Sebastian Bieniek - Doublefaced No. 22 (7/9)






Ha oltre dieci anni di esperienza nel campo dell'arte, specializzandosi in fotografia del dopoguerra e arte contemporanea.
250 € |
|---|
Tutela degli acquirenti Catawiki
Il tuo pagamento è al sicuro con noi finché non ricevi il tuo oggetto.Mostra dettagli
Trustpilot 4.4 | 144879 recensioni
Valutato Eccellente su Trustpilot.
La C-print firmata di Sebastian Bieniek, Doublefaced No. 22 (7/9), è stata realizzata nel 2013.
Descrizione del venditore
Sebastian Bieniek (nato nel 1975 in Polonia) è famoso per lavori nel contesto della dualità e dell’ambivalenza che, a partire dal 2013, sono diventati viralmente popolari più volte e sono stati pubblicati dalle riviste più importanti del mondo. Secondo la rivista spagnola VOGUE, persino Madonna gli chiese nel 2016 di realizzare la copertina del suo nuovo album, ma l’artista eccentrico, come spesso accade, rifiutò e preferì restare per conto proprio.
____
All’asta:
Original Fotografia (stampa Fine Art di alta qualità) dalla serie Doublefaced (2013) di Sebastian Bieniek.
La prima foto mostra una cropped (il viso). La foto completa è visibile nelle foto 3 e 4.
Esistono solo 9 originali numerati e firmati singolarmente di quest’opera (Doublefaced No. 22). Qui 7/9.
La maggioranza degli originali si trova in importanti collezioni in tutto il mondo. Tra questi USA, Svizzera, Italia, Paesi Bassi, Austria, Germania, Spagna, Regno del Bahrain, Regno Unito, Giappone e Hong Kong.
Questa opera viene venduta direttamente dall’artista come una delle penultime rimaste.
Il vincitore dell’asta riceverà inoltre un certificato di autenticità rilasciato a proprio nome dall’artista.
_____
Dettagli sull’opera d’arte:
ORIZZONTALE! DIMENSIONI DOPPIAMENTE GRANDI QUANTO IL RETTO
- Titolo: Doublefaced No. 22 (7/9)
- Anno: 2013
- Dimensioni: 57,5 x 80,5 cm. (Esiste un bordo bianco largo 4 cm attorno alla foto. Le misure includono il bordo bianco)
- Natura: si tratta di una foto (non montata e non incorniciata)
- Carta: Baryta Canson
- Metodo di produzione: C-Print
- Firmato: in basso a sinistra firmato, intitolato, datato e timbrato
_____
Stato della fotografia:
Buono stato.
_____
Spedizione:
La foto verrà inviata arrotolata.
_______
Sulla serie Doublefaced:
La serie fotografica Doublefaced dell’artista berlinese Sebastian Bieniek è unanimemente considerata una delle serie fotografiche più importanti e influenti dell’epoca di Internet. È l’esempio perfetto di arte contemporanea che non solo comprende lo zeitgeist moderno, ma lo riflette nella sua forma più pura. In un’epoca incrinata dall’autopresentazione digitale, dalla costante reinventazione dell’ego e dalla frammentazione della propria identità sui social media, Bieniek ha colto con le sue opere un nucleo nervoso della società. Le sue opere hanno catturato il profondo bisogno umano di essere simultaneamente mascherato e visibile nel rumore digitale, rendendo la dualità della nostra esistenza moderna visivamente tangibile.
Il concettualismo minimalista ma profondamente inquietante – volti secondari disegnati con Eyeliner e rossetto sulle guance delle modelle – si è diffuso viralmente negli anni 2010 e ha plasmato in modo duraturo la scena globale della moda e della cultura pop. Quanto fortemente questo impulso artistico ha colpito il polso del tempo si vede dal suo grande impatto su icone di fama mondiale. Così la “Queen of Pop” Madonna fu così affascinata dal linguaggio visivo ipnotico da scegliere una foto della serie per la copertina del suo album Madame X. Anche nella musica e nella cultura pop lo hanno lasciato profonde tracce: nel video ufficiale del singolo Marilyn Monroe di Pharrell Williams è stata copiato e mostrato a milioni di spettatori l’idea iconica dell’illusione a due facce.
