Sawaya & Moroni - Bicchiere (6) - Cristallo

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Riccardo Forti
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Sei bicchieri d’acqua in cristallo Sawaya & Moroni, Italia, risalenti circa al 2000–2010, nella confezione originale con padding rinforzato; altezza 9,3 cm, diametro 8,2 cm; condizioni: pari al nuovo, inutilizzati.

Riepilogo creato con l’aiuto dell’IA

Descrizione del venditore

Sei bicchieri d’acqua in crystal Sawaya & Moroni, Italia, circa 2000, sottilissimi come carta. Nella loro confezione originale, con imbottitura rinforzata.

Dimensioni in cm (H x Ø): 8,2 x 9,3

Come nuovi, confezione con segni d’uso.

Spedizione sicura.

"Sawaya & Moroni emerge sulla scena internazionale del design nel 1984, combinando relativamente rapidamente il talento professionale dell’architetto e designer William Sawaya con l’imprenditorialità di Paolo Moroni. L’azienda è ormai affermata come produttore di mobili di design di alta qualità.

Entrambi i soci provengono da settori non legati al mobilio, così la mancanza della tradizione familiare da rispettare e tramandare, tipica di quest’area, diventa un elemento positivo, libero da ogni vincolo concettuale e produttivo. Grazie a questa libertà nasce una collezione di edizioni limitate firmate dai grandi protagonisti dell’architettura contemporanea, del design e dell’arte, insieme a una moltitudine di mobili, argenti e artefatti che hanno trovato posto in collezioni private e in musei del design in tutto il mondo.

Ogni prodotto ha una storia. Nel corso del nostro secolo, i valori artistici si sono progressivamente insinuati in un'ampia varietà di campi, in modo che l’importanza artistica sia stata attribuita a molti oggetti originariamente progettati per altri scopi. Gli estremi delle trasformazioni estetiche di praticamente ogni oggetto e prodotto si trovano in vari movimenti artistici. Uno di questi è il Dada, che paradossalmente invitava lo spettatore a vedere i prodotti industriali più quotidiani come opere d’arte. Un altro fu la Pop Art, che indirizzò il flusso di immagini mediatiche e prodotti di consumo di massa verso il mulino dell’arte. In Italia avemmo anche il movimento della Poor Art, il cui scopo era utilizzare l’arte per salvare anche i beni meno preziosi della società industrializzata, come i materiali poveri di ferro, carta e mattone.

La saggezza riflessiva dimostra la logica dietro questi sviluppi: con un certo grado di arroganza, la qualità artistica era attribuita dal mercato in opposizione al valore materiale dell’opera e soprattutto in contrasto con il lavoro effettivamente impiegato per ottenere il risultato finale. Questo è stato certamente uno dei fenomeni più irragionevoli e provocatori della nostra età, poiché l’arte sembrava diventata un modo di attribuire un valore eccessivo (in primo luogo estetico, ma di conseguenza anche economico) a un oggetto che aveva un valore intrinseco estremamente limitato in termini di materiali, tecnica e lavoro.

La presente esposizione di una collezione di pezzi artistici in argento è quindi una sfida a questa mentalità. Oggetto per oggetto della collezione — sia un portacandele o una ciotola di frutta, un vassoio o una caraffa — è praticamente unico, fortemente individuale ed eccezionale, in contrasto all’approccio “multiplo” e alla diffusa riproducibilità tecnica così ampiamente usata e abusata nelle arti. Ma in questa collezione di argento non è tanto la qualità del materiale a definire il carattere del prodotto quanto l’accumulo di un lungo, lento, complesso processo di elaborazione e lavoro, un approccio che ribalta il concetto di attribuire valore a una opera d’arte in modo puramente arbitrario, conferendo uno status estetico a oggetti tecnicamente poveri creati senza alcuna maestria.

Ognuno di questi oggetti in argento possiede l’unicità di un prototipo, poiché ciascuno è praticamente fatto a mano. Sebbene la produzione sia preceduta da uno studio di progettazione dettagliato, i risultati vengono raggiunti individualmente attraverso il complesso processo di artigianato a mano, fino al più minimo dettaglio. Gli architetti e i designer che hanno progettato la collezione sono noti e autorevoli. Ma il contributo degli artigiani nel trasformare il progetto in prodotto ha una qualità e un’autorità pari, anche se sono meno noti. Sebbene questi pezzi siano il risultato di strati su strati di concetto di design, artigianato e cura artistica così profondi da meritare l’esposizione in un museo, ciò non significa che trascurino i loro obiettivi funzionali: un autentico lavoro d’arte non teme di essere utilizzato.

