André Ramseyer (1914-2007) - Zonder titel

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André Ramseyer scultura in marmo Zonder titel (1971), firmata e numerata 1/1, dimensioni 28 cm di altezza, 18 cm di larghezza, 12 cm di profondità, peso 6 kg, proveniente dalla Svizzera, in buone condizioni, la base nera non è inclusa se ritirata.

Riepilogo creato con l’aiuto dell’IA

Descrizione del venditore

Questo astratto scultoreo dell’eminente artista svizzero André Ramseyer (1914-2007) è stato acquistato direttamente dall’artista intorno al 1970 ed è caratteristico del suo stile fortemente influenzato dall’astrazione geometrica di Henry Moore. Il suo lavoro di quel periodo si concentra sull’interazione tra “pieno e vuoto”, dove il foro circolare nello scultore è un elemento classico del suo vocabolario formale. Sebbene molte delle sue opere più note siano fuse in bronzo, lavorava anche con pietre quali marmo e alabastro. Questo pezzo specifico sembra realizzato in una varietà di marmo levigato. La scultura è numerata 1/1 e porta il suo monogramma caratteristico. Le dimensioni sono 28 cm di lunghezza, 18 cm di altezza e 12 cm di profondità. Le ultime 3 foto sono di opere comparabili della stessa periodo.

Provenienza
Atelier dell’artista
Famiglia van Vliet, Eindhoven (1971)

Importante !!
La base nera massiccia non viene fornita a causa del peso (>25 kg) salvo che l’opera non venga ritirata.

André Ramseyer
Per André Ramseyer la scultura è stata una vera vocazione: "Non riuscivo a fare altro. Obbedivo a una chiamata interiore." Una vocazione che cercò di soddisfare, non senza dolore: "Ti avvicini a un obiettivo che sembra sempre più lontano man mano che ti avvicini. L’artista è sempre in difetto rispetto a ciò che vorrebbe raggiungere. È una fonte di sofferenza e al tempo stesso di ispirazione", raccontò all’età di 90 anni a Dominique Bosshard (in Neuchâtel Express, 31 gennaio 2004).

Dopo aver studiato da Léon Perrin (1886-1978) a La Chaux-de-Fonds e seguito lezioni alle Free Academies di Montmartre e Montparnasse a Parigi, André Ramseyer trattò il corpo umano in uno stile che rifletteva la sua ammirazione per maestri come Rodin (1840-1917) e Maillol (1861-1944). L’ultimo lavoro figurativo dello scultore è La nuotatrice, che guarda verso la piscina al centro del giardino formale del Hôtel DuPeyrou a Neuchâtel. Questo costituì un punto di svolta importante nella sua carriera: prima di tutto perché fu la sua prima grande commit ufficiale, e in secondo luogo perché l’opera suscitò contrasti. André Ramseyer dovette difenderla da un gruppo di oppositori che insistettero per rimanere fedeli all’arte tradizionale. Ci volle cinque anni prima che l’opera fosse svelata, nonostante il progetto originario dello scultore risalisse al 1948.

Dopo il periodo trascorso nello studio di Ossip Zadkine (1890-1967), André Ramseyer si avvicinò progressivamente all’astrazione. Le figure delle coppie che scultorò divennero forme semplificate e raffinate, con spazi vuoti tra i loro corpi. Esprime così la sua evoluzione:

" Fu nel 1948, dopo La nuotatrice all’Hôtel DuPeyrou, che presi le distanze dall’arte figurativa. Dopo aver trascorso un anno a Parigi, lavorai con lo scultore Ossip Zadkine. Sotto la sua influenza mi sviluppai lentamente in una forma di libertà che avevo tanto desiderato." Ossip Zadkine rimane uno scultore figurativo, ma si prende libertà con il corpo umano, libertà che ho adottato, come in Trost, una scultura che ora si trova sulla piazza centrale di Biel/Bienne; è ancora il corpo maschile e femminile, ma trattato con grande libertà."¹

Quando André Ramseyer si dedicò all’astrazione, questa forma d’arte fu valutata molto severamente dal grande pubblico e persino da molti artisti, come Charles L’Eplattenier (1874–1946), Léon Perrin (1886–1978) e Paulo Röthlisberger (1892–1990). André Ramseyer racconta che l’ultimo, durante una sosta a Parigi, fu tentato di dipingere in modo non figurativo, ma rinunciò. "davanti a una scultura di Marino Marini mi disse addirittura: ‘Questo non è per noi.’" Per quanto riguarda Léon Perrin, egli giudicò l’opera della sua ex-allieva ora come “infantile, quasi dannosa!”²

