Masque Rare - Bijagos - Guinea-Bissau






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Masque Rare è un masque Bijagos originario della Guinea-Bissau (fine XX secolo), realizzato in bois e corno, dimensioni 61 × 30 × 23 cm, in buone condizioni, proveniente da collezione privata.
Descrizione del venditore
Il maschera Bidjogo della Guinea-Bissau, chiamata Dugn’be, rappresenta il bue domestico. Tra i Bidjogo, l’uscita dei maschere accompagna diversi eventi collettivi: il ritorno dai lavori agricoli, le visite di stranieri, le commemorazioni o ancora cerimonie rituali. Le maschere bovine intervengono anche durante i riti di iniziazione maschile. Le più pesanti sono portate dai più giovani iniziati; esse allora simboleggiano la forza fisica del giovane, ancora considerata «immatura» finché non ha ricevuto l’insieme degli insegnamenti trasmessi nel corso dell’iniziazione.
I Bidjogo vivono nell’arcipelago delle Bijagos, al largo della Guinea-Bissau. Realizzano, in uno stile realistico, diversi tipi di maschere zoomorfe, ciascuna associata a una precisa classe d’età e rivelando lo status sociale di chi le indossa. Queste maschere sono portate dai ragazzi e dai giovani uomini durante le cerimonie che segnano le diverse tappe dell’iniziazione. Fuori dall’ambito rituale, oggi sono presentate anche durante festività profane, commemorazioni storiche o visite ufficiali.
Le maschere più diffuse rappresentano teste di bue, chiamate in creolo vaca bruto. La forma e le caratteristiche di queste teste permettono di distinguere diverse categorie di maschere. Il gn’opara, portato dai ragazzi delle prime classi d’età, raffigura una vacca selvatica dalle lunghe corna nata nella boscaglia. Il dugn’be, associato alla terza classe d’età, rappresenta invece un bue addomesticato, come testimoniano le sue narici perforate. La maschera-casco presentata qui appartiene a questa categoria. La sua testa tronca è ornata da vere corna di bue, da occhi di vetro incastonati nonché da narici attraversate da un sottile cordoncino. Il marchio bianco triangolare visibile sulla sommità della testa corrisponde a un simbolo sacro ampiamente diffuso nell’Africa Occidentale così come nelle antiche civiltà del Mediterraneo.
Un terzo tipo, la maschera essenie o essie, presente principalmente sulle isole Formosa e Uno, si distingue per una testa massiccia, imponenti bourrelets di grasso al livello della nuca e, talvolta, una bocca aperta che lascia penzolare una lingua rossa. Incarnizza un toro selvatico destinato a essere addomesticato nel corso dell’iniziazione. Allo stesso modo della rara maschera iare, interamente scolpita in legno e raffigurante un zebù o un bufalo, la maschera essenie è portata dai giovani uomini che si apprestano ad entrare nell’ultima fase dell’iniziazione.
Il maschera Bidjogo della Guinea-Bissau, chiamata Dugn’be, rappresenta il bue domestico. Tra i Bidjogo, l’uscita dei maschere accompagna diversi eventi collettivi: il ritorno dai lavori agricoli, le visite di stranieri, le commemorazioni o ancora cerimonie rituali. Le maschere bovine intervengono anche durante i riti di iniziazione maschile. Le più pesanti sono portate dai più giovani iniziati; esse allora simboleggiano la forza fisica del giovane, ancora considerata «immatura» finché non ha ricevuto l’insieme degli insegnamenti trasmessi nel corso dell’iniziazione.
I Bidjogo vivono nell’arcipelago delle Bijagos, al largo della Guinea-Bissau. Realizzano, in uno stile realistico, diversi tipi di maschere zoomorfe, ciascuna associata a una precisa classe d’età e rivelando lo status sociale di chi le indossa. Queste maschere sono portate dai ragazzi e dai giovani uomini durante le cerimonie che segnano le diverse tappe dell’iniziazione. Fuori dall’ambito rituale, oggi sono presentate anche durante festività profane, commemorazioni storiche o visite ufficiali.
Le maschere più diffuse rappresentano teste di bue, chiamate in creolo vaca bruto. La forma e le caratteristiche di queste teste permettono di distinguere diverse categorie di maschere. Il gn’opara, portato dai ragazzi delle prime classi d’età, raffigura una vacca selvatica dalle lunghe corna nata nella boscaglia. Il dugn’be, associato alla terza classe d’età, rappresenta invece un bue addomesticato, come testimoniano le sue narici perforate. La maschera-casco presentata qui appartiene a questa categoria. La sua testa tronca è ornata da vere corna di bue, da occhi di vetro incastonati nonché da narici attraversate da un sottile cordoncino. Il marchio bianco triangolare visibile sulla sommità della testa corrisponde a un simbolo sacro ampiamente diffuso nell’Africa Occidentale così come nelle antiche civiltà del Mediterraneo.
Un terzo tipo, la maschera essenie o essie, presente principalmente sulle isole Formosa e Uno, si distingue per una testa massiccia, imponenti bourrelets di grasso al livello della nuca e, talvolta, una bocca aperta che lascia penzolare una lingua rossa. Incarnizza un toro selvatico destinato a essere addomesticato nel corso dell’iniziazione. Allo stesso modo della rara maschera iare, interamente scolpita in legno e raffigurante un zebù o un bufalo, la maschera essenie è portata dai giovani uomini che si apprestano ad entrare nell’ultima fase dell’iniziazione.
