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Edoardo Chendi (1906-1993) - Paesaggio, Campolongo di Cadore
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Edoardo Chendi (1906-1993) - Paesaggio, Campolongo di Cadore

AUTORE Edoardo Chendi (1906-1993) pittore italiano. Nasce a Ferrara, compie la sua formazione tecnica presso la Civica Scuola d’Arte "Dosso Dossi", per poi avvicinarsi allo stile di Filippo de Pisis, fondamentale per l'evoluzione del suo tratto pittorico. Pur assimilando la rapidità gestuale del maestro, Chendi sviluppa presto una cifra stilistica autonoma, caratterizzata da una maggiore solidità volumetrica e da una costruzione dell'immagine più rigorosa. Il trasferimento definitivo a Roma segna il suo ingresso nel panorama artistico nazionale, nella capitale frequenta gli esponenti della Scuola Romana e del tonalismo, in particolare Roberto Melli, definendo un linguaggio pittorico basato su rapporti cromatici strutturati e su una composizione attenta agli equilibri spaziali. La sua carriera espositiva si consolida attraverso numerose partecipazioni alle maggiori rassegne italiane, tra cui diverse edizioni della Biennale di Venezia e della Quadriennale di Roma, confermando il suo ruolo all'interno della pittura figurativa del Novecento. La produzione di Chendi si focalizza principalmente su nature morte e paesaggi, temi che l'artista indaga con un approccio analitico e privo di eccessi decorativi, mantenendo una linea coerente che privilegia la sintesi formale fino alla sua morte, avvenuta a Roma nel 1993. DESCRIZIONE "Paesaggio, Campolongo di Cadore", olio su tavola, 61*79cm con cornice, 50*68cm la sola tavola, firmato in basso a sinistra, databile agli anni '40 del '900. Al verso etichetta con titolo e nota a matita, sempre riportante il titolo direttamente scritto sulla tavola. Veduta della località cadorina, dominata sulla destra dal pendio erboso su cui si staglia il profilo della chiesa dei Santi Filippo e Giacomo con il suo campanile. La composizione è organizzata su linee diagonali convergenti che, partendo dal muretto e dalla strada in primo piano, guidano l'occhio dello spettatore verso il gruppo di case con le massicce montagne sullo sfondo. La resa pittorica è affidata a una pennellata densa, materica e costruttiva, che modella i volumi in maniera sintetica, utilizzando una gamma cromatica tonale giocata su verdi profondi, grigi plumbei e le terre delle costruzioni, sotto un cielo che restituisce una luce diffusa e priva di forti contrasti. Il dipinto si colloca perfettamente nella fase matura della produzione di Edoardo Chendi, testimoniando l'avvenuta emancipazione dal tocco frenetico di De Pisis in favore di quella solidità volumetrica acquisita a Roma. L'architettura del paesaggio, solida e ben piantata, riflette l'influenza del tonalismo e della Scuola Romana, mostrando come l'artista ferrarese sia riuscito a coniugare la sua sensibilità lirica con una ricerca di struttura e sintesi formale. È un esempio emblematico di quella pittura "di silenzio" e di osservazione analitica che Chendi perseguirà con coerenza per tutta la vita, trasformando un semplice scorcio geografico in un'immagine di compostezza monumentale. Opera di bella esescuzione e gradevole impatto estetico. CONDITION REPORT Buona la condizione generale, dipinto sano in ogni sua parte con pennellata e cromia vivide e ben leggibili. La cornice e' da intendersi in omaggio. Spedizione tracciata ed assicurata con adeguato imballo.

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AUTORE

Edoardo Chendi (1906-1993) pittore italiano. Nasce a Ferrara, compie la sua formazione tecnica presso la Civica Scuola d’Arte "Dosso Dossi", per poi avvicinarsi allo stile di Filippo de Pisis, fondamentale per l'evoluzione del suo tratto pittorico. Pur assimilando la rapidità gestuale del maestro, Chendi sviluppa presto una cifra stilistica autonoma, caratterizzata da una maggiore solidità volumetrica e da una costruzione dell'immagine più rigorosa. Il trasferimento definitivo a Roma segna il suo ingresso nel panorama artistico nazionale, nella capitale frequenta gli esponenti della Scuola Romana e del tonalismo, in particolare Roberto Melli, definendo un linguaggio pittorico basato su rapporti cromatici strutturati e su una composizione attenta agli equilibri spaziali.

La sua carriera espositiva si consolida attraverso numerose partecipazioni alle maggiori rassegne italiane, tra cui diverse edizioni della Biennale di Venezia e della Quadriennale di Roma, confermando il suo ruolo all'interno della pittura figurativa del Novecento. La produzione di Chendi si focalizza principalmente su nature morte e paesaggi, temi che l'artista indaga con un approccio analitico e privo di eccessi decorativi, mantenendo una linea coerente che privilegia la sintesi formale fino alla sua morte, avvenuta a Roma nel 1993.

DESCRIZIONE

"Paesaggio, Campolongo di Cadore", olio su tavola, 61*79cm con cornice, 50*68cm la sola tavola, firmato in basso a sinistra, databile agli anni '40 del '900. Al verso etichetta con titolo e nota a matita, sempre riportante il titolo direttamente scritto sulla tavola.

Veduta della località cadorina, dominata sulla destra dal pendio erboso su cui si staglia il profilo della chiesa dei Santi Filippo e Giacomo con il suo campanile. La composizione è organizzata su linee diagonali convergenti che, partendo dal muretto e dalla strada in primo piano, guidano l'occhio dello spettatore verso il gruppo di case con le massicce montagne sullo sfondo. La resa pittorica è affidata a una pennellata densa, materica e costruttiva, che modella i volumi in maniera sintetica, utilizzando una gamma cromatica tonale giocata su verdi profondi, grigi plumbei e le terre delle costruzioni, sotto un cielo che restituisce una luce diffusa e priva di forti contrasti.

Il dipinto si colloca perfettamente nella fase matura della produzione di Edoardo Chendi, testimoniando l'avvenuta emancipazione dal tocco frenetico di De Pisis in favore di quella solidità volumetrica acquisita a Roma. L'architettura del paesaggio, solida e ben piantata, riflette l'influenza del tonalismo e della Scuola Romana, mostrando come l'artista ferrarese sia riuscito a coniugare la sua sensibilità lirica con una ricerca di struttura e sintesi formale. È un esempio emblematico di quella pittura "di silenzio" e di osservazione analitica che Chendi perseguirà con coerenza per tutta la vita, trasformando un semplice scorcio geografico in un'immagine di compostezza monumentale. Opera di bella esescuzione e gradevole impatto estetico.

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Buona la condizione generale, dipinto sano in ogni sua parte con pennellata e cromia vivide e ben leggibili. La cornice e' da intendersi in omaggio.

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Caterina Maffeis
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