Testa Cranio - Igbo - Nigeria (Senza prezzo di riserva)

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Testa in bronzo del Nigera.

Gli Igbo, Jukun, Chamba e Mumuye sono etnie geograficamente vicine tra loro. Ruotano anche intorno a queste etnie note e riconosciute piccole etnie minoritarie situate geograficamente nello stato di Taraba, capoluogo Jalingo.

Prima dell’arrivo dei colonizzatori europei, gli Igbo erano conosciuti per amare lavorare la terra, con una propensione ad estendere i propri territori coltivabili oltre i limiti imposti.

Finirono per impadronirsi dei terreni dei loro vicini Jukun, creando così forti tensioni.

All’inizio si trovò una conciliazione felice: in cambio di una parte dei loro raccolti i Jukun accettavano l’incommodo causato.

Ma col passare degli anni, le nuove generazioni Igbo decisero di “dimenticare” questo accordo. Il loro eccesso numerico ha permesso di generalizzare lo spolio dei Jukun senza alcuna contropartita.

Nesserono confronti...

Una fonte diversa afferma che in realtà la colpa spettava ai Jukun che un giorno rifiutarono di prendere la loro parte di cereali esigendo la restituzione dei terreni prima di una stagione di raccolti abbondanti.

Fu l’inizio di una guerra tribale. Alla fine i Jukun riuscirono a cacciare gli Igbo dai loro terreni.

Ma gli Igbo che avevano seppellito la loro famiglia sui terreni dei Jukun non potevano più riportare le ossa. Cercarono di negoziare per avere il diritto di onorare i loro morti sui terreni dei Jukun, ma questi ultimi non volevano più vedere Igbo sulle loro terre, nemmeno per organizzare cerimonie commemorative funebri.

Voci di corridoio insinuerbero che i Jukun profanassero le tombe dei loro genitori.

Disperati, gli Igbo consultarono i saggi e i divini. Tutti si riunirono e, in sogno, ebbero rivelazione e soluzione.

Gli spiriti dissero loro che i loro genitori sepolti laggiù si lamentavano di essere abbandonati tra i loro nemici e che, nel loro sepolcro, erano arrabbiati con i loro discendenti.

Per caso, i raccolti di quell’anno furono molto scarsi a causa di un inizio di siccità, cosa molto insolita.

Allora presero sul serio i segnali, aspettandosi il peggio.

Il popolo Igbo consultò di nuovo i saggi e i divinatori per chiedere consigli su cosa fare per attenuare la rabbia dei loro genitori.

Dopo un altro sogno, i divinatori ordinarono a tutto il popolo Tiv di fabbricare ciascuno una bara e uno scheletro in miniatura. L’avrebbero seppellito a casa propria dopo aver compiuto i riti che si facevano ai morti e si organizzò una grande cerimonia funebre nella grande piazza del mercato dell’epoca.

Ecco come nacque l’idea delle statue-scheletro tra i Tiv.

E man mano che passavano i tempi, iniziarono a scolpire scheletri sempre più grandi. Ogni epoca aveva approssimativamente la sua taglia. Oggi la taglia ha un significato e significa che l’uomo è nato (scheletro piccolo), l’uomo è cresciuto (taglia media) poi l’uomo ha vissuto (grande taglia). I feretri si degradano, ma le statue finiscono per essere rivendute.

Alcuni oggetti servono da supporto, come un sedile caryatidico, ai teschi degli antenati.

È possibile che questo culto si sia esteso anche agli Ibo che hanno anche artefatti stilisticamente vicini.

Testa in bronzo del Nigera.

Gli Igbo, Jukun, Chamba e Mumuye sono etnie geograficamente vicine tra loro. Ruotano anche intorno a queste etnie note e riconosciute piccole etnie minoritarie situate geograficamente nello stato di Taraba, capoluogo Jalingo.

Prima dell’arrivo dei colonizzatori europei, gli Igbo erano conosciuti per amare lavorare la terra, con una propensione ad estendere i propri territori coltivabili oltre i limiti imposti.

Finirono per impadronirsi dei terreni dei loro vicini Jukun, creando così forti tensioni.

All’inizio si trovò una conciliazione felice: in cambio di una parte dei loro raccolti i Jukun accettavano l’incommodo causato.

Ma col passare degli anni, le nuove generazioni Igbo decisero di “dimenticare” questo accordo. Il loro eccesso numerico ha permesso di generalizzare lo spolio dei Jukun senza alcuna contropartita.

Nesserono confronti...

Una fonte diversa afferma che in realtà la colpa spettava ai Jukun che un giorno rifiutarono di prendere la loro parte di cereali esigendo la restituzione dei terreni prima di una stagione di raccolti abbondanti.

Fu l’inizio di una guerra tribale. Alla fine i Jukun riuscirono a cacciare gli Igbo dai loro terreni.

Ma gli Igbo che avevano seppellito la loro famiglia sui terreni dei Jukun non potevano più riportare le ossa. Cercarono di negoziare per avere il diritto di onorare i loro morti sui terreni dei Jukun, ma questi ultimi non volevano più vedere Igbo sulle loro terre, nemmeno per organizzare cerimonie commemorative funebri.

Voci di corridoio insinuerbero che i Jukun profanassero le tombe dei loro genitori.

Disperati, gli Igbo consultarono i saggi e i divini. Tutti si riunirono e, in sogno, ebbero rivelazione e soluzione.

Gli spiriti dissero loro che i loro genitori sepolti laggiù si lamentavano di essere abbandonati tra i loro nemici e che, nel loro sepolcro, erano arrabbiati con i loro discendenti.

Per caso, i raccolti di quell’anno furono molto scarsi a causa di un inizio di siccità, cosa molto insolita.

Allora presero sul serio i segnali, aspettandosi il peggio.

Il popolo Igbo consultò di nuovo i saggi e i divinatori per chiedere consigli su cosa fare per attenuare la rabbia dei loro genitori.

Dopo un altro sogno, i divinatori ordinarono a tutto il popolo Tiv di fabbricare ciascuno una bara e uno scheletro in miniatura. L’avrebbero seppellito a casa propria dopo aver compiuto i riti che si facevano ai morti e si organizzò una grande cerimonia funebre nella grande piazza del mercato dell’epoca.

Ecco come nacque l’idea delle statue-scheletro tra i Tiv.

E man mano che passavano i tempi, iniziarono a scolpire scheletri sempre più grandi. Ogni epoca aveva approssimativamente la sua taglia. Oggi la taglia ha un significato e significa che l’uomo è nato (scheletro piccolo), l’uomo è cresciuto (taglia media) poi l’uomo ha vissuto (grande taglia). I feretri si degradano, ma le statue finiscono per essere rivendute.

Alcuni oggetti servono da supporto, come un sedile caryatidico, ai teschi degli antenati.

È possibile che questo culto si sia esteso anche agli Ibo che hanno anche artefatti stilisticamente vicini.

Dettagli

Numero di oggetti
1
Etnia/cultura
Igbo
Paese d’origine
Nigeria
Periodo stimato
2000-2010
Materiale
Bronzo
Sold with stand
No
Condizioni
Buone condizioni
Titolo dell'opera
Head Skull
Altezza
26 cm
Larghezza
16 cm
Provenienza
Da collezione privata
Autenticità
Originale/ufficiale
ItaliaVerificato
661
Oggetti venduti
97,09%
Privato

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