Bellissima maschera - Punu - Gabon (Senza prezzo di riserva)





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Superba maschera in legno dei Punu dal Gabon.
Descrizione del venditore
Maschera nera della giustizia Ikwara - Pounou / Tsangui - Gabon
Le maschere del Gabon sono spesso chiamate con i nomi dei riti a cui partecipano (Bwiti, bwété, byéri, ngil, emboli, okuyi, mukuyi...).
Intervengono in ogni circostanza vitale per la comunità, rites a carattere sociale (lutti, funerali, malattie), riti di purificazione o di fecondità (nascita, adolescenza, verginità), riti di riconciliazione e di giustizia (per ristabilire l’autorità del capo, la buona intesa nelle famiglie, o risolvere conflitti di generazioni), o infine riti di protezione (che mirano più specificamente ad attrarre le benedizioni degli antenati o dei geni...).
Le maschere del Mukuyi, comunemente chiamate «maschere bianche», sono rivestite di caolino che, un tempo, veniva mescolato a polvere di ossa umane polverizzate.
Questo fard bianco rituale, ancora in uso in tutta l'Africa equatoriale, è chiamato Pfemba.
Segno della comunicazione con il mondo soprannaturale, la terra argillosa bianca è usata sia dagli uomini sia dalle donne, in particolare durante i riti del Bwiti.
I nove losanghe chéloidi frontali rappresentano i miti fondatori punu, il punto centrale rappresenta lo spirito creatore.
Nel libro "Fleuve Congo" di F. Neyt, a pagina 297, apprendiamo che le maschere nere dette "di giustizia" portano il nome di Ikwara o Ikwara-mokulu, e che sono maschere della notte, che rappresentano uomini o donne anziane.
Il portatore della maschera nera appare al calar della notte su brevi trampoli.
Maschera nera della giustizia Ikwara - Pounou / Tsangui - Gabon
Le maschere del Gabon sono spesso chiamate con i nomi dei riti a cui partecipano (Bwiti, bwété, byéri, ngil, emboli, okuyi, mukuyi...).
Intervengono in ogni circostanza vitale per la comunità, rites a carattere sociale (lutti, funerali, malattie), riti di purificazione o di fecondità (nascita, adolescenza, verginità), riti di riconciliazione e di giustizia (per ristabilire l’autorità del capo, la buona intesa nelle famiglie, o risolvere conflitti di generazioni), o infine riti di protezione (che mirano più specificamente ad attrarre le benedizioni degli antenati o dei geni...).
Le maschere del Mukuyi, comunemente chiamate «maschere bianche», sono rivestite di caolino che, un tempo, veniva mescolato a polvere di ossa umane polverizzate.
Questo fard bianco rituale, ancora in uso in tutta l'Africa equatoriale, è chiamato Pfemba.
Segno della comunicazione con il mondo soprannaturale, la terra argillosa bianca è usata sia dagli uomini sia dalle donne, in particolare durante i riti del Bwiti.
I nove losanghe chéloidi frontali rappresentano i miti fondatori punu, il punto centrale rappresenta lo spirito creatore.
Nel libro "Fleuve Congo" di F. Neyt, a pagina 297, apprendiamo che le maschere nere dette "di giustizia" portano il nome di Ikwara o Ikwara-mokulu, e che sono maschere della notte, che rappresentano uomini o donne anziane.
Il portatore della maschera nera appare al calar della notte su brevi trampoli.