Un vassoio o un portacandele realizzato in questo modo è un oggetto “nobile” e un’opera d’arte proprio per questa fusione tra design concettuale e processo creativo. In questo modo, ciascuno di questi pezzi in argento racconta una storia. Non sono pezzi progettati una volta per tutte e poi prodotti in serie dall’industria che sfrutta fraintendimenti artistici contemporanei per diffondere e aumentare il loro valore.

I pezzi presentati qui sono tutti unici, ognuno racconta sempre una storia: la storia che li ha portati individualmente al risultato visibile, proprio come il ritratto che ciascuno di noi ha di se stesso, che racconta come siamo maturati come esseri umani.

Il marchio Sawaya & Moroni è principalmente noto per le sue ricerche e il design concettuale, per le sue audaci collaborazioni con architetti quali Jean Nouvel, Daniel Libeskind, Dominique Perrault, Michael Graves, OM Ungers, Massimiliano Fuksas, Zaha Hadid, Charles Jencks, Kazuo Shinohara, Ettore Sottsass, Adolfo Natalini, Jakob + MacFarlane, Hani Rashid, Mario Bellini, Jean-Michel Wilmotte, ma anche per progetti di design nonché firmati dallo stesso William Sawaya da designer o artisti quali Ron Arad, Michael Young, Richard Hutten, John Maeda, Toshiyuki Kita, Borek Sipek, Toni Cordero, Platt + Young, Christian Ghion, Mario Cananzi, Jeannot Cerutti, Terry Dwan, Matt Sindall, Veit Streitenberger, Luigi Serafini, Marco Mencacci, Tim Watson, Setsu + Shinobu Ito, e altri." - Sito Sawaya & Moroni

Sei bicchieri d’acqua in crystal Sawaya & Moroni, Italia, circa 2000, sottilissimi come carta. Nella loro confezione originale, con imbottitura rinforzata.

Dimensioni in cm (H x Ø): 8,2 x 9,3

Come nuovi, confezione con segni d’uso.

Spedizione sicura.

"Sawaya & Moroni emerge sulla scena internazionale del design nel 1984, combinando relativamente rapidamente il talento professionale dell’architetto e designer William Sawaya con l’imprenditorialità di Paolo Moroni. L’azienda è ormai affermata come produttore di mobili di design di alta qualità.

Entrambi i soci provengono da settori non legati al mobilio, così la mancanza della tradizione familiare da rispettare e tramandare, tipica di quest’area, diventa un elemento positivo, libero da ogni vincolo concettuale e produttivo. Grazie a questa libertà nasce una collezione di edizioni limitate firmate dai grandi protagonisti dell’architettura contemporanea, del design e dell’arte, insieme a una moltitudine di mobili, argenti e artefatti che hanno trovato posto in collezioni private e in musei del design in tutto il mondo.

Ogni prodotto ha una storia. Nel corso del nostro secolo, i valori artistici si sono progressivamente insinuati in un'ampia varietà di campi, in modo che l’importanza artistica sia stata attribuita a molti oggetti originariamente progettati per altri scopi. Gli estremi delle trasformazioni estetiche di praticamente ogni oggetto e prodotto si trovano in vari movimenti artistici. Uno di questi è il Dada, che paradossalmente invitava lo spettatore a vedere i prodotti industriali più quotidiani come opere d’arte. Un altro fu la Pop Art, che indirizzò il flusso di immagini mediatiche e prodotti di consumo di massa verso il mulino dell’arte. In Italia avemmo anche il movimento della Poor Art, il cui scopo era utilizzare l’arte per salvare anche i beni meno preziosi della società industrializzata, come i materiali poveri di ferro, carta e mattone.

