Honoré de Balzac - Les ressources de Quinola. - 1864





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Honoré de Balzac, Le risorse di Quinola, Parigi 1864; Michel Levy, edizione francese di 95 pagine con legatura in demi cuoio, molto buono stato, lingua originale francese, edizione Autre édition.
Descrizione del venditore
Honoré de Balzac : Le risorse di Quinola.
Parigi, Michel Levy, 1864. In-12, [2] f., 95 p.
Terza edizione secondo Vicaire con menzione "conforme alla rappresentazione" del 12 ottobre 1863 (Teatro del Vaudeville), cioè un po’ modificata rispetto al testo della prima rappresentazione di marzo 1842 (Odéon). L’originale è uscito con un prologo nel 1842 da H. Souverain.
Interessante esemplare con annotazione manoscritta al frontespizio, di un attore anonimo dell’epoca: « Ho recitato Monipodio il 13 9bre all’improvviso » e sulla copertina" 13 9bre 63" della stessa mano.
Note che conferiscono interesse a quest’opera di Balzac, piuttosto mal accolto al suo esordio nel 1842, con sole 19 rappresentazioni, che sembra "riabilitata" a titolo postumo.
Etichetta ex-libris Maurice de Meure con lunga nota manoscritta a matita sulla guardia a lato.
-legatura recente di buona fattura in mezzo-boundina rigginata con lunghi angoli (strisce), dorso a cinque nervi, testa dorata.
Molto bene conservato con sovraccoperte e dorso conservati.
Contesto: Non completamente scoraggiato dalle sventure di Vautrin, Balzac continua a scrivere per il teatro, e fa accettare già nel 1842 Le risorse di Quinola all’Odéon.
La critica è sfavorevole, le rappresentazioni turbolente, anche se l’opera ha alcuni difensori (Victor Hugo, Lamartine). L’opera è stata rappresentata 19 volte.
All’inizio della pièce ci troviamo nel 1588 in Spagna. L’Invincibile Armada è affondata. Un uomo è in prigione, minacciato dall’Inquisizione. Il suo domestico, Quinola, tenta di salvarlo….
Le Risorse di Quinola è allo stesso tempo Le furberie di Scapin e Le Nozze di Figaro. L’ambizione di Balzac a partire dagli anni 1840 e fino alla sua morte fu effettivamente quella di conquistare una fama simile a quella dei suoi illustri predecessori.
Il fallimento delle Risorse di Quinola (1842) costituì la grande delusione teatrale di Balzac. Certo, tutti i suoi guai teatrali gli furono crudeli, ma Balzac stimava che Le Risorse di Quinola dovessero permettergli non solo di farsi finalmente una reputazione drammatica, dopo le disgrazie di Vautrin, ma anche di costituire un’indipendenza finanziaria che gli avrebbe consentito libertà personale, e in particolare quella di poter viaggiare per raggiungere la signora Hanska (« Se ho successo parto; se cado conviene scrivere 4 volumi per poter guadagnare il viaggio »). Doppia ambizione, che non portò a una doppia delusione. Balzac era però convinto della qualità delle Risorse di Quinola. Quinola era per lui l’esito di questa grande commedia che aveva sempre sognato di scrivere, quest’opera nella scia del « Amante della sua ragione e di Figaro », un pezzo elevato che poteva portargli solo una gloria totale o una sconfitta vergognosa: « [a]vec la grandezza del soggetto, non c’è alternativa » scriveva così a Mme Hanska. Ma Quinola non fu né l’uno né l’altro. A differenza di Vautrin, la pièce fu messa in scena, e se non fu un successo poiché conobbe solo venti rappresentazioni, non fu nemmeno un fallimento cocente.
Honoré de Balzac : Le risorse di Quinola.
Parigi, Michel Levy, 1864. In-12, [2] f., 95 p.
Terza edizione secondo Vicaire con menzione "conforme alla rappresentazione" del 12 ottobre 1863 (Teatro del Vaudeville), cioè un po’ modificata rispetto al testo della prima rappresentazione di marzo 1842 (Odéon). L’originale è uscito con un prologo nel 1842 da H. Souverain.
Interessante esemplare con annotazione manoscritta al frontespizio, di un attore anonimo dell’epoca: « Ho recitato Monipodio il 13 9bre all’improvviso » e sulla copertina" 13 9bre 63" della stessa mano.
Note che conferiscono interesse a quest’opera di Balzac, piuttosto mal accolto al suo esordio nel 1842, con sole 19 rappresentazioni, che sembra "riabilitata" a titolo postumo.
Etichetta ex-libris Maurice de Meure con lunga nota manoscritta a matita sulla guardia a lato.
-legatura recente di buona fattura in mezzo-boundina rigginata con lunghi angoli (strisce), dorso a cinque nervi, testa dorata.
Molto bene conservato con sovraccoperte e dorso conservati.
Contesto: Non completamente scoraggiato dalle sventure di Vautrin, Balzac continua a scrivere per il teatro, e fa accettare già nel 1842 Le risorse di Quinola all’Odéon.
La critica è sfavorevole, le rappresentazioni turbolente, anche se l’opera ha alcuni difensori (Victor Hugo, Lamartine). L’opera è stata rappresentata 19 volte.
All’inizio della pièce ci troviamo nel 1588 in Spagna. L’Invincibile Armada è affondata. Un uomo è in prigione, minacciato dall’Inquisizione. Il suo domestico, Quinola, tenta di salvarlo….
Le Risorse di Quinola è allo stesso tempo Le furberie di Scapin e Le Nozze di Figaro. L’ambizione di Balzac a partire dagli anni 1840 e fino alla sua morte fu effettivamente quella di conquistare una fama simile a quella dei suoi illustri predecessori.
Il fallimento delle Risorse di Quinola (1842) costituì la grande delusione teatrale di Balzac. Certo, tutti i suoi guai teatrali gli furono crudeli, ma Balzac stimava che Le Risorse di Quinola dovessero permettergli non solo di farsi finalmente una reputazione drammatica, dopo le disgrazie di Vautrin, ma anche di costituire un’indipendenza finanziaria che gli avrebbe consentito libertà personale, e in particolare quella di poter viaggiare per raggiungere la signora Hanska (« Se ho successo parto; se cado conviene scrivere 4 volumi per poter guadagnare il viaggio »). Doppia ambizione, che non portò a una doppia delusione. Balzac era però convinto della qualità delle Risorse di Quinola. Quinola era per lui l’esito di questa grande commedia che aveva sempre sognato di scrivere, quest’opera nella scia del « Amante della sua ragione e di Figaro », un pezzo elevato che poteva portargli solo una gloria totale o una sconfitta vergognosa: « [a]vec la grandezza del soggetto, non c’è alternativa » scriveva così a Mme Hanska. Ma Quinola non fu né l’uno né l’altro. A differenza di Vautrin, la pièce fu messa in scena, e se non fu un successo poiché conobbe solo venti rappresentazioni, non fu nemmeno un fallimento cocente.

