Lucio Ranucci (1925-2017) - Bistrot du Port

01
giorno
16
ore
33
minuti
41
secondi
Offerta attuale
€ 600
Prezzo di riserva non raggiunto
Giulia Couzzi
Esperto
Selezionato da Giulia Couzzi

Laurea magistrale in Innovazione e Organizzazione Culturale, dieci anni d’esperienza in arte italiana.

Stima  € 1.500 - € 1.800
43 persone stanno guardando questo oggetto
IT
600 €
FR
300 €
FR
200 €

Tutela degli acquirenti Catawiki

Il tuo pagamento è al sicuro con noi finché non ricevi il tuo oggetto.Mostra dettagli

Trustpilot 4.4 | 134906 recensioni

Valutato Eccellente su Trustpilot.

Lucio Ranucci, dipinto olio originale intitolato Bistrot du Port (2002), 40 x 30 cm, ottime condizioni, venduto con cornice e certificato.

Riepilogo creato con l’aiuto dell’IA

Descrizione del venditore

Le Bistrot del Porto
Lucio Ranucci (1925-2017)

Olio/Tela 40 X 30
Stato Perfetto

Firmato e datato in alto a sinistra
Venduto incorniciato sotto vetro

Venduto con certificato
Proviene dalla Galleria Italiana

L'Artista:

Lucio Ranucci, uno dei rappresentanti più significativi del movimento noto come cubismo realistico, è nato nel 1925 a Perledo, provincia di Como. La sua infanzia e adolescenza sono segnate da frequenti spostamenti dovuti al lavoro dei genitori, entrambi medici. Mentre padre e la sua sorellina Silvia si spostano tra nord e sud Italia, Lucio trascorre otto anni in collegio a Perugia. L'anno 1933 segna una svolta drastica nella sua vita quando il padre, Bernardino, muore. La madre decide di trasferirsi a Milano con la sorella Silvia, lasciando Lucio al collegio di Perugia. L'esperienza della separazione e della solitudine influenzerà profondamente il suo percorso artistico, ispirando le sue opere future.

All'inizio del 1943, come molti giovani italiani dell'epoca, Lucio Ranucci si arruola volontario nell'esercito italiano e parte per l'Africa del Nord. Quest'avventura avrebbe dovuto essere un'esperienza eroica, ma si trasforma rapidamente in cattività in Tunisia, dove viene catturato. A gennaio 1945 torna in Italia come interprete per le truppe anglo-americane. Dopo la guerra, Lucio Ranucci inizia a lavorare come giornalista a Milano, ma la sua sete di conoscenza e il desiderio di esplorare il mondo lo spingono, nel 1947, a intraprendere un viaggio verso l'America Latina, prima in Argentina. Le sue possibilità economiche sono limitate, e per sbarcare il lunario accetta lavori occasionali come marinaio, autista di carro funebre e fotografo, spostandosi tra Cile, Bolivia e Perù. Nonostante i frequenti spostamenti, non rinuncia mai al suo interesse per la pittura e per l'ambiente culturale dei paesi latinoamericani.

Lucio Ranucci mantiene un impegno giornalistico costante, usando l'arte come vettore di denuncia contro la povertà, l'oppressione e la mancanza di libertà delle popolazioni sudamericane. Nel 1949 espone per la prima volta alla Galleria Marini di Lima, in Perù, e da quel momento inizia a esporre regolarmente in diversi paesi dell'America Latina, negli Stati Uniti, in Europa e in Italia. Negli anni ’50 partecipa a importanti mostre collettive, come la Bienal Panamericana di Messico nel 1958 e la Biennale di São Paulo in qualità di rappresentante della Costa Rica.

Il suo stile, con influenze cubiste ed espressioniste, riflette la sublimazione dell’umanità, con figure solenni e frontali, dipinte con occhi privi di pupilla che esprimono il mondo interiore dei soggetti. Nel 1951 Lucio Ranucci stabilisce la sua patria per dieci anni in Costa Rica, dove ricopre il ruolo di direttore del Teatro Universitario e si dedica anche alla pittura murale, tra cui un grande pannello all’aeroporto di San José. La sua sensibilità ai drammi delle persone lo spinge a partecipare attivamente agli eventi politici centroamericani, arrivando persino a essere imprigionato a Managua, Nicaragua. Tuttavia, Ranucci non si considera solo un giornalista o un attivista politico; la sua vera passione resta l’arte.