La saggezza riflessiva dimostra la logica dietro questi sviluppi: con un certo grado di arroganza, la qualità artistica era attribuita dal mercato in opposizione al valore materiale dell’opera e soprattutto in contrasto con il lavoro effettivamente impiegato per ottenere il risultato finale. Questo è stato certamente uno dei fenomeni più irragionevoli e provocatori della nostra età, poiché l’arte sembrava diventata un modo di attribuire un valore eccessivo (in primo luogo estetico, ma di conseguenza anche economico) a un oggetto che aveva un valore intrinseco estremamente limitato in termini di materiali, tecnica e lavoro.

La presente esposizione di una collezione di pezzi artistici in argento è quindi una sfida a questa mentalità. Oggetto per oggetto della collezione — sia un portacandele o una ciotola di frutta, un vassoio o una caraffa — è praticamente unico, fortemente individuale ed eccezionale, in contrasto all’approccio “multiplo” e alla diffusa riproducibilità tecnica così ampiamente usata e abusata nelle arti. Ma in questa collezione di argento non è tanto la qualità del materiale a definire il carattere del prodotto quanto l’accumulo di un lungo, lento, complesso processo di elaborazione e lavoro, un approccio che ribalta il concetto di attribuire valore a una opera d’arte in modo puramente arbitrario, conferendo uno status estetico a oggetti tecnicamente poveri creati senza alcuna maestria.

Ognuno di questi oggetti in argento possiede l’unicità di un prototipo, poiché ciascuno è praticamente fatto a mano. Sebbene la produzione sia preceduta da uno studio di progettazione dettagliato, i risultati vengono raggiunti individualmente attraverso il complesso processo di artigianato a mano, fino al più minimo dettaglio. Gli architetti e i designer che hanno progettato la collezione sono noti e autorevoli. Ma il contributo degli artigiani nel trasformare il progetto in prodotto ha una qualità e un’autorità pari, anche se sono meno noti. Sebbene questi pezzi siano il risultato di strati su strati di concetto di design, artigianato e cura artistica così profondi da meritare l’esposizione in un museo, ciò non significa che trascurino i loro obiettivi funzionali: un autentico lavoro d’arte non teme di essere utilizzato.

Un vassoio o un portacandele realizzato in questo modo è un oggetto “nobile” e un’opera d’arte proprio per questa fusione tra design concettuale e processo creativo. In questo modo, ciascuno di questi pezzi in argento racconta una storia. Non sono pezzi progettati una volta per tutte e poi prodotti in serie dall’industria che sfrutta fraintendimenti artistici contemporanei per diffondere e aumentare il loro valore.

I pezzi presentati qui sono tutti unici, ognuno racconta sempre una storia: la storia che li ha portati individualmente al risultato visibile, proprio come il ritratto che ciascuno di noi ha di se stesso, che racconta come siamo maturati come esseri umani.

Il marchio Sawaya & Moroni è principalmente noto per le sue ricerche e il design concettuale, per le sue audaci collaborazioni con architetti quali Jean Nouvel, Daniel Libeskind, Dominique Perrault, Michael Graves, OM Ungers, Massimiliano Fuksas, Zaha Hadid, Charles Jencks, Kazuo Shinohara, Ettore Sottsass, Adolfo Natalini, Jakob + MacFarlane, Hani Rashid, Mario Bellini, Jean-Michel Wilmotte, ma anche per progetti di design nonché firmati dallo stesso William Sawaya da designer o artisti quali Ron Arad, Michael Young, Richard Hutten, John Maeda, Toshiyuki Kita, Borek Sipek, Toni Cordero, Platt + Young, Christian Ghion, Mario Cananzi, Jeannot Cerutti, Terry Dwan, Matt Sindall, Veit Streitenberger, Luigi Serafini, Marco Mencacci, Tim Watson, Setsu + Shinobu Ito, e altri." - Sito Sawaya & Moroni

Dettagli

Epoca
Dopo il 2000
N° di oggetti
6
Materiale
Cristallo
Produttore / Marchio
Sawaya & Moroni
Paese d’origine
Italia
Stile
Moderno
Condizione
Come nuovo - mai usata
Altezza
9,3 cm
Larghezza
8,2 cm
Diametro
8,2 cm
Periodo stimato
2000-2010
Venduto da
FranciaVerificato
565
Oggetti venduti
Privato

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