Giò Pomodoro (1930-2002) - I misuratori - Acquaforte e acquatinta, 2RC 1971






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Giò Pomodoro — I misuratori - Aguaforte e aguafinta, 2RC 1971, 40 × 40 cm, edição limitada, Itália, técnica: aguaforte e aguafinta, assinado a mão e numerado IX/X P.d.A., em excelentes condições.
Descrição fornecida pelo vendedor
Giò Pomodoro
Bella e storica Acquaforte e acquatinta originale su lastra di rame.
Firmata a matita e numerata IX/X P.d.A.
Dalla cartella "I misuratori" tavola 4 – 1971.
Stamperia 2RC – Roma (timbro a secco nell'angolo a sinistra in basso).
cm. 40 × 40.
Giò Pomodoro (1930-2002)
é stato uno scultore, orafo, incisore e scenografo italiano. Viene considerato uno tra i più importanti scultori astratti del panorama internazionale del XX secolo.[1] Era il fratello minore dello scultore Arnaldo Pomodoro.
Già a partire dal 1955, cominciò a esporre le sue opere a Firenze alla galleria Numero di Fiamma Vigo, poi alla galleria Montenapoleone e alla galleria del Naviglio di Milano, alla galleria del Cavallino di Venezia e alla galleria dell'Obelisco di Roma. Collaborò nella rivista Il Gesto e, assieme al fratello Arnaldo e con artisti, come Piero Dorazio, Gastone Novelli, Giulio Turcato, Tancredi Parmeggiani, Achille Perilli e Lucio Fontana, presentò delle opere alle mostre del gruppo Continuità, che vedevano la partecipazione anche dei critici Guido Ballo, Giulio Carlo Argan, e Franco Russoli.
Fu invitato alla XXVIII Biennale di Venezia del 1956 ove espose gli Argenti fusi su osso di seppia, dedicati al poeta Ezra Pound. Nel 1959 fu invitato anche a documenta 2 di Kassel, in Germania, e vi espose Fluidità contrapposta e nello stesso anno partecipò alla Biennale dei giovani artisti di Parigi con Superfici in tensione, vincendo il premio per la scultura insieme ad Anthony Caro. Nel 1961 tenne due mostre personali alla galleria internazionale di Parigi e alla galleria Blu di Milano. Venne invitato per la seconda volta alla XXXI Biennale di Venezia del 1962. Dal 1965 si dedicò alle opere Radiali e Quadrati. Tra il 1966 e il 1967 soggiornò due volte negli Stati Uniti per presentare alcuni suoi lavori alla galleria Marlborough e alla galleria Martha Jackson di New York.
Giò Pomodoro
Bella e storica Acquaforte e acquatinta originale su lastra di rame.
Firmata a matita e numerata IX/X P.d.A.
Dalla cartella "I misuratori" tavola 4 – 1971.
Stamperia 2RC – Roma (timbro a secco nell'angolo a sinistra in basso).
cm. 40 × 40.
Giò Pomodoro (1930-2002)
é stato uno scultore, orafo, incisore e scenografo italiano. Viene considerato uno tra i più importanti scultori astratti del panorama internazionale del XX secolo.[1] Era il fratello minore dello scultore Arnaldo Pomodoro.
Già a partire dal 1955, cominciò a esporre le sue opere a Firenze alla galleria Numero di Fiamma Vigo, poi alla galleria Montenapoleone e alla galleria del Naviglio di Milano, alla galleria del Cavallino di Venezia e alla galleria dell'Obelisco di Roma. Collaborò nella rivista Il Gesto e, assieme al fratello Arnaldo e con artisti, come Piero Dorazio, Gastone Novelli, Giulio Turcato, Tancredi Parmeggiani, Achille Perilli e Lucio Fontana, presentò delle opere alle mostre del gruppo Continuità, che vedevano la partecipazione anche dei critici Guido Ballo, Giulio Carlo Argan, e Franco Russoli.
Fu invitato alla XXVIII Biennale di Venezia del 1956 ove espose gli Argenti fusi su osso di seppia, dedicati al poeta Ezra Pound. Nel 1959 fu invitato anche a documenta 2 di Kassel, in Germania, e vi espose Fluidità contrapposta e nello stesso anno partecipò alla Biennale dei giovani artisti di Parigi con Superfici in tensione, vincendo il premio per la scultura insieme ad Anthony Caro. Nel 1961 tenne due mostre personali alla galleria internazionale di Parigi e alla galleria Blu di Milano. Venne invitato per la seconda volta alla XXXI Biennale di Venezia del 1962. Dal 1965 si dedicò alle opere Radiali e Quadrati. Tra il 1966 e il 1967 soggiornò due volte negli Stati Uniti per presentare alcuni suoi lavori alla galleria Marlborough e alla galleria Martha Jackson di New York.
