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Davide Cocozza (1982) - Le signore di Porta Vecchia (Monopoli - Puglia)
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Davide Cocozza (1982) - Le signore di Porta Vecchia (Monopoli - Puglia)

Descrizione dell’opera (esposta in mostra personale EGOLOGIA) https://www.monopolitimes.com/2025/08/06/davide-cocozza-egologia-mostra-d-arte-monopoli-chiesetta-san-giovanni-rifiuti-inquinamento-biochar-porta-vecchia/ Acrilico e china giapponese su tela di cotone 150 cm x 118 cm —- Le Signore di Porta Vecchia è un’opera figurativa di forte impatto simbolico e umano, che ritrae due donne anziane in costume da bagno, colte frontalmente, in piedi, mentre sollevano sopra il capo due salvagenti circolari di colore giallo. Il segno è deciso, nervoso, quasi inciso, dominato dal bianco e nero, interrotto soltanto da interventi cromatici gialli che accendono la scena e ne diventano il fulcro visivo ed emotivo. I corpi sono reali, segnati dal tempo, lontani da ogni idealizzazione: sono corpi che hanno vissuto, resistito, attraversato il mare e la vita. Il giallo dei salvagenti, acceso e ironico, si trasforma in una sorta di aureola profana, una corona quotidiana che restituisce sacralità a ciò che normalmente viene escluso dallo sguardo estetico contemporaneo: la vecchiaia, la carne, la vulnerabilità. ⸻ Sinossi critica Ambientata simbolicamente a Porta Vecchia – luogo reale e mitico della memoria collettiva mediterranea – l’opera diventa un inno alla dignità del corpo e alla sopravvivenza emotiva. Le due figure non sono ritratte come soggetti nostalgici o folkloristici, ma come presenze monumentali, solide, quasi archetipiche. I salvagenti evocano il tema del restare a galla, del resistere alle correnti del tempo, della vita come attraversamento continuo. Non sono accessori balneari, ma strumenti di salvezza, icone della lotta quotidiana contro l’oblio, la marginalizzazione e l’invisibilità. Con uno sguardo insieme poetico e politico, Cocozza ribalta i canoni della bellezza e del decoro, offrendo una visione potente e ironica della femminilità matura, popolare, non addomesticata. Le Signore di Porta Vecchia non celebrano il passato: lo incarnano, affermando con forza che ogni corpo che ha vissuto merita spazio, luce e rispetto. LE SIGNORE DI PORTA VECCHIA Non c’è più Porta Vecchia, a Monopoli. Non c’è più quel varco di pietra che sapeva di sale e confidenze, dove le signore del centro storico, quelle vere, scendevano a bagnarsi i piedi con la grazia di chi non ha bisogno del mare per sentirsi mare. Quelle donne, custodi di un tempo che non fa rumore, parlavano con l’acqua come si parla con Dio: sottovoce. Ora non c’è più spazio per chi vive davvero, per chi lavora, per chi resiste. Gli affitti sono diventati parole proibite, le case – una volta rifugio – sono prigioni con serrature digitali che si aprono solo a chi prenota con carta di credito. Comprare? Nemmeno con una vita intera di fatica. Siamo fuori. Fuori dalla città, fuori dalle mura, fuori dalla storia. Le case non abitano più nessuno: abitano algoritmi, tabelle di rendita, e sogni di qualcun altro. Siamo in una gabbia a cielo aperto, noi che eravamo cittadini, ora siamo passanti, estranei nella nostra stessa infanzia. Le nonne rimaste guardano i lavori, guardano Porta Vecchia che si rifà il trucco per piacere ai turisti. Ma sotto la pelle nuova c’è una ferita che pulsa. I nipoti delle nonne volate via litigano per le eredità, trasformano nidi d’amore in B&B, vendono il sangue della memoria a chi lo pesa in milioni. Non c’è più appartenenza. Non c’è più racconto. Solo marketing. Eppure loro, le nonne sante, ci sono ancora. Aspettano. Sedute sull’orlo del tempo, ci insegnano con uno sguardo che ride che si può perdere tutto tranne la dignità. Con l’ironia delle sopravvissute, ci insegnano a restare umani anche quando la città diventa merce, e la vita, una storia da vendere. ——- La tela è da rifilare ai bordi per incorniciare, le piccole pieghe che può presentare durante il trasporto vanno via con Intelaiatura - bagnare durante l’intelaiatura od incorniciatura leggermente con spugnetta umida sul retro per stendere perfettamente la tela - da dire e far fare al corniciaio).

