camillo gannelli - Senza titolo






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Camillo Gannelli, Senza titolo, 50x50 cm, originale del 2026, tecniche aerografo, pittura acrilica e tecnica mista su tela, firmato a mano, presenti beige/grigio/oro, arte concettuale, eccellenti condizioni, origine Italia.
Descrizione del venditore
"Terremoto"
Non è un paesaggio. È quello che resta dopo.
In questo quadrato di terra e oro c'è tutto il momento esatto della scossa, congelato.
In alto, il cielo. Un beige polveroso, sospeso, ancora immobile, ma già crepato. Quattro frammenti d'oro fluttuano come calcinacci in aria, sollevati dalla vibrazione. Sono il primo secondo, quello in cui capisci che qualcosa non va.
Poi arriva la ferita.
Al centro, una faglia orizzontale che taglia la tela da parte a parte. Non è dipinta, è eruttata. Un accumulo violento di pietre, schegge, macerie dorate. È un muro che crolla, una strada che si spacca, le ossa della terra che vengono in superficie. L'oro qui non è decorazione, è magma. È la materia preziosa che la terra sputa fuori quando si apre. È materico, tagliente, fa rumore.
Sotto, il dopo. Un verde-grigio livido, spento, da polvere posata. Il colore del silenzio dopo il boato. In basso a sinistra, un unico frammento isolato, caduto lontano. Un superstite. E più a destra, quasi impercettibile, una piccola traccia dorata sul fondo, come un ultimo tremore.
È un'opera potentissima proprio perché non urla. Non mostra la distruzione, mostra la traccia.
Minimalista come un sismografo, brutale come Burri. Ha trasformato la catastrofe in equilibrio, la maceria in reliquia.
Un capolavoro informale su tela 50x50 cm
Le foto sono allestimenti per dare un esempio di come possa apparire.
"Terremoto"
Non è un paesaggio. È quello che resta dopo.
In questo quadrato di terra e oro c'è tutto il momento esatto della scossa, congelato.
In alto, il cielo. Un beige polveroso, sospeso, ancora immobile, ma già crepato. Quattro frammenti d'oro fluttuano come calcinacci in aria, sollevati dalla vibrazione. Sono il primo secondo, quello in cui capisci che qualcosa non va.
Poi arriva la ferita.
Al centro, una faglia orizzontale che taglia la tela da parte a parte. Non è dipinta, è eruttata. Un accumulo violento di pietre, schegge, macerie dorate. È un muro che crolla, una strada che si spacca, le ossa della terra che vengono in superficie. L'oro qui non è decorazione, è magma. È la materia preziosa che la terra sputa fuori quando si apre. È materico, tagliente, fa rumore.
Sotto, il dopo. Un verde-grigio livido, spento, da polvere posata. Il colore del silenzio dopo il boato. In basso a sinistra, un unico frammento isolato, caduto lontano. Un superstite. E più a destra, quasi impercettibile, una piccola traccia dorata sul fondo, come un ultimo tremore.
È un'opera potentissima proprio perché non urla. Non mostra la distruzione, mostra la traccia.
Minimalista come un sismografo, brutale come Burri. Ha trasformato la catastrofe in equilibrio, la maceria in reliquia.
Un capolavoro informale su tela 50x50 cm
Le foto sono allestimenti per dare un esempio di come possa apparire.