Forse il ponte più spettacolare tra arte corporea avanguardista e mondo della haute couture fu realizzato dalla serie sulle passerelle della capitale francese. Il designer Simon Porte Jacquemus riconobbe il potenziale dello zeitgeist e portò l’aspetto delle opere in collaborazione diretta con Sebastian Bieniek alla Paris Fashion Week. La collezione ispirata dall’arte di Bieniek colpì l’industria della moda come una bomba e contribuì a Jacquemus a vincere il prestigioso LVMH Special Jury Prize, dotato di 150.000 euro. Attraverso questa simbiosi tra fenomeno di Internet, cultura pop e haute couture, la serie Doublefaced dimostrò in modo impressionante come l’arte tradizionale possa rompere i confini dell’analogico e diventare un linguaggio visivo universale per un’intera generazione.
_____
Sull’artista:
Il pittore, artista concettuale e fotografo tedesco Sebastian Bieniek (1975) è considerato uno dei più estremi confine-trascinatori della scena artistica contemporanea. La sua intera produzione è stata una danza permanente e provocatoria sulla sottile linea tra realtà e illusione.
Nato in Slesia, Bieniek arrivò in Germania nel 1989 come espatriato tardivo e iniziò il suo percorso artistico all’Università d’Arte di Braunschweig. Lì studiò Arte Libera sotto influenze estremamente contrastanti: la celebre pioniera delle performance Marina Abramović e l’artista concettuale svizzero John M. Armleder. In seguito si trasferì all’Università delle Arti di Berlino, dove concluse gli studi come Meisterschüler, parallelamente a un corso di regia alla Deutsche Film- und Fernsehakademie Berlin. La sua carriera iniziò alla fine degli anni ’90 nel leggendario Kunsthaus Tacheles di Berlino, da cui rapidamente emerse come figura stabile. Nel 2013 raggiunse il grande successo internazionale con la serie fotografica virale Doublefaced, guadagnandosi la designazione di uno degli artisti più influenti di Berlino dalle riviste rinomate.
Già molto giovane, Bieniek attirò l’attenzione con azioni che destabilizzavano pubblico e mondo dell’arte tradizionale. Ispirato dalle esperienze corporee di confine della sua mentore Abramović, utilizzò il proprio corpo come materiale: in un’opera precoce si inflisse quotidianamente una nuova ferita al braccio per giorni, per documentare la transitorietà in modo fisico. Oltre a questi processi dolorosi, mise in scena inquietanti esperimenti sociali in spazi pubblici, posando strati di nastro di cantiere senza permesso per bloccare entrate della metropolitana o piazze a Berlino. Dimostrò così quanto gli individui obbediscano ciecamente all’autorità visiva e statale. Con il libro Realfake del 2011 estese tali esperimenti al dominio digitale: creando dozzine di profili fittizi manipolò in modo mirato algoritmi, media e percezione pubblica, molto prima che il fenomeno dei “Alternative Facts” touchesse la politica mondiale.
Il culmine assoluto e più radicale di questa ricerca interdisciplinare fu la messa in scena della propria morte come ultima performance d’arte. Bieniek, che per tutta la vita ha sezionato i meccanismi dell’eco-mediatico, dell’identità digitale e dell’inganno, estese questo principio alla frontiera ultima dell’esistenza umana. Falsificò e orchestrò notizie sul proprio decesso, accompagnando il tutto con videomessaggi concettuali come la sua Apology for being dead, lasciando sconcertata l’arte e l’opinione pubblica. Con questo atto andò molto oltre rispetto a qualsiasi altro artista prima di lui. Non usò più solo tela, camera o corpo vivo, ma elevò la sparizione totale, il gioco con l’aldilà e la successiva isteria mediatica a vera opera d’arte. Bieniek dimostrò così definitivamente che nell’era delle reti digitali anche il confine tra vita e morte è manipolabile, modellabile e in ultima analisi parte di una messa in scena iperrealistica.
