Vincenzo Raimondo
Lose
Mi chiamo Vincenzo Raimondo, vivo e lavoro a Palermo, città che mi insegna ogni giorno la bellezza delle contraddizioni. Artista autodidatta, il mio lavoro non segue uno stile fisso né definitivo. La mia pittura evolve con il tempo, con la maturità e con le esperienze vissute, perché nasce dall’osservazione della vita quotidiana e dall’ascolto delle emozioni. Per questo affronto temi diversi e sperimento linguaggi sempre nuovi, lasciando che ogni opera trovi la propria forma. La mia è un’arte istintiva, essenziale e imperfetta, che prende origine dalla complessità dell’essere umano e dalla natura stessa. Nei miei quadri non esiste la ricerca della perfezione, perché la perfezione non appartiene a questo mondo. Le imperfezioni, più o meno evidenti, diventano parte integrante dell’opera: pennellate materiche, segni grezzi, superfici sporche o graffiate non vengono corretti, ma accolti come tracce del percorso creativo. Ogni dipinto conserva così la memoria del suo processo, riflettendo la mia natura e il mio modo di stare nel mondo. Amo ciò che è imperfetto, autentico, vissuto: l’arte per me non è decorazione, ma presenza. Credo che l’arte debba essere accessibile, sincera, capace di toccare chi la guarda anche solo per un istante. - Nel 2015 e nel 2016 partecipando al Sunday Painters , concorso artistico promosso dal quotidiano La Stampa, sono arrivato finalista in due edizioni consecutive, al termine di un processo di selezione che ha coinvolto oltre 3.000 opere. Le selezioni sono state curate da una giuria qualificata, della quale faceva parte anche Francesco Bonami , noto critico d’arte e curatore di rilievo internazionale. I finalisti, un gruppo ristretto di circa dieci/venti artisti, sono stati presentati in una rassegna dedicata inserita in un contesto espositivo di alto profilo, in concomitanza con Artissima - Fiera Internazionale d'Arte Contemporanea a Torino. Nell’edizione 2016 mi è stato inoltre assegnato il Premio della Critica, a riconoscimento del valore e della ricerca espressiva del mio lavoro.