Jean Auguste - Vaso - Smalto, bicchiere soufflé






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Vaso di Jean Auguste in eccellente stato, vetro soffiato smaltato a caldo, corpo violaceo con cabochon verdi e piedini torsionati, altezza 16,5 cm, diametro 12,5 cm, peso 540 g, proveniente da Parigi (Francia), realizzato tra il 1879 e il 1883 in stile Art Nouveau.
Descrizione del venditore
Superbo vaso di Jean Auguste, grande artista francese del XIX secolo e precursor della vetreria art nouveau
Questo vaso è in vetro soffiato e finemente smaltato; lavorato a caldo, con pinza per incollare e torcersi, i suoi piedi, i cabochon e la sua collocazione; vaso in perfetto stato realizzato tra il 1879 e il 1883.
Il suo corpo è di colore viola, i cabochon, la colla, lo torsione e i suoi piedi di colore verde.
Il corpo è decorato con un smalto caldo ispirato all’arte giapponese.
Tutte queste parti sono uniche.
vaso in perfetto stato e visibile su numerose foto a vostra disposizione.
Altezza del vaso 16,5 cm Diametro e larghezza 12,5 cm
Peso del vaso 540 g
Imballaggio curato e spedito con tracciabilità
Auguste Jean, nato il 19 gennaio 1829 a Parigi e morto il 3 novembre 1896 a Vierzon, è un ceramista e vetraio francese.
È uno degli attori del rinnovamento della maiolica francese a metà XIX secolo, accanto a Joseph (Giuseppe) Devers, Charles-Jean Avisseau, Georges Pull, Eugène Rousseau e Théodore Deck.
Se la sua produzione ceramica rientra pienamente nell’eclettismo dell’ambiente del XIX secolo, la sua produzione vetraria si inscrive piuttosto in uno stile pre-Art Nouveau, peculiare, spesso audace e sorprendente sia per le forme che per i decorí che impiega.
Per questo, investì in nuovi allestimenti e affittò nuovi spazi dedicati alla produzione di vetrerie artistiche e, in particolare, “a un prodotto della sua invenzione a cui diede il nome di vetro metallizzato”. Aprì così una bottega per vendere le sue creazioni vetrarie al 64, rue d’Hauteville dal 1880 all’82, poi al 45, rue des Petites-Écuries dal 1881 al 1883.
Se questa nuova produzione sembra una sfida, Auguste Jean realizzò però fin dagli anni ’70 ricerche ed esperimenti tecnici sul vetro: già nel 1877 depositò un brevetto sull’ottenimento di un vetro metallizzato. L’anno successivo espose vetrerie già molto apprezzate all’Esposizione Universale di Parigi del 1878. Difficile però sapere cosa realizzasse lui stesso e cosa delegasse ad altri.
Questa produzione vetraria rappresenta peraltro una parentesi abbastanza breve nella sua carriera poiché si estende solo dal 1879 al 1883, in contrasto con l’elevata quantità di vetrerie giunte fino a noi. In quel periodo partecipa a sole tre esposizioni durante le quali il suo lavoro è celebrato: a capo di “uno di quei piccoli laboratori fecondi in invenzioni, diretti da un gusto distinto”, è “felice nelle sue iridescenze prismatiché, nelle sfumature mutevoli ornate di fiorellini smaltati e disegni incisi”. La sua produzione stupisce molti: “prodotti tra i più ricchi, eleganti e originali, […] con effetti del tutto strani e finora sconosciuti” che trascinano l’immaginazione “nei sogni fantastici delle Mille e una Notte”.
Da un punto di vista formale, il vetro soffiato gli permette una libertà di forma infinita che non cesserà di sfruttare. Auguste Jean sembra inoltre accordare grande importanza al colore, sia per la decorazione smaltata che per la colorazione della vetro in massa. Per quanto riguarda il decor smaltato, di gran parte delle vetrerie è il supporto, si notano ispirazioni dell’estremo oriente, meno spesso orientali vicine, talvolta rinascimentali neobarocche. Non esita neppure a mescolare diverse influenze in una stessa creazione.