Col passare degli anni espone in molti paesi, dalle Americhe all'Europa, ottenendo riconoscimenti e apprezzamento per la sua capacità di catturare l’anima dell’umanità sofferente attraverso i suoi dipinti. Dopo un periodo trascorso a Roma e Ischia, Lucio si trasferisce negli Stati Uniti, a San Francisco, per esporre le sue opere e entrare in contatto con il suo pubblico di ammiratori. Successivamente vive un periodo a Parigi e finisce per stabilirsi sulla Costa Azzurra, vicino a Vence.

Lucio Ranucci non si dedica solo alla pittura ma scrive anche tre libri, tra cui Qualcuno cammina sul sole (1949) e I colonnelli (1965). Nel corso della sua lunga carriera artistica espone in più di quindici paesi e le sue opere si ritrovano in collezioni pubbliche e private in tutto il mondo. La sua passione indomabile per l’arte lo spinge a lottare per il ritorno dell’arte come baluardo della cultura e della memoria e come voce di protesta contro i drammi umani.

Lucio Ranucci muore nel 2017, ma il suo lascito artistico e il suo impegno nella denuncia sociale restano una testimonianza del suo patrimonio nell’arte contemporanea. Le sue opere continuano a vivere, portando con sé la forza delle emozioni e l’appello alla giustizia sociale.

L’opera:

Realizzata nel 2002, questo dipinto di Lucio Ranucci ritrae una scena intima e contemplativa di due giocatori di carte in un bistrot, tema ricorrente nella storia dell’arte, rivisitato qui con lo stile distintivo dell’artista italiano. Al centro della composizione, due uomini sono seduti a tavola, vestiti con cappelli tradizionali e una camicia per uno, assorti nel gioco illuminati da una lampada sospesa, creando un’atmosfera ovattata e misteriosa.

Il personaggio di sinistra tiene una mano di carte dove si distinguono chiaramente un 7 di cuori, un 8 di cuori, un jack di pompe e un 7 di bastoni, mentre il suo partner di destra si nasconde le carte alla vista. Sul tavolo blu, una bottiglia di vino rosso e due bicchieri alti riempiti di un liquido rosso completano questa scena di bistrot.

Lo stile di Ranucci si caratterizza per una geometricizzazione delle forme e una semplificazione dei volumi, richiamando l’influenza del cubismo e dell’arte bizantina. I personaggi sono dotati di volti stilizzati ed espressivi, dai contorni marcati, e i loro corpi sono scolpiti dalla luce dolce della lampada. La tavolozza dei colori è dominata da toni freddi di blu, verde e grigio, riscaldati da tocchi di ocra e bordeaux, conferendo all’opera un’atmosfera malinconica e senza tempo.

Le Bistrot del Porto
Lucio Ranucci (1925-2017)

Olio/Tela 40 X 30
Stato Perfetto

Firmato e datato in alto a sinistra
Venduto incorniciato sotto vetro

Venduto con certificato
Proviene dalla Galleria Italiana

L'Artista:

Lucio Ranucci, uno dei rappresentanti più significativi del movimento noto come cubismo realistico, è nato nel 1925 a Perledo, provincia di Como. La sua infanzia e adolescenza sono segnate da frequenti spostamenti dovuti al lavoro dei genitori, entrambi medici. Mentre padre e la sua sorellina Silvia si spostano tra nord e sud Italia, Lucio trascorre otto anni in collegio a Perugia. L'anno 1933 segna una svolta drastica nella sua vita quando il padre, Bernardino, muore. La madre decide di trasferirsi a Milano con la sorella Silvia, lasciando Lucio al collegio di Perugia. L'esperienza della separazione e della solitudine influenzerà profondamente il suo percorso artistico, ispirando le sue opere future.

All'inizio del 1943, come molti giovani italiani dell'epoca, Lucio Ranucci si arruola volontario nell'esercito italiano e parte per l'Africa del Nord. Quest'avventura avrebbe dovuto essere un'esperienza eroica, ma si trasforma rapidamente in cattività in Tunisia, dove viene catturato. A gennaio 1945 torna in Italia come interprete per le truppe anglo-americane. Dopo la guerra, Lucio Ranucci inizia a lavorare come giornalista a Milano, ma la sua sete di conoscenza e il desiderio di esplorare il mondo lo spingono, nel 1947, a intraprendere un viaggio verso l'America Latina, prima in Argentina. Le sue possibilità economiche sono limitate, e per sbarcare il lunario accetta lavori occasionali come marinaio, autista di carro funebre e fotografo, spostandosi tra Cile, Bolivia e Perù. Nonostante i frequenti spostamenti, non rinuncia mai al suo interesse per la pittura e per l'ambiente culturale dei paesi latinoamericani.

