Pesce bozo - buffone - Bozo - Mali (Senza prezzo di riserva)





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Poisson bozo, scultura in legno dal Mali attribuita al popolo Bozo, alta 30 cm, larga 22 cm e profonda 5 cm, peso 2 g, non fornita di supporto e in ottime condizioni.
Descrizione del venditore
I bozo costituiscono un gruppo specifico che ha con le popolazioni che li circondano solo poche affinità poco sufficienti per assimilarli completamente a esse. È erroneo che alcuni abbiano qualificato i bozo come gente di casta in tutta l’accezione di questa denominazione, perché, di origine nobile e diventati emigranti al termine della decadenza dell’impero del Ghana di cui facevano parte, hanno scelto di essere pescatori, poiché essendo giunti al termine della loro erranza sulle sponde del Niger hanno intrapreso allora di sfruttare le risorse di questo fiume per sussistere. Poi, migliorando poco a poco le loro tecniche, hanno finito per far diventare la pesca la loro principale attività a cui hanno aggiunto quasi il monopolio della batelleria. È così che divennero i “maestri dell’acqua”. Poi, attingendo agli aborigeni dei luoghi dove si fissarono alcune delle usanze di questi ultimi, le combinarono con quelle che avevano riportato dal loro paese d’origine e crearono così tradizioni distinte in larga misura da quelle dei grandi gruppi etnici. Nella regione di Mopti, appena a ovest del paese Dogon e al di sopra dei Bambara, i Bozo costituiscono un gruppo ben specifico. Hanno così pochi affinità con le popolazioni che li circondano che non sarebbe ragionevole assimilarli completamente a esse. Precedentemente strutturati in gruppi sotto forma di una società che conferiva poteri a una sorta di nobiltà, la quale emigrò al termine della decadenza dell’impero del Ghana nell’XI secolo di cui facevano parte, i Bozo diventarono pescatori; poiché essendo giunti al termine della loro erranza sulle sponde del fiume Niger, si impegnarono allora ad esplorare le risorse di questo corso d’acqua prima di tutto per ragioni di sussistenza. Col tempo, man mano che le loro tecniche miglioravano, la pesca divenne la loro attività principale. E grazie alla navigazione sul fiume, aggiunsero alla loro carriera il quasi monopolio della batelleria. È così che si dice che i Bozo siano « maestri dell’acqua ». Durante quel periodo, attingendo agli aborigeni dei luoghi dove si fissarono, alcune delle loro usanze dei locali, le combinarono con quelle riportate dal loro paese d’origine. Da qui questa importante distinzione delle loro tradizioni rispetto a quelle dei grandi gruppi etnici che li circondano. Si rilevano in particolare numerosi maschere usate per le preghiere-incantazioni dei pescatori. Prima di mettere le piroghe sull’acqua, cercano di dominare i poteri degli spiriti malvagi e di conquistare le grazie dei benevoli. Talvolta sacrificano un ariete, animale primordiale e persino deificato tra i Bozo, sopra le acque del fiume. Le marionette giocano un ruolo importante tra questo popolo, educativo e anche ludico: chiamate Sogow, esse sono messe in
I bozo costituiscono un gruppo specifico che ha con le popolazioni che li circondano solo poche affinità poco sufficienti per assimilarli completamente a esse. È erroneo che alcuni abbiano qualificato i bozo come gente di casta in tutta l’accezione di questa denominazione, perché, di origine nobile e diventati emigranti al termine della decadenza dell’impero del Ghana di cui facevano parte, hanno scelto di essere pescatori, poiché essendo giunti al termine della loro erranza sulle sponde del Niger hanno intrapreso allora di sfruttare le risorse di questo fiume per sussistere. Poi, migliorando poco a poco le loro tecniche, hanno finito per far diventare la pesca la loro principale attività a cui hanno aggiunto quasi il monopolio della batelleria. È così che divennero i “maestri dell’acqua”. Poi, attingendo agli aborigeni dei luoghi dove si fissarono alcune delle usanze di questi ultimi, le combinarono con quelle che avevano riportato dal loro paese d’origine e crearono così tradizioni distinte in larga misura da quelle dei grandi gruppi etnici. Nella regione di Mopti, appena a ovest del paese Dogon e al di sopra dei Bambara, i Bozo costituiscono un gruppo ben specifico. Hanno così pochi affinità con le popolazioni che li circondano che non sarebbe ragionevole assimilarli completamente a esse. Precedentemente strutturati in gruppi sotto forma di una società che conferiva poteri a una sorta di nobiltà, la quale emigrò al termine della decadenza dell’impero del Ghana nell’XI secolo di cui facevano parte, i Bozo diventarono pescatori; poiché essendo giunti al termine della loro erranza sulle sponde del fiume Niger, si impegnarono allora ad esplorare le risorse di questo corso d’acqua prima di tutto per ragioni di sussistenza. Col tempo, man mano che le loro tecniche miglioravano, la pesca divenne la loro attività principale. E grazie alla navigazione sul fiume, aggiunsero alla loro carriera il quasi monopolio della batelleria. È così che si dice che i Bozo siano « maestri dell’acqua ». Durante quel periodo, attingendo agli aborigeni dei luoghi dove si fissarono, alcune delle loro usanze dei locali, le combinarono con quelle riportate dal loro paese d’origine. Da qui questa importante distinzione delle loro tradizioni rispetto a quelle dei grandi gruppi etnici che li circondano. Si rilevano in particolare numerosi maschere usate per le preghiere-incantazioni dei pescatori. Prima di mettere le piroghe sull’acqua, cercano di dominare i poteri degli spiriti malvagi e di conquistare le grazie dei benevoli. Talvolta sacrificano un ariete, animale primordiale e persino deificato tra i Bozo, sopra le acque del fiume. Le marionette giocano un ruolo importante tra questo popolo, educativo e anche ludico: chiamate Sogow, esse sono messe in