È proprio questo lavoro a caldo, a volte molto audace, accoppiato alla decorazione smaltata, agli effetti metallizzati e alla colorazione del vetro, che fa sì che ogni opera di Auguste Jean costituisca un pezzo unico. Il suo lavoro ispirerà numerose cristalterie, come quella di Monot & Stumpf contro cui intentò una causa nel 1880, o ancora quella di Harrach in Repubblica Ceca, che produrrà vetrerie con forme e decorazioni simili ma rifiniture meno raffinate e che oggi sono oggetto di attribuzioni errate
Superbo vaso di Jean Auguste, grande artista francese del XIX secolo e precursor della vetreria art nouveau
Questo vaso è in vetro soffiato e finemente smaltato; lavorato a caldo, con pinza per incollare e torcersi, i suoi piedi, i cabochon e la sua collocazione; vaso in perfetto stato realizzato tra il 1879 e il 1883.
Il suo corpo è di colore viola, i cabochon, la colla, lo torsione e i suoi piedi di colore verde.
Il corpo è decorato con un smalto caldo ispirato all’arte giapponese.
Tutte queste parti sono uniche.
vaso in perfetto stato e visibile su numerose foto a vostra disposizione.
Altezza del vaso 16,5 cm Diametro e larghezza 12,5 cm
Peso del vaso 540 g
Imballaggio curato e spedito con tracciabilità
Auguste Jean, nato il 19 gennaio 1829 a Parigi e morto il 3 novembre 1896 a Vierzon, è un ceramista e vetraio francese.
È uno degli attori del rinnovamento della maiolica francese a metà XIX secolo, accanto a Joseph (Giuseppe) Devers, Charles-Jean Avisseau, Georges Pull, Eugène Rousseau e Théodore Deck.
Se la sua produzione ceramica rientra pienamente nell’eclettismo dell’ambiente del XIX secolo, la sua produzione vetraria si inscrive piuttosto in uno stile pre-Art Nouveau, peculiare, spesso audace e sorprendente sia per le forme che per i decorí che impiega.
Per questo, investì in nuovi allestimenti e affittò nuovi spazi dedicati alla produzione di vetrerie artistiche e, in particolare, “a un prodotto della sua invenzione a cui diede il nome di vetro metallizzato”. Aprì così una bottega per vendere le sue creazioni vetrarie al 64, rue d’Hauteville dal 1880 all’82, poi al 45, rue des Petites-Écuries dal 1881 al 1883.
Se questa nuova produzione sembra una sfida, Auguste Jean realizzò però fin dagli anni ’70 ricerche ed esperimenti tecnici sul vetro: già nel 1877 depositò un brevetto sull’ottenimento di un vetro metallizzato. L’anno successivo espose vetrerie già molto apprezzate all’Esposizione Universale di Parigi del 1878. Difficile però sapere cosa realizzasse lui stesso e cosa delegasse ad altri.
Questa produzione vetraria rappresenta peraltro una parentesi abbastanza breve nella sua carriera poiché si estende solo dal 1879 al 1883, in contrasto con l’elevata quantità di vetrerie giunte fino a noi. In quel periodo partecipa a sole tre esposizioni durante le quali il suo lavoro è celebrato: a capo di “uno di quei piccoli laboratori fecondi in invenzioni, diretti da un gusto distinto”, è “felice nelle sue iridescenze prismatiché, nelle sfumature mutevoli ornate di fiorellini smaltati e disegni incisi”. La sua produzione stupisce molti: “prodotti tra i più ricchi, eleganti e originali, […] con effetti del tutto strani e finora sconosciuti” che trascinano l’immaginazione “nei sogni fantastici delle Mille e una Notte”.
Da un punto di vista formale, il vetro soffiato gli permette una libertà di forma infinita che non cesserà di sfruttare. Auguste Jean sembra inoltre accordare grande importanza al colore, sia per la decorazione smaltata che per la colorazione della vetro in massa. Per quanto riguarda il decor smaltato, di gran parte delle vetrerie è il supporto, si notano ispirazioni dell’estremo oriente, meno spesso orientali vicine, talvolta rinascimentali neobarocche. Non esita neppure a mescolare diverse influenze in una stessa creazione.
È proprio questo lavoro a caldo, a volte molto audace, accoppiato alla decorazione smaltata, agli effetti metallizzati e alla colorazione del vetro, che fa sì che ogni opera di Auguste Jean costituisca un pezzo unico. Il suo lavoro ispirerà numerose cristalterie, come quella di Monot & Stumpf contro cui intentò una causa nel 1880, o ancora quella di Harrach in Repubblica Ceca, che produrrà vetrerie con forme e decorazioni simili ma rifiniture meno raffinate e che oggi sono oggetto di attribuzioni errate