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Davide Cocozza (1982) - Le signore di Porta Vecchia (Monopoli - Puglia)

Davide Cocozza (1982) - Le signore di Porta Vecchia (Monopoli - Puglia)

Descrizione dell’opera (esposta in mostra personale EGOLOGIA)

https://www.monopolitimes.com/2025/08/06/davide-cocozza-egologia-mostra-d-arte-monopoli-chiesetta-san-giovanni-rifiuti-inquinamento-biochar-porta-vecchia/

Acrilico e china giapponese su tela di cotone 150 cm x 118 cm

—-

Le Signore di Porta Vecchia è un’opera figurativa di forte impatto simbolico e umano, che ritrae due donne anziane in costume da bagno, colte frontalmente, in piedi, mentre sollevano sopra il capo due salvagenti circolari di colore giallo.

Il segno è deciso, nervoso, quasi inciso, dominato dal bianco e nero, interrotto soltanto da interventi cromatici gialli che accendono la scena e ne diventano il fulcro visivo ed emotivo. I corpi sono reali, segnati dal tempo, lontani da ogni idealizzazione: sono corpi che hanno vissuto, resistito, attraversato il mare e la vita.

Il giallo dei salvagenti, acceso e ironico, si trasforma in una sorta di aureola profana, una corona quotidiana che restituisce sacralità a ciò che normalmente viene escluso dallo sguardo estetico contemporaneo: la vecchiaia, la carne, la vulnerabilità.



Sinossi critica

Ambientata simbolicamente a Porta Vecchia – luogo reale e mitico della memoria collettiva mediterranea – l’opera diventa un inno alla dignità del corpo e alla sopravvivenza emotiva. Le due figure non sono ritratte come soggetti nostalgici o folkloristici, ma come presenze monumentali, solide, quasi archetipiche.

I salvagenti evocano il tema del restare a galla, del resistere alle correnti del tempo, della vita come attraversamento continuo. Non sono accessori balneari, ma strumenti di salvezza, icone della lotta quotidiana contro l’oblio, la marginalizzazione e l’invisibilità.

Con uno sguardo insieme poetico e politico, Cocozza ribalta i canoni della bellezza e del decoro, offrendo una visione potente e ironica della femminilità matura, popolare, non addomesticata.
Le Signore di Porta Vecchia non celebrano il passato: lo incarnano, affermando con forza che ogni corpo che ha vissuto merita spazio, luce e rispetto.

LE SIGNORE DI PORTA VECCHIA

Non c’è più Porta Vecchia, a Monopoli.
Non c’è più quel varco di pietra che sapeva di sale e confidenze,
dove le signore del centro storico, quelle vere,
scendevano a bagnarsi i piedi con la grazia di chi
non ha bisogno del mare per sentirsi mare.
Quelle donne, custodi di un tempo che non fa rumore,
parlavano con l’acqua come si parla con Dio: sottovoce.

Ora non c’è più spazio per chi vive davvero,
per chi lavora, per chi resiste.
Gli affitti sono diventati parole proibite,
le case – una volta rifugio – sono prigioni con serrature digitali
che si aprono solo a chi prenota con carta di credito.
Comprare? Nemmeno con una vita intera di fatica.
Siamo fuori.
Fuori dalla città,
fuori dalle mura,
fuori dalla storia.

Le case non abitano più nessuno:
abitano algoritmi, tabelle di rendita,
e sogni di qualcun altro.
Siamo in una gabbia a cielo aperto,
noi che eravamo cittadini, ora siamo passanti,
estranei nella nostra stessa infanzia.

Le nonne rimaste guardano i lavori,
guardano Porta Vecchia che si rifà il trucco per piacere ai turisti.
Ma sotto la pelle nuova c’è una ferita che pulsa.
I nipoti delle nonne volate via litigano per le eredità,
trasformano nidi d’amore in B&B, vendono il sangue della memoria
a chi lo pesa in milioni.

Non c’è più appartenenza.
Non c’è più racconto.
Solo marketing.

Eppure loro, le nonne sante, ci sono ancora.
Aspettano.
Sedute sull’orlo del tempo,
ci insegnano con uno sguardo che ride
che si può perdere tutto tranne la dignità.
Con l’ironia delle sopravvissute,
ci insegnano a restare umani
anche quando la città diventa merce,
e la vita, una storia da vendere.

——-
La tela è da rifilare ai bordi per incorniciare, le piccole pieghe che può presentare durante il trasporto vanno via con Intelaiatura - bagnare durante l’intelaiatura od incorniciatura leggermente con spugnetta umida sul retro per stendere perfettamente la tela - da dire e far fare al corniciaio).

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