Masini Daniele - Notturno dell'alchimista






Possui mestrado em Cinema e Artes Visuais; curador, escritor e pesquisador experiente.
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Noturno do alquimista mette in scena una figura umana metamorfica, sospesa tra anatomia e natura, in un paesaggio crepuscolare che amplifica la dimensione interiore dell’immagine. La figura, colta di spalle, sembra emergere da un processo di trasformazione: il corpo si apre, si innesta, si ibrida con forme vegetali e organiche, come se l’alchimista stesso fosse diventato il laboratorio della propria trasmutazione.Il paesaggio notturno — un orizzonte scuro, un’acqua immobile, rocce che affiorano come presenze arcaiche — crea un campo di risonanza psicologica. Non è un semplice sfondo, ma un luogo mentale, un teatro simbolico dove la metamorfosi prende forma. La luce, rarefatta e obliqua, scolpisce il corpo come un reperto in divenire, un organismo che attraversa più stati contemporaneamente.
https://masinidaniele.com/
Daniele Masini è nato il 1° febbraio 1951 a Forlì. Nel 1973, dopo aver frequentato l'Istituto d'Arte di Forlì, si diploma in Scenografia all'Accademia di Belle Arti di Bologna. Esordisce nel 1971 partecipando alla XI Biennale Romagnola, nella Sala Garzanti di Forlì, e con una mostra personale alla Galleria Maioli. Particolarmente intensa l'attività espositiva tra l'inizio degli anni '70 e la metà degli anni '90. Dopo aver partecipato a varie rassegne, nel 1977 gli viene dedicata una personale alla Galleria Incontri di Saint Vincent, con testo critico di Raffaele De Grada, e nel marzo del 1983 è presente all'Expo Arte di Bari. Fra la fine degli anni '70 e l'inizio degli anni '80 gli vengono dedicate numerose mostre personali in gallerie private (Brescia, Desenzano sul Garda, Forlì, Ravenna, Fabriano, Mestre, Cosenza, Firenze). Nel 1983 partecipa all'Expo Arte di Bari e gli viene dedicata una personale, a cura di Franco Solmi, al Centro Attività Visive di Palazzo dei Diamanti di Ferrara. Nel 1984 è presente alla rassegna Cento anni di pittura emiliana alla Galleria Nuovo Carpine di Roma, all'Istituto Italiano di Cultura di Amsterdam e partecipa ad Arte Fiera a Bologna. Nel 1987 espone alla Galleria Giordano di Genova e partecipa alle rassegne I colti enigmi, al Palazzo Lanfranchi di Pisa, e Sulle orme di Orlando, nel Comune di Ferrara. Nel 1988 la Casa degli Artisti di Temmo e il Centro di iniziativa per le Arti Visive di Piombino gli dedicano due personali. Sempre nel 1988 partecipa al "Manifesto per il XVI Centenario Cattedrale di Concordia" a Pordenone. È segnalato da Franco Solmi nel Catalogo dell'Arte Moderna Italiana n. 21, edizione Giorgio Mondadori, con la seguente motivazione: "Interprete delle poetiche di rivisitazione della storia dell'arte, è autore d'immagini di potente struttura e finissima valenza pittorica". Una grande antologica, curata da Marisa Zattini, gli è stata dedicata, nel 1996, a Forlì, nella Rocca di Ravaldino, e a Cesena, presso la Galleria Comunale d'Arte - Palazzo del Ridotto e Il Vicolo - Interior Design. Nell'estate del 2000 è presente alla mostra Percorsi Comunicanti. Aspetti dell'arte contemporanea forlivese, alla Galleria Comunale di Palazzo Albertini a Forlì, mentre nell'estate del 2003 espone al Museo Civico d'Arte Moderna e Contemporanea "Raffaele De Grada" del Comune di San Gimignano nell'ambito della rassegna L'ebbrezza di Noè. Sedici artisti per San Gimignano. Nel 2005 l'artista ha partecipato all'esposizione Per Angelo Fabbri. 