Gli amici pittori di Ramseyer, come Georges Froidevaux e Claude Loewer, anch’essi approdati all’arte astratta, incontrarono lo stesso incomprensione: il pubblico di Neuchâtel non guardava semplicemente. non riusciva a stare al passo. Eppure la regione di Neuchâtel e Jura fece un ingresso spettacolare nel tempo dell’arte moderna a partire dagli anni Cinquanta; lo scultore André Ramseyer fu uno dei primi a lasciare l’arte figurativa e diede alle sue esplorazioni della circonferenza una dimensione personale, anche se il suo lavoro continuava a richiamare Jean Arp o Henry Moore (che scoprì nel 1950 al Kunstmuseum di Berna).

Queste esplorazioni formali divennero sempre più innovative, con il rischio di urtare le sensibilità del pubblico neocastellano, ancora largamente non ricettivo verso l’arte astratta. Così scriveva la Courrier de Genève nel 1960, dopo la rivelazione di una scultura sulla facciata dell’edificio assicurativo Winterthur a Neuchâtel:

"Per coloro che sono interessati – e riteniamo che siano molti – vorremmo far presente che il motivo in bronzo sulla facciata dell’edificio, realizzato dallo scultore Ramseyer, porta il titolo Envol (Fuga), cosa utile da sapere."³ Lo scultore voleva, ancora una volta, integrarsi nell’architettura. André Ramseyer spiegò questo nella Feuille d’Avis de Neuchâtel:

“Per questo edificio modernissimo il fine era scegliere un motivo semplice, adatto all’aria aperta, ben visibile da lontano e anche per gli automobilisti, anche per coloro che passano in fretta.” Scelsi un gioco di curve che, in contrasto, enfatizzava le verticalità e le orizzontalità dell’edificio. Era necessario creare un ritmo ascendente, obbedendo al grande movimento verso l’alto della facciata e del lungo muro rettangolare che doveva essere ornato. Vorrei sottolineare che quest’opera – che ho chiamato Fuga – non rappresenta nulla. È un elemento scultoreo in cui bisogna solo vedere un gioco di forme e ritmi. L’arte architettonica contemporanea chiede una scultura contemporanea.”⁴

André Ramseyer ha creato innumerevoli opere monumentali e ha instaurato un dialogo dinamico con l’architettura. Era sempre desideroso di integrarsi nello spirito del luogo, giocando con lo spazio, la luce e i materiali di quei luoghi. Secondo Olivier Bauermeister, le sculture di Ramseyer generano "gradualmente lo spazio di cui hanno bisogno, in un movimento ininterrotto dall’inizio alla fine."5

André Ramseyer trovò una strada originale moltiplicando variazioni sulla forma circolare. Per lui, "la sfera è la linea più bella di tutte..." Egli diede anche un posto centrale alla "magia del vuoto" che abita e penetra la forma. Gli estremi opposti del materiale e dell’immateriale si incontrano così. Lo scultore amava dire che le sue opere si sviluppavano nello spazio, proprio come lo spazio le attraversava. Voleva che esse "irradiassero dall’interno". Nella sua monografia sull’artista del 1979, Marcel Joray scrive: "Forme nate dal cerchio, simbolo del cielo, e da sezioni nate dal quadrato, simbolo della terra, si moltiplicano. Il cerchio diventerà la forma centrale di tutte le sculture di Ramseyer, che cercano di raggiungere il segno, la materia spiritualizzata." Lo stesso scultore ripete questo punto (in L’Express, 31 gennaio 2004): "In un’opera d’arte c’è materia, spazio, luce, tutta la competenza che si può mettere dentro. Ma deve esserci una dimensione extra, essenziale, che io chiamerei spirituale. L’opera invia le proprie vibrazioni."

La serie Cantata of Gates of Day (1988-1990) occupa un posto unico nel suo corpus. André Ramseyer passò ripetutamente davanti alle lastre di granito che il suo vicino, un scalpellino, aveva ammassato nel suo laboratorio. Un giorno sentì il bisogno di scolpire forme architettoniche da queste lastre e di aggiungere incisioni sottili, in omaggio al materiale stesso. Questo approccio ha inquietato molti e persino l’artista stesso ha avuto difficoltà con esso.

André Ramseyer ha parlato più volte della sua opera, in interviste e conferenze. Scrisse anche i testi per la seconda parte della monografia pubblicata nel 1994 dalle Éditions du Griffon.

