Helmut Zwickl - Weltmeister durch technischen K.O. - 2013






Oltre 40 anni di esperienza con modelli e giocattoli dettagliati di varie categorie.
Tutela degli acquirenti Catawiki
Il tuo pagamento è al sicuro con noi finché non ricevi il tuo oggetto.Mostra dettagli
Trustpilot 4.4 | 134281 recensioni
Valutato Eccellente su Trustpilot.
Petrolpics presenta un libro rilegato in tedesco di Helmut Zwickl, intitolato Weltmeister durch technischen K.O., Erstauflage e Limitierte Auflage, 227 pagine, 30 x 25 cm, con schuber.
Descrizione del venditore
Si parla ancora dell’era delle Frecce d’Argento della Mercedes, del loro nimbus di vittoria che un raffinato apparato tecnico aveva reso possibile e che la memoria glorifica; si loda la laboriosità tedesca, si pensa a Fangio, Moss e al robusto Neubauer, che dirigeva con cartelli di segnalazione. Senza dubbio Mercedes negli anni 1954 e 1955 ha sfruttato al massimo ciò che nel motorsport era tecnicamente e sportivamente possibile.
Ormai siamo atterrati sulla Luna e si corre al Nürburgring in 7:45. Il massimo nel motorsport è stato però raggiunto nel 1969 dalla Porsche. “Uff”, disse l’addetto di un team americano, quando l’armata di cinque Porsche fu spinta nell’arena Daytona; “se è vero che Porsche è solo una piccola fabbrica, Ford avrebbe dovuto presentarsi allora con 30 laboratori ufficiali.” L’obiettivo di Porsche era alto.
Si parlava di “Campionato mondiale costruttori”. Il prezzo apparentemente non contava. I computer calcolavano per ogni gara i nove piloti ufficiali (a volte persino dodici) un tempo ottimale da conseguire – mettere d’accordo carattere, stile di guida e ambizione di queste persone sarebbe stato impossibile anche per un cervello elettronico.
L’obiettivo era circondare l’avversario, trascinarlo e, con l’aiuto della tecnologia interna, sconfiggerlo. Dei dieci orari del Campionato Marca Porsche ne vinse sette, sei dei quali per “KO tecnico”. Tre volte si è dovuti soccombere a se stessi, e prima che il tempo glorifichi anche queste vittorie e cancelli dalla memoria le sconfitte, vorrei rivedere ancora il film delle gare di lunga distanza del 1969 – non ritoccato e in originale, come lo vissi.
Riceverete un libro originale confezionato, le immagini provengono dal mio esemplare privato.
Si parla ancora dell’era delle Frecce d’Argento della Mercedes, del loro nimbus di vittoria che un raffinato apparato tecnico aveva reso possibile e che la memoria glorifica; si loda la laboriosità tedesca, si pensa a Fangio, Moss e al robusto Neubauer, che dirigeva con cartelli di segnalazione. Senza dubbio Mercedes negli anni 1954 e 1955 ha sfruttato al massimo ciò che nel motorsport era tecnicamente e sportivamente possibile.
Ormai siamo atterrati sulla Luna e si corre al Nürburgring in 7:45. Il massimo nel motorsport è stato però raggiunto nel 1969 dalla Porsche. “Uff”, disse l’addetto di un team americano, quando l’armata di cinque Porsche fu spinta nell’arena Daytona; “se è vero che Porsche è solo una piccola fabbrica, Ford avrebbe dovuto presentarsi allora con 30 laboratori ufficiali.” L’obiettivo di Porsche era alto.
Si parlava di “Campionato mondiale costruttori”. Il prezzo apparentemente non contava. I computer calcolavano per ogni gara i nove piloti ufficiali (a volte persino dodici) un tempo ottimale da conseguire – mettere d’accordo carattere, stile di guida e ambizione di queste persone sarebbe stato impossibile anche per un cervello elettronico.
L’obiettivo era circondare l’avversario, trascinarlo e, con l’aiuto della tecnologia interna, sconfiggerlo. Dei dieci orari del Campionato Marca Porsche ne vinse sette, sei dei quali per “KO tecnico”. Tre volte si è dovuti soccombere a se stessi, e prima che il tempo glorifichi anche queste vittorie e cancelli dalla memoria le sconfitte, vorrei rivedere ancora il film delle gare di lunga distanza del 1969 – non ritoccato e in originale, come lo vissi.
Riceverete un libro originale confezionato, le immagini provengono dal mio esemplare privato.