33 Artisti più Uno, all'Oratorio di San Sebastiano di Forlì: la sua opera è stata acquistata dal Comune romagnolo per la collezione permanente della Pinacoteca. La formazione di scenografo dell'artista appare evidente nelle tele di grandi dimensioni, strutturate in modo da evocare battaglie "medioevali", in un linguaggio di masse in movimento e geometrie prospettiche. L'impressione che si ha però, come ben sottolinea Nicola Micieli, "non è d'una scatola scenica, un contenitore, ma di un organismo che partecipa all'azione facendosi angusto e direi incalzante per secondare il corpo in espansione, contraendosi ed estendendosi elasticamente ai suoi vigorosi movimenti. Non si pensi, dunque, a un trucchetto percettivo parato alla celebrazione retorica dell'uomo. Nella stringente e quasi sadica riduzione dello spazio agibile, viene proposta una situazione conflittuale, un antagonismo che simboleggia in sé, come tensione, un presupposto esistenziale [...] Dell'uomo l'artista forlivese ha sempre parlato, nel complesso di un'opera pittorica dalla storia ormai ultraventennale. Solo che nel passato lo aveva fatto per interposti simulacri, ossia attraverso figure sostitutive, in chiave allegorica. Mai l'uomo era stato chiamato sulla scena come persona portatrice di urgenze e di valori da comunicare in presenza corporale, mediante il codice dei nervi, della pelle, dei muscoli, degli arti che rispondono fulmineamente alle sollecitazioni del mondo esterno. [...] Con il proprio mondo pittorico l'autore stabilisce un'identità di pelle e di mente che investe la totalità della persona e si esprime, sul piano più squisitamente estetico, nell'esaltazione della forma (materia, colore, segno, figura, fondo, struttura) sino all'estenuazione, quasi fosse un corpo vibrante pervaso di sensualità, luogo di un Eros che cerca e realizza, al suo compimento, l'altro da sé: Thanatos tenebroso". Fra i riconoscimenti ricevuti dall'artista, ricordiamo la segnalazione al XXIII Premio Campigna, il 1° Premio alla Biennale Romagnola, il Premio della Critica "Marco Aurelio" ed il Premio "Magister 1988" F.L.B. Förderung von Kunst e Kuttur ets (Lugano). Si sono occupati della sua opera, tra gli altri, Raffele De Grada, Riccardo Belloni, Andrea Brigliadori, Enzo Di Martino, Franco Solmi, Mario De Micheli, Marisa Zattini e Nicola Micieli.
Noturno do alquimista mette in scena una figura umana metamorfica, sospesa tra anatomia e natura, in un paesaggio crepuscolare che amplifica la dimensione interiore dell’immagine. La figura, colta di spalle, sembra emergere da un processo di trasformazione: il corpo si apre, si innesta, si ibrida con forme vegetali e organiche, come se l’alchimista stesso fosse diventato il laboratorio della propria trasmutazione.Il paesaggio notturno — un orizzonte scuro, un’acqua immobile, rocce che affiorano come presenze arcaiche — crea un campo di risonanza psicologica. Non è un semplice sfondo, ma un luogo mentale, un teatro simbolico dove la metamorfosi prende forma. La luce, rarefatta e obliqua, scolpisce il corpo come un reperto in divenire, un organismo che attraversa più stati contemporaneamente.