Questo astratto scultoreo dell’eminente artista svizzero André Ramseyer (1914-2007) è stato acquistato direttamente dall’artista intorno al 1970 ed è caratteristico del suo stile fortemente influenzato dall’astrazione geometrica di Henry Moore. Il suo lavoro di quel periodo si concentra sull’interazione tra “pieno e vuoto”, dove il foro circolare nello scultore è un elemento classico del suo vocabolario formale. Sebbene molte delle sue opere più note siano fuse in bronzo, lavorava anche con pietre quali marmo e alabastro. Questo pezzo specifico sembra realizzato in una varietà di marmo levigato. La scultura è numerata 1/1 e porta il suo monogramma caratteristico. Le dimensioni sono 28 cm di lunghezza, 18 cm di altezza e 12 cm di profondità. Le ultime 3 foto sono di opere comparabili della stessa periodo.

Provenienza
Atelier dell’artista
Famiglia van Vliet, Eindhoven (1971)

Importante !!
La base nera massiccia non viene fornita a causa del peso (>25 kg) salvo che l’opera non venga ritirata.

André Ramseyer
Per André Ramseyer la scultura è stata una vera vocazione: "Non riuscivo a fare altro. Obbedivo a una chiamata interiore." Una vocazione che cercò di soddisfare, non senza dolore: "Ti avvicini a un obiettivo che sembra sempre più lontano man mano che ti avvicini. L’artista è sempre in difetto rispetto a ciò che vorrebbe raggiungere. È una fonte di sofferenza e al tempo stesso di ispirazione", raccontò all’età di 90 anni a Dominique Bosshard (in Neuchâtel Express, 31 gennaio 2004).

Dopo aver studiato da Léon Perrin (1886-1978) a La Chaux-de-Fonds e seguito lezioni alle Free Academies di Montmartre e Montparnasse a Parigi, André Ramseyer trattò il corpo umano in uno stile che rifletteva la sua ammirazione per maestri come Rodin (1840-1917) e Maillol (1861-1944). L’ultimo lavoro figurativo dello scultore è La nuotatrice, che guarda verso la piscina al centro del giardino formale del Hôtel DuPeyrou a Neuchâtel. Questo costituì un punto di svolta importante nella sua carriera: prima di tutto perché fu la sua prima grande commit ufficiale, e in secondo luogo perché l’opera suscitò contrasti. André Ramseyer dovette difenderla da un gruppo di oppositori che insistettero per rimanere fedeli all’arte tradizionale. Ci volle cinque anni prima che l’opera fosse svelata, nonostante il progetto originario dello scultore risalisse al 1948.

Dopo il periodo trascorso nello studio di Ossip Zadkine (1890-1967), André Ramseyer si avvicinò progressivamente all’astrazione. Le figure delle coppie che scultorò divennero forme semplificate e raffinate, con spazi vuoti tra i loro corpi. Esprime così la sua evoluzione:

" Fu nel 1948, dopo La nuotatrice all’Hôtel DuPeyrou, che presi le distanze dall’arte figurativa. Dopo aver trascorso un anno a Parigi, lavorai con lo scultore Ossip Zadkine. Sotto la sua influenza mi sviluppai lentamente in una forma di libertà che avevo tanto desiderato." Ossip Zadkine rimane uno scultore figurativo, ma si prende libertà con il corpo umano, libertà che ho adottato, come in Trost, una scultura che ora si trova sulla piazza centrale di Biel/Bienne; è ancora il corpo maschile e femminile, ma trattato con grande libertà."¹

Quando André Ramseyer si dedicò all’astrazione, questa forma d’arte fu valutata molto severamente dal grande pubblico e persino da molti artisti, come Charles L’Eplattenier (1874–1946), Léon Perrin (1886–1978) e Paulo Röthlisberger (1892–1990). André Ramseyer racconta che l’ultimo, durante una sosta a Parigi, fu tentato di dipingere in modo non figurativo, ma rinunciò. "davanti a una scultura di Marino Marini mi disse addirittura: ‘Questo non è per noi.’" Per quanto riguarda Léon Perrin, egli giudicò l’opera della sua ex-allieva ora come “infantile, quasi dannosa!”²

Gli amici pittori di Ramseyer, come Georges Froidevaux e Claude Loewer, anch’essi approdati all’arte astratta, incontrarono lo stesso incomprensione: il pubblico di Neuchâtel non guardava semplicemente. non riusciva a stare al passo. Eppure la regione di Neuchâtel e Jura fece un ingresso spettacolare nel tempo dell’arte moderna a partire dagli anni Cinquanta; lo scultore André Ramseyer fu uno dei primi a lasciare l’arte figurativa e diede alle sue esplorazioni della circonferenza una dimensione personale, anche se il suo lavoro continuava a richiamare Jean Arp o Henry Moore (che scoprì nel 1950 al Kunstmuseum di Berna).

Queste esplorazioni formali divennero sempre più innovative, con il rischio di urtare le sensibilità del pubblico neocastellano, ancora largamente non ricettivo verso l’arte astratta. Così scriveva la Courrier de Genève nel 1960, dopo la rivelazione di una scultura sulla facciata dell’edificio assicurativo Winterthur a Neuchâtel:

"Per coloro che sono interessati – e riteniamo che siano molti – vorremmo far presente che il motivo in bronzo sulla facciata dell’edificio, realizzato dallo scultore Ramseyer, porta il titolo Envol (Fuga), cosa utile da sapere."³ Lo scultore voleva, ancora una volta, integrarsi nell’architettura. André Ramseyer spiegò questo nella Feuille d’Avis de Neuchâtel:

“Per questo edificio modernissimo il fine era scegliere un motivo semplice, adatto all’aria aperta, ben visibile da lontano e anche per gli automobilisti, anche per coloro che passano in fretta.” Scelsi un gioco di curve che, in contrasto, enfatizzava le verticalità e le orizzontalità dell’edificio. Era necessario creare un ritmo ascendente, obbedendo al grande movimento verso l’alto della facciata e del lungo muro rettangolare che doveva essere ornato. Vorrei sottolineare che quest’opera – che ho chiamato Fuga – non rappresenta nulla. È un elemento scultoreo in cui bisogna solo vedere un gioco di forme e ritmi. L’arte architettonica contemporanea chiede una scultura contemporanea.”⁴

André Ramseyer ha creato innumerevoli opere monumentali e ha instaurato un dialogo dinamico con l’architettura. Era sempre desideroso di integrarsi nello spirito del luogo, giocando con lo spazio, la luce e i materiali di quei luoghi. Secondo Olivier Bauermeister, le sculture di Ramseyer generano "gradualmente lo spazio di cui hanno bisogno, in un movimento ininterrotto dall’inizio alla fine."5

André Ramseyer trovò una strada originale moltiplicando variazioni sulla forma circolare. Per lui, "la sfera è la linea più bella di tutte..." Egli diede anche un posto centrale alla "magia del vuoto" che abita e penetra la forma. Gli estremi opposti del materiale e dell’immateriale si incontrano così. Lo scultore amava dire che le sue opere si sviluppavano nello spazio, proprio come lo spazio le attraversava. Voleva che esse "irradiassero dall’interno". Nella sua monografia sull’artista del 1979, Marcel Joray scrive: "Forme nate dal cerchio, simbolo del cielo, e da sezioni nate dal quadrato, simbolo della terra, si moltiplicano. Il cerchio diventerà la forma centrale di tutte le sculture di Ramseyer, che cercano di raggiungere il segno, la materia spiritualizzata." Lo stesso scultore ripete questo punto (in L’Express, 31 gennaio 2004): "In un’opera d’arte c’è materia, spazio, luce, tutta la competenza che si può mettere dentro. Ma deve esserci una dimensione extra, essenziale, che io chiamerei spirituale. L’opera invia le proprie vibrazioni."

La serie Cantata of Gates of Day (1988-1990) occupa un posto unico nel suo corpus. André Ramseyer passò ripetutamente davanti alle lastre di granito che il suo vicino, un scalpellino, aveva ammassato nel suo laboratorio. Un giorno sentì il bisogno di scolpire forme architettoniche da queste lastre e di aggiungere incisioni sottili, in omaggio al materiale stesso. Questo approccio ha inquietato molti e persino l’artista stesso ha avuto difficoltà con esso.

André Ramseyer ha parlato più volte della sua opera, in interviste e conferenze. Scrisse anche i testi per la seconda parte della monografia pubblicata nel 1994 dalle Éditions du Griffon.

Dettagli

Epoca
1900-2000
Paese d’origine
Svizzera
Stile
Contemporaneo
Materiale
Marmo
Artista
André Ramseyer (1914-2007)
Titolo dell'opera
Zonder titel
Firma
Firmato
Anno
1971
Condizione
Buone condizioni
Altezza
28 cm
Larghezza
18 cm
Profondità
12 cm
Peso
6 kg
Venduto da
Paesi BassiVerificato
176
Oggetti venduti
100%
Privato

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Arte moderna e contemporanea