Cadivec, Edith - Signed: Eros, der Sinn meines Lebens - 1932





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Edith Cadivec: Eros, il senso della mia vita, Erstauflage Privatdruck del 1932 in tedesco, 332 pagine, legatura in pelle con taglio dorato, ritratto fotografico, firmato e numerato (9/100).
Descrizione del venditore
Cadivec, Edith: Eros, il senso della mia vita. Stampa privata, (1932). Con ritratto fotografico: 332 S. Clas. Legatura in pelle all’epoca con taglio d’oro. 22 x 14,5 cm.
Esemplare firmato e numerato dall’autrice (9/100). - Ida Edith Cadivec (anche Kadivec, 1879 - oltre il 1952) fu al centro di un controverso processo, il processo viennese del sadismo del 1924. - Originaria della Slovenia, Cadivec conobbe in giovane età il conte Franz Schlick, sadomasochista per temperamento; dopo la fine della relazione gestì sotto il nome Cadvé una scuola privata di lingue moderne. Lei annunciava regolarmente come «insegnante di lingue severa». Vi insegnavano soprattutto allievi delle classi più basse. A loro spesso venivano affidati compiti che non riuscivano a risolvere. In seguito i bambini venivano puniti, mentre una clientela pagante e talvolta celebre poteva osservare. Il 24 dicembre 1923 Edith Kadivec fu denunciata dal dodicenne Gretl Pilz presso la corte giovanile di Vienna per maltrattamenti. Gretl Pilz era la figlia di una governante e era sotto la tutela di Edith Kadivec. Riferì di dover togliersi i vestiti o almeno esporre i glutei prima di poggiarsi sul ginocchio di signora Cadvé. Ella la colpì con una frusta di pelle, ma solo quando erano presenti signori che pagavano. Il 3 gennaio 1924 seguì una perizia medica, dalla quale il medico rilevò un livido ben visibile. In altro, non vennero riscontrate problemi di salute e si accertò che il bambino era ben nutrito. Sempre il 3 gennaio la polizia perquisì l’establishment della signora Cadvé. Furono trovati vari strumenti di flagellazione, lettere contenenti contenuti sadomasochisti, un diario e un libro cassa, con cui veniva redatta una lista di clienti. Si scoprì che gli uomini, durante la punizione, si masturbavano e talvolta praticavano il cunnilingus all’imputata. All’inizio del processo vero e proprio la pubblico era stata esclusa. L’imputata fu accusata di oltraggio e seduzione alla lussuria in più casi, nonché di rapporti contrari alla natura. L’ultima accusa riguardava atti sessuali con sua figlia, ma questa accusa fu ritirata durante il dibattimento. L’imputata si appellò al diritto di correzione. Il 1° marzo 1924 fu pronunciata la sentenza: Edith Kadivec fu condannata a sette anni di detenzione, due coimputati a pene sospese lievi. In appello la pena fu ridotta a cinque anni; il 18 dicembre 1927 fu rilasciata in seguito a un’amnistia natalizia. Il processo stesso fu seguito da un grande interesse mediatico in Austria; superò perfino la copertura del processo per tradimento contro Hitler a causa del Putsch di Hitler-Ludendorff (Processo Hitler). Tra gli altri, commentarono il caso Alfred Polgar e Karl Kraus. Polgar definì la sentenza come sadistica, Kraus come barbarica. - Piegatura lieve. Tiratura molto rara di lusso, con allegata pagina di sottoscrizione contenente un’altra foto montata dell’autrice.
Cadivec, Edith: Eros, il senso della mia vita. Stampa privata, (1932). Con ritratto fotografico: 332 S. Clas. Legatura in pelle all’epoca con taglio d’oro. 22 x 14,5 cm.
Esemplare firmato e numerato dall’autrice (9/100). - Ida Edith Cadivec (anche Kadivec, 1879 - oltre il 1952) fu al centro di un controverso processo, il processo viennese del sadismo del 1924. - Originaria della Slovenia, Cadivec conobbe in giovane età il conte Franz Schlick, sadomasochista per temperamento; dopo la fine della relazione gestì sotto il nome Cadvé una scuola privata di lingue moderne. Lei annunciava regolarmente come «insegnante di lingue severa». Vi insegnavano soprattutto allievi delle classi più basse. A loro spesso venivano affidati compiti che non riuscivano a risolvere. In seguito i bambini venivano puniti, mentre una clientela pagante e talvolta celebre poteva osservare. Il 24 dicembre 1923 Edith Kadivec fu denunciata dal dodicenne Gretl Pilz presso la corte giovanile di Vienna per maltrattamenti. Gretl Pilz era la figlia di una governante e era sotto la tutela di Edith Kadivec. Riferì di dover togliersi i vestiti o almeno esporre i glutei prima di poggiarsi sul ginocchio di signora Cadvé. Ella la colpì con una frusta di pelle, ma solo quando erano presenti signori che pagavano. Il 3 gennaio 1924 seguì una perizia medica, dalla quale il medico rilevò un livido ben visibile. In altro, non vennero riscontrate problemi di salute e si accertò che il bambino era ben nutrito. Sempre il 3 gennaio la polizia perquisì l’establishment della signora Cadvé. Furono trovati vari strumenti di flagellazione, lettere contenenti contenuti sadomasochisti, un diario e un libro cassa, con cui veniva redatta una lista di clienti. Si scoprì che gli uomini, durante la punizione, si masturbavano e talvolta praticavano il cunnilingus all’imputata. All’inizio del processo vero e proprio la pubblico era stata esclusa. L’imputata fu accusata di oltraggio e seduzione alla lussuria in più casi, nonché di rapporti contrari alla natura. L’ultima accusa riguardava atti sessuali con sua figlia, ma questa accusa fu ritirata durante il dibattimento. L’imputata si appellò al diritto di correzione. Il 1° marzo 1924 fu pronunciata la sentenza: Edith Kadivec fu condannata a sette anni di detenzione, due coimputati a pene sospese lievi. In appello la pena fu ridotta a cinque anni; il 18 dicembre 1927 fu rilasciata in seguito a un’amnistia natalizia. Il processo stesso fu seguito da un grande interesse mediatico in Austria; superò perfino la copertura del processo per tradimento contro Hitler a causa del Putsch di Hitler-Ludendorff (Processo Hitler). Tra gli altri, commentarono il caso Alfred Polgar e Karl Kraus. Polgar definì la sentenza come sadistica, Kraus come barbarica. - Piegatura lieve. Tiratura molto rara di lusso, con allegata pagina di sottoscrizione contenente un’altra foto montata dell’autrice.