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Daniele Masini è nato il 1° febbraio 1951 a Forlì. Nel 1973, dopo aver frequentato l'Istituto d'Arte di Forlì, si diploma in Scenografia all'Accademia di Belle Arti di Bologna. Esordisce nel 1971 partecipando alla XI Biennale Romagnola, nella Sala Garzanti di Forlì, e con una mostra personale alla Galleria Maioli. Particolarmente intensa l'attività espositiva tra l'inizio degli anni '70 e la metà degli anni '90. Dopo aver partecipato a varie rassegne, nel 1977 gli viene dedicata una personale alla Galleria Incontri di Saint Vincent, con testo critico di Raffaele De Grada, e nel marzo del 1983 è presente all'Expo Arte di Bari. Fra la fine degli anni '70 e l'inizio degli anni '80 gli vengono dedicate numerose mostre personali in gallerie private (Brescia, Desenzano sul Garda, Forlì, Ravenna, Fabriano, Mestre, Cosenza, Firenze). Nel 1983 partecipa all'Expo Arte di Bari e gli viene dedicata una personale, a cura di Franco Solmi, al Centro Attività Visive di Palazzo dei Diamanti di Ferrara. Nel 1984 è presente alla rassegna Cento anni di pittura emiliana alla Galleria Nuovo Carpine di Roma, all'Istituto Italiano di Cultura di Amsterdam e partecipa ad Arte Fiera a Bologna. Nel 1987 espone alla Galleria Giordano di Genova e partecipa alle rassegne I colti enigmi, al Palazzo Lanfranchi di Pisa, e Sulle orme di Orlando, nel Comune di Ferrara. Nel 1988 la Casa degli Artisti di Temmo e il Centro di iniziativa per le Arti Visive di Piombino gli dedicano due personali. Sempre nel 1988 partecipa al "Manifesto per il XVI Centenario Cattedrale di Concordia" a Pordenone. È segnalato da Franco Solmi nel Catalogo dell'Arte Moderna Italiana n. 21, edizione Giorgio Mondadori, con la seguente motivazione: "Interprete delle poetiche di rivisitazione della storia dell'arte, è autore d'immagini di potente struttura e finissima valenza pittorica". Una grande antologica, curata da Marisa Zattini, gli è stata dedicata, nel 1996, a Forlì, nella Rocca di Ravaldino, e a Cesena, presso la Galleria Comunale d'Arte - Palazzo del Ridotto e Il Vicolo - Interior Design. Nell'estate del 2000 è presente alla mostra Percorsi Comunicanti. Aspetti dell'arte contemporanea forlivese, alla Galleria Comunale di Palazzo Albertini a Forlì, mentre nell'estate del 2003 espone al Museo Civico d'Arte Moderna e Contemporanea "Raffaele De Grada" del Comune di San Gimignano nell'ambito della rassegna L'ebbrezza di Noè. Sedici artisti per San Gimignano. Nel 2005 l'artista ha partecipato all'esposizione Per Angelo Fabbri. 33 Artisti più Uno, all'Oratorio di San Sebastiano di Forlì: la sua opera è stata acquistata dal Comune romagnolo per la collezione permanente della Pinacoteca. La formazione di scenografo dell'artista appare evidente nelle tele di grandi dimensioni, strutturate in modo da evocare battaglie "medioevali", in un linguaggio di masse in movimento e geometrie prospettiche. L'impressione che si ha però, come ben sottolinea Nicola Micieli, "non è d'una scatola scenica, un contenitore, ma di un organismo che partecipa all'azione facendosi angusto e direi incalzante per secondare il corpo in espansione, contraendosi ed estendendosi elasticamente ai suoi vigorosi movimenti. Non si pensi, dunque, a un trucchetto percettivo parato alla celebrazione retorica dell'uomo. Nella stringente e quasi sadica riduzione dello spazio agibile, viene proposta una situazione conflittuale, un antagonismo che simboleggia in sé, come tensione, un presupposto esistenziale [...] Dell'uomo l'artista forlivese ha sempre parlato, nel complesso di un'opera pittorica dalla storia ormai ultraventennale. Solo che nel passato lo aveva fatto per interposti simulacri, ossia attraverso figure sostitutive, in chiave allegorica. Mai l'uomo era stato chiamato sulla scena come persona portatrice di urgenze e di valori da comunicare in presenza corporale, mediante il codice dei nervi, della pelle, dei muscoli, degli arti che rispondono fulmineamente alle sollecitazioni del mondo esterno. [...] Con il proprio mondo pittorico l'autore stabilisce un'identità di pelle e di mente che investe la totalità della persona e si esprime, sul piano più squisitamente estetico, nell'esaltazione della forma (materia, colore, segno, figura, fondo, struttura) sino all'estenuazione, quasi fosse un corpo vibrante pervaso di sensualità, luogo di un Eros che cerca e realizza, al suo compimento, l'altro da sé: Thanatos tenebroso". Fra i riconoscimenti ricevuti dall'artista, ricordiamo la segnalazione al XXIII Premio Campigna, il 1° Premio alla Biennale Romagnola, il Premio della Critica "Marco Aurelio" ed il Premio "Magister 1988" F.L.B. Förderung von Kunst e Kuttur ets (Lugano). Si sono occupati della sua opera, tra gli altri, Raffele De Grada, Riccardo Belloni, Andrea Brigliadori, Enzo Di Martino, Franco Solmi, Mario De Micheli, Marisa Zattini e Nicola Micieli.
