GIUSTI, Giuseppe - Il Congresso di Pisa 1839 - 1850





Aggiungi ai tuoi preferiti per ricevere un avviso quando inizia l'asta.
Tutela degli acquirenti Catawiki
Il tuo pagamento è al sicuro con noi finché non ricevi il tuo oggetto.Mostra dettagli
Trustpilot 4.4 | 139803 recensioni
Valutato Eccellente su Trustpilot.
Descrizione del venditore
Italia: metà del secolo XIX.
Manoscritto (apocrifo?) che contiene alcuni componimenti a carattere burlesco-satirico del poeta Giuseppe Giusti (1809–1850) e pubblicati a stampa tra il 1844 e il 1847. Di famiglia nobile, il Giusti studiò dapprima a Firenze e poi a Pisa, dove si laureò in giurisprudenza nel 1834. Di cinque anni dopo è Il Congresso di Pisa che apre questa raccolta manoscritta, poesia dai toni pungenti in cui l'autore mette alla berlina sia i sedicenti sapienti (nel 1839 si era infatti riunito a Pisa il primo congresso degli scienziati italiani) che i politici toscani. È infatti dedicato al Granduca Leopoldo II uno dei componimenti più celebri del Giusti, Il re Travicello, dove viene derisa l'eccessiva tranquillità regnante in Toscana in anni in cui nel resto d'Europa si andavano diffondendo fermenti politici. In seguito però il Giusti entrò a far parte della Guardia Civica e modificò parzialmente la sua visione, iniziando ad apprezzare le riforme granducali, senza che questo gli impedisse poi nel 1848 di entrare attivamente in politica aderendo ai moti toscani. Tutte le sue poesie sono caratterizzate da un verso fluido e scorrevole, e soprattutto da una costante venatura umoristica, più o meno marcata, che si trasforma talvolta in satira moraleggiante. Altre poesie qui contenute sono: ‘Avviso per un settimo Congresso dei Dotti, che [è] di là da venire’; ‘Apologia del giuoco del lotto’; ‘Dies Irae’; ‘Il Creatore e il suo mondo’; ‘L’incoronazione’; ‘Il Papato di prete Pero’; ‘Lamento’.
Manoscritto cartaceo, in-8° (153×110 mm). 34 carte non numerate (le ultime tre bianche) in due fascicoli privi di legatura. Molto fiorita la prima carta, un segno di fondo di bicchiere sull'ultima bianca. Copia genuina e in barbe.
Italia: metà del secolo XIX.
Manoscritto (apocrifo?) che contiene alcuni componimenti a carattere burlesco-satirico del poeta Giuseppe Giusti (1809–1850) e pubblicati a stampa tra il 1844 e il 1847. Di famiglia nobile, il Giusti studiò dapprima a Firenze e poi a Pisa, dove si laureò in giurisprudenza nel 1834. Di cinque anni dopo è Il Congresso di Pisa che apre questa raccolta manoscritta, poesia dai toni pungenti in cui l'autore mette alla berlina sia i sedicenti sapienti (nel 1839 si era infatti riunito a Pisa il primo congresso degli scienziati italiani) che i politici toscani. È infatti dedicato al Granduca Leopoldo II uno dei componimenti più celebri del Giusti, Il re Travicello, dove viene derisa l'eccessiva tranquillità regnante in Toscana in anni in cui nel resto d'Europa si andavano diffondendo fermenti politici. In seguito però il Giusti entrò a far parte della Guardia Civica e modificò parzialmente la sua visione, iniziando ad apprezzare le riforme granducali, senza che questo gli impedisse poi nel 1848 di entrare attivamente in politica aderendo ai moti toscani. Tutte le sue poesie sono caratterizzate da un verso fluido e scorrevole, e soprattutto da una costante venatura umoristica, più o meno marcata, che si trasforma talvolta in satira moraleggiante. Altre poesie qui contenute sono: ‘Avviso per un settimo Congresso dei Dotti, che [è] di là da venire’; ‘Apologia del giuoco del lotto’; ‘Dies Irae’; ‘Il Creatore e il suo mondo’; ‘L’incoronazione’; ‘Il Papato di prete Pero’; ‘Lamento’.
Manoscritto cartaceo, in-8° (153×110 mm). 34 carte non numerate (le ultime tre bianche) in due fascicoli privi di legatura. Molto fiorita la prima carta, un segno di fondo di bicchiere sull'ultima bianca. Copia genuina e in barbe.

