N. 102029476

Pittore Caravaggesco (XVII) - Lot e le figlie
N. 102029476

Pittore Caravaggesco (XVII) - Lot e le figlie
PITTORE CARAVAGGESCO ATTIVO A ROMA (XVII)
Attribuibile a FRANCESCO RAGUSA
(Sicilia, 1590 – Roma, 1655)
Lot e le figlie
Olio su tela, cm. 106,5 x 122
Dimensione cornice coeva (?) cm. 113 x 130 x 5 ca.
NOTE: Pubblicazione catalogo opere della collezione Intermidiart. Certificato di Lecita Provenienza. Opera con cornice coeva (?) in legno lavorata (difetti):
Il catalogo presenta un interessante dipinto a olio su tela di buona qualità, proveniente da una collezione nobiliare siciliana, raffigurante il celebre episodio biblico tratto dal Libro della Genesi: Lot e le sue figlie in fuga da Sodoma.
Secondo il racconto biblico, a Lot e alla sua famiglia fu consigliato dagli angeli di abbandonare la città di Sodoma prima che Dio la distruggesse per punire il peccato che la corrompeva. Durante la fuga, alla famiglia fu imposto di non voltarsi indietro verso la città in fiamme; la moglie di Lot, tuttavia, disobbedì al comando divino e, guardando indietro, fu trasformata in una statua di sale.
Lot, nipote di Abramo, abitava alle porte della città di Sodoma e, considerato uomo giusto, ricevette la visita di due angeli inviati da Dio per avvertirlo dell’imminente castigo che avrebbe colpito la città.
Il soggetto di Lot e le sue figlie rimanda anche al successivo episodio narrato nella Genesi, di carattere più controverso e moralmente ambiguo: credendo che la loro famiglia fosse l’unica sopravvissuta sulla terra dopo la distruzione delle città della pianura, le figlie di Lot decisero di assicurare una discendenza all’umanità facendo ubriacare il padre e seducendolo.
Nel dipinto l’artista raffigura Lot al centro della composizione, proteso verso una delle figlie e con un bicchiere in mano, mentre la giovane posta a sinistra si accinge a versare del vino. L’altra figlia, collocata a destra, si rivolge invece direttamente allo spettatore; la sua grande mano sinistra poggia sul braccio del padre, creando un efficace elemento di contatto tra le figure.
Lo stile pittorico rivela evidenti influenze della scuola caravaggesca romana del primo Seicento, in particolare nell’attenzione riservata alla resa degli incarnati e nei forti contrasti luministici che modellano le figure emergenti dal fondo scuro.
Nella tela si riconoscono inoltre significativi rapporti con la pittura di Giovanni Baglione, soprattutto nella finezza con cui sono descritti alcuni dettagli degli accessori femminili, come i preziosi visibili nella figura di destra.
In un primo momento l’autore del dipinto potrebbe apparire come un artista ancora poco identificabile, forse anche straniero, appartenente a quella vasta cerchia di pittori attivi a Roma nei primi decenni del Seicento, molti dei quali restano oggi anonimi pur essendo documentati negli Stati delle Anime romani.
Tra questi è stato recentemente riconosciuto il pittore Francesco Ragusa, la cui personalità artistica è stata individuata grazie agli studi di Francesco Petrucci in relazione al dipinto Trionfo di Davide (olio su tela, cm 117 × 147, inv. LK0872) della Collezione Koelliker (F. Petrucci, Francesco Ragusa, un pittore romano di stirpe siciliana, «Paragone», n. 57, 2004; G. Papi, in La “schola” del Caravaggio. Dipinti dalla Collezione Koelliker, n. 15, pp. 78–79). Tali studi hanno contribuito a definire un primo nucleo della produzione del pittore, il cui catalogo rimane tuttora esiguo: si contano infatti solo quattro opere certe, oltre ad alcune attribuzioni ancora oggetto di discussione.