Lucio Ranucci mantiene un impegno giornalistico costante, usando l'arte come vettore di denuncia contro la povertà, l'oppressione e la mancanza di libertà delle popolazioni sudamericane. Nel 1949 espone per la prima volta alla Galleria Marini di Lima, in Perù, e da quel momento inizia a esporre regolarmente in diversi paesi dell'America Latina, negli Stati Uniti, in Europa e in Italia. Negli anni ’50 partecipa a importanti mostre collettive, come la Bienal Panamericana di Messico nel 1958 e la Biennale di São Paulo in qualità di rappresentante della Costa Rica.

Il suo stile, con influenze cubiste ed espressioniste, riflette la sublimazione dell’umanità, con figure solenni e frontali, dipinte con occhi privi di pupilla che esprimono il mondo interiore dei soggetti. Nel 1951 Lucio Ranucci stabilisce la sua patria per dieci anni in Costa Rica, dove ricopre il ruolo di direttore del Teatro Universitario e si dedica anche alla pittura murale, tra cui un grande pannello all’aeroporto di San José. La sua sensibilità ai drammi delle persone lo spinge a partecipare attivamente agli eventi politici centroamericani, arrivando persino a essere imprigionato a Managua, Nicaragua. Tuttavia, Ranucci non si considera solo un giornalista o un attivista politico; la sua vera passione resta l’arte.

Col passare degli anni espone in molti paesi, dalle Americhe all'Europa, ottenendo riconoscimenti e apprezzamento per la sua capacità di catturare l’anima dell’umanità sofferente attraverso i suoi dipinti. Dopo un periodo trascorso a Roma e Ischia, Lucio si trasferisce negli Stati Uniti, a San Francisco, per esporre le sue opere e entrare in contatto con il suo pubblico di ammiratori. Successivamente vive un periodo a Parigi e finisce per stabilirsi sulla Costa Azzurra, vicino a Vence.

Lucio Ranucci non si dedica solo alla pittura ma scrive anche tre libri, tra cui Qualcuno cammina sul sole (1949) e I colonnelli (1965). Nel corso della sua lunga carriera artistica espone in più di quindici paesi e le sue opere si ritrovano in collezioni pubbliche e private in tutto il mondo. La sua passione indomabile per l’arte lo spinge a lottare per il ritorno dell’arte come baluardo della cultura e della memoria e come voce di protesta contro i drammi umani.

Lucio Ranucci muore nel 2017, ma il suo lascito artistico e il suo impegno nella denuncia sociale restano una testimonianza del suo patrimonio nell’arte contemporanea. Le sue opere continuano a vivere, portando con sé la forza delle emozioni e l’appello alla giustizia sociale.

L’opera:

Realizzata nel 2002, questo dipinto di Lucio Ranucci ritrae una scena intima e contemplativa di due giocatori di carte in un bistrot, tema ricorrente nella storia dell’arte, rivisitato qui con lo stile distintivo dell’artista italiano. Al centro della composizione, due uomini sono seduti a tavola, vestiti con cappelli tradizionali e una camicia per uno, assorti nel gioco illuminati da una lampada sospesa, creando un’atmosfera ovattata e misteriosa.

Il personaggio di sinistra tiene una mano di carte dove si distinguono chiaramente un 7 di cuori, un 8 di cuori, un jack di pompe e un 7 di bastoni, mentre il suo partner di destra si nasconde le carte alla vista. Sul tavolo blu, una bottiglia di vino rosso e due bicchieri alti riempiti di un liquido rosso completano questa scena di bistrot.

Lo stile di Ranucci si caratterizza per una geometricizzazione delle forme e una semplificazione dei volumi, richiamando l’influenza del cubismo e dell’arte bizantina. I personaggi sono dotati di volti stilizzati ed espressivi, dai contorni marcati, e i loro corpi sono scolpiti dalla luce dolce della lampada. La tavolozza dei colori è dominata da toni freddi di blu, verde e grigio, riscaldati da tocchi di ocra e bordeaux, conferendo all’opera un’atmosfera malinconica e senza tempo.

Dettagli

Artista
Lucio Ranucci (1925-2017)
Venduto con cornice
Venduto da
Proprietario o rivenditore
Edizione
Originale
Titolo dell'opera
Bistrot du Port
Tecnica
Pittura a olio
Firma
Firmato a mano
Paese d’origine
Italia
Anno
2002
Condizione
Eccellenti condizioni
Altezza
40 cm
Larghezza
30 cm
Peso
10 kg
Raffigurazione/Tematica
Scena d’interni
Stile
Cubismo
Periodo
2000-2010
Venduto da
FranciaVerificato
17
Oggetti venduti
Privato

Oggetti simili

Per te in

Arte moderna e contemporanea