Eugenio Battisti - Filippo Brunelleschi - 1981





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Eugenio Battisti, Filippo Brunelleschi, edizione italiana con copertina rigida per Electa Editrice, 412 pagine, in condizioni Molto buone, testo originale in italiano, pubblicata nel 1981 come altra edizione, contenente custodia e sovracoperta.
Descrizione del venditore
Il libro di Eugenio Battisti esplora le linee-guida dell’opera di Filippo Brunelleschi. L’uso degli elementi antichi, cioè codificabili e ripetibili – prospettiva e proporzioni – sono aspetti che si potrebbero oggi definire “concettuali” e inducono a qualificare la progettazione del Brunelleschi, forse più del dovuto, come qualcosa di lucidamente e perennemente concluso in sé. Le sue ricerche rappresentarono un’autentica rivoluzione che si estese gradualmente e persistentemente, da Firenze all’Italia, a tutta l’Europa e quindi a tutto il modo coloniale o sotto l’influenza occidentale. L’imitazione dell’antichità non fu più simbolica o ideologica, ma divenne tipologica e grammaticale, come dimostra la successiva teoria degli ordini, che è una casistica di proporzioni ricorrenti, secondo alcuni caratteri fondamentali (solennità, eleganza ecc.). La prospettiva, da suggerita e approssimativa, divenne esatta e con regole precise, facili da apprendere, e permise la costruzione di spazi praticabili esattamente misurati in scala sia del riguardante che, nel caso della pittura, delle architetture e dei personaggi osservati, in modo che la stessa logica, proporzione e il medesimo ordine continuino fra il modo reale e quello fantastico.
Il libro di Eugenio Battisti esplora le linee-guida dell’opera di Filippo Brunelleschi. L’uso degli elementi antichi, cioè codificabili e ripetibili – prospettiva e proporzioni – sono aspetti che si potrebbero oggi definire “concettuali” e inducono a qualificare la progettazione del Brunelleschi, forse più del dovuto, come qualcosa di lucidamente e perennemente concluso in sé. Le sue ricerche rappresentarono un’autentica rivoluzione che si estese gradualmente e persistentemente, da Firenze all’Italia, a tutta l’Europa e quindi a tutto il modo coloniale o sotto l’influenza occidentale. L’imitazione dell’antichità non fu più simbolica o ideologica, ma divenne tipologica e grammaticale, come dimostra la successiva teoria degli ordini, che è una casistica di proporzioni ricorrenti, secondo alcuni caratteri fondamentali (solennità, eleganza ecc.). La prospettiva, da suggerita e approssimativa, divenne esatta e con regole precise, facili da apprendere, e permise la costruzione di spazi praticabili esattamente misurati in scala sia del riguardante che, nel caso della pittura, delle architetture e dei personaggi osservati, in modo che la stessa logica, proporzione e il medesimo ordine continuino fra il modo reale e quello fantastico.

