Bachibouzouk (XX) - Warhol vs Banksy vs Hirst

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Giulia Couzzi
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Laurea magistrale in Innovazione e Organizzazione Culturale, dieci anni d’esperienza in arte italiana.

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Bachibouzouk (XX) propone Warhol vs Banksy vs Hirst, un dipinto acrilico multicolore del 2026 in stile street art, 84 x 60 cm, firmato a mano, edizione limitata 2/20, Belgio, in buono stato.

Riepilogo creato con l’aiuto dell’IA

Descrizione del venditore

Gran lavoro dell'artista belga Bachibouzouk.
In questa serie, l'artista belga Bachibouzouk gioca a fare le cochinillas con la storia dell'arte, come un bambino troppo curioso che avrebbe messo la mano in un museo e in una bomba di pittura. Attraverso questi
«Tomato Soup Can», orchestra una collisione aleg­gre­mente improbabile tra tre giganti dell'arte contemporanea: Warhol, Banksy e Hirst. Un tricentramo pop, urbano e clinico, passato al setaccio dell'aerosol, come solo Bachibouzouk sa fare.
Il punto di partenza, ovviamente, è il poster di Banksy, già di per sé un piglio (o un segno del segno) all'iconica Campbell's Soup di Andy Warhol. Bachibouzouk si muove lì come il quarto moschettiere, ma armato non di spada, bensì di dots —quei famosi puntini ossessivi di Damien Hirst— che deposita accuratamente su ogni lattina. Il risultato: un dialogo tra tre estetiche che nessuna chiedeva interlocutore... e, tuttavia, insieme iniziano a parlare con forza, e persino a ridere.
Gli aerosol, accuratamente scelti in una tavolozza vibrante, vengono a sfidare l'eredità troppo prudente dei laboratori. Ogni colore sembra proclamare: «E se l'arte contemporanea cessasse di prendersi così sul serio tre minuti?»
Ma dietro l'humour c'è un'idea reale: Bachibouzouk mette in discussione la ripetizione industriale degli icone artistici. Cosa diventa un simbolo quando si copia, poi si copia la copia, poi si pittura sulle stesse referenze già derivate? Forse qualcosa di più onesto: un'opera che accetta di non nascere da sola, ma in mezzo a un frastuono culturale, un carnevale di immagini e deviazioni.
Superponendo questi strati di riferimenti, l'artista trasforma la lattina —oggetto banale, simbolo del consumo, fetish pop— in una metafora della nostra epoca sovraccaricata: tutto è già stato visto, si remix­a, si deriva... e, tuttavia, grazie a un gesto singolare (e a qualche buon aerosol), nasce qualcosa di nuovo. Un po' come se, dopo essersi girati in un museo degli specchi, si vedesse finalmente il proprio riflesso.
Con molto ingegno, un tocco di irriverenza e una lucidità allegra, Bachibouzouk ci ricorda che l'arte è forse prima di tutto un gioco: un gioco serio, sì, ma, in fin dei conti, un gioco. E in quel gioco, i suoi Tomato Soup Can sono i pezzi che fanno saltare tutte le serrature

Gran lavoro dell'artista belga Bachibouzouk.
In questa serie, l'artista belga Bachibouzouk gioca a fare le cochinillas con la storia dell'arte, come un bambino troppo curioso che avrebbe messo la mano in un museo e in una bomba di pittura. Attraverso questi
«Tomato Soup Can», orchestra una collisione aleg­gre­mente improbabile tra tre giganti dell'arte contemporanea: Warhol, Banksy e Hirst. Un tricentramo pop, urbano e clinico, passato al setaccio dell'aerosol, come solo Bachibouzouk sa fare.
Il punto di partenza, ovviamente, è il poster di Banksy, già di per sé un piglio (o un segno del segno) all'iconica Campbell's Soup di Andy Warhol. Bachibouzouk si muove lì come il quarto moschettiere, ma armato non di spada, bensì di dots —quei famosi puntini ossessivi di Damien Hirst— che deposita accuratamente su ogni lattina. Il risultato: un dialogo tra tre estetiche che nessuna chiedeva interlocutore... e, tuttavia, insieme iniziano a parlare con forza, e persino a ridere.
Gli aerosol, accuratamente scelti in una tavolozza vibrante, vengono a sfidare l'eredità troppo prudente dei laboratori. Ogni colore sembra proclamare: «E se l'arte contemporanea cessasse di prendersi così sul serio tre minuti?»
Ma dietro l'humour c'è un'idea reale: Bachibouzouk mette in discussione la ripetizione industriale degli icone artistici. Cosa diventa un simbolo quando si copia, poi si copia la copia, poi si pittura sulle stesse referenze già derivate? Forse qualcosa di più onesto: un'opera che accetta di non nascere da sola, ma in mezzo a un frastuono culturale, un carnevale di immagini e deviazioni.
Superponendo questi strati di riferimenti, l'artista trasforma la lattina —oggetto banale, simbolo del consumo, fetish pop— in una metafora della nostra epoca sovraccaricata: tutto è già stato visto, si remix­a, si deriva... e, tuttavia, grazie a un gesto singolare (e a qualche buon aerosol), nasce qualcosa di nuovo. Un po' come se, dopo essersi girati in un museo degli specchi, si vedesse finalmente il proprio riflesso.
Con molto ingegno, un tocco di irriverenza e una lucidità allegra, Bachibouzouk ci ricorda che l'arte è forse prima di tutto un gioco: un gioco serio, sì, ma, in fin dei conti, un gioco. E in quel gioco, i suoi Tomato Soup Can sono i pezzi che fanno saltare tutte le serrature

Dettagli

Artista
Bachibouzouk (XX)
Venduto con cornice
No
Venduto da
Proprietario o rivenditore
Edizione
Edizione limitata
Edition number
2/20
Titolo dell'opera
Warhol vs Banksy vs Hirst
Tecnica
Pittura acrilica
Firma
Firmato a mano
Paese d’origine
Belgio
Anno
2026
Condizione
Buone condizioni
Colore
Multicolore
Altezza
84 cm
Larghezza
60 cm
Stile
Street art
Periodo
2020+
SpagnaVerificato
1
Oggetto venduto
Privato

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