazione della natura; un laboratorio pittorico di intimità, l’estremo delirio poetico di un soggetto adorato. “Vanitas” e “There Is Something I Don’t Know” (2000–12) sono i ritratti di timelessness e immortalità. Il silenzio è il rito di passaggio di Hanzlová. Riempie la cornice mentre fissiamo l’abisso del tempo, riflettendo l’evanescenza e la ricorrenza. Le grandi narrazioni di vita e morte incorniciano il discorso sul silenzio di Hanzlová, e il passare del tempo. La sua serie più recente, “Water” crowna questa ricerca, ampliandola sia verso i territori astratti della rappresentazione sia verso la preoccupazione attuale riguardo la condizione umana. Letto nel contesto di tutta la sua opera fino ad oggi, “Water” è un climax e una chiusura simbolica di un viaggio verso la comprensione dell’essenza della natura, umana e non-umana.
Condizione:
Prima edizione molto buona. Piccole macchie sulla copertina posteriore e sul dorso. Interni freschi e puliti. Si prega di esaminare attentamente le fotografie dell'inserzione.

