N. 101283133

Da Antoon van Dyck (1599 - 1641), Circolo di - Cristo Deriso
N. 101283133

Da Antoon van Dyck (1599 - 1641), Circolo di - Cristo Deriso
Da ANTHONY VAN DYCK
(Anversa, 1599 – Londra, 1641)
Cristo Deriso
Olio su tavola, cm. 64 x 49
Dimensioni cornice, cm. 90 x 75 x 6 ca.
NOTE: Pubblicazione catalogo opere della collezione Intermidiart. Certificato di Lecita Provenienza. Opera con cornice di legno laccata nera (difetti):
Presentiamo in catalogo un magnifico dipinto eseguito con grande maestria, sebbene si tratti di una copia fedele del celebre Cristo deriso (noto anche come L’incoronazione di spine), realizzato da Antoon van Dyck tra il 1628 e il 1630 circa e oggi conservato presso il Princeton University Art Museum, New Jersey (inv. Y1975-12). Sono note diverse versioni e varianti autografe del soggetto, custodite tra l’altro alla Courtauld Gallery di Londra e al Museo del Prado di Madrid, oltre a numerose repliche e derivazioni provenienti dalla bottega del maestro. La scena, tra i vertici espressivi del Barocco fiammingo, raffigura un episodio della Passione di Cristo, colto nel momento dell’incoronazione di spine, mentre viene deriso e umiliato dai soldati prima della crocifissione, mettendo in risalto il drammatico contrasto tra la sua regale dignità e l’oltraggio subito.
Nell’opera originale Van Dyck si concentra sulla dimensione emotiva e devozionale del soggetto, condensando l’intera narrazione della Passione in un’intensa interazione tra Cristo e due aguzzini. Gesù, dopo essere stato tradito, arrestato e condotto davanti al giudice romano Ponzio Pilato, è raffigurato con gli occhi arrossati, segno eloquente del dolore fisico e della compassione per i peccati dell’umanità.
La presenza di uno dei tormentatori raffigurato come una persona di colore introduce un ulteriore livello di lettura iconografica. Anversa, importante porto del commercio internazionale, era una città cosmopolita che ospitava individui provenienti da territori extraeuropei. Sia Van Dyck sia il suo maestro Peter Paul Rubens realizzarono studi dal vero di modelli africani e asiatici, successivamente impiegati in composizioni narrative come questa; è verosimile che tale figura derivi da uno di questi studi.
La tavolozza calda e opulenta è animata da una pennellata fluida e vibrante, che accentua il senso del movimento e restituisce con straordinaria efficacia la resa tattile delle carni, cifra distintiva della tradizione rubensiana e vandyckiana. I forti contrasti chiaroscurali esaltano la tridimensionalità delle figure, conferendo alla scena un’intensità drammatica e teatrale di grande impatto visivo.
Pur affrontando un soggetto di profonda drammaticità religiosa, l’opera conserva una misura compositiva ed eleganza formale tipiche della pittura fiamminga del XVII secolo, nelle quali la tensione emotiva si traduce in equilibrio e raffinatezza espressiva.
Il dipinto qui presentato, verosimilmente attribuibile a un seguace o a un artista della cerchia di Van Dyck, mostra significative affinità iconografiche e cromatiche con le versioni autografe del maestro. Sebbene l’attribuzione rimanga cautamente ipotizzata, non si può escludere la partecipazione di un pittore di valore attivo nell’ambito della sua bottega. L’opera, caratterizzata da una mano pittorica di alta qualità, si distingue per l’accurata impostazione compositiva e l’uso sapiente del colore, rivelando una notevole sensibilità interpretativa. Si tratta pertanto di un dipinto di indubbio interesse, meritevole di ulteriori approfondimenti critici e storico-artistici.
In merito al suo stato conservativo, la tavola si presenta in condizioni generali abbastanza discrete considerando l'epoca del dipinto, la superficie pittorica si presenta in patina, e l'immagine complessiva si legge bene sotto una vernice chiara e lucida. Al visibile il dipinto presenta consunzioni, cadute di colore, piccole integrazioni pittoriche e abrasioni. All'esame della lampada di Wood la fluorescenza è intensa ed omogenea, rivela ulteriori restauri, ma a causa di essa non è possibile escludere ulteriori restauri precedenti. Il condition report da noi fornito è da intendersi accurato e scrupoloso ma in ogni caso assolutamente parziale e non totalmente esaustivo poiché non eseguito in laboratori specializzati e con supporti tecnici specifici. A luce solare è visibile un fine craquelé rapportato all'epoca. Le misure della tavola sono cm. 64 x 49. L’opera è impreziosita da una bella cornice in legno laccata nera (le misure della cornice sono cm. 90 x 75 x 6 ca., presenza difetti). "La cornice mostrata nelle foto riportate sopra è stata aggiunta all’opera d’arte dal venditore o da un soggetto terzo. La cornice ti viene fornita senza costi aggiuntivi in modo che sia pronta da esporre non appena arriva. La cornice viene inclusa a titolo di cortesia e non è considerata parte integrante dell’opera d’arte. Pertanto, qualsiasi potenziale danno alla cornice che non influisce sull’opera d’arte stessa non sarà accettato come motivo valido per aprire un reclamo o richiedere l’annullamento dell’ordine."
PROVENIENZA: Coll. Privata
PUBBLICAZIONE:
Inedito;
I MITI E IL TERRITORIO nella Sicilia dalle mille culture. INEDITA QUADRERIA catalogo generale dei dipinti della collezione del ciclo “I Miti e il territorio”, Editore Lab_04, Marsala, 2026.
L’opera verrà spedito – in quanto fragile – con cassa di legno e polistirolo. Nel caso di vendita al di fuori del territorio italiano, l'acquirente dovrà attendere i tempi di evasione delle pratiche di esportazione.
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