Sebastian Bieniek (nato nel 1975 in Polonia) è famoso per lavori nel contesto della dualità e dell’ambivalenza che, a partire dal 2013, sono diventati viralmente popolari più volte e sono stati pubblicati dalle riviste più importanti del mondo. Secondo la rivista spagnola VOGUE, persino Madonna gli chiese nel 2016 di realizzare la copertina del suo nuovo album, ma l’artista eccentrico, come spesso accade, rifiutò e preferì restare per conto proprio.
____
All’asta:
Original Fotografia (stampa Fine Art di alta qualità) dalla serie Doublefaced (2013) di Sebastian Bieniek.
La prima foto mostra una cropped (il viso). La foto completa è visibile nelle foto 3 e 4.
Esistono solo 9 originali numerati e firmati singolarmente di quest’opera (Doublefaced No. 22). Qui 7/9.
La maggioranza degli originali si trova in importanti collezioni in tutto il mondo. Tra questi USA, Svizzera, Italia, Paesi Bassi, Austria, Germania, Spagna, Regno del Bahrain, Regno Unito, Giappone e Hong Kong.
Questa opera viene venduta direttamente dall’artista come una delle penultime rimaste.
Il vincitore dell’asta riceverà inoltre un certificato di autenticità rilasciato a proprio nome dall’artista.
_____
Dettagli sull’opera d’arte:
ORIZZONTALE! DIMENSIONI DOPPIAMENTE GRANDI QUANTO IL RETTO
- Titolo: Doublefaced No. 22 (7/9)
- Anno: 2013
- Dimensioni: 57,5 x 80,5 cm. (Esiste un bordo bianco largo 4 cm attorno alla foto. Le misure includono il bordo bianco)
- Natura: si tratta di una foto (non montata e non incorniciata)
- Carta: Baryta Canson
- Metodo di produzione: C-Print
- Firmato: in basso a sinistra firmato, intitolato, datato e timbrato
_____
Stato della fotografia:
Buono stato.
_____
Spedizione:
La foto verrà inviata arrotolata.
_______
Sulla serie Doublefaced:
La serie fotografica Doublefaced dell’artista berlinese Sebastian Bieniek è unanimemente considerata una delle serie fotografiche più importanti e influenti dell’epoca di Internet. È l’esempio perfetto di arte contemporanea che non solo comprende lo zeitgeist moderno, ma lo riflette nella sua forma più pura. In un’epoca incrinata dall’autopresentazione digitale, dalla costante reinventazione dell’ego e dalla frammentazione della propria identità sui social media, Bieniek ha colto con le sue opere un nucleo nervoso della società. Le sue opere hanno catturato il profondo bisogno umano di essere simultaneamente mascherato e visibile nel rumore digitale, rendendo la dualità della nostra esistenza moderna visivamente tangibile.
Il concettualismo minimalista ma profondamente inquietante – volti secondari disegnati con Eyeliner e rossetto sulle guance delle modelle – si è diffuso viralmente negli anni 2010 e ha plasmato in modo duraturo la scena globale della moda e della cultura pop. Quanto fortemente questo impulso artistico ha colpito il polso del tempo si vede dal suo grande impatto su icone di fama mondiale. Così la “Queen of Pop” Madonna fu così affascinata dal linguaggio visivo ipnotico da scegliere una foto della serie per la copertina del suo album Madame X. Anche nella musica e nella cultura pop lo hanno lasciato profonde tracce: nel video ufficiale del singolo Marilyn Monroe di Pharrell Williams è stata copiato e mostrato a milioni di spettatori l’idea iconica dell’illusione a due facce.
Forse il ponte più spettacolare tra arte corporea avanguardista e mondo della haute couture fu realizzato dalla serie sulle passerelle della capitale francese. Il designer Simon Porte Jacquemus riconobbe il potenziale dello zeitgeist e portò l’aspetto delle opere in collaborazione diretta con Sebastian Bieniek alla Paris Fashion Week. La collezione ispirata dall’arte di Bieniek colpì l’industria della moda come una bomba e contribuì a Jacquemus a vincere il prestigioso LVMH Special Jury Prize, dotato di 150.000 euro. Attraverso questa simbiosi tra fenomeno di Internet, cultura pop e haute couture, la serie Doublefaced dimostrò in modo impressionante come l’arte tradizionale possa rompere i confini dell’analogico e diventare un linguaggio visivo universale per un’intera generazione.
_____
Sull’artista:
Il pittore, artista concettuale e fotografo tedesco Sebastian Bieniek (1975) è considerato uno dei più estremi confine-trascinatori della scena artistica contemporanea. La sua intera produzione è stata una danza permanente e provocatoria sulla sottile linea tra realtà e illusione.
Nato in Slesia, Bieniek arrivò in Germania nel 1989 come espatriato tardivo e iniziò il suo percorso artistico all’Università d’Arte di Braunschweig. Lì studiò Arte Libera sotto influenze estremamente contrastanti: la celebre pioniera delle performance Marina Abramović e l’artista concettuale svizzero John M. Armleder. In seguito si trasferì all’Università delle Arti di Berlino, dove concluse gli studi come Meisterschüler, parallelamente a un corso di regia alla Deutsche Film- und Fernsehakademie Berlin. La sua carriera iniziò alla fine degli anni ’90 nel leggendario Kunsthaus Tacheles di Berlino, da cui rapidamente emerse come figura stabile. Nel 2013 raggiunse il grande successo internazionale con la serie fotografica virale Doublefaced, guadagnandosi la designazione di uno degli artisti più influenti di Berlino dalle riviste rinomate.
Già molto giovane, Bieniek attirò l’attenzione con azioni che destabilizzavano pubblico e mondo dell’arte tradizionale. Ispirato dalle esperienze corporee di confine della sua mentore Abramović, utilizzò il proprio corpo come materiale: in un’opera precoce si inflisse quotidianamente una nuova ferita al braccio per giorni, per documentare la transitorietà in modo fisico. Oltre a questi processi dolorosi, mise in scena inquietanti esperimenti sociali in spazi pubblici, posando strati di nastro di cantiere senza permesso per bloccare entrate della metropolitana o piazze a Berlino. Dimostrò così quanto gli individui obbediscano ciecamente all’autorità visiva e statale. Con il libro Realfake del 2011 estese tali esperimenti al dominio digitale: creando dozzine di profili fittizi manipolò in modo mirato algoritmi, media e percezione pubblica, molto prima che il fenomeno dei “Alternative Facts” touchesse la politica mondiale.
Il culmine assoluto e più radicale di questa ricerca interdisciplinare fu la messa in scena della propria morte come ultima performance d’arte. Bieniek, che per tutta la vita ha sezionato i meccanismi dell’eco-mediatico, dell’identità digitale e dell’inganno, estese questo principio alla frontiera ultima dell’esistenza umana. Falsificò e orchestrò notizie sul proprio decesso, accompagnando il tutto con videomessaggi concettuali come la sua Apology for being dead, lasciando sconcertata l’arte e l’opinione pubblica. Con questo atto andò molto oltre rispetto a qualsiasi altro artista prima di lui. Non usò più solo tela, camera o corpo vivo, ma elevò la sparizione totale, il gioco con l’aldilà e la successiva isteria mediatica a vera opera d’arte. Bieniek dimostrò così definitivamente che nell’era delle reti digitali anche il confine tra vita e morte è manipolabile, modellabile e in ultima analisi parte di una messa in scena iperrealistica.