Tornando alla nostra tela, nonostante le difficoltà attributive, si riscontrano significative affinità stilistiche con le opere riconosciute a Ragusa, fortemente influenzate da Giovanni Baglione, presso il quale il pittore risulta abitare nel 1615 e del quale fu con ogni probabilità allievo.
A sostegno dell’attribuzione all’artista di origine siciliana restano valide le argomentazioni già avanzate in relazione al Trionfo di Davide, opera cronologicamente vicina allo Sposalizio mistico di santa Caterina d’Alessandria e san Carlo Borromeo, conservato presso il Museo Diocesano d’Arte Sacra di Spoleto e firmato e datato 1618.
Si possono inoltre sottolineare le analogie fisionomiche tra il volto e soprattutto le mani del personaggio posto a destra nel Lot e le figlie e la figura del flautista nel Trionfo di Davide: entrambi presentano un naso appuntito e uno sguardo leggermente obliquo, elementi che ricorrono anche nella figura della figlia raffigurata a sinistra. In entrambe le opere si riconosce inoltre una caratteristica tonalità cromatica generale olivastra e fredda, tratto distintivo della tavolozza dell’artista.
Francesco Ragusa (1590-1655) fu un pittore italiano attivo tra tardo manierismo e primo barocco, operante principalmente a Roma. Nato in Sicilia, si formò probabilmente nella bottega di Giuseppe Cesari, pur subendo presto anche l’influenza della pittura di Caravaggio. L’artista è menzionato nelle biografie di Giovanni Baglione.
Tra le opere documentate si ricordano una pala d’altare raffigurante la Trinità con i santi Bonaventura e Carlo Borromeo per la chiesa dei Cappuccini di Colpersìto a San Severino Marche, lo Sposalizio mistico di santa Caterina con san Carlo Borromeo (1618) per la diocesi di Spoleto e una Incoronazione della Vergine con san Michele Arcangelo (1651) per la chiesa olivetana della Santissima Trinità a Giuliana. Gran parte della produzione romana dell’artista è andata perduta; tra le poche opere superstiti si ricorda il Ritratto di Gaspare Celio (circa 1640), inserito nel monumento funebre del pittore nella chiesa romana di Santa Maria del Popolo.
In merito al suo stato conservativo, la tela versa in discreto stato conservativo. La superficie pittorica si presenta in patina. Si notano – a luce di Wood – alcuni restauri sparsi e svelature con graffi superficiali. A luce solare è visibile una craquelé rapportato all'epoca. Si evidenziano in alcune zone della tela, delle ridipinture, che potrebbero aver subito in passato. Il telaio potrebbe essere stato sostituito all'epoca del rintelo. Le misure della tela sono cm. 106,5 x 122.
Il dipinto risulta impreziosita da una sottile cornice coeva (?) in legno e lavorata (le misure della cornice sono cm. 113 x 130 x 5 ca., presenza difetti). "La cornice mostrata nelle foto riportate sopra è stata aggiunta all’opera d’arte dal venditore o da un soggetto terzo. La cornice ti viene fornita senza costi aggiuntivi in modo che sia pronta da esporre non appena arriva. La cornice viene inclusa a titolo di cortesia e non è considerata parte integrante dell’opera d’arte. Pertanto, qualsiasi potenziale danno alla cornice che non influisce sull’opera d’arte stessa non sarà accettato come motivo valido per aprire un reclamo o richiedere l’annullamento dell’ordine."
Provenienza: Coll. Privata Siciliana
Pubblicazione:
Inedito;
I Miti e il Territorio nella Sicilia dalle mille culture. INEDITA QUADRERIA catalogo generale dei dipinti della collezione del ciclo “I Miti e il territorio”, Editore Lab_04, Marsala, 2026 (Pdf).
L’opera verrà spedito con cassa di legno e polistirolo. Nel caso di vendita al di fuori del territorio italiano, l'acquirente dovrà attendere i tempi di evasione delle pratiche di esportazione.
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