Soly Cissé (1969) - Serie Héritage 16






Laurea magistrale in Innovazione e Organizzazione Culturale, dieci anni d’esperienza in arte italiana.
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Soly Cissé, Serie Héritage 16, 1998, pittura acrilica, 20 x 20 cm, Edizione originale, firmato a mano, origine Senegal, stile contemporaneo, in ottime condizioni.
Descrizione del venditore
SOLY CISSÉ
Ne suoi collage e nelle sue pitture mette in scena personaggi tormentati dal dubbio, esposti ai capricci di una Natura sregolata dall’Uomo. Soly Cissé è un artista dall’opera polimorfica... La sua arte si estende a diversi media; collage, pitture, installazioni, video, sculture, ... In ciascuna delle sue realizzazioni si ritrovano, come fil rouge, i suoi esseri ibridi, i suoi animali, i suoi spiriti, pictogrammi, graffiti e silhouette senoufos. Emergenze formali, incastonate nel movimento della fusione dei colori, al limite della figurazione.
Creature incompiute e personaggi appartenenti a uno stadio non situato (anteriore, posteriore?) dell’umanità. Bambini, animali, tutti colti frontalmente, i volti a metà abbozzati. Dipinge, scolpisce, modella la carta kraft, l’argilla, lavora le tele in serie grafiche, ricicla il legno. Soly Cissé esplora vie rischiose, inedite. È abitato da una rabbia sana, abbastanza sicuro delle sue influenze per non citarle. All’erta sul mondo urbano, è di coloro che possono serenamente separarsi dall’aggettivo «africain», senza rimpianti né pentimenti, poiché l’Africa di oggi è in lui, come fattore di modernità. Il tratto, deciso di Cissé, nervoso, agile, riprende la grafite dove i suoi lontani avi l’avevano lasciata. Veloce, coglie l’essere per difetto, le figure nascono così dall’informe senza bruscarlo. Solo un’occhiata al destino.
L’opera di Soly Cissé è notevole per la sua grafia singolare, spontanea. Nei suoi collage, gli spiriti e le figure inquietanti o protettrici non rivelano le divinità di una cultura, ma una fantasmagoria.
C’è in lui una volontà affermata di provocare una tensione fertile e dinamica. Più si entra nel suo microcosmo popolato di spiriti e mostri, più si affermano le grandi contrapposizioni tra i blu intensi e i gialli stridenti. È nella lenta e paziente scoperta del suo linguaggio plastico che l’armonia si ristabilisce poco a poco, aggiustando il proprio equilibrio.
«C’è qui senza esitazione un artista maggiore, che va dritto al punto».
Philippe Dagen (Le Monde)
Il venditore si racconta
SOLY CISSÉ
Ne suoi collage e nelle sue pitture mette in scena personaggi tormentati dal dubbio, esposti ai capricci di una Natura sregolata dall’Uomo. Soly Cissé è un artista dall’opera polimorfica... La sua arte si estende a diversi media; collage, pitture, installazioni, video, sculture, ... In ciascuna delle sue realizzazioni si ritrovano, come fil rouge, i suoi esseri ibridi, i suoi animali, i suoi spiriti, pictogrammi, graffiti e silhouette senoufos. Emergenze formali, incastonate nel movimento della fusione dei colori, al limite della figurazione.
Creature incompiute e personaggi appartenenti a uno stadio non situato (anteriore, posteriore?) dell’umanità. Bambini, animali, tutti colti frontalmente, i volti a metà abbozzati. Dipinge, scolpisce, modella la carta kraft, l’argilla, lavora le tele in serie grafiche, ricicla il legno. Soly Cissé esplora vie rischiose, inedite. È abitato da una rabbia sana, abbastanza sicuro delle sue influenze per non citarle. All’erta sul mondo urbano, è di coloro che possono serenamente separarsi dall’aggettivo «africain», senza rimpianti né pentimenti, poiché l’Africa di oggi è in lui, come fattore di modernità. Il tratto, deciso di Cissé, nervoso, agile, riprende la grafite dove i suoi lontani avi l’avevano lasciata. Veloce, coglie l’essere per difetto, le figure nascono così dall’informe senza bruscarlo. Solo un’occhiata al destino.
L’opera di Soly Cissé è notevole per la sua grafia singolare, spontanea. Nei suoi collage, gli spiriti e le figure inquietanti o protettrici non rivelano le divinità di una cultura, ma una fantasmagoria.
C’è in lui una volontà affermata di provocare una tensione fertile e dinamica. Più si entra nel suo microcosmo popolato di spiriti e mostri, più si affermano le grandi contrapposizioni tra i blu intensi e i gialli stridenti. È nella lenta e paziente scoperta del suo linguaggio plastico che l’armonia si ristabilisce poco a poco, aggiustando il proprio equilibrio.
«C’è qui senza esitazione un artista maggiore, che va dritto al punto».
Philippe Dagen (Le Monde)
