Impero romano. Macrino (217-218 d.C.). Denarius






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Dalla mia collezione privata!
Antica Roma Epoca imperiale: Macrino (217–218 d.C.), denaro AR (circa 2,1 g). Roma, 218 d.C.
IMP C M OPEL SEV MACRINVS AVG, corona di lauro, busto incappucciato di Macrino a destra, visto frontalmente / PONTIF MAX TR P II COS P P, Macrino figura in trionfale quadriga a sinistra, ramo sollevato nella mano destra, scettro nella sinistra, incoronato da Vittoria che sta sul carro dietro di lui.
RIC IV.II 36.
Macrino nacque intorno al 165 d.C. in Mauritania. La sua famiglia apparteneva alla fascia superiore della borghesia, il che gli permise un’istruzione che lo spinse, durante il regno di Settimio Severo, a ricoprire alti incarichi burocratici. Caracallo nominò Macrino pretore delle guardie pretoriane, una carica di grande potere, che stava solo davanti all’imperatore. Nel 216 d.C. Macrino accompagnò Caracallo in una campagna contro i Parti. In quel periodo venne a conoscenza di una lettera che lo coinvolgeva in un complotto contro l’imperatore. Agì rapidamente e fece uccidere Caracallo da uno dei suoi domestici armati. Macrino dichiarò la sua innocenza e convinse l’esercito a proclamarsi imperatore l’11 aprile 217. Sebbene il Senato di Roma fosse lieto di sbarazzarsi dell’insopportabile Caracallo, lo accolse con scetticismo, ma gli offrì comunque una possibilità. Nella speranza di potersi ritirare dalla campagna e tornare a Roma, Macrino cercò un trattato di pace con i Parti. Questi, percependo debolezza, raccolsero le loro truppe costringendolo a pagare enormi tangenti e riparazioni.
Per le legioni romane questa apparve una disfatta, e Macrino a ulteriore offesa annullò l’ingente aumento salariale concesso da Caracallo. Il malcontento crebbe, e l’influentissima zia di Caracallo, Giulia Maesa, corse alla guarnigione romana di Emesa in Siria perché proclamasse il giovane nipote Elagoabalo (Elagabalo) imperatore il 15 maggio 218. Macrino, che all’inizio aveva rifiutato la rivolta, convocò infine le sue fedeli legioni l’8 giugno per incontrare i ribelli nei dintorni di Antiochia. Nonostante le sue truppe fossero vicine alla vittoria, perse la determinazione e fuggì. Le sue soldatesche demoralizzate cambiarono fronte e proclamarono il sostegno a Elagabalo. Travestito da corriere, Macrino tentò di fuggire attraverso la Anatolia, ma fu catturato a Mileto (Chalcedon) e messo a morte. Lo stesso destino colpì suo figlio durante il viaggio in esilio verso la Persia.
Dalla mia collezione privata!
Antica Roma Epoca imperiale: Macrino (217–218 d.C.), denaro AR (circa 2,1 g). Roma, 218 d.C.
IMP C M OPEL SEV MACRINVS AVG, corona di lauro, busto incappucciato di Macrino a destra, visto frontalmente / PONTIF MAX TR P II COS P P, Macrino figura in trionfale quadriga a sinistra, ramo sollevato nella mano destra, scettro nella sinistra, incoronato da Vittoria che sta sul carro dietro di lui.
RIC IV.II 36.
Macrino nacque intorno al 165 d.C. in Mauritania. La sua famiglia apparteneva alla fascia superiore della borghesia, il che gli permise un’istruzione che lo spinse, durante il regno di Settimio Severo, a ricoprire alti incarichi burocratici. Caracallo nominò Macrino pretore delle guardie pretoriane, una carica di grande potere, che stava solo davanti all’imperatore. Nel 216 d.C. Macrino accompagnò Caracallo in una campagna contro i Parti. In quel periodo venne a conoscenza di una lettera che lo coinvolgeva in un complotto contro l’imperatore. Agì rapidamente e fece uccidere Caracallo da uno dei suoi domestici armati. Macrino dichiarò la sua innocenza e convinse l’esercito a proclamarsi imperatore l’11 aprile 217. Sebbene il Senato di Roma fosse lieto di sbarazzarsi dell’insopportabile Caracallo, lo accolse con scetticismo, ma gli offrì comunque una possibilità. Nella speranza di potersi ritirare dalla campagna e tornare a Roma, Macrino cercò un trattato di pace con i Parti. Questi, percependo debolezza, raccolsero le loro truppe costringendolo a pagare enormi tangenti e riparazioni.
Per le legioni romane questa apparve una disfatta, e Macrino a ulteriore offesa annullò l’ingente aumento salariale concesso da Caracallo. Il malcontento crebbe, e l’influentissima zia di Caracallo, Giulia Maesa, corse alla guarnigione romana di Emesa in Siria perché proclamasse il giovane nipote Elagoabalo (Elagabalo) imperatore il 15 maggio 218. Macrino, che all’inizio aveva rifiutato la rivolta, convocò infine le sue fedeli legioni l’8 giugno per incontrare i ribelli nei dintorni di Antiochia. Nonostante le sue truppe fossero vicine alla vittoria, perse la determinazione e fuggì. Le sue soldatesche demoralizzate cambiarono fronte e proclamarono il sostegno a Elagabalo. Travestito da corriere, Macrino tentò di fuggire attraverso la Anatolia, ma fu catturato a Mileto (Chalcedon) e messo a morte. Lo stesso destino colpì suo figlio durante il viaggio in esilio verso la Persia.
