Georg Herold (1947) - Bild Du Sollst Dir Kein Machen





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Dalla Germania, Georg Herold presenta Bild Du Sollst Dir Kein Machen, originale del 2001, opera d’arte concettuale multicolore in tecniche miste con stencil, 49 cm x 28 cm, peso 1300 g, in buono stato, venduta direttamente dall’artista.
Descrizione del venditore
Si tratta qui di una pagina di catalogo tappeti impressa in rilievo mediante un processo ad alta pressione.
Georg Herold trasforma qui un materiale portante industriale preconfezionato in un'opera d'arte autonoma. Il punto di partenza è una pagina di un catalogo modello o di tappeti in formato A3, la cui struttura grafica – una griglia ritmica, quasi tessile – fornisce già un ordine visivo. Questa estetica seriale e funzionale non viene sostituita da Herold, ma consciamente adottata e riformata.
In rilievo egli enfatizza le parole «NON TI FARE UN'IMMAGINE». La tipografia è grezza, diretta e applicata senza raffinazione stilistica. Proprio questa apparente semplicità genera tensione: l'ordine severo, quasi decorativo, del motivo del catalogo incontra la gravità semantica del precetto biblico. Contenuto e supporto si contraddicono in modo sottile – un’immagine che invita a non farsi un’immagine.
Questa ironica rottura è centrale per l'opera di Herold. Opera con materiali trovati, ai quali aggiunge concetti con interventi minimali. Il rilievo nasce non dalla decorazione, bensì dallo spostamento: un prodotto industriale banale diventa il supporto di un'affermazione esistenziale sulla produzione di immagini, sull’arte e sulla percezione.
L'opera è leggibile doppio modo. Da un lato come commento sull’arte stessa – sull’impossibilità di farsi un’immagine definitiva. Dall’altro come invito alla produzione personale: il divieto diventa provocazione. Soprattutto nel contesto di una collezione o di uno spettatore che pensa o lavora artisticamente, la frase sviluppa una frizione produttiva.
Formalmente l’opera rimane deliberatamente poco appariscente. Il motivo tessile in toni grigi e rosa opachi crea uno sfondo tranquillo, quasi domestico, contro il quale il lettering nero si distingue nettamente. La composizione appare allo stesso tempo casuale e precisa – tipico dell’approccio di Herold al materiale e al linguaggio.
La firma «Georg Herold 91» attesta la data di origine nella prima fase dell’opera, in cui lavorava intensamente con materiali trovati e impostazioni linguistiche. La firma aggiuntiva sul retro ne sottolinea l’autenticità.
La cornice – legno marrone scuro smaltato, formato 35 × 47 cm – racchiude la pagina in modo discreto e sostiene la connessione tra materiale di uso quotidiano e impostazione artistica, senza imporsi all’osservatore.
Nel complesso nasce un lavoro che con mezzi minimi raggiunge un alto contenuto di pensiero: preciso, essenziale e sorretto da un umorismo asciutto.
Si tratta qui di una pagina di catalogo tappeti impressa in rilievo mediante un processo ad alta pressione.
Georg Herold trasforma qui un materiale portante industriale preconfezionato in un'opera d'arte autonoma. Il punto di partenza è una pagina di un catalogo modello o di tappeti in formato A3, la cui struttura grafica – una griglia ritmica, quasi tessile – fornisce già un ordine visivo. Questa estetica seriale e funzionale non viene sostituita da Herold, ma consciamente adottata e riformata.
In rilievo egli enfatizza le parole «NON TI FARE UN'IMMAGINE». La tipografia è grezza, diretta e applicata senza raffinazione stilistica. Proprio questa apparente semplicità genera tensione: l'ordine severo, quasi decorativo, del motivo del catalogo incontra la gravità semantica del precetto biblico. Contenuto e supporto si contraddicono in modo sottile – un’immagine che invita a non farsi un’immagine.
Questa ironica rottura è centrale per l'opera di Herold. Opera con materiali trovati, ai quali aggiunge concetti con interventi minimali. Il rilievo nasce non dalla decorazione, bensì dallo spostamento: un prodotto industriale banale diventa il supporto di un'affermazione esistenziale sulla produzione di immagini, sull’arte e sulla percezione.
L'opera è leggibile doppio modo. Da un lato come commento sull’arte stessa – sull’impossibilità di farsi un’immagine definitiva. Dall’altro come invito alla produzione personale: il divieto diventa provocazione. Soprattutto nel contesto di una collezione o di uno spettatore che pensa o lavora artisticamente, la frase sviluppa una frizione produttiva.
Formalmente l’opera rimane deliberatamente poco appariscente. Il motivo tessile in toni grigi e rosa opachi crea uno sfondo tranquillo, quasi domestico, contro il quale il lettering nero si distingue nettamente. La composizione appare allo stesso tempo casuale e precisa – tipico dell’approccio di Herold al materiale e al linguaggio.
La firma «Georg Herold 91» attesta la data di origine nella prima fase dell’opera, in cui lavorava intensamente con materiali trovati e impostazioni linguistiche. La firma aggiuntiva sul retro ne sottolinea l’autenticità.
La cornice – legno marrone scuro smaltato, formato 35 × 47 cm – racchiude la pagina in modo discreto e sostiene la connessione tra materiale di uso quotidiano e impostazione artistica, senza imporsi all’osservatore.
Nel complesso nasce un lavoro che con mezzi minimi raggiunge un alto contenuto di pensiero: preciso, essenziale e sorretto da un umorismo asciutto.

