Ciclo de Arte de Hoy - 5 issues - 1964





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Ciclo de Arte de Hoy - 5 numeri, cinque quaderni rari in brossura pubblicati a Barcellona nel 1964 in spagnolo, ognuno contenente opere originali di sei artisti tra cui Bosch Cruañas, Llucià, Mensa, Pellsjö, Amelia Riera e Valbuena.
Descrizione del venditore
Cuadernos del Ciclo de Arte de Hoy. Bosh - Llucia - Mensa - Pellsjo - Amelia Riera - Valbuena. 1964. 5 rarissimi quaderni (nel furono pubblicati in tutto 7), ognuno contiene opere originali dei sei autori.
Quaderno 1: Contiene un foglio con sei piccole opere originali dei sei autori firmate a matita.
Quaderno 2: Contiene un'opera originale di Luis Bosch Cruanas e una lettera di Bosch datata 8-3-1964.
Quaderno 5: Contiene due opere originali di Owe Pellsjö firmate a matita
Quaderno 6: Contiene un'opera originale di Amelia Riera.
Quaderno 7: Contiene un'opera originale di Francisco Valbuena.
Quaderni in buono stato con normali fioriture e lievi tracce del tempo o qualche piccolo difetto. In asta senza riserva.
I Cuadernos del Ciclo de Arte de Hoy era una pubblicazione seriale di arte moderna spagnola in un numero limitatissimo di copie, pubblicata a Barcellona nel 1964 dal gruppo di artisti chiamato Ciclo de Arte de Hoy . Ogni numero includeva opere d'arte originali di un artista specifico e saggi critici. Venivano pubblicati in fogli non rilegati, stampati da Gráficas El Tinell. La collezione completa è composta da 7 volumi. È considerata un pezzo da collezione molto difficile da reperire; ad esempio, alcune fonti indicano che solo il volume 1 è noto esista in biblioteche come il MoMA. Ogni copia è unica perché contiene opere d'arte originali di un artista specifico. Tra i nomi associati a questi quaderni figurano figure come Bosch, Llucia, Mensa, Pellsjö e Amelia Riera. I testi che accompagnano le opere sono stati scritti da importanti critici e personalità del mondo dell'arte dell'epoca, come Vicente Aguilera Cerni e Carlos Vivo.
Luis Bosch Cruañas (Sant Feliù de Guíxols 1929 - Barcellona 2019). Inizia a dipingere da autodidatta nel 1947. Abbandonato lo stile figurativo, si dedica al disegno, lavorando a composizioni geometriche di tendenza astratta. Importante la sua attività di curatore, prima come segretario del Cercle Artístic de Sant Luc, poi come direttore della Fondazione Miró, infine come ideatore del Premio per il Disegno «Juan Miró».
Nel 1962 fonda il gruppo «Ciclo de Arte de Hoy», con cui organizza Man (Muestra de Arte Nuevo) che tenta di diffondere l’arte dei giovani nei circuiti artistici di Barcellona. Nel 1964 il gruppo è selezionato per l’importante collettiva Abstractos Catalanes a Barcellona, e nel 1969 per la mostra Tendencia Esencialista, organizzata presso la Direción General de Bellas Artes. Negli anni Sessanta la sua pittura si fa più materica: l’artista conia il termine «neoforma» per spiegare le sue composizioni in cui inserisce spessori sulla tela e utilizza materie naturali, come terre o pietre, che fanno accostare la sua produzione alla poetica dei Cretti di Alberto Burri.
Joaquim Llucià (Vidreres, Girona, 1929 - Barcellona, 1973) è stato un artista spagnolo, noto per il suo lavoro nel campo della pittura e del collage.
Carriera e Stile Artistico
Dopo una fase figurativa, nel 1958 Llucià si è dedicato all'astrattismo, in particolare con un'opera intitolata Homenatge a Kasimir Malevič. Ha utilizzato frequentemente la tecnica del collage, incorporando materiali come carta stagnola o lamine di ottone, mantenendo sempre una struttura geometrica essenziale, che è stata talvolta paragonata al Minimal Art. Le sue opere sono caratterizzate da nette incisioni che canalizzano la composizione.
Llucià è stato un membro attivo del gruppo Cercle d'Art d'Avui e ha promosso varie attività, tra cui i premi Miró, attraverso il Cercle Artístic de Sant Lluc.
Carlos Mensa (Barcellona, 1936 – 1982) è stato un pittore spagnolo autodidatta, noto per il suo stile figurativo che fonde realismo, espressionismo e surrealismo in una critica feroce e ironica della società contemporanea.
Biografia e Percorso Artistico
Formazione: Cresciuto durante la guerra civile spagnola, visse un periodo di esilio che segnò profondamente la sua visione del mondo. Iniziò a dipingere a tempo pieno nel 1957, influenzato in modo determinante da una mostra di Giorgio de Chirico.
Gruppi e Mostre: Nel 1961 fondò il Grupo Síntesis. Ebbe un legame significativo con l'Italia, dove tenne la sua prima mostra personale nel 1965. Le sue opere sono oggi conservate in importanti istituzioni come il Museo Reina Sofía di Madrid e il MACBA di Barcellona.
Stile e Tematiche
Soggetti: La sua pittura mette in scena personaggi emblematici del potere e della borghesia (generali, prelati, toreri, ricchi borghesi) per denunciarne l'ipocrisia.
Estetica della Surrealtà: Utilizza l'assurdo e il grottesco per esplorare le ansie dell'uomo moderno, le verità oscure e la violenza repressa.
Tecnica: Si distingue per un'altissima perizia tecnica, con descrizioni minuziose quasi iperrealiste dei soggetti in primo piano, spesso inseriti in scenografie teatrali o metafisiche caratterizzate da ombre profonde e archi architettonici.
Simbolismo: Ricorrente è l'uso ossessivo del colore rosso e la rappresentazione del "collezionista" come metafora del consumismo sfrenato e dell'accumulo vacuo.
Owe Pellsjö (1937–2011), uno scultore e pittore svedese noto per le sue opere in bronzo e le composizioni astratte.
Ecco i dettagli principali sulla sua figura:
Biografia: Nato a Jönköping, Svezia, nel 1937, ha operato attivamente nella seconda metà del XX secolo fino alla sua scomparsa nel 2011.
Stile e Opere: È celebre soprattutto come scultore, con una produzione focalizzata su sculture e rilievi in bronzo, spesso caratterizzati da forme organiche o astratte. Ha realizzato anche dipinti a olio su tela e carta, prediligendo motivi paesaggistici e composizioni cromatiche.
Presenza nei Musei: Le sue opere sono incluse in collezioni prestigiose, come quella del Moderna Museet di Stoccolma e del MACBA (Museo d'Arte Contemporanea di Barcellona).
Mercato dell'arte: Le sue sculture in bronzo, spesso firmate e numerate, appaiono frequentemente in aste d'arte scandinave e internazionali (come Bukowskis e Auctionet).
Esiste anche un artista contemporaneo che firma come Karpüseeler il cui cognome reale è Pulejo (simile foneticamente), ma Owe Pellsjö rimane il riferimento principale associato a questo nome specifico nel panorama artistico internazionale.
Amèlia Riera imparò a dipingere nello studio di Francisco Sainz de la Maza, a Barcellona, nel grigio panorama degli anni '50. Già negli anni '60 fece parte del gruppo iniziale del Cercle Artístic de Sant Lluc, sempre a Barcellona, e del Saló Femení d'Art Actual, promosso da un collettivo di pittrici chiaramente contestatore, e fondò, con altre artiste, il MAN o Mostres d'Art Nou. Da quel momento fino alla sua morte nel 2019, Amèlia Riera lavorò a quella che il critico Juan Eduardo Cirlot definì "pittura limite". Di fronte all'astrazione informale dominante all'epoca, seppe articolare un linguaggio e un'iconografia del tutto unici. Un mondo misterioso vicino al surrealismo e sempre con una prospettiva di genere. Amèlia Riera è stata, in questo senso, una pioniera. I suoi dipinti presentano esseri a metà strada tra il manichino e la bambola articolata, con catene, recinzioni o lucchetti, vicini al sadomasochismo o alla necrofilia. Un erotismo inquietante in un linguaggio molto vicino al chiaroscuro e con una densità o una consistenza materica pronunciate. I titoli di alcune delle sue serie sono significativi, come "Ex-votos " , "Sade", "Eroticones", "Elettrotermici" o "Vampirismo".
Amèlia Riera ha partecipato a numerose iniziative collettive, e anche a mostre individuali, in diversi spazi del paese, come il Saló de maig (1962), il Palau de la Virreina (1970) e la Galeria Dau al Set (1978), a Barcellona, o il Palau Solterra (2005) a Torroella de Montgrí. Da segnalare la retrospettiva presentata al Centro d'Arte Tecla Sala presso L'Hospitalet de Llobregat (1995). Dopo la sua morte, il suo lavoro è stato messo in risalto in mostre come quella presentata all'Espai Volart di Barcellona (2010) e a La Virreina Centre de la Imatge di Barcellona (2022). Il suo lavoro è presente in collezioni come quelle della Fundació Vila Casas, del Museu Nacional d'Art de Catalunya e del MACBA di Barcellona.
Cuadernos del Ciclo de Arte de Hoy. Bosh - Llucia - Mensa - Pellsjo - Amelia Riera - Valbuena. 1964. 5 rarissimi quaderni (nel furono pubblicati in tutto 7), ognuno contiene opere originali dei sei autori.
Quaderno 1: Contiene un foglio con sei piccole opere originali dei sei autori firmate a matita.
Quaderno 2: Contiene un'opera originale di Luis Bosch Cruanas e una lettera di Bosch datata 8-3-1964.
Quaderno 5: Contiene due opere originali di Owe Pellsjö firmate a matita
Quaderno 6: Contiene un'opera originale di Amelia Riera.
Quaderno 7: Contiene un'opera originale di Francisco Valbuena.
Quaderni in buono stato con normali fioriture e lievi tracce del tempo o qualche piccolo difetto. In asta senza riserva.
I Cuadernos del Ciclo de Arte de Hoy era una pubblicazione seriale di arte moderna spagnola in un numero limitatissimo di copie, pubblicata a Barcellona nel 1964 dal gruppo di artisti chiamato Ciclo de Arte de Hoy . Ogni numero includeva opere d'arte originali di un artista specifico e saggi critici. Venivano pubblicati in fogli non rilegati, stampati da Gráficas El Tinell. La collezione completa è composta da 7 volumi. È considerata un pezzo da collezione molto difficile da reperire; ad esempio, alcune fonti indicano che solo il volume 1 è noto esista in biblioteche come il MoMA. Ogni copia è unica perché contiene opere d'arte originali di un artista specifico. Tra i nomi associati a questi quaderni figurano figure come Bosch, Llucia, Mensa, Pellsjö e Amelia Riera. I testi che accompagnano le opere sono stati scritti da importanti critici e personalità del mondo dell'arte dell'epoca, come Vicente Aguilera Cerni e Carlos Vivo.
Luis Bosch Cruañas (Sant Feliù de Guíxols 1929 - Barcellona 2019). Inizia a dipingere da autodidatta nel 1947. Abbandonato lo stile figurativo, si dedica al disegno, lavorando a composizioni geometriche di tendenza astratta. Importante la sua attività di curatore, prima come segretario del Cercle Artístic de Sant Luc, poi come direttore della Fondazione Miró, infine come ideatore del Premio per il Disegno «Juan Miró».
Nel 1962 fonda il gruppo «Ciclo de Arte de Hoy», con cui organizza Man (Muestra de Arte Nuevo) che tenta di diffondere l’arte dei giovani nei circuiti artistici di Barcellona. Nel 1964 il gruppo è selezionato per l’importante collettiva Abstractos Catalanes a Barcellona, e nel 1969 per la mostra Tendencia Esencialista, organizzata presso la Direción General de Bellas Artes. Negli anni Sessanta la sua pittura si fa più materica: l’artista conia il termine «neoforma» per spiegare le sue composizioni in cui inserisce spessori sulla tela e utilizza materie naturali, come terre o pietre, che fanno accostare la sua produzione alla poetica dei Cretti di Alberto Burri.
Joaquim Llucià (Vidreres, Girona, 1929 - Barcellona, 1973) è stato un artista spagnolo, noto per il suo lavoro nel campo della pittura e del collage.
Carriera e Stile Artistico
Dopo una fase figurativa, nel 1958 Llucià si è dedicato all'astrattismo, in particolare con un'opera intitolata Homenatge a Kasimir Malevič. Ha utilizzato frequentemente la tecnica del collage, incorporando materiali come carta stagnola o lamine di ottone, mantenendo sempre una struttura geometrica essenziale, che è stata talvolta paragonata al Minimal Art. Le sue opere sono caratterizzate da nette incisioni che canalizzano la composizione.
Llucià è stato un membro attivo del gruppo Cercle d'Art d'Avui e ha promosso varie attività, tra cui i premi Miró, attraverso il Cercle Artístic de Sant Lluc.
Carlos Mensa (Barcellona, 1936 – 1982) è stato un pittore spagnolo autodidatta, noto per il suo stile figurativo che fonde realismo, espressionismo e surrealismo in una critica feroce e ironica della società contemporanea.
Biografia e Percorso Artistico
Formazione: Cresciuto durante la guerra civile spagnola, visse un periodo di esilio che segnò profondamente la sua visione del mondo. Iniziò a dipingere a tempo pieno nel 1957, influenzato in modo determinante da una mostra di Giorgio de Chirico.
Gruppi e Mostre: Nel 1961 fondò il Grupo Síntesis. Ebbe un legame significativo con l'Italia, dove tenne la sua prima mostra personale nel 1965. Le sue opere sono oggi conservate in importanti istituzioni come il Museo Reina Sofía di Madrid e il MACBA di Barcellona.
Stile e Tematiche
Soggetti: La sua pittura mette in scena personaggi emblematici del potere e della borghesia (generali, prelati, toreri, ricchi borghesi) per denunciarne l'ipocrisia.
Estetica della Surrealtà: Utilizza l'assurdo e il grottesco per esplorare le ansie dell'uomo moderno, le verità oscure e la violenza repressa.
Tecnica: Si distingue per un'altissima perizia tecnica, con descrizioni minuziose quasi iperrealiste dei soggetti in primo piano, spesso inseriti in scenografie teatrali o metafisiche caratterizzate da ombre profonde e archi architettonici.
Simbolismo: Ricorrente è l'uso ossessivo del colore rosso e la rappresentazione del "collezionista" come metafora del consumismo sfrenato e dell'accumulo vacuo.
Owe Pellsjö (1937–2011), uno scultore e pittore svedese noto per le sue opere in bronzo e le composizioni astratte.
Ecco i dettagli principali sulla sua figura:
Biografia: Nato a Jönköping, Svezia, nel 1937, ha operato attivamente nella seconda metà del XX secolo fino alla sua scomparsa nel 2011.
Stile e Opere: È celebre soprattutto come scultore, con una produzione focalizzata su sculture e rilievi in bronzo, spesso caratterizzati da forme organiche o astratte. Ha realizzato anche dipinti a olio su tela e carta, prediligendo motivi paesaggistici e composizioni cromatiche.
Presenza nei Musei: Le sue opere sono incluse in collezioni prestigiose, come quella del Moderna Museet di Stoccolma e del MACBA (Museo d'Arte Contemporanea di Barcellona).
Mercato dell'arte: Le sue sculture in bronzo, spesso firmate e numerate, appaiono frequentemente in aste d'arte scandinave e internazionali (come Bukowskis e Auctionet).
Esiste anche un artista contemporaneo che firma come Karpüseeler il cui cognome reale è Pulejo (simile foneticamente), ma Owe Pellsjö rimane il riferimento principale associato a questo nome specifico nel panorama artistico internazionale.
Amèlia Riera imparò a dipingere nello studio di Francisco Sainz de la Maza, a Barcellona, nel grigio panorama degli anni '50. Già negli anni '60 fece parte del gruppo iniziale del Cercle Artístic de Sant Lluc, sempre a Barcellona, e del Saló Femení d'Art Actual, promosso da un collettivo di pittrici chiaramente contestatore, e fondò, con altre artiste, il MAN o Mostres d'Art Nou. Da quel momento fino alla sua morte nel 2019, Amèlia Riera lavorò a quella che il critico Juan Eduardo Cirlot definì "pittura limite". Di fronte all'astrazione informale dominante all'epoca, seppe articolare un linguaggio e un'iconografia del tutto unici. Un mondo misterioso vicino al surrealismo e sempre con una prospettiva di genere. Amèlia Riera è stata, in questo senso, una pioniera. I suoi dipinti presentano esseri a metà strada tra il manichino e la bambola articolata, con catene, recinzioni o lucchetti, vicini al sadomasochismo o alla necrofilia. Un erotismo inquietante in un linguaggio molto vicino al chiaroscuro e con una densità o una consistenza materica pronunciate. I titoli di alcune delle sue serie sono significativi, come "Ex-votos " , "Sade", "Eroticones", "Elettrotermici" o "Vampirismo".
Amèlia Riera ha partecipato a numerose iniziative collettive, e anche a mostre individuali, in diversi spazi del paese, come il Saló de maig (1962), il Palau de la Virreina (1970) e la Galeria Dau al Set (1978), a Barcellona, o il Palau Solterra (2005) a Torroella de Montgrí. Da segnalare la retrospettiva presentata al Centro d'Arte Tecla Sala presso L'Hospitalet de Llobregat (1995). Dopo la sua morte, il suo lavoro è stato messo in risalto in mostre come quella presentata all'Espai Volart di Barcellona (2010) e a La Virreina Centre de la Imatge di Barcellona (2022). Il suo lavoro è presente in collezioni come quelle della Fundació Vila Casas, del Museu Nacional d'Art de Catalunya e del MACBA di Barcellona